Mondi invisibili recensione

Recensione di Luisa de Paola

Virginia Salles, Mondi invisibili. Frontiere della

Alpes Italia, Roma 2013, pp. 216.

Intenso, ricco, avvolgente: Mondi invisibili si legge d’un fiato ma ti penetra dentro e sedimenta tracce nel tempo. Invita, dopo una prima lettura vorticosa e appassionata, a tornarci su con un ritmo meno veemente e più meditativo, a soffermarsi sulle testimonianze palpitanti e vive che offre in ogni capitolo, a riflettere sui principali snodi teorici che emergono dalla sua fitta e sapiente trama, ad assimilarne in profondità il messaggio di trasformazione e rinascita al di fuori delle barriere egoiche che limitano le nostre capacità vitali congiuntamente alle nostre più intime potenzialità. E’ così, attraverso più di una lettura, che l’incontro con il saggio-testimonianza di Virginia Salles, psicoterapeuta specializzata in olotropica, diventa una vera e propria esperienza terapeutica, un percorso che ciascuno può far proprio appoggiandosi alla forza “invisibile” eppur vivissima e quasi tangibile delle pagine scritte.

Colpisce la straordinaria ricchezza di riferimenti culturali che fa capolino dalla trama compatta e avvincente della scrittura. Tra le righe troviamo infatti sofisticate concezioni del mondo e teorie complesse di psicologi, filosofi, scienziati, maitres-a-penser di diverso orientamento e di diversa formazione che, colte nel proprio centro nevralgico ed assimilate in profondità, ci vengono restituite nel loro spirito essenziale, con uno stile agile e snello e al contempo ardente ed appassionato, tanto estraneo a contorsioni intellettualistiche e fregi pedanteschi quanto denso, d’intime risonanze e calde vibrazioni.

Con semplicità e al tempo stesso con impeto travolgente, il lettore viene portato per mano come un iniziando tra i recessi della psiche più reconditi e abissali, laddove la nascita s’incontra con la morte, e il sogno pervade anche la veglia. Da un capitolo all’altro, ci troviamo a percorrere un vertiginoso itinerario lungo le vie dell’anima in compagnia di Jung e di Goethe, di Wilber e Lowen, ma anche di tanti altri compagni di viaggio con nomi e volti ignoti che, come noi, stanno intraprendendo un cammino di esplorazione e di ricerca orientato agli strati più sottili e profondi dell’esistenza. Dalla propria esperienza professionale, infatti, l’autrice ha tratto brani di esperienza vissuta che se da una parte sembrano vivere ciascuno di vita propria, dall’altra, invece, s’intrecciano a perfezione con analisi, riflessioni, segmenti meditativi, per comporre un movimento unico, un mosaico vivente di testimonianze e di sguardi, di percorsi teorici ed esperenziali nell’intricata e complessa geografia della psiche.

Il retroterra di quest’affascinante viaggio nell’anima è quanto mai vasto e complesso. Virginia Salles, che è nata a Bahia, in Brasile, cresciuta a contatto con i riti del Candomblé e del sincretismo afrobrasiliano, e si è formata alla scuola dello psichiatra ceco , attinge a una straordinaria varietà di fonti per delineare un orizzonte teorico e culturale che è al contempo uno spazio vitale in cui il lettore può muovere liberamente il suo pensiero e le sue emozioni. Oltrepassando i confini delle psicologie più tradizionali, l’autrice si rivolge sia alle matrici sapienziali delle antiche religioni e filosofie, sia ai pionieri di una nuova scienza che, coerentemente con le scoperte di Einstien e della fisica quantistica, stanno procedendo, seppur per una via diversa da quella dei mistici, verso quello stesso superamento del dualismo soggetto-oggetto che è anche il traguardo di ogni percorso mistico-iniziatico e, più in generale, di ogni percorso di ricerca autenticamente vissuto. Ma quella tra soggetto ed oggetto è soltanto una delle molteplici dicotomie che Mondi invisibili ci spinge a superare. Guidandoci in un intrepido percorso sui sentieri pionieristici della , ed offrendoci, contestualmente, gli strumenti per raggiungere una percezione più profonda ed interiorizzata della realtà, il libro ci porta infatti a riconsiderare tutta una serie di opposizioni che condizionano in modo spesso castrante la nostra visione del mondo e della natura umana. Dei tanti dualismi che affliggono l’attuale cultura dominante, Virginia Salles ne prende in considerazione soprattutto uno: quello tra mente e corpo. Eredità persistente della mentalità cartesiana, la scissione tra uomo materiale, impastato di carne e sangue, d’istinti e di pulsioni, e uomo spirituale, sublimato in pure idealità disincarnate, è all’origine di profondi e diffusi disagi esistenziali, così come di storture e pregiudizi che inquinano la realtà sociale e che l’autrice testimonia con toccanti resoconti di alcune delle sue esperienze cliniche., in particolare nei capitoli “La tigre e il vento – la magia del corpo in terapia” e “Mercanti di corpi, dissipatori d’anima”. Qui la sofferenza dell’altro vissuta sulla propria pelle si trasforma in una molla che fa saltare gli ingranaggi della medicina e della psicoanalisi ortodosse, entrambe ancora legate al presupposto delle due sostanze, res cogitans e res extensa, per far accedere la psicologia a una teoria e una prassi terapeutica al servizio dell’uomo nella sua interezza e nella sua totalità. Ed ecco quindi che, in quest’ottica, il corpo nella sua fremente vitalità acquista pieno diritto di cittadinanza sulla scena del setting, di cui diviene anzi protagonista attraverso il processo fisico e spirituale della imponendo una vera e propria rivoluzione nella prassi terapeutica. Una rivoluzione che tuttavia non rompe del tutto la continuità del movimento psicoanalitico. Come leggiamo infatti a più riprese nel libro, se Freud non considera affatto il corpo né il processo della , e neppure Jung si spinge oltre una generica rivendicazione dell’unità tra corpo e anima, è però dai due grandi padri fondatori della psicoanalisi che parte Reich per restituire alla corporeità un ruolo primario nell’ambito della cura psicologica, e da Reich prendono a propria volta le mosse Lowen, Grof e Gaiarsa, con i quali il processo della assurge a cardine e fulcro della terapia.

L’attenzione rivolta al respiro segna una duplice svolta: da un lato permette di coinvolgere l’uomo intero inteso comune unità psicocorporea; dall’altro spinge questa stessa unità psicocorporea oltre i propri confini abituali, reintegrandolo in un’unità organica più ampia che la trascende in virtù di quel processo d’interscambio vitale da cui dipende e che è, appunto, la stessa. Attraverso la olotropica, la psicologia può quindi andare al di là dei presupposti individualistici e dell’assetto personalistico in cui si radicano, per esempio, la psicoanalisi freudiana e la psicologia dell’io, per aprirsi a un orizzonte transpersonale e transdisiplinare che, attingendo a fonti antiche, torna ad affacciarsi alle dimensioni della spiritualità e del sacro con sguardo aperto, rinnovato, al passo con i tempi e aggiornato alle più recenti scoperte scientifiche.

Un libro coraggioso, che, come annuncia anche il sottotitolo, sfida le frontiere della psicologia incentrata sul soggetto individuale per puntare audacemente verso un nuovo paradigma della psiche, un paradigma in grado di riconciliare l’uomo con la natura, il corpo con l’anima, la scienza con la vita.

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