Iansa, Signora dei venti

Iansa, Signora dei venti

di Virginia Salles, Roma

(Estratto)

 

Quando respiriamo “l’invisibile” entra dentro di noi, l’invisibile che ci anima e riempie il nostro “dentro”. Mondo interiore = polmoni: solo lì c’è uno spazio interiore, un posto “vuoto” per cose evanescenti come immagini, affetti, “inspirazioni”.

“Quando arrivi la terra trema. Porti le ombre, le congiunzioni fatali e la voce nera della notte”… Nel mondo dei simboli l’area è spirito e sangue è vita. Quando respiriamo, nel nostro petto spirito e vita si uniscono e si confondono.”Signora del mio sussulto e delle mie paure”… Il petto è il luogo dell’Anima e il luogo del Mistero: è lì che nasce l’amore e la paura di amare.

“Quando arrivi danzano le divinità e tutto è un’alchimia”… Ed è lì che nascono i sogni, l’avventura, il desiderio, la protesta e …la libertà.

Da tempi immemorabili l’uomo ha utilizzato la respirazione, il “soffio vitale” come mezzo di autoesplorazione per facilitare il contatto con il proprio mondo interiore ed indurre profondi cambiamenti nella coscienza. Questi procedimenti o “tecniche respiratorie” variano dall’interferenza drastica sulla respirazione fino ai raffinati esercizi delle diverse tradizioni spirituali. Nella sua forma originale il battesimo così come era praticato dagli Esseni consisteva nell’immersione forzata del battezzando nell’acqua, il che lo portava vicino alla morte per soffocamento.

Cambiamenti profondi nella coscienza possono essere prodotti da ambedue gli estremi del tasso respiratorio: iperventilazione o ritenzione prolungata della respirazione. Metodi sofisticati di questo tipo sono riscontrati nella più antica scienza indiana della respirazione: il pranaiama ma anche nel Kundalini yoga, Siddha yoga, pratiche Sufi, meditazione taoista etc…

 

Le parole di Durckhein: “Nella respirazione partecipiamo inconsciamente alla Vita più grande”, e quelle di A. Lowen: “Attraverso la respirazione diveniamo consapevoli della pulsante vitalità del nostro corpo e sentiamo di essere una sola cosa con tutte le creature pulsanti in un universo pulsante”, sono vicine alla posizione orientale secondo la quale l’Atman, l’individualità, il piccolo spirito contenuto nel nostro petto è in ogni modo identico anzi lo stesso Grande Spirito che sostiene la vita nell’universo. Quest’universalizzazione del singolo ci ricorda alcune riflessioni di Jung che sottolinea l’aspetto terapeutico dell’allargamento della prospettiva individuale verso una dimensione più grande e universale.

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L’esperienza

L’inconscio fa pressione continua sulla coscienza. Uno dei modi di influenzare il livello di energia della personalità è la respirazione, attraverso la quale l’inconscio guadagna forza ed invade la muscolatura allo scopo di muovere la persona verso il desiderio. L’aumento del tasso respiratorio e l’approfondimento della respirazione agiscono in opposizione alla rimozione psicologica che significa “restrizione respiratoria”. Le difese psicologiche vengono rallentate permettendo così la liberazione e l’emergenza del materiale inconscio.
Lo scopo principale della terapia esperienziale basata soprattutto sulla respirazione è questa attivazione dell’inconscio, la liberazione dell’energia imprigionata nei sintomi, o la loro somatizzazione e la trasformazione di questa energia da un falso equilibrio statico in una corrente dinamica di esperienza.
Durante questo tipo di lavoro risulta evidente che le radici dei disturbi psicologici vanno oltre gli avvenimenti della prima infanzia, vanno oltre l’inconscio individuale. Per questo motivo i modelli psicologici di tipo biografico risultano “stretti” e funzionano da “camicia di forza” concettuale.
Il modello della psiche su cui si fondono gli approcci terapeutici basati nei principi “olotropici” debbono essere amplificati oltre il livello biografico dell’inconscio individuale per includere gli elementi del profondo incontro con la morte e con la nascita (livello perinatale) e i domini transpersonali.
Negli stati non ordinari di coscienza che vengono attivati con la tecnica di terapia olotropica, la psiche umana sembra attingere a “qualcosa” che possiede un’attività terapeutica spontanea. Questo qualcosa viene chiamato da Grof il “guaritore interno” e come una sorta di “radar interiore” è in grado di selezionare il materiale inconscio che in quel determinato momento risulta “terapeutico” e possa essere elaborato dal “respiratore”.

Il ruolo del terapeuta è quello di appoggiare il processo esperienziale con piena fiducia  nel suo potenziale di guarigione senza influenzarlo o manipolarlo e di sostenerlo anche quando non viene compreso immediatamente. Spesso accade che gli “insights” corrispondenti emergono dopo l’esperienza o nelle sedute successive. In alcuni casi la risoluzione del conflitto o del “sintomo” avviene a livello biografico, in altri in relazione con il materiale perinatale o con diversi temi transpersonali.

Dal greco holos = totalità e trepo = volgo in direzione di.

E’ dolce morire nel mare…

     E’ dolce morire nel mare…

  Di Virginia Salles, Roma

(Estratto)

 

 

Il Mito

È dolce morire nel mare …” ripete instancabilmente Jorge Amado nel suo bellissimo libro “Mar Morto”. È dolce morire nel mare perché nelle sue acque scure, nel mare profondo c’è Lei: Iemanjà, la madre e amante di tutti gli uomini.
…Dal mare profondo dal buio della sua tana, emana un dolce richiamo, un richiamo forte e silenzioso, un canto profumato di mistero e d’amore che arriva alle orecchie di tutti. E tutti la desiderano e la temono: madre dei seni che piangono, madre guerriera, madre amante, colei che conosce tutti i più nascosti desideri…
…Ma severa e implacabile è la legge del mare: per amarla, per conoscere il suo volto, i suoi segreti, sentire il suo profumo è necessario morire…
…Solo il più coraggioso, l’eroe, il guerriero notturno, colui che non teme di guardare il volto della donna amata, che non sfugge la sfida o il pericolo: la notte dell’amore. Solo colui che soccombe alla potenza del mare può conoscere i segreti dell’amore. Solo lui viaggia nelle terre senza fine, assapora il latte proibito, conosce tutti i segreti del mondo…
E’ così che, secondo Amado e il popolo di Bahia, solo la morte può spalancare le porte del viaggio infinito, verso l’ambita meta che tutti si struggono di raggiungere. Non ci sono scorciatoie ne imbrogli: chi teme “la morte”, non otterrà mai l’ambito premio.
Il mito di Iemanjà ci racconta di una avventura interiore e sono molte le peripezie e le insidie di questo percorso, di questa regressione psichica “nelle acque scure del mare primordiale”. Le religioni ammoniscono e la mitologia ci racconta con il suo linguaggio poetico i mille pericoli che l’eroe (l’io cosciente) dovrà affrontare per evitare di soccombere, di rimanere intrappolato nel caos originario, nella dimensione arcaica della psiche.
La mitologia greca, per esempio, ci racconta di eroi vincitori: Psiche, diviene l’immortale compagna di Eros, Giasone aiutato da Medea si è impossessato del vello d’oro, Teseo, Ulisse, Perseo, etc… ma ci raccontano anche di molti altri che hanno fallito in questa impresa: Icaro, per essersi troppo avvicinato al sole, sciolse le ali e precipitò; Orfeo perse Euridice e fu dilaniato dalle braccanti. Altri hanno avuto un successo parziale: Edipo è rimasto cieco e Prometeo rimase incatenato ad una rupe. Piccoli o grandi eroi, metafore dello sviluppo della coscienza umana che lascia la sua scia di vincitori e vittime.
Il mito di Iemanjà come quello di tanti altri eroi “riusciti” ci parla di quanto la natura (o la psiche) premi generosamente i “coraggiosi” che riescono a varcare la soglia: “viaggiamo nelle terre senza fine e conoscono tutti i segreti dl mondo”. Una morte iniziatica quindi, un passaggio verso il “senza limiti” che non pone termine naturale all’esistenza ma la trasforma profondamente, momento culmine di una tappa dello sviluppo psicologico.
Di questo progressivo “addentrarsi nella morte” ci parla lo scrittore brasiliano Guimaraes Rosa la cui scrittura viene considerata “un’alchimia letteraria” : “Ogni creatura è uno scarabocchio destinato a subire ritocchi senza fine, fino all’ora della liberazione dell’arcano, al di là del Lete, il fiume della memoria. Però ogni grande passo avanti nella crescita dello spirito esige la caduta dell’intero essere, l’addentrarsi in immensi pericoli, un morire in mezzo alle tenebre. Ma quello che viene dopo è “il Rinato”, un uomo più reale e nuovo . E ancora: “un morto ha sempre paura. Ha paura di morire ancora nell’infinito Niente”…”Debbo tramutarmi. Soffro le ali…”
“Soffrire le ali”, soffrire l’orrore di vedersi (anniertare, nullificare) disintegrare e nel dolore scoprire, o riuscire appena ad intravedere dinanzi a sé il volo infinito.


È questo tipo di crisi spirituale che porta l’uomo alla paura religiosa, a quel sentimento di terrore dinanzi al “misterium tremendum” descritto da Rudolf Otto e ci fa venire in mente l’ammonimento biblico “E’ cosa terribile cadere nelle mani del Dio vivente”.
Mi viene in mente la leggenda buddista della “bambola do sale” che doveva capire cosa fosse il mare. A questa domanda il mare la invita a toccarlo e sciogliendole le dita le spiega che ha offerto qualcosa per iniziare a capire. La bambola decide di continuare e più avanzava più si sentiva impoverita di una parte di sé e più aveva la sensazione di capire meglio. Ma soltanto quando l’ultima onda inghiotti ciò che restava di lei, nell’istante in cui scompariva, perduta nell’onda che la travolgeva comprese finalmente cosa fosse il mare. – Sono io! – esclamò, e questo fu il suo ultimo sussurro.
È proprio in questo momento di passaggio quando l’antica identità si infrange che c’è la possibilità di un’intima trasmutazione. L’estasi e la libertà di una coscienza più vasta esigono che l’individualità separata sia dissolta. È la morte dell’ego, come viene definita nel linguaggio psicologico, una morte che “uccide la morte”, più drastica e più terribile di tutte le morti “minori”, di aspetti parziali della nostra personalità che accompagnano il nostro percorso evolutivo. È la stessa morte che studiosi come Jung e E. Neumann hanno magistralmente descritto e di cui parla il mito di Bahia, gli antichi misteri greci, le religioni, lo sciamanesimo e i riti iniziatici delle varie culture. Questi riti erano destinati a produrre tale morte e il conseguente rinnovamento. Ne è un esempio rappresentativo tratto dai misteri greci la seconda nascita iniziatica di Dioniso. La stessa parola “Ditirambo”, come viene chiamato l’ucciso e resuscitato Dioniso aveva il significato di “essere della doppia porta”, colui che è sopravvissuto al “terribile miracolo” della doppia nascita.
Nell’antiguità i miti e riti di rinascita erano molto difusi, come per esempio la morte e resurrezione di Tammuz, Adone, Mitra, Attis, Osiride e dei vari animali che li rappresentano ( capre e pecore, tori, porci, pesci e uccelli) o più recentemente il battesimo nel suo significato simbolico di “tuffo nella morte” e rinascita come figlio di Dio, la crocifissione e resurrezione di Cristo.
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Nella complessa dinamica del processo morte-rinascita così come viene descritta da Grof l’elemento centrale sembra essere il rivivere il trauma della nascita biologica. Il suo significato per la psicologia e la psicoterapia fu descritto da Otto Rank nel suo libro Il trauma della nascita (1924). Ma fu Grof con la sua ampia teoria e la sua tecnica psicoterapeutica esperienziale a mettere “lenti da ingrandimento” sulla profonda e complessa esperienza della nascita nei suoi aspetti fisici psichici e spirituali.

Grof distingue per scopi didattici quattro livelli distinti o sfere della psiche umana e le esperienze corrispondenti: 1) Barriera sensoriale; 2) Inconscio individuale; 3) Livello della nascita e della morte; 4) Sfera traspersonale. Le esperienze di tutte queste categorie possono essere osservate durante le sedute di respirazione olotropica (dal greco “holos” = totalità e “trepo” = volgo in direzione di), una potente tecnica di psicoterapia esperenziale che impiega la respirazione (come via d’accesso privilegiata all’inconscio) musica e lavoro sul corpo.

Questa tecnica ha aperto a un numero sempre più grande di persone la possibilità di un confronto con i livelli più profondi della psiche. Chi fa esperienza di questa particolare forma di terapia rimane colpito dalla intensità delle manifestazioni fisiche ed emotive che emergono durante il processo.

 

 

Prefazione di Maria Fiorentino

Prefazione

di Maria Fiorentino

MONDI INVISIBILI – Frontiere della psicologia transpersonale

“Egli è rinchiuso in essa [nella coscienza] come in una prigione e la natura ha gettato via la chiave” (Nietzsche).

E’ un viaggio coinvolgente e fascinoso quello che Virginia Salles ci propone in questo libro, un viaggio attraverso luoghi della psiche poco conosciuti, un percorso in zone che la cultura scientifica fatica ad integrare, un itinerario che oscilla tra coscienza quotidiana e stati di coscienza non ordinaria, una traversata notturna attraverso le regioni del mito. L’attenzione agli stati non ordinari di coscienza non proviene solo dall’incontro con Stanislav Grof e dalla pratica con la Psicoterapia Transpersonale, ma c’è un humus, nelle origini dell’Autrice, che da sempre l’ha connessa con i mondi invisibili: i miti ed i mondi straordinari presenti nella cultura del Brasile, suo luogo natale e di prima formazione, quando da bambina accompagnava il padre, studioso di cultura afrobrasiliana, nelle sue indagini sul campo sui riti di possessione. Quell’esperienza fu il primo contatto con ciò che De Martino definirebbe un mondo magico e che le ha precocemente aperto una porta di accesso sulo straordinario.

I mondi non visibili sono quelli indagati da grandi studiosi contemporanei come Stanislav Grof, Abraham Maslow, John Perry, Ken Wilber che hanno partecipato alla fondazione della Psicologia Transpersonale negli Stati Uniti, quelli di un ricercatore come Josè Angelo Gaiarsa, psichiatra e psicoanalista brasiliano ancora poco conosciuto in Italia, ma anche i mondi narrati nelle tradizioni millenarie di ricerca del sacro. Questo affaccio sulle esperienze non ordinarie di tutti i tempi viene messo in relazione con i contributi di C.G. Jung, in particolare del suo Libro Rosso, di Wilhelm Reich, Alexander Lowen, Massimo Assagioli, Bion e tanti altri, senza dimenticare le esperienze di grandi artisti, che hanno percepito la linea d’ombra che separa il visibile dall’invisibile e sono riusciti ad evocare ciò che è indicibile. Nel libro troviamo una rassegna degli antecedenti storici della Psicologia Transpersonale: nel corso della sua storia l’uomo ha creato molti sistemi per entrare in contatto con dimensioni trascendenti la realtà esterna. Ogni cultura ha dato vita a delle procedure per accedere al sacro, per veder balenare una scintilla di divino davanti ai propri occhi: dagli oracoli classici, agli stati indotti di trance, ai rituali misterici, alle cerimonie sciamaniche, alle varie forme di meditazione, ai riti collettivi. Un elemento presente in molte di queste tecniche del sacro è proprio la respirazione. In certe condizioni il respiro può rappresentare la porta di ingresso verso i mondi invisibili, lo strumento che permette di varcare la soglia e di tornare indietro. Questa reversibilità dell’esperienza ha rappresentato per l’uomo la possibilità del contatto con il divino in condizioni ritualizzate che permettono l’esperienza limite senza essere distrutti dalla potenza del numen.

Per noi moderni questo dio nascosto è il nostro Sé profondo. S. Agostino diceva ‘in interiore hominis habitat Deus’. Queste parole possono essere lette non solo in chiave religiosa, ma anche come una riflessione laica sul deus absconditus che si cela nell’essere umano. Partendo dall’analisi di queste antiche procedure Grof ha formulato la tecnica della Respirazione Olotropica (orientata verso la completezza), basandosi sull’assunto che è possibile modificare la coscienza attraverso la respirazione, svolta in condizioni particolari e in associazione alla musica ed a un lavoro sul corpo. Questa metodologia è divenuta il cardine della Psicoterapia Transpersonale. Le ricerche e le opere di Grof hanno ampliato sia il concetto di coscienza che quello di inconscio. La coscienza intesa come funzione psichica in grado di registrare l’ambiente circostante sembra prescindere da tutta una serie di presupposti neurofisiologici: nel corso della respirazione olotropica molti individui hanno rivissuto, ma anche ricostruito nei dettagli, le circostanze della propria nascita. Negli Stati Uniti Grof ha potuto verificare l’esattezza clinica di tali resoconti attraverso le cartelle cliniche degli ospedali in cui erano nate queste persone. Pensiamo anche a quelle esperienze che vengono classificate come N.D.E. (Near Death Experience) e che ora sono oggetto di studio della tanatologia. Anche in questi casi la coscienza sembra configurarsi come un fenomeno che prescinde dalla corporeità.

La Respirazione Olotropica ci mette in contatto con tutto un mondo di apparenti contraddizioni e di elementi bizzarri: il rivivere eventi del passato, spesso descritti con dettagli storicamente accertabili, l’identificazione con esseri viventi come piante o animali, la percezione di eventi al di là dello spazio/tempo. Queste esperienze, così difficili da comprendere e da collocare all’interno di una griglia conoscitiva, sono iscrivibili all’interno della struttura postulata dalla fisica dei quanti. La teoria dei quanti ha annullato molti dei cardini della scienza e della cultura occidentale. Grof sostiene che le ricerche e le evidenze cliniche riscontrate attraverso la respirazione olotropica non possono essere spiegate all’interno della fisica newtoniana. La fisica dei quanti però ci pone essa stessa di fronte a dilemmi e contraddizioni: “Gran parte del modo in cui la fisica quantistica descrive il mondo può sembrare, a prima vista, un nonsense…Tuttavia si può giocare solo a questo gioco. La vecchia meccanica di Newton e dei suoi seguaci non è in grado di dare una qualunque spiegazione degli atomi o di altri microsistemi.”

(Gilmore, Alice nel paese dei quanti). La coscienza – con tutte le straordinarie declinazioni che vedremo in questo libro e che possiamo leggere anche nei testi di Grof – sembra configurarsi come un sistema che partecipa di livelli differenti, eterogenei tra loro. Si tratta di un territorio ancora quasi del tutto inesplorato. Potremmo dire che anche la psiche è ricca di nonsense, proprio come la fisica dei quanti. Accettare queste contraddizioni è importante, come sostiene Jung: “Occorrono moltissimi punti di vista teorici per dare un quadro approssimativo della molteplicità della psiche.. Né la psiche né il mondo possono essere ingabbiati in una teoria. Le teorie non sono articoli di fede, ma tutt’al più strumenti di conoscenza e di terapia; altrimenti non servono a nulla”.

Le teorie di Jung sono il punto di riferimento più significativo per la Psicologia Transpersonale di Grof, ma rappresentano anche l’appartenenza professionale di Virginia Salles, formatasi in Italia come analista junghiana. Questo libro è una sintesi del lavoro svolto dall’Autrice in tanti anni con la Respirazione Olotropica e rappresenta il punto di incontro di una lettura a più livelli, integrata nell’orizzonte della Psicologia del Profondo. Nel testo troveremo ampie parti cliniche, con resoconti di sogni e di esperienze di Respirazione Olotropica. Le narrazioni, a volte incredibili a volte straordinarie – come quella del paziente che nel corso di una Respirazione vede immagini che lo portano a scoprire di essere stato adottato – ci mostrano come la tendenza fondamentale di questa procedura sia l’integrazione di ciò che è scisso, la ricomposizione della sofferenza in una trama armonica. La figura del terapeuta nella respirazione olotropica appare molto diversa rispetto alla psicoterapia tradizionale, si tratta di un ruolo vicino a quello che Jung definisce ‘psicopompo’, colui che accompagna l’analizzando nel viaggio. Nella nostra cultura abbiamo un riferimento fondante per questo: nel percorso che Dante compie attraverso i mondi dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso il poeta Virgilio è lo psicopompo, la guida che accompagna, sostiene ma non interviene nel processo. Il vero terapeuta è il Sé dell’individuo, secondo Jung il Sé è l’elemento che conduce l’uomo verso il raggiungimento dell’unità nel processo di individuazione. L’Autrice ci mostra come in questi percorsi individuali si manifesti la tendenza della psiche verso l’autoguarigione, secondo quanto hanno sostenuto Jung e Grof, ed è proprio questo aspetto che guida il percorso della Psicoterapia Transpersonale. In questi resoconti clinici un elemento significativo è rappresentato dal fatto che la Respirazione Olotropica sia uno strumento terapeutico trasversale rispetto alla cultura ed al contesto sociale dell’analizzando. Colpiscono profondamente i casi di persone che non avrebbero mai potuto avere un vero accesso ad una psicoterapia classica: prostitute, portatori di dipendenze, outsider. Individui che non solo hanno potuto usufruire di una crescita personale, ma che hanno anche scoperto l’esigenza di spiritualità che si celava dietro i loro sintomi. La parola spiritualità viene spesso menzionata nel corso del testo, ed è questo uno dei contributi più significativi di questo libro: tutti gli esseri umani, a prescindere dalla presenza o meno di un contesto religioso nella loro vita, possono riconoscere l’esigenza di un rapporto con la dimensione del sacro come esigenza della psiche, senza per questo dover appartenere ad uno schieramento di qualsivoglia tipo.

Non dobbiamo pensare che la Respirazione Olotropica implichi una perdita della coscienza, l’ego non si annulla completamente ma diviene, come scrive Virginia Salle, ‘spettatore del grande teatro che si svolge davanti ai suoi occhi chiusi’. L’io si trasforma, si dilata, può entrare e uscire dall’esperienza, può avere il vissuto di un corpo che ricorda e può riconnettersi con la propria materia. Alcuni aspetti di questo percorso sono indicibili, come per tutti i vissuti profondi c’è una zona di inesprimibile e l’augurio è che il lettore, dopo aver partecipato alla grande vicenda narrativa che si svolge in questo libro, possa provare la curiosità ed il desiderio di avvicinarsi ad un’esperienza così trasformativa come quella della Respirazione Olotropica.

Gallery Respirazione


Respiro, battito potente, ritmo:
è così che in cerchio t’innalzi e
muori ancora una volta, fratello
abbandoni le urla e il dolore
neppure gli angeli ti trattengono
ormai, vai oltre
i battiti d’ali, i cori, oltre
i karmici film in cinemascope,
oltre il verbo
sei nudo essere, coscienza che
ricongiunta all’origine
fluttua beata nell’amniotico cosmo
oltre lo spazio e il tempo
pace nel vibrante, eterno
lucido orgasmo celeste.

Tu respiro e suono, primigenio
ritmo dell’esistenza
sei morto, sei nato, sei luce.

(Poesia di Matteo Silva sulla sua esperienza di respirazione olotropica)

Fotogallery Respirazione

Respirare significa fondere insieme spirito e materia.

Respiro, battito potente, ritmo:
è così che in cerchio t’innalzi e
muori ancora una volta, fratello
abbandoni le urla e il dolore
neppure gli angeli ti trattengono
ormai, vai oltre
i battiti d’ali, i cori, oltre
i karmici film in cinemascope,
oltre il verbo
sei nudo essere, coscienza che
ricongiunta all’origine
fluttua beata nell’amniotico cosmo
oltre lo spazio e il tempo
pace nel vibrante, eterno
lucido orgasmo celeste.

Tu respiro e suono, primigenio
ritmo dell’esistenza
sei morto, sei nato, sei luce.

(Poesia di Matteo Silva sulla sua esperienza di respirazione olotropica)

“Qual è la tua pazzia? Ascoltala e comprendila perché racchiude in sé tutta la saggezza e i paradisi perduti della tua anima.”

Virginia Salles


La Dott.ssa Virginia Salles, in linea con le recenti disposizioni, è disponibile a effettuare anche consulenza e sedute di psicoterapia online. Gli strumenti utilizzati sono: Skype, WhatsApp.

 

I libri di V. Salles:

Spazi oltre il confine. Temi e percorsi della psicologia del profondo tra C. G. Jung, Stanislav Grof e la Cabalà (Alpes Italia, 2015).

Introduzione dell’autore

Recensione di Gilberto Villela

Acquista online

Mondi invisibili. Frontiere della psicologia transpersonale ( Alpes Italia, 2013).

Acquista online

Recensione di Luisa De Paola

Agua scura, edito da Di Renzo Editore, 2005

Acquista online

I libri di Virginia Salles sono ora nuovamente disponibili su lafeltrinelli.it.

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Io e la blatta” Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 33, Roma, 2022

Attraversare il tramonto”, Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 33, Roma, 2022

Il mondo perduto di Pan”, Animamediatica n.7, “Naturale/Artificiale”, dicembre 2021

Orizzonti Possibili (Oltre la pandemia)”Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 31, Roma, 2021

Solitudine affollata”(Pubblicazione Web su Centro Studi di Psicologia e Letteratura)


*L’immagine di copertina è di Gilberto Villela in arte GilVillelas, psicoanalista e artista radicato a Roma. E’ impegnato nella ricerca teorico-pratica sul processo creativo. Il link alla sua Galleria virtuale:https://www.premioceleste.it/artista-ita/idu:75842/

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Recensione “Specchi, rifrazioni, inganni. Esperienze di analisi con Aldo Carotenuto”
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Siti partner: www.psicologi-italia.it

 

Eventi

Cari Amici quest’anno il calendario dei nostri eventi è ancora più ricco, da Settembre a Giugno ci saranno le Conversazioni del CSPL in diversi luoghi romani:

L’INGRESSO ai nostri eventi è sempre GRATUITO e LIBERO fino esaurimento posti e per chi ne fa richiesta rilasciamo un attestato di partecipazione
(NO ECM).

SETTEMBRE 2019 EVENTO SPECIALE

–> 28 Settembre SABATO ore 20,45  presso Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia Sperimentare il divino nell’antichità e nel presente“, presentano Francesco Frigione e Antonio Dorella con la partecipazione dell’artista Nora Lux.

OTTOBRE 2019

11 Ottobre VENERDI’ ore 20.45 presso Libreria Punto Einaudi, “PergoLennon o l’Arte della Sincronicità: un viaggio (musicale) negli indistinti universi dell’Intento“, presentano Amato Luciano Fargnoli e Massimo Fargnoli.

12 Ottobre SABATO ore 20,45 presso Museo Nazionale Etrusco di Villa GiuliaEROS, è il segreto che tiene vivo l’amore“, presentano Massimo Borgioni e Tiziana Esecuzione.

18 ottobre VENERDI’ ore 17,00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Antonio Tabucchi. Il tempo invecchia in fretta” presentano Maria Barakou e Paolo Di Paolo.

NOVEMBRE 2019

3 Novembre DOMENICA ore 10,45 presso Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia “SIMBOLI”, presentano Virginia Salles e Amato Luciano Fargnoli.

8 Novembre VENERDÌ ore 20.45 presso Libreria Punto Einaudi: “Sense8 e l’evoluzione umana presenta Tiziana Esecuzione.

15 Novembre VENERDÌ ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Fernando Pessoa: l’Io profondo e gli altri Io” presenta Virginia Salles.

DICEMBRE 2019

1 Dicembre DOMENICA ore 10,45 presso Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia “SOCIODRAMMA“, presentano Francesco Frigione e Nora Lux.

13 Dicembre VENERDÌ ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Avere trent’anni nella contemporaneità. Psicologia e risposte artistichepresenta Alessandro Uselli.

13 Dicembre VENERDÌ ore 20.45 presso Galleria d’arte MEDINA: “SEGRETI” presenta il CSPL fondato da Aldo Carotenuto.

GENNAIO 2020

10  Gennaio VENERDÌ ore 20.45 presso Galleria d’arte MEDINA: “L’amore, la fragilità, la forza” presenta Francesco Frigione.

17 Gennaio ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “L’attenzionepresenta Tiziana Esecuzione.

FEBBRAIO 2020

14  Febbraio VENERDÌ ore 20.45 presso Galleria d’arte MEDINA: Antonio Dorella presenta Francesco Bricolo “Il Caravaggio perduto”.

21 Febbraio VENERDÌ ore 17,00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Mistero, magia e realtà nel film di Ozpetek Napoli velatapresenta Amato Luciano Fargnoli.

MARZO 2020

13 Marzo VENERDÌ ore 20,45 presso Galleria d’arte MEDINA: “Sebastiao Salgado. La trasparenza del mondo” presenta Virginia Salles.

20 Marzo VENERDÌ ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Psicologia della rivoluzione digitale“, presenta Antonio Dorella

APRILE 2020

10 Aprile VENERDÌ ore 20,45 presso Galleria d’arte MEDINA: “Nascere: parto e rinascita, da trauma a opportunità” presentano Luca Sarcinelli e Benedetta Rinaldi

17 Aprile ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Storie d’amore. Una poesia per raccontare” presenta Marina Malizia.

MAGGIO 2020

15 Maggio ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Carver e Murakami, al confine tra amore e solitudinepresentano Luca Sarcinelli e Benedetta Rinaldi.

15 Maggio VENERDÌ ore 20,45 presso Galleria d’arte MEDINA: “Way to blue. Nick Drake” presenta Alessandro Uselli.

GIUGNO 2020

12 Giugno VENERDÌ ore 20,45 presso Galleria d’arte MEDINA: “Crescere e separarsi. Cenerentola oggi calzerebbe il 41” presentano Amato Luciano Fargnoli e Monica Ferraioli.

19 Giugno ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Viaggio al termine della notte: la Grande Bellezza di Paolo Sorrentino” presenta Francesco Frigione.

10 Maggio 2019 20:45 – 22:45 – Fernando Pessoa, l’io profondo e gli altri io (Punto Einaudi
Via Labicana 114, 00185 Rome, Italy)

Fernando Pessoa, una delle figure più enigmatiche della letteratura, è uno di quegli scrittori che non riusciamo più a dimenticare dopo averlo letto. Ogni sua frase o poesia ci trascinano verso un abisso senza fondo, ci aprono a rivelazioni
inaspettate ed a profonde riflessioni su noi stessi e sul significato di vivere.
Per Pessoa ogni individuo è una realtà infinita e le sue parole sono una vera e propria celebrazione dell’unicità dell’essere umano: “Non ci sono regole. Tutti gli uomini sono eccezioni a una regola che non esiste”.

Un “baule pieno di gente” fu ritrovato dopo la sua morte: un’infinità di scritti inediti attraverso i quali Pessoa tentava di trasformare il materiale grezzo delle sue sensazioni in poesia e di dare vita così alla moltitudine di personaggi che lo abitavano. E’ attraverso la propria molteplicità che il grande poeta portoghese riesce ad offuscare la luce della nostra coscienza, sovvertire le nostre certezze, destabilizzare i valori su cui si sorregge ciò che chiamiamo civiltà e farsi portavoce della grande Ombra e della disperazione dell’uomo moderno.
L’interesse suscitato, in particolare dalla sua esasperata ricerca dell’identità e dall’adozione delle numerose “maschere”, gli eteronimi, nonché dalla sua singolare biografia priva di eventi, hanno contribuito alla creazione della leggenda di Pessoa,
inscindibilmente legata alla sua complessa personalità.

“Fernando Pessoa non riuscì mai a essere davvero sicuro di chi fosse, ma grazie al suo dubbio possiamo riuscire a sapere un po’ di più chi siamo noi”
(Josè Saramago).
Presenta la serata Virginia Salles.

INGRESSO LIBERO e GRATUITO fino esaurimento posti.

Eventi 2019

NUOVO calendario delle Conversazioni del Venerdì 2018-2019! (Centro Studi di Psicologia e Letteratura fondato da Aldo Carotenuto)

Ogni mese, da Ottobre a Giugno, ci saranno 2 Conversazioni: presso la Libreria Punto Einaudi, Via Labicana 114 Roma (metro B Colosseo) e presso la Biblioteca Pier Paolo Pasolini, Viale Caduti per la Resistenza 410/A (zona Spinaceto).

L’INGRESSO ai nostri eventi è sempre GRATUITO e LIBERO fino esaurimento posti e per chi ne fa richiesta rilasceremo un attestato di partecipazione (NO ECM) alla fine di ogni conversazione.

OTTOBRE 2018

–> –> 12 Ottobre ore 20.45 presso Libreria Punto Einaudi: “Violenze” presenta Marco Monzani

19 Ottobre ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Musica come terapia: Rachmaninov e la depressione” presentano Massimo Fargnoli e Amato Luciano Fargnoli

NOVEMBRE 2018

9 Novembre ore 20.45 presso Libreria Punto Einaudi: “Il deserto di Arturo Paoli. Cento anni di viaggi per ‘amorizzare’ il mondo” presenta Antonio Dorella

16 Novembre ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Vivian Maier, psicologia di una fotografa” presenta Alessandro Uselli

DICEMBRE 2018

14 Dicembre ore 20.45 presso Libreria Punto Einaudi: “Una nuova lettura dell’astrologia” presenta Cecilia Sicuteri

14 Dicembre ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Sigmund Freud, psicoanalista e Lucian Freud pittore” presenta Anna Maria Meoni

GENNAIO 2019

11 Gennaio ore 20.45 presso Libreria Punto Einaudi: “Il mito di Ulisse nel viaggio della psicoterapia” presenta Francesco Frigione

18 Gennaio ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Amore e Psiche nell’ottica di Neumann” presenta Adele Boldrini

FEBBRAIO 2019

8 Febbraio ore 20.45 presso Libreria Punto Einaudi: “Eco, Narciso e la dipendenza amorosa” presenta Massimo Borgioni

15 Febbraio ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Cinema, tennis e psicologia” presenta Antonio Dorella

MARZO 2019

8 Marzo ore 20.45 presso Libreria Punto Einaudi: “Il corpo nelle coscienze non ordinarie”, presentano Luca Sarcinelli e Benedetta Rinaldi

15 Marzo ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Sul cinema di Sorrentino”,presenta Francesco Frigione

APRILE 2019

12 Aprile ore 20.45 presso Libreria Punto Einaudi: “Malesseri generazionali e arte contemporanea”, presenta Alessandro Uselli

19 Aprile ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Storie d’amore. Una poesia per raccontare” presenta Marina Malizia

MAGGIO 2019

10 Maggio ore 20.45 presso Libreria Punto Einaudi: “Fernando Pessoa, l’io profondo e gli altri io” presenta Virginia Salles

17 Maggio ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Il viaggio dell’eroe: il Drago, la Principessa e il Tesoro” presenta Virginia Salles

GIUGNO 2019

14 Giugno ore 20.45 presso Libreria Punto Einaudi: “Tra presenza e assenza”, presenta Amato Luciano Fargnoli

21 Giugno ore 17.00 presso Biblioteca P.P. Pasolini: “Il lato oscuro di Psiche” presentano Luca Sarcinelli e Benedetta Rinaldi

PAUSA ESTIVA… ci rivediamo a OTTOBRE!


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Mondi invisibili

Mondi invisibili

Virginia Salles, Roma

(estratto)

 

Giorgio Albertazzi, presente al convegno sulla comunicazione del C.S.P.L. nel 2005, raccontò il suo incontro con Jung che avvenne nella sua casa di Zurigo. Mentre passeggiavano insieme in giardino, Jung, fermatosi a certo punto dinanzi ad un muretto, gli disse: “quando cade il muro, non aver paura: guarda!”. Parole queste che, secondo l’attore fiorentino, lo hanno segnato per tutta la vita!

Noi viviamo contemporaneamente in due dimensioni di comprensione e di conseguenza in due ordini di realtà. William James parla di un “velo leggerissimo” che separa il nostro normale stato di veglia da altre forme potenziali di coscienza. Secondo James, possiamo vivere un’intera vita senza nemmeno sospettarne l’esistenza, ma è sufficiente uno stimolo appropriato per svelare queste altre forme di “realtà” in tutta la loro vastità e completezza.

Questo tipo di percezione al di là del velo, di esperienze di mondi invisibili, sta all’origine delle grandi filosofie, delle religioni e di molte opere d’arte. Da sempre ha rappresentato una fonte di significato e di verità per tutta l’umanità. Uso la parola “verità” in quanto secondo i mistici, gli sciamani e gli iniziati ( i veri esploratori di questi mondi), ciò che non si vede è molto più vero e “reale” di ciò che si vede ed è l’essenza che permea tutto ciò che esiste.

L’uomo ha sempre cercato attraverso varie modalità di attingere a queste dimensioni al di là della realtà ordinaria, di attivare queste esperienza in un certo senso “folli” all’interno di contesti molto spesso considerati “sacri”.

Per esempio:

Gli antichi misteri greci: I misteri orfici, eleusini etc… I partecipanti cercavano di trascendere i confini della realtà ordinaria ed esplorare altre dimensioni di realtà, appunto “invisibili”. Ancora oggi non si sa se utilizzassero una pianta allucinogena (il chicheon) o la respirazione. Si dice che Platone, Aristotele, Euripide e altri fossero degli iniziati in questi misteri. Una caratteristica di queste esperienze era la segretezza, l’incomunicabilità. Sono stati trovati in alcuni di questi luoghi disegni che raffiguravano dei volti con la bocca coperta dalla mano a significare “che non si può parlare…”. Infatti in ambito transpersonale c’è una certa difficoltà a esprimere le esperienze vissute. Grof, mentre approfondiva le sue ricerche parlava delle sue scoperta soltanto con un ristretto numero di amici “fidati”, e fu soltanto quando si trasferì in America e entrò in contatto con altri studiosi e ricercatori della coscienza come Abraham Maslow, Josef Campbell e altri, che egli, fondatore della psicologia transpersonale, ebbe il coraggio di parlare apertamente delle sue scoperte. Queste esperienze sono devianti rispetto alla visione della realtà riconosciuta e condivisa dalla nostra cultura ed ogni cultura ha infatti i propri mezzi per perpetuare e rafforzare la propria visione della realtà (“cosmovisione”) in vari modi. La squalifica e la diagnosi di malattia mentale, per esempio, è uno dei mezzi utilizzati a tale scopo nella nostra cultura.

Lo sciamanesimo, con le sue tecniche dell’estasi: Il futuro sciamano che ha ricevuto la “chiamata”, parte per un viaggio nel mondo invisibile e lotta contro gli spiriti, in questa lotta gli si strappano i vestiti, a volte si ferisce… Una volta vincitore, questi spiriti contro i quali ha combattuto diventano i suoi aiutanti durante le pratiche di guarigione. Qualcosa di simile accade anche agli “analisti”. Carotenuto, per esempio, parla del “guaritore ferito”.

Il Santo Daime: Nell’Amazonia c’è una pianta, una liana: l’ayahuaska, che viene utilizzata dagli indios per fare ingresso nel regno dei morti: infatti viene chiamata “la liana dei morti” e provoca una trance di tipo medianico. Attraverso il contatto con i morti si imparano canti, danze e altri insegnamenti provenienti dagli antenati.

In Brasile viene usata l’ayahuaska, oltre che dagli indios, anche in ambito religioso, durante una imponente cerimonia religiosa chiamata “Il Santo Daime”.

Anche in Messico il peyote viene utilizzato come mezzo per raggiungere la conoscenza. Ora che il peyote è in via di estinzione, le popolazioni indigene messicane, secondo alcuni antropologi, rischiano di perdere la loro “scuola” .

Nella tradizione orientale: la meditazione e le varie tecniche respiratorie, come il pranayama per esempio, l’antica arte-scienza indiana della respirazione, hanno come scopo l’autoesplorazione e l’accesso ad altri mondi (interiori). I mandala sono vere e proprie cartine stradali del percorso in questi territori con i loro pericoli, trabocchetti, codici d’accesso etc… Il maestro è colui che ha già fatto il viaggio e conosce la strada ed è quindi in grado di “accompagnare” l’iniziando durante il percorso. Nella descrizione dei loro percorsi, gli iniziati parlano di veri e propri universi paralleli, ricchissimi di immagini, come, per esempio, quelle descritte dalla antica tradizione indù e, oggi, descritti da alcuni studiosi di fisica moderna. Anche in analisi, Jung sosteneva che un’analista può accompagnare un paziente nel mondo interiore soltanto fin dove è arrivato lui stesso.

I digiuni, il ballo, il suono dei tamburi utilizzati durante i riti di possessione sono esempi di altre modalità di accesso a queste dimensioni.

E nel nostro mondo attuale?

Nel nostro mondo moderno, nel passaggio dall’oscurità del medioevo all’illuminismo, abbiamo in un certo senso abbandonato e sottratto dignità a questo tipo di esperienze e privilegiato sempre di più la ragione, la rigidità dei confini dell’ego e la dimensione materiale. Basti ricordare la demonizzazione del Dio greco Pan, che rappresenta l’irruzione e la forza della natura in noi, che dal medioevo in poi è stato sempre di più assimilato al diavolo con le sue corna e i suoi piedi caprini. L’inquisizione: le streghe erano donne che avevano un rapporto con “l’oltre”… fino alla demonizzazione della follia, la patologizzazione e infine l’esclusione.

E’ importante sottolineare che questo è stato un passaggio obbligato e necessario della nostra evoluzione. Abbiamo fatto grandissime conquiste: siamo arrivati alla luna, a internet, siamo arrivati al cuore della materia, alle sue “particelle” elementari per capire che la materia è energia e movimento, cioè, quello che già dicevano i mistici 2000 anni fa. Adesso questo atteggiamento unilaterale non è più necessario.

Ogni volta che qualcosa della nostra natura più profonda, del nostro inconscio viene negato, rimosso, ritorna sempre con maggiore forza. Hillman parla del “ritorno degli dei” sotto forma di malattie. Ma anche semplicemente come perdita di senso e di valori. Attualmente c’è una vera e propria esplosione di trascendenza repressa non solo nel singolo (emergenze spirituali) ma anche nella collettività (le “guerre sante”, “left behind” e sette di vario tipo).

Alcuni psicologi transpersonali (Maslow, Grof, John Perry etc…) propongono una revisione del nostro concetto di malattia mentale e chiedono di includere tra le esperienze possibili di un essere umano alcune di queste esperienze che sono tutt’ora considerate “folli”. Joseph Campbell afferma che sia lo schizofrenico che il mistico “cadono nel mare” ma mentre il primo annega, il secondo scopre di saper nuotare.

“Non crediate di trovare una follia più vera di quella di credere di essere veramente sani. La pazzia che incontriamo nei pazienti è una grossolana parodia, una presa in giro, una caricatura grottesca di quello che potrebbe essere la guarigione naturale da quell’integrazione alienata che usiamo chiamare sanità mentale. La vera sanità mentale richiede che in un modo o in un altro l’Io normale scompaia, quel falso io che è riuscito ad adattarsi alla nostra realtà sociale alienata; richiede che emergano i mediatori archetipici interni del potere divino, e che attraverso questa morte avvenga una rinascita che porti ad un nuovo tipo di funzionamento dell’Io in cui esso sia il servitore del Divino, non più il suo traditore”. (Laing, 1989)

La psicologia transpersonale propone, oggi, una diagnosi differenziale. Grof ha promosso questa idea creando una rete internazionale (SEN: Spiritual Emergenze Network) di sostegno a chi attraversa questi stati spontanei di esperienze della realtà non ordinaria, stati da lui definiti “emergenze spirituali” (nel doppio significato di pericolo e opportunità). Un’alternativa al sistema psichiatrico tradizionale.

Grof è andato molto oltre e ha approfondito lo studio di questi stadi non ordinari di coscienza nel tentativo di favorire l’accesso a questo tipo di esperienze. La storia inizia con la scoperta di una sostanza, oggi fuori legge (l’LSD), che segnò negli anni 50, l’inizio della ricerca psichedelica. Grof approfondendo lo studio degli stati non ordinari di coscienza che emergevano durante le sedute di psicoterapia esperienziale, tracciò una vera e propria mappa dei territori dell’inconscio che emergevano durante questi stati, per accorgersi più tardi che la sua mappa era la stessa descritta da Aldous Huxley nella sua “Filosofia perenne”, una sintesi delle esperienze della dimensione spirituale in differenti culture. Quando l’LSD sfuggì al controllo terapeutico e fu messo fuori legge, Grof approfondendo lo studio della respirazione e degli stati non ordinari di coscienza, ha messo a punto una tecnica per attivare questo tipo di esperienze che utilizza la respirazione, la musica evocativa ed il lavoro sul corpo.

Cosa accade? Per spiegare meglio parlerò di alcuni aspetti delle esperienze che nella realtà si manifestano contemporaneamente, si sovrappongono e si confondono.

L’aspetto fisico: caldo, freddo, correnti di energie che attraversano il corpo, contrazioni e tetanie in varie parti del corpo. Con la manipolazione delle parti interessate, questi dolori e queste contrazioni si “sciolgono” e si trasformano in una corrente di emozioni, visioni o vivi ricordi di qualcosa che spesso può essere collegata con il significato simbolico di quella parte del corpo. Per esempio: le gambe, polpacci, mani, labbra, genitali… (inconscio reichiano). E’ importante saper cogliere e ascoltare questi messaggi del corpo.

Secondo la psicologia di Reich, Lowen, Gaiarsa, ad ogni emozione corrispondono una serie di manifestazioni fisiche: contrazioni muscolari, accelerazione cardiaca e respiratoria etc… atte ad estrinsecarla, ad “agire” l’emozione. Se questo non avviene e queste emozioni vengono rimosse, rimangono imprigionate nel nostro corpo sotto forma appunto di contrazioni muscolari, viscerali (le corazze muscolari del carattere di Reich) che provocano una minore irrorazione sanguinea e quindi una minore vitalità di queste parti del corpo. E’ questa l’origine di molte malattie psicosomatiche. Queste corazze vengono in un certo senso “sciolte” durante l’esperienza olotropica.

L’aspetto emotivo: possiamo rivivere forti emozioni spesso collegate ad avvenimenti infantili rimossi (inconscio freudiano). Possono manifestarsi anche, vivamente, intere sequenze di situazioni, esperienze, emozioni che si svolgono in luoghi lontani e sconosciuti o in un periodo storico che non appartengono alla vita personale del respiratore ma che racchiudono un significato profondo per quella persona in quel determinato momento e offrono vere e proprie rivelazioni riguardo a qualcosa della vita attuale. Alcune persone le definiscono “esperienze di vite passate”. Jung avrebbe potuto considerarle manifestazioni dell’inconscio collettivo, “identificazioni con una memoria ancestrale”. Comunque le definiamo, rimangono esperienze molto profonde portatrici di significato, cambiamento e consapevolezza.

Esperienze perinatali: se dobbiamo in un certo senso “rivivere” i nostri traumi per “scioglierli” e trascenderli, a volte accade di arrivare a ciò che per alcuni studiosi (Otto Rank, per esempio) è il “Trauma dei traumi” di un essere umano: la nascita, il passaggio da un stato paradisiaco alla condizione di “separatezza” (alcuni associano questo “abbandono” all’idea del peccato originale). Possiamo aver “superato” questo trauma dal punto di vista fisico ma non averlo mai realmente elaborato dal punto di vista psicologico.

Grof ha descritto vari tipi di esperienze associate alla nascita e li ha suddivise in 4 stadi della nascita, le matrici perinatali di base: “l’universo amniotico”, “la sottomissione cosmica senza via di uscita”, “la lotta di morte e rinascita”, “l’esperienza di morte e rinascita”. La nascita rimane, per Grof, uno “spartiacque”, un “portale” tra la dimensione fisica-materiale e quella spirituale-transpersonale.

Le esperienze transpersonali: Il drammatico incontro con la nascita e con la morte, tipico delle esperienze perinatali, apre le porte alle esperienze transpersonali anche se in alcuni casi l’accesso a questi territori dell’inconscio può avvenire senza il confronto con il livello perinatale. Ciò che accumuna l’ampio e complesso gruppo dei fenomeni transpersonali è la percezione che la persona ha che la propria coscienza si sia dilatata oltre i confini abituali dell’ego, trascendendo l’ordinaria dimensione spazio-temporale. Questo tipo di esperienze, difficilissime da descrivere, lascia in che le vive importanti insights di tipo filosofico, esistenziali, spirituali, sul significato della vita, un accrescimento del sentimento “religioso” di appartenenza ad una totalità più ampia e universale e un autentico senso di libertà. Molte di queste esperienze sono simili a quelle che si trovano nella letteratura spirituale o nelle descrizioni delle esperienze sciamaniche come per esempio l’identificazione con qualsiasi elemento della natura: animali, piante, esseri umani o archetipici e sono portatrici di significato e consapevolezza.

Non è necessario spiegare queste esperienze, quanto accoglierle nella propria vita, “fare qualcosa” di loro.

Emergenza spirituale

Emergenza spirituale

Virginia Salles, Roma

(Estratto)

“Visioni di demoni, divinità, esseri mitologici. Esperienze di altri periodi storici e di luoghi lontani. Correnti di energia che attraversano il corpo accompagnate da tremori e spasimi. Visioni di luci abbaglianti di splendore e bellezza sovrannaturali, arcobaleni, comete… Perdersi nel nulla e unirsi in un amplesso con l’intero universo. Panico, paura di impazzire o di morire”.

Una persona che vive fenomeni mentali e fisici di tale intensità verrebbe, nella nostra cultura, immediatamente diagnosticata come psicotica. Eppure, stando agli studi e ricerche effettuati da Stanislav Grof e altri esponenti della psicologia transpersonale, negli ultimi decenni un numero sempre crescente di persone ha vissuto esperienze così insolite e, invece di cadere irrimediabilmente nella follia, emerge da questi stati mentali straordinari “rinato” rispetto a prima: rinato nel senso di aver acquisito una maggiore consapevolezza, un maggior benessere psicofisico, un diverso modo di relazionarsi con il mondo e con gli altri. In alcuni casi questo tipo di esperienza segna l’inizio di un vero e proprio percorso spirituale simile a quello descritto dalle tradizioni religiose di tutto il mondo.

La psichiatria tradizionale non fa nessuna distinzione tra psicosi e misticismo. Anche se negli ultimi anni i “disordini psichici legati ad una crisi spirituale” iniziano ad essere ufficialmente riconosciuti. Risulta comunque sempre molto difficile fare collimare i sintomi dei pazienti con le categorie diagnostiche ufficiali. Quindi gli stati non ordinari di coscienza vengono ancora oggi, nella maggior parte dei casi, trattati come se fossero malattie mentali.

Quando una persona attraversa una di queste “crisi evolutive”, l’utilizzo di misure repressive come quelle tradizionali, l’uso indiscriminato di psicofarmaci o le definizioni in termini di “patologia”, compromettono gravemente il potenziale evolutivo di questo processo autonomo di auto guarigione psichica. In contrasto con quanto accade nelle situazioni, purtroppo molto rare, in cui la crisi evolutiva viene sostenuta, compresa e lasciata libera di seguire il suo corso naturale, e permettendo a chi la vive di attingere alle potenzialità evolutive intrinseche alla natura umana.

Grof ha definito “emergenze spirituali” questi stati di coscienza, sottolineando così il doppio aspetto insito nella stessa parola “crisi”, che nella lingua cinese significa “pericolo” e “opportunità”. Tramite l’esperienza derivante dai suoi 40 anni di ricerca e osservazione degli stati non ordinari di coscienza indotti con vari mezzi in se stesso e negli altri, Grof ritiene che l’attuale conoscenza della psiche umana sia superficiale e inadeguata a spiegare questi fenomeni.

Il primo psicologo transpersonale fu Jung che, indagando nelle profondità dell’animo umano, s’imbatté in “qualcosa” che in una persona va oltre se stessa, in “qualcosa” che non appartiene al singolo individuo ma al collettivo, al trascendente, al trans-personale. In un certo senso ha rielaborato in chiave psicologica l’antica idea del Divino dentro ogni uomo. Jung fu il primo psicologo che lanciò un ponte tra la psicologia occidentale e i livelli di coscienza proposti dai grandi sistemi psicologici orientali.

 

Ma fu il lavoro pionieristico di Grof ad allargare la cartografia dell’inconscio e fornire elementi preziosi ai fini della diagnosi differenziale tra la psicopatologia e la collocazione della esperienza di stati non ordinari all’interno di una visione più ampia ed evolutiva della coscienza.

Alcuni stati che le categorie diagnostiche ufficiali considerano come manifestazioni di malattia mentale sono in realtà espressioni di un processo autonomo di trasformazione e di auto guarigione della psiche e del corpo e della tensione evolutiva verso uno stato di coscienza più elevato. L’esplorazione del potenziale terapeutico di tali stati e la conseguente sfida teorica che questa nuova visione propone sono il fulcro della psicologia transpersonale.

 

Nel 1980 Grof, insieme a sua moglie Cristina, ha creato lo “Spiritual Emergenze Network” (S.E.N.) in risposta al bisogno crescente di riconoscimento, sostegno e informazione a chi attraversa un’emergenza spirituale, in alternativa al sistema psichiatrico tradizionale. Uno dei principali servizi offerti dal S.E.N. è l’addestramento di personale in grado di sostenere e comprendere esperienze emotive di grande intensità, di ascoltare e sostenere chi a questa struttura si rivolge e raccogliere materiale sempre nuovo e storie personali. Un elemento importante di questo nuovo approccio è la decisione circa il trattamento da effettuare in un determinato caso: l’utilizzo delle strategie della psicologia transpersonale o il trattamento medico convenzionale.. Viene richiesto un esame clinico accurato.

Un altro contributo rivoluzionario alla comprensione delle psicosi è il lavoro di John Weir Perry, pioniere specializzato nella psicoterapia di pazienti  psicotici. Perry vede in questo disturbo psicologico la lotta dello spirito umano per liberarsi dalla prigione delle strutture mentali convenzionali, una morte-rinascita dal punto di vista psicologico, da lui considerata una tappa importante dello sviluppo della coscienza umana sia dal punto di vista individuale che collettivo. Il nucleo di questa attivazione ed energia è l’archetipo del centro, definito “Sé” da Jung e rappresentato dalla quadratura del cerchio e dai mandala.

Perry fece anche passi da gigante nell’approccio terapeutico ai pazienti in preda ai primi episodi psicotici acuti. Essi vengono incoraggiati ad elaborare le loro esperienze emotive senza l’effetto mitigante degli psicofarmaci in un contesto nel quale viene abolita qualsiasi forma di “etichetta” o definizione in termini di psicopatologia. Un contesto emotivamente accogliente all’interno di intensi rapporti interpersonali, che favorisce il processo di risanamento psicologico.

Oggi un numero sempre crescente di persone è in grado di fare il resoconto della esperienza della follia che ha attraversato. La follia non significa necessariamente una caduta nel vuoto e nell’oscurità, ma può rappresentare un momento di svolta esistenziale, di liberazione e rinnovamento. Ma può anche trasformarsi nell’inizio dell’esclusione dal mondo, della schiavitù e della morte esistenziale.

 

Respirazione e angoscia

Fame d’aria.   
La psicologia di José Angelo Gaiarsa tra corpo e spirito

Estratto
Virginia Salles, Roma

Libro: Respirazione, angoscia e rinascita di J. A. Gaiarsa tradotto in italiano

Sul retro della copertina del libro “Respirazione angoscia e rinascita” di José Angelo Gaiarsa, psichiatra e psicanalista brasiliano di formazione junghiana-reichiana, troviamo il seguente riassunto del testo:

Nessuna costituzione
E nessuna rivoluzione
Mai hanno pensato di garantire agli uomini
Il Diritto di Respirare.

Nessun diritto è più necessario,
in quanto viviamo tutto il tempo soffocandoci gli uni con gli altri,

Tu mi soffochi:
– Ogni volta che non posso dire a te quel che faccio
quel che sento e quel che penso.
– Ogni volta che devo controllare la mia voce e i miei gesti,
per far sì che tu non percepisca le mie intenzioni.
– Ogni volta che devo giustificare ciò che faccio dinanzi al mio
Giudice interiore – che sei tu.
– Ogni volta che reprimo i miei desideri perché tutti vigilano su tutti, perché nessuno faccia quel che tutti vorrebbero fare e che sarebbe bene che tutti facessero: amare, cantare, ballare…

La mia vendetta è fare lo stesso con te.
Per questo viviamo tutti soffocandoci,
e mai si è pensato di garantire a tutti il diritto di respirare.
Noi ci neghiamo il più fondamentale dei diritti: il diritto di vivere.
Per questo viviamo soffocati, angosciati, infelici.
È necessario rinascere, è possibile rinascere.
Questo è il riassunto del libro che hai tra le mani.1

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Nelle sue opere Gaiarsa compie una sintesi, una vera e propria congiunzione di opposti tra la “psicologia del profondo” di C. G. Jung e quella “del corpo” di W. Reich offrendo una visione dell’uomo più completa. I libri di Gaiarsa sono allo stesso tempo l’esposizione di una teoria e la storia di questa teoria. In essi l’autore, con un linguaggio molto spontaneo, frasi scherzose, racconta fatti personali, peculiarità della propria vita, le sue battaglie esistenziali lungo un difficile e travagliato percorso evolutivo.

La respirazione e lo spirito

Già dai tempi più remoti le parole relazionate con l’aria, l’atmosfera, o la “respirazione” sono le stesse usate per descrivere concetti religiosi. Per esempio, in alcune lingue antiche come il greco o il latino le parole aria, vento, soffio, sono le stesse che esprimono idee come Vita, Spirito, Dio. Gaiarsa ci propone alcune analogie: l’atmosfera come Dio è infinita, l’aria, così come Dio sta misteriosamente in tutti i posti allo stesso tempo, è onnipresente. Dio vede tutto, è il Trasparente e il Luminoso per eccellenza: è luce. Le parole camminano nell’aria che le contiene tutte: è onnisciente. Gli uomini hanno sempre fatto la guerra per tutto ciò che esiste di concreto, immaginario o simbolico che sia… Ma non hanno mai lottato tra loro per l’aria che respirano, aria che esiste in abbondanza per tutti: i buoni e i cattivi. Quindi l’aria come Dio è amore. L’atmosfera come lo spirito sta sempre “in alto”, “là sopra”, “in cielo”, così come i paradisi, come tutto ciò che è “buono”. Tutto ciò che viene “dall’alto” è superiore, “elevato”. Il Grande Spirito quindi può essere soltanto l’Atmosfera, che per Gaiarsa non è soltanto modello per concetti psicologici, “simbolo” di fenomeni interiori; ma è di fatto nostro Dio, che crea, dà la vita e la sostiene.

Secondo le nostre tradizioni all’inizio “lo Spirito aleggiava sopra le acque”. La forza invisibile non aveva ancora dato forma né creato niente. Dio ha fatto l’uomo dall’argilla e solo in seguito, quando soffiò l’aria nelle sue narici, gli diede la vita. La relazione più vitale dell’essere umano è quindi con l’aria, con l’invisibile che dà la vita e senza il quale si muore. La nozione di vita è così intimamente legata a quella di respirazione che lo stesso termine espirazione è passato a significare l’estinzione della vita: espirare è morire; e il termine ispirazione l’elevazione della vita a livelli sovra-umani. Tutte le idee relative alla parola spirito sono fortemente legate alla respirazione, sia concretamente sia simbolicamente: l’aria, l’invisibile, sta sempre simultaneamente dentro di me (polmoni) e fuori di me (atmosfera). Da questo punto di vista è difficile distinguere ciò che è mio da ciò che è di tutti, il “Grande Spirito”, l’atmosfera. In relazione all’atmosfera tutti noi siamo Uno. La respirazione è generalmente un’azione inconscia, un automatismo antico. La maggior parte delle persone non ha alcuna coscienza della respirazione, non la percepisce come qualcosa che si fa attivamente, ha invece l’impressione ingenua che l’aria che la mantiene viva entri nelle narici per forza propria. Quando l’aria “si ritira” da noi, quando l’invisibile ci abbandona, noi espiriamo: moriamo. In relazione al Grande Spirito noi ci riempiamo di vita (viviamo) o ci svuotiamo, moriamo (i morti non respirano). Quindi se non siamo Uno con il grande spirito, semplicemente non siamo. La respirazione in quanto presenza viva è quindi Signora della vita e della morte e l’aria come Dio è vita.

Le parole di Durckheim: “Nella respirazione partecipiamo inconsciamente alla Vita più grande“,1 e quelle di Lowen: “Attraverso la respirazione diveniamo consapevoli della pulsante vitalità del nostro corpo e sentiamo di essere una sola cosa con tutte le creature pulsanti in un universo pulsante“2 ci ricordano la visione orientale secondo la quale l’Atman, l’individualità, il piccolo spirito contenuto nel profondo del nostro petto è lo stesso Grande Spirito che soffia la vita nell’universo. Quest’universalizzazione del singolo si avvicina ad alcune riflessioni di Jung che sottolinea l’aspetto terapeutico dell’allargamento della prospettiva individuale verso una dimensione più ampia e universale. I buddisti esprimono l’idea che la realtà ultima, Sunyata (vuoto o vacuo), è un vuoto vivo che genera tutte le forme del mondo dei fenomeni. Lao Tse utilizza varie metafore per illustrare questo vuoto, comparando il Tao a un vaso permanentemente vuoto che contiene un’infinità di cose. Quindi per gli orientali la Divinità è un Vuoto Creatore, il che ci fa pensare al vuoto polmonare, senza il quale non esisterebbero né vita né parola.

La respirazione non è soltanto una funzione interna all’organismo; è soprattutto un atto di “relazione”: relazione con il mondo, con l’atmosfera, relazione con gli altri attraverso la voce/parola, relazione con se stessi. Da tempi immemorabili l’uomo ha utilizzato la respirazione come mezzo di autoesplorazione per facilitare il contatto con il proprio mondo interiore ed indurre profondi cambiamenti nella coscienza. Per lo yoga l’apparato respiratorio è una porta verso lo spirito attraverso la quale possiamo purificare il corpo e la mente, stabilire un contatto con il divino dentro di noi così come l’unione dell’io individuale con l’io universale. Anche il pranayama, l’antica arte-scienza indiana della respirazione, esplora le intime relazioni tra il corpo e la mente e favorisce lo sviluppo del nostro rapporto con l’aria, l’atmosfera, amplificando e raffinando la percezione e il controllo della respirazione. Respirare significa fondere insieme spirito e materia. In questo senso il pranayama è psicosomatico, se pensiamo alla sua funzione di anello di congiunzione tra il corpo e l’anima.

Respirazione e parola

Tutti noi soffriamo una dissociazione più o meno grave tra quello che abbiamo appreso dall’esterno, dagli altri, e quello che percepiamo interiormente, quello che in un certo senso “apprendiamo” dalla nostra esperienza non verbale di vita. È verbale quasi tutto l’“insegnamento” che riceviamo dal mondo. Da piccoli ascoltiamo dalle autorità una serie di regole e “verità” a volte molto discutibili, che ci vengono presentate come verità sacre. Queste “verità” hanno a loro favore l’adesione di quasi tutti, che in coro ripetono sempre le stesse cose (Gaiarsa parla di “voce del coro”); essere plasmati da questo insegnamento trasmesso tramite parole, significa perdersi nel collettivo, cioè “vivere secondo i precetti del super-io”. Nello stesso tempo noi viviamo le nostre esperienze di vita, sentiamo, vediamo, sperimentiamo, godiamo e soffriamo sulla nostra pelle, particolari sensazioni, stati d’animo, percezioni corporee alle quali spesso non viene data voce e che quindi rimangono la maggior parte delle volte inconsce. Infatti “cosciente” vuole dire soprattutto verbale; “inconscio” significa principalmente non verbale: sensazioni fisiche, contrazioni viscerali, suoni, riflessi, relazioni e forme che non hanno un nome.

Tutti noi abbiamo tratto, da questa esperienza vissuta non verbale, una certa personale filosofia di vita, più o meno inconscia, che si esprime attraverso la nostra voce interiore. Abbiamo però paura di ascoltarla, perché questa voce della nostra esperienza molto spesso contraddice la “voce del coro” che sentiamo tutti i giorni, non solo intorno a noi ma anche dentro di noi (interiorizzata), e che è più rassicurante. Abbiamo paura della nostra voce, della nostra intima verità perché diverge dalla opinione collettiva: seguirla ci potrebbe portare alla solitudine o ad essere vittime del pettegolezzo e dell’ostracismo. Le vittime dello Spirito del Coro trascorrono la vita nella continua e penosa sensazione che qualcosa li soffoca, tutta la vita aspettando un momento di respirazione libera, con l’anelito di espandersi e con la paura di farlo; respirare sino in fondo significa abbandonare lo Spirito del Coro e rimanere soli. Nella pratica psicoterapeutica è importante riconoscere la voce dello Spirito del Coro (lo spirito di tutti), secondo Gaiarsa il più pericoloso di tutti i demoni che possono possedere un essere umano. Una volta interiorizzato esso ci “parla” da dentro”, la sua musica è diversa dalla musica della voce autentica. Secondo le differenti intonazioni, modulazioni, inflessioni e ritmo della voce si può percepire “chi” o “cosa” sta parlando in ogni momento. Il terapeuta sensibile può essere molto spesso guidato da queste variazioni sonore più che dal contenuto della conversazione.

Descrivendo i suoi casi clinici Gaiarsa utilizza sia l’interpretazione dei sogni sia l’intervento sul corpo (collo, gola, cassa toracica) nell’intento di far sì che l’analizzando riesca a liberare la propria voce, a distinguerla tra il vocio del coro. Tra alcune modalità piuttosto originali rispetto alle tecniche tradizionali di psicoterapia viene utilizzata da Gaiarsa anche la respirazione bocca a bocca, dall’analista al paziente, nell’intento di insufflargli dentro il corpo un nuovo spirito. Gaiarsa propone una particolare modalità di interpretazione dei sogni alla luce della simbologia respiratoria. Noi non viviamo nell’aria (volando) ma viviamo “dell’aria”, in un certo senso facciamo in modo che l’aria arrivi a noi. Se consideriamo che respirare è comunque muovere il vento, troviamo un’analogia tra respirare e volare. Nei sogni, secondo le interpretazioni di Gaiarsa, uccelli, voli, angeli, aerei rappresentano la respirazione. Ho potuto costatare nella mia esperienza clinica che quando si lavora con la respirazione, molto spesso i sogni esprimono attraverso le sue immagini la fenomenologia respiratoria.

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Respirazione e relazioni

Ciò che della respirazione influisce sulla relazione quindi non è tanto la parola articolata quanto la musica della voce che nasce dall’aria “premuta in fuori” ed è quindi espressione nel senso più puro e letterale della parola. La voce emessa fa “pressione in dentro” (impressione) sull’ascoltatore. Questo processo espressione-impressione è immediato, istantaneo e l’influenza delle caratteristiche non verbali della voce e l’interferenza nel dialogo tra il ritmo e le forme respiratorie dei due interlocutori viene definito “transfert respiratorio”. Se la respirazione è una funzione di relazione, allora consegue che questa funzione di relazione, così come le altre relazioni cosiddette “oggettuali”, può essere perturbata più o meno in vari modi. Gaiarsa teorizza la nozione di complesso respiratorio o fase respiratoria nello sviluppo della personalità e considera la dipendenza respiratoria la più fondamentale delle dipendenze.

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La respirazione in Freud, Jung, Reich e Gaiarsa

Freud omette completamente la respirazione. Jung riscopre l’anima e sottolinea la dimensione spirituale della psiche, ma tralascia il corpo. Fu Reich il primo a riconoscere il valore e il significato psicologico della respirazione. Reich, tuttavia, non la sviluppò ulteriormente, come non sviluppò il rapporto tra la respirazione e la parola e tra questa e la formazione dell’ego, più volte sottolineato da Gaiarsa. Secondo l’autore brasiliano la prima fase dello sviluppo psicologico dell’uomo è respiratoria e non orale come sostiene Freud: “L’uomo di Freud non ha torace, ha bocca, genitali, ano…” 3. Gaiarsa focalizza l’attenzione sulla respirazione in quanto “prima azione” del neonato: il grido, che è la sua prima espirazione, segnala la morte del feto e la nascita dell’uomo. Prima tutt’uno con la madre, organicamente unito a lei, solo quando nasce ed inizia a respirare, l’uomo “si separa”, vive “per se stesso”, nasce come individuo. Se vivere è respirare, e se iniziamo a respirare con la nascita, allora l’“io” e la respirazione iniziano insieme. Prima di nascere, “io” sono lei, la madre; dopo la nascita, “Dio” soffia l’aria dentro di me ed io…inizio. La prima cosa che facciamo allora “riguardo a noi stessi” è un soffio. Forse possiamo dire che la respirazione è un atto riflessivo: io respiro per me, io pongo l’aria dentro di me, qualcosa viene da fuori in direzione del mio “dentro”, del mio mondo interno. Faccio mio qualcosa che era di tutti: l’aria. Il mio atto respiratorio individualizza quindi qualcosa di estremamente generico: l’aria. “Il movimento respiratorio inizia con la nascita, è dato con la coscienza del mondo e si costituisce come prima forma di coscienza di sé”4. “Il conflitto, tra il polmone che tende al collasso e la muscolatura toracica attuata dal centro inspiratorio, deve essere considerato come il primo conflitto dell’essere umano individualizzato (postnatale)”5.

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Respirazione ed emozioni

Tutte le scuole di psicologia condividono il valore e l’importanza di vivere e sentire il presente, il “qui e ora” che scaturisce dal contatto profondo con se stessi, con le proprie emozioni. Un’emozione è sempre accompagnata da un’alterazione viscerale e motoria che avviene spontaneamente e molto rapidamente ogni volta che ci troviamo dinanzi ad un ostacolo, una minaccia o una promessa, dinanzi a qualsiasi situazione affettivamente significativa. I primi segnali di emozione/desiderio sono l’accelerazione cardiaca e la variazione respiratoria. Se tratteniamo il respiro, senza l’ossigeno, viene a mancare al desiderio la forza della passione. Le emozioni toraciche sono perciò i segnalatori più sensibili e più veloci della repressione o liberazione emotiva. “Non esiste”, afferma Reich, “repressione senza restrizione respiratoria”. Noi civilizzati respiriamo molto al di sotto delle nostre potenzialità respiratorie, e quindi sentiamo molto meno delle nostre potenzialità emotive. È come se avessimo perso il contatto con la vita che pulsa dentro di noi. A volte non percepiamo neanche di respirare e di essere vivi; preferiamo il controllo e la sicurezza. Preferiamo, come sostiene Gaiarsa, la routine, che è “l’incoscienza o la coscienza di ‘tutto uguale’ e ‘sempre uguale’. È la vita a livello automatico. È essere senza percepire. È stare con il cadavere qui e la mente non so dove. È trovarsi a reagire nei confronti delle persone come se fossero altre, o nate per rispondere ai miei desideri e timori… È un passare senza guardare, un guardare senza vedere, un passare senza percepire e un vivere senza sentire…”6. È bello il volto di una persona triste, è vivo e ha una sua pienezza. La tristezza è un’emozione e così come la rabbia ha la sua dignità e autenticità. Qualsiasi emozione (anche un’emozione “negativa”) in un modo o nell’altro ci rende più vivi, più che in quei momenti in cui “non sentiamo niente”. “Se sono vivo, sono quindi emozione, movimento, creazione continua, instabilità totale, incertezza permanente”.

Respirazione e angoscia

La respirazione è una funzione biologica sempre urgentemente necessaria. La mancanza di respirazione già dopo pochi secondi diventa molto angosciante e molto rapidamente insopportabile. Possiamo stare ore senza realizzare le altre funzioni biologiche come il mangiare, il bere, la sessualità o il sonno…senza provare ansietà o sconforto e meno che mai la sensazione di morte imminente che è collegata all’asfissia. Ogni cosa che stringe la respirazione è immediatamente sentita come una minaccia diretta alla vita e quindi come angoscia. La parola angoscia significa angusto, “ristretto” e l’unico posto dove restrizione può significare morte è il polmone. Quando si respira poco, anche se non viene percepito chiaramente, la persona sa, istintivamente, che la sua vita è minacciata. Ogni interruzione respiratoria è vissuta dall’organismo come una minaccia vitale, questo sentimento/sensazione è l’angoscia. La restrizione respiratoria non “produce” angoscia, ma “è angoscia”. Per Moreno “ogni angoscia è la paura di entrare in scena”. E Perls sostiene che “ogni angoscia è la paura di entrare, di compromettersi, di attuare”. L’eccitazione/emozione è una preparazione biologica per il cambiamento, il corpo si prepara a entrare in una nuova situazione. Se conteniamo o paralizziamo la respirazione, viene contenuto l’impulso spontaneo ad attuare, e trasformiamo il desiderio in angoscia.

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Lavorare con il respiro

La ricerca e la pratica terapeutica occidentale si è attualmente riconciliata con alcuni metodi ispirati alle tecniche tradizionali dell’Oriente e ha approfondito lo studio dei molteplici effetti della corretta respirazione volontaria, non soltanto sui polmoni ma sull’intero metabolismo dell’organismo umano. È stato, in un certo senso, “riscoperto” il potenziale trasformativo della respirazione in ambito terapeutico e molti ricercatori hanno sviluppato svariate tecniche che la utilizzano secondo diverse modalità. Gaiarsa propone una forma di terapia basata sui principi bioenergetici della respirazione, molto simile alla respirazione olotropica di Grof. A differenza di Grof, che sottolinea l’aspetto di sviluppo psicologico e spirituale, Gaiarsa offre però una visione più pragmatica e focalizza l’attenzione sull’aspetto biologico e psicosomatico, parallelamente a quello dello sviluppo psicologico.

Il primo dei sacramenti cattolici, il battesimo, simbolizza la rinascita: la morte dell’uomo vecchio, l’uomo del potere e dell’oppressione e la nascita dell’uomo nuovo, l’uomo dell’amore, della sensibilità e della cooperazione. La sua essenza consiste nel “passaggio attraverso l’acqua”, nella morte per asfissia, nell’affogamento. Nella sua forma originale (praticato dagli Esseni) il battesimo consisteva nell’immersione forzata del battezzando nell’acqua, il che lo portava vicino alla morte per soffocamento. Perciò senza la riemersione nell’acqua, ossia il ritorno all’utero e la conseguente rinascita, non nasce l’uomo nuovo.

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Essere veramente vivi significa sperimentarsi, aprirsi, esporsi senza timore, interamente al flusso delle proprie emozioni. Siamo abituati a vivere a pezzi, separati dal fluire della vita; divisi dentro di noi e tra noi, siamo abituati alla paura di vivere e di sentire. Saper respirare, essere consapevole della propria respirazione, favorisce il collegamento con la vita interiore, produce un risveglio spirituale e una notevole vivacità dei sentimenti d’amore in senso ampio. Favorisce l’apertura del petto, nel profondo significato umano di questa espressione.