Introduzione dell’autore a Spazi oltre i confini

Introduzione dell’autore a Spazi oltre i confini. Temi e percorsi della psicologia del profondo tra C. G. Jung, e la Cabalà

 

Ci sono più cose in cielo e in terra,
Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.

Amleto,  atto I, scena V

 

Siamo abituati a definire le nostre profonde esperienze soggettive secondo le idee religiose e filosofiche della nostra cultura di appartenenza, ma dietro a tutte le differenti interpretazioni si cela un’identità di fondo, una Philosophia perennis; espressione attribuita al filosofo tedesco Leibniz per definire quel sapere collettivo che nasce dall’esperienza di ciò che da sempre l’uomo ha definito “sacro”: il mondo invisibile descritto dai mistici, iniziati e ricercatori spirituali. Questo sapere eterno è stato immortalato nella grande letteratura, nei simboli universali e nei testi religiosi, nei miti e nei riti tramandateci dai primordi della storia umana fino ai nostri giorni.

Chi attraversa questi profondi travagli interiori, vere e proprie metamorfosi dell’anima definite di solito “crisi o emergenze spirituali”, diviene “naturalmente” consapevole, per esperienza appunto, che l’uomo è un essere in evoluzione e che la sua “mente” è in realtà un campo sconfinato che trascende il cervello che, a sua volta, appartiene a qualcosa di molto più ampio, solitamente definito “Mente Universale”. Queste esperienze associate alle più profonde dimensioni dell’Essere – da sempre considerate in ambito filosofico/esistenziale come esperienze altamente creative e “curative” – generalmente non vengono contemplate né valorizzate all’interno dei tradizionali percorsi di formazione in .

Mi sembra sempre più evidente che il modello scientifico, sul quale si basano la Psicologia convenzionale con il suo principio di causalità e una visione frammentata della realtà, risulti ristretto e limitato dinanzi ai grandi cambiamenti culturali ed all’evoluzione della scienza nelle ultime decadi. Limitato rispetto alla crescente domanda sul significato delle nostre esistenze, alle grandi incongruenze economico/sociali/istituzionali ed ai disagi psicologici di questo nuovo millennio ai quali, in qualità di psicoterapeuti, siamo chiamati a “porre rimedio”.

Negli ultimi tempi ho potuto osservare alcuni segnali che indicano l’inizio di una radicale trasformazione culturale soprattutto nell’epistemologia, anche in ambito accademico, ambito che finora era rimasto impermeabile a qualsiasi nuova visione o modello di realtà emergente. Credo di poter affermare che ci troviamo nel mezzo di una trasformazione non solo scientifica, ma di una vera e propria rivoluzione che travolge i principi stessi che si trovano alla base della nostra visione condivisa dell’uomo e dell’universo. A questa rivoluzione viene dato il nome di “cambiamento di paradigma”.

Il vecchio paradigma newtoniano-cartesiano con la sua visione logica, se da un lato ha favorito i grandi progressi dalla scienza e della tecnologia che tutti conosciamo, dall’altro si è rivelato parziale e riduttivo ed ha portato alla frammentazione della conoscenza con le attuali conseguenze disastrose per la stessa sopravvivenza dell’umanità. Le difficoltà che riscontriamo nel nostro attuale approccio alla conoscenza, tanto nel campo della scienza che in quello della religione, nascono dal fatto che i seguaci dell’una e dell’altra tendenza si trovano dinanzi alle porte di un regno non più accessibile ai nostri sensi, un regno intangibile, immateriale. Porte che possono essere aperte non solo nella direzione di una nuova visione dell’universo in cui viviamo ma della nostra stessa posizione in seno ad esso e, forse, mi auguro, di un nuovo stadio evolutivo dell’umanità. Porte dinanzi alle quali esitiamo a passare oltre e di cui, a volte, neghiamo persino l’esistenza. Abbiamo potenzialità latenti, non ancora realizzate: mistici, filosofi e pensatori di tutti i tempi e oggi anche molti scienziati ci descrivono una dimensione nascosta dell’esitanza traboccante di Vita e di possibilità, una dimensione sottile dotata di sfumature di significato, di leggi e di fenomeni propri che sfuggono ancora alla nostra osservazione e consapevolezza.

La nasce come risposta ai limiti e all’inconsistenza dell’attuale paradigma culturale di riferimento e come un tentativo di integrare le nuove conoscenze emerse negli ultimi decenni. Nasce del bisogno di inserire questi nuovi contributi e insights nel corpo principale delle discipline sociali e comportamentali, della psicologia del profondo e della salute mentale, introducendo la “coscienza” come principio fondamentale, una volta che la comprensione attraverso la sola “ragione” si è rivelata insufficiente a offrire supporto e inadeguata come punto di riferimento alle sempre più nuove e sconvolgenti scoperte in tutti i campi del sapere.

Sia le nuove frontiere della macrofisica quantistica che della microbiologia così come la ci indicano una nuova “realtà” e invitano ad un ampliamento della nostra consapevolezza che esige un’altra “logica” ed una diversa interpretazione della nostra presenza nell’universo: una generale assimilazione di quel tipo di conoscenza che finora è appartenuta a mistici, sciamani, ricercatori spirituali. I nostri sensi, le nostre orecchie sono assordate dal frastuono della moderna civiltà, eppure a volte riusciamo a percepire quei flebili suoni, luci e sfumature di colori, a ricordarci l’esistenza di qualcosa di essenziale, invisibile agli occhi.

Questo libro è una raccolta di articoli scritti negli ultimi anni della mia ricerca ed esperienza clinica in questo campo così complesso ma allo stesso tempo affascinante che è la ad indirizzo analitico e transpersonale. Articoli corredati di casi clinici, che hanno come tema principale la trascendenza dai nostri abituali confini, definiti “egoici”. Contributo che naturalmente non vuole offrire risposte ma più che altro stimolare la nostra capacità di porci domande e di saper attendere che emerga dal profondo dell’anima un diverso punto di osservazione e soprattutto un nuovo modo di sentire: di sentire gli altri, noi stessi, il fluire della Vita e la nostra stessa posizione dinanzi alla singolarità ed alla grandezza dell’esistenza umana.

                                                                                            Virginia Salles

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