Le potenzialità terapeutiche degli stadi non ordinari di coscienza. L’inconscio visto da Jung e Grof

Le potenzialità terapeutiche degli stadi non ordinari di coscienza.
L’inconscio visto da Jung e Grof

di Virginia Salles, Roma

(Estratto)

 potenzialita

Le “emergenze spirituali”

Nel nostro mondo attuale che predilige gli aspetti razionali della psiche, gli stati non ordinari di coscienza vengono spesso guardati con una certa diffidenza, sospetto e a volte con vero e proprio terrore, in quanto fanno emergere gli elementi irrazionali e quindi “incontrollabili” della natura umana. In altri tempi o contesti culturali diversi dal nostro (oriente, sciamanesimo, misteri greci etc.) questi stati venivano invece considerati una benedizione divina, un dono degli dèi ed erano e sono tuttora attivamente ricercati con l’utilizzo di vari mezzi di autoesplorazione profonda: “le tecnologie del sacro”. La Psicologia Transpersonale li ripropone in veste moderna, all’interno di una prospettiva psicoterapeutica e di evoluzione della coscienza. Immaginiamo ora di essere improvvisamente catapultati in un altro mondo e di vivere esperienze assolutamente insolite rispetto al nostro modo abituale di percepire e di sentire la realtà, di avere per esempio visioni di demoni, divinità, personaggi mitologici, arcobaleni, comete, o anche visioni di una luce abbagliante di splendore e bellezza sovrannaturali, di trovarci in luoghi lontani e sconosciuti o in altri periodi storici, di sentire correnti di energia che attraversano il corpo, oppure di morire, sparire nel nulla e unirci in un amplesso con l’intero universo, di provare panico, paura di non ritornare più in questo mondo. Una situazione simile ci fa venire subito in mente una diagnosi di tipo psichiatrico. Eppure, stando agli studi effettuati da Abraham Maslow, John Perry, Stanislav Grof etc., negli ultimi decenni sempre più numerose sono le persone che hanno vissuto e vivono esperienze così insolite, persone che, invece di cadere irrimediabilmente nella follia, emergono da questi stati straordinari “transformate” rispetto a prima, nel senso di aver acquisito una maggiore consapevolezza, benessere psicofisico e un diverso modo di relazionarsi con se stessi e con gli altri.

In alcuni casi questo tipo di esperienza segna l’inizio di un vero e proprio percorso spirituale simile a quello descritto dalle varie tradizioni religiose di tutto il mondo. Grof ha definito questi stati mentali “emergenze spirituali”, sottolineando cosi il loro doppio aspetto di “pericolo” e “opportunità”. Nel 1980, per venire incontro al bisogno crescente di riconoscimento, sostegno e informazione a chi attraversa questo tipo di crisi evolutiva, Grof ha creato insieme a sua moglie Cristina lo “Spiritual Emergenze Network” (S.E.N.), una rete internazionale di sostegno in alternativa al sistema psichiatrico tradizionale. In questi ultimi 20 anni il S.E.N. ha compiuto grandi passi nell’affermazione del concetto di emergenza spirituale nell’arena della salute e della malattia mentale e ha promosso l’idea che possa esistere un intenso processo di trasformazione psicologica che, pur presentando aspetti drammatici, non è patologico. Grof considera queste esperienze, durante le quali vengono attivati i livelli più profondi dell’inconscio, uno sforzo radicale della psiche per guarire se stessa, una tendenza verso una situazione di maggiore equilibrio e armonia, verso uno stato di coscienza più completo.

Queste esperienze di trasformazione non avvengono sempre e necessariamente in modo cosi drammatico e improvviso. Gli psicologi transpersonali, riconoscendo l’enorme importanza evolutiva di questo tipo di esperienza, sia dal punto di vista individuale che collettivo, e nel tentativo di agevolare il moto evolutivo della natura umana, hanno approfondito lo studio delle diverse modalità che l’uomo, da sempre, ha utilizzato per provocare questi stati particolari di coscienza, intuendone il potenziale terapeutico: il suono dei tamburi, i vari tipi di danze tribali, il vorticare dei Dervisci, l’assunzione di piante allucinogene come il peyote e la sua “esperienza di morte e incontro con esseri di luce” (secondo quanto descrive Castaneda), l’ayahuasca, la “liana dei morti”, che provoca una trance di tipo medianico (molto utilizzata dagli indios e attualmente in tutto il Brasile e altre regioni del Sud America, all’interno dell’imponente cerimonia religiosa del “Santo Daime”), le varie tecniche respiratorie (come quelle descritte per esempio nel pranayama, l’antichissima arte-scienza indiana della respirazione) e la più moderna sostanza scoperta da Hoffman, oggi fuori legge: l’LSD.

La storia

Jung è stato il primo psicologo a teorizzare che nell’inconscio esiste una porta d’accesso ad una coscienza più ampia e universale, una via verso il trascendente. Grof, con il suo percorso, la sua “avventura di autoconoscenza”, come lui stesso la definisce, ha aperto questa porta verso la dimensione transpersonale, allargando la cartografia dell’inconscio verso quelle sfere della psiche definite da Ken Wilber “sottili e causali”. All’origine della ricerca di Grof sugli stati non ordinari di coscienza c’è una sostanza, oggi bandita della legge, che fu allora utilizzata sia nella ricerca che in ambito terapeutico: ho sentito da Grof stesso il racconto del suo primo incontro con quella “scatolina bianca” speditagli dai laboratori Sandoz di Basilea con la misteriosa scritta: LSD-25, la nuova sostanza sperimentale dotata di proprietà psicoattive scoperta dal chimico Albert Hoffman. Questo incontro ha avuto per Grof, che nel 1956 fu uno dei primi soggetti sperimentali, conseguenze profonde sulla sua vita personale e professionale. Grof, che in alcuni suoi libri descrive dettagliatamente le sue esperienze con l’LSD, si accorse molto presto che i suoi vissuti erano molto simili a quelli che conosceva dalla lettura dei grandi testi mistici di tutto il mondo. All’epoca Grof attribuì tutto quanto agli effetti della droga. Oggi lui sostiene che la possibilità di un’esperienza mistica sia un diritto naturale di tutti gli esseri umani.

Successivamente gli fu affidata la responsabilità di una ricerca clinica che esplorava il potenziale terapeutico della psicoterapia a base di LSD. Durante queste sedute molte esperienze iniziali contenevano materiale biografico, “legittimo e desiderabile oggetto di esplorazione”. Procedendo nelle sedute tutti i soggetti passavano prima o poi a vivere esperienze che andavano oltre il materiale biografico. Nella misura in cui si approfondiva l’esplorazione dell’inconscio, il soggetto in terapia psicolitica tendeva a spostarsi da uno stadio “freudiano”, in cui vengono “confermate sperimentalmente” le tesi della psicoanalisi classica, ad uno stadio che potrebbe essere definito rankiano-reichiano-esistenziale e successivamente ad uno stadio “junghiano”, per via dell’attivazione del livello archetipico della psiche. A questo punto emergeva una potente sequenza di morte e rinascita psicologica, molte volte accompagnata da intense emozioni: sentimenti statici di unità con la natura, il cosmo, gli esseri umani, visioni di divinità o demoni, esperienze di regni mitologici oppure ricordi di situazioni o esperienze di luoghi lontani o di altri periodi storici. Grof sostiene che sarebbe arbitrario e molto artificioso considerare i ricordi dell’infanzia come normali e accettabili ed attribuire invece alle esperienze che ad essi seguivano un carattere patologico. Da questi vissuti scaturiva una grande quantità di emozioni e sensazioni che, se lasciate seguire il loro corso naturale, risultavano fortemente terapeutiche ed erano il più delle volte accompagnate da importanti insights sul significato dell’esperienza. Secondo Grof molti stati che la psichiatria ufficiale considera bizzarri ed incomprensibili sono manifestazioni della tendenza naturale della psiche umana a rivivere i propri traumi per guarire se stessa e raggiungere una condizione di maggiore equilibrio. Grof tentò di tracciare una mappa dei territori esperienziali che venivano allo scoperto attraverso l’azione catalizzatrice dell’LSD. Dedicò molto tempo a questo lavoro tenendo una dettagliata documentazione delle sue ricerche psichedeliche, credeva di creare una nuova cartografia della psiche umana. Quando ebbe completato la sua mappa della coscienza si accorse di aver riscoperto quello che Aldous Huxley aveva chiamato “la filosofia perenne”, la sintesi e l’essenza delle concezioni dell’universo delle grandi scuole iniziatiche di tutto il mondo emersa più volte in differenti luoghi e periodi storici (i diversi tipi di yoga, il buddhismo, il sufismo, il taoismo, la kabbalah, il misticismo cristiano etc.). Le osservazioni di Grof degli stati non ordinari di coscienza lo portavano sempre di più alla consapevolezza che le moderne concezioni psicologiche, compresa la sua stessa formazione medico-psichiatrica e psicoanalitica, “grattavano in superficie la psiche umana” e scopri ben presto che il suo lavoro con questi stati di coscienza avrebbe messo in serio pericolo la sua reputazione scientifica. Durante il primo decennio Grof svolse isolatamente le proprie ricerche censurando attentamente ogni comunicazione resa in ambito professionale, parlando apertamente delle proprie scoperte soltanto ad una ristretta cerchia di amici. La situazione cambiò nel 1967 quando Grof, trasferitosi negli Stati Uniti, fece la conoscenza di molti colleghi ricercatori della coscienza, antropologi, tanatologi, parapsicologi che erano arrivati con le proprie ricerche ad una concezione della psiche molto vicina o complementare alla sua. Incontro particolarmente fecondo fu quello con Abraham Maslow, che aveva condotto un’estesa ricerca sugli stati mistici spontanei o esperienze di vetta, raggiungendo conclusioni simili alle sue. Da questo incontro nacque l’idea di fondare una nuova disciplina capace di combinare la scienza con la spiritualità e studiare i vari livelli o stati di coscienza. A questo nuovo movimento fu dato il nome di “psicologia transpersonale”. Nei suoi quarant’anni di studio approfondito della psiche umana, attraverso l’osservazione degli stati non ordinari di coscienza in se stesso e negli altri, Grof arrivò ad alcune conclusioni radicali. “Oggi” sostiene Grof “credo che la coscienza e la psiche umana siano molto di più di un prodotto accidentale dei processi fisiologici del cervello; esse sono il riflesso dell’intelligenza cosmica che permea l’intera creazione. Non siamo solo delle macchine biologiche e degli animali altamente sviluppati; siamo anche campi di una coscienza senza limiti che trascende lo spazio ed il tempo. In tale contesto la spiritualità è una dimensione imprescindibile dell’esistenza”1.

L’LSD, una volta sfuggito al controllo terapeutico, rivelò la sua pericolosità. L’assunzione da parte di soggetti non preparati a questo tipo di esperienza può risultare infatti destrutturante per la personalità. L’LSD fu messo fuori legge e Grof, approfondendo i suoi studi sugli stati non ordinari di coscienza, a sostegno del diritto di ogni essere umano di evolvere verso uno stato di maggiore completezza, sviluppò la “Holotropic Breathwork”, la respirazione olotropica, un potente metodo di respirazione che, associato alla musica evocativa ed al lavoro sul corpo, può indurre, in un contesto sicuro, un intero spettro di esperienze risanatrici, comparabili a quelle prodotte con l’utilizzo di piante allucinogene o l’LSD, con l’evidente vantaggio della non assunzione di alcuna sostanza estranea all’organismo. La differenza fondamentale è che negli stati non ordinari di coscienza che vengono attivati con mezzi naturali quali la respirazione e la musica, la psiche umana sembra attingere a un “qualcosa” che possiede un’attività terapeutica spontanea. Questo “qualcosa” viene chiamato da Grof il “guaritore interno”e, come un “radar interiore”, è in grado di selezionare il materiale inconscio che in quel determinato momento risulta terapeutico e può essere elaborato dal “respiratore”. Molto diverso quindi dall’assunzione di sostanze come l’LSD che possono provocare esperienze psicologicamente devastanti, in quanto il soggetto può non essere in grado di elaborarle ed integrarle.

La respirazione

Le nostre più antiche tradizioni spirituali da sempre hanno utilizzato svariati mezzi attraverso i quali l’essere umano trascendeva la propria identità individuale e trovava una sua collocazione in una dimensione più ampia, al di la del tempo e dello spazio, soddisfacendo cosi quell’insaziabile bisogno di spiritualità cosi intrinseco alla natura umana. In tutte queste antiche tradizioni i partecipanti conoscevano il significato di questo oltrepassare i confini dell’esistenza quotidiana ed esplorare realtà molto al di là della coscienza ordinaria e ciò avveniva durante i riti di possessione, nella pratica delle svariate tecniche dell’estasi utilizzate nello sciamanesimo, nei sacri misteri di morte e rinascita praticati nell’antica Grecia e in Asia Minore: i misteri eleusini, i riti dionisiaci, i misteri di Attis e di Adone etc.

La respirazione, il “soffio vitale”, è stata utilizzata da tempi immemorabili quale potente mezzo di accesso al mondo interiore. Attraverso la respirazione si possono indurre stati non ordinari di coscienza e catalizzare intensi vissuti che risultano terapeutici e tali da provocare profondi cambiamenti. Le modalità respiratorie che vengono utilizzate a questo scopo variano dall’interferenza drastica sulla respirazione, fino ai raffinati esercizi utilizzati dalle diverse tradizioni spirituali come il pranayama, per esempio. Il battesimo, nella sua forma originale, consisteva nell’immergere forzatamente il battezzando nell’acqua fino a portarlo alle soglie della morte per soffocamento. Trasformazioni profonde della coscienza possono essere provocate dall’iperventilazione come dalla ritenzione prolungata della respirazione. Pratiche sofisticate di questo tipo possono essere riscontrate anche nella meditazione taoista, nel Kundalini yoga, nel Siddha yoga, nelle pratiche Sufi etc. J.A. Gaiarsa, psichiatra e psicoanalista junghiano-reichiano, contraddicendo l’affermazione della psicoanalisi classica secondo la quale la prima fase dello sviluppo è orale, sostiene che il primo momento dello sviluppo e della formazione dell’io è respiratorio, in quanto “respirare” è la prima cosa che il neonato fa: “il movimento respiratorio inizia con la nascita, è dato con la coscienza del mondo e si costituisce quale prima forma di coscienza di sé”2. La psicologia junghiana, focalizzando l’attenzione sugli eventi dal punto di vista “puramente psicologico”, sembra trascurare l’importanza del corpo e degli aspetti fisici che sono così intrinsecamente legati al mondo emotivo e che sono stati cosi fortemente rivendicati da Reich. Ai traumi fisici, così come ai processi fisiologici, non viene attribuita la dovuta importanza, sia per quanto riguarda lo sviluppo psicologico dell’individuo, sia nella genesi delle varie forme di psicopatologia, proprio come se il corpo e la psiche fossero due cose ben distinte.

Attraverso la respirazione, durante l’esperienza olotropica, possiamo aprire le porte del mondo interiore e confrontarci con ciò che è stato rimosso nel corso della nostra vita, liberare l’energia impegnata nella rimozione e favorire così lo sbriciolarsi della diga che ci separa della nostra “sorgente”. Molte di queste esperienze rimosse appartengono ad una fase dello sviluppo in cui non esisteva ancora il linguaggio verbale e risultano perciò inaccessibili ad una forma di terapia che ha come mezzo di espressione la parola. Il livello perinatale dell’inconscio, il territorio esperienziale legato agli eventi traumatici della nascita biologica, contiene anch’esso vissuti drammatici, emozioni ed energia “congelate” che non raggiungono la coscienza e che, una volta elaborate, favoriscono l’accesso alle profondità dell’inconscio. Anche i traumi fisici, al pari di quelli psichici, rimangono conservati nella memoria del corpo, codificati “nella nostra carne”, muscoli, organi e tessuti. L’attivazione dell’inconscio che avviene durante una profonda autoesplorazione esperienziale provoca il risvegliarsi della memoria corporea e di queste profonde esperienze non accessibili al linguaggio verbale.

L’esperienza

Secondo Grof l’evoluzione della coscienza deve varcare i confini dell’ego e la respirazione è uno dei mezzi più potenti per far sì che ciò avvenga. La mia esperienza di integrazione della psicoterapia verbale di tipo analitico, con le sedute di gruppo di autoesplorazione esperienziale che utilizza soprattutto la respirazione come via d’accesso all’inconscio, mi porta ad alcune importanti riflessioni sui limiti e i tempi della terapia che utilizza soltanto il mezzo verbale: penso di poter affermare che questo tipo di esperienza faccia da catalizzatore ed acceleratore del percorso analitico in quanto riesce a sciogliere dei “nodi” ed agevolare il percorso terapeutico. Uso dire ai futuri respiratori quando propongo questo tipo di esperienza: “È come se per un po’ lasciassimo la macchina (la terapia analitica-verbale) e salissimo su un aereo, o ancora meglio su un’astronave. Dopo di che si ritorna in macchina per fare il resoconto di questo viaggio aerospaziale”. Durante l’esperienza olotropica i vari livelli di esperienza attivati: biografico, perinatale, transpersonale, si manifestano in molti casi relazionati con un tema comune di base, per esempio il rifiuto, il conflitto, la solitudine, la sfida etc., definiti COEX da Grof o “sistemi di esperienza condensata”: un raggruppamento di vissuti, ricordi, sensazioni, appartenenti a diversi periodi della vita della persona, compreso quello intrauterino, che sono accumunati da una stessa tonalità emotiva o sensazione fisica, come se tutto quanto girasse intorno ad un unico grande tema archetipico. Il concetto di sistemi COEX come “principi ordinatori generali della psiche umana” ricorda in un certo senso l’idea di Jung sui “complessi psicologici”.

Il ruolo del terapeuta è quello di appoggiare il processo esperienziale con piena fiducia nel suo potenziale di guarigione senza influenzarlo o manipolarlo e di sostenerlo anche quando non viene compreso immediatamente. Spesso accade che gli “insights” corrispondenti emergano dopo l’esperienza o nelle sedute successive. In alcuni casi la risoluzione del conflitto o del “sintomo” avviene a livello biografico, oppure in relazione con il materiale perinatale o con diversi temi transpersonali. La violenza e drammaticità di alcune esperienze può suscitare nel terapeuta l’impulso a controllarle o scoraggiare la piena espressione. Sostenere la varietà e intensità delle esperienze richiede dal terapeuta un’autentica fiducia nel processo e una personale dimestichezza con gli stati non ordinari di coscienza. Trascriverò più avanti le testimonianze di alcuni “respiratori” che hanno fatto l’esperienza olotropica, molti dei quali erano contemporaneamente in terapia verbale di tipo analitico (junghiano). I gruppi sono formati da 8 a 12 persone e la durata dell’esperienza è di una giornata e mezza. Il materiale presentato è stato scritto di proprio pugno dai respiratori stessi e lasciato intatto. In alcuni casi, per un problema di spazio, ho tralasciato alcuni brani meno significativi. L’età corrisponde a quella reale e i nomi naturalmente sono stati sostituiti. Le persone a cui ho rivolto questa richiesta hanno accettato molto volentieri di descrivere la propria esperienza e colgo qui l’occasione per ringraziarli per la preziosa collaborazione.

Le esperienze che avvengono negli stati non ordinari di coscienza attivati durante la respirazione olotropica esprimono diversi “livelli” dell’inconscio che si sovrappongono e si confondono. Le manifestazioni fisiche variano dal caldo al freddo, correnti di energia che attraversano il corpo, dolori o “tetanie” in diverse parti del corpo che possono arrivare alla paralisi temporanea degli arti, del volto, di tutto il corpo. Durante il processo olotropico emergono intense emozioni che vengono espresse il più delle volte insieme a immagini di avvenimenti, persone o situazioni che le hanno suscitate. Questi vissuti vengono associati spesso a ricordi di avvenimenti infantili e biografici ma a volte riguardano immagini, avvenimenti o situazioni che sembrano estranee alla vita personale del respirante, ma che sono portatrici di un significato profondo per quella persona in quel determinato momento. Le esperienze definite “perinatali” (“intorno alla nascita”) sono state ampiamente descritte da Grof. In questi casi non soltanto si “rivive” la nascita biologica, ma viene attivato anche il livello “archetipico” della psiche con importanti risvolti psicologici, filosofici e spirituali. Le esperienze transpersonali, di difficile descrizione, verranno trattate in seguito.

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Le esperienze perinatali

Quando durante una profonda autoesplorazione esperienziale si va oltre il livello biografico dell’inconscio, oltre i ricordi infantili e si raggiunge il momento della nascita, emergono emozioni e sensazioni fisiche di grande intensità, associate ad immagini archetipiche cariche di “numinosità”. Il motivo per cui emergono insieme sfugge alla logica ordinaria e potrebbero essere meglio descritti nei termini di una “logica esperienziale” che non si basa su una somiglianza formale ma sulla constatazione che le sensazioni fisiche e quelle emotive appartengono al medesimo vissuto. Secondo l’opinione della medicina ufficiale, durante la nascita il neonato non è ancora cosciente in quanto la sua corteccia cerebrale non è ancora del tutto mielinizzata, il che significa che i neuroni cerebrali non sono interamente avvolti dalla guaina protettiva di una sostanza chiamata “mielina”. Quindi, secondo questa opinione, la nascita non viene registrata nella memoria ed è quindi un’esperienza del tutto irrilevante. Questa ipotesi è in forte contraddizione con le osservazioni di Grof ma anche con un ampia letteratura a riguardo che descrive l’enorme sensibilità del feto durante il periodo prenatale. E’ noto che la capacità di memorizzazione è presente in forme di organismo che non sono dotate di corteccia cerebrale e persino in alcuni organismi monocellulari. Secondo Grof una così assurda contraddizione logica all’interno del pensiero scientifico potrebbe essere un’ulteriore conferma della forte repressione emotiva a cui è soggetto il ricordo della nascita nella nostra cultura. Le teorie più moderne basate su profonde autoesplorazione esperienziali sostengono la tesi secondo la quale il ricordo della nascita è registrato nella nostra memoria fino al livello cellulare ed incide profondamente sul nostro sviluppo psicologico.

La gamma dei vissuti e immagini che vengono attivate durante l’esperienza perinatale non è limitata solamente agli elementi fisici e psicologici legati alla nascita biologica; a questo punto del processo, viene attivato il livello archetipico della psiche e il confronto esperienziale con la nascita e con la morte assume una dimensione “universale” e provoca un’apertura verso nuovi orizzonti esistenziali. L’intima connessione esperienziale tra nascita e morte nelle profondità dell’inconscio riflette il fatto che la nascita è un evento potenzialmente mortale, il passaggio nel canale del parto è un passaggio “realmente” rischioso che può effettivamente provocare la morte, come avveniva spesso in tempi lontani ma potrebbe accadere anche adesso. Portiamo quindi dentro di noi, in quanto esseri umani, serbato nell’inconscio collettivo, questo ricordo ancestrale di tanti nascituri morti in battaglia contro il corpo materno per venire alla luce. La nascita è quindi un evento pericoloso e “doppiamente” mortale che pone un fine drastico alla vita paradisiaca all’interno del liquido amniotico: il feto “muore” in quanto organismo acquatico che vive in simbiosi con la madre, per nascere in una nuova forma di vita “separata” dal corpo materno e che respira l’ossigeno dell’area.

Grof suddivise le esperienze perinatali in quattro diverse categorie esperienziali che denominò “matrici perinatali di base”, ognuna associata ad uno stadio clinico del parto: Prima matrice perinatale di base o “l’universo amniotico”. Questa matrice è relazionata all’esistenza del feto all’interno del grembo materno. Quando vengono rivissute queste memorie prenatali la sensazione dominante è quella della mancanza di limiti, un sentimento oceanico di unione con il tutto, lo spazio, le galassie, il cosmo intero che può culminare in un’estasi paradisiaca che viene denominata estasi oceanica o apollinea. La natura acquatica del feto può esprimersi con immagini o sensazioni di galleggiare in un liquido, nel mare, laghi o nell’identificazione con l’oceano stesso. Emergono anche immagini della natura nel suo massimo splendore, generosità, accoglienza, e di regni celesti e paradisiaci descritti dalle varie culture (“grembo buono”). Quando vengono rivissuti episodi di disturbi intrauterini provocati da cambiamenti tossici nel corpo materno (“cattivo grembo”) questo vissuto si trasforma in terribili e minacciose sensazioni di un pericolo vitale imminente, di avvelenamento o in spaventose visioni archetipiche di entità demoniache. Se si rivive una minaccia o tentativo di aborto, questo vissuto raggiunge la dimensione di un pericolo universale con visioni di immagini apocalittiche della fine del mondo. In questi momenti si sovrappongono e si confondono eventi del nostro parto biologico e archetipi dell’inconscio collettivo.

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Seconda matrice perinatale di base: “sottomissione cosmica senza via di uscita” o “l’inferno”. Quando, durante l’autoesplorazione, viene attivato il momento in cui iniziano le contrazioni uterine ma la cervice non si è ancora dilatata si prova un’ansia crescente, un sentimento di solitudine, impotenza, disperazione e perdita di qualsiasi speranza, che può rasentare la paranoia. Sentiamo di essere risucchiati in un gigantesco vortice, spirale o di essere divorati da un mostro gigante come una balena, una piovra, una tarantola, un mostro di dimensioni archetipiche come un leviatano, un drago etc. Il tema mitologico ricorrente è la discesa nel mondo sotterraneo, nel regno dei morti o nell’inferno. In questi momenti ci possiamo identificare con uomini, animali e persino esseri mitologici, vittime di torture e prigionie, in situazioni dolorose e prive di speranza che ricordano quella del feto stretto e soffocato nel canale del parto. Questa sofferenza può raggiungere dimensioni archetipiche, come per esempio l’identificazione con Cristo sulla croce o con i peccatori nell’inferno o con altri personaggi mitologici vittime di sofferenze estreme come Sisifo mentre dall’Ade spinge il macigno su per la montagna, Tantalo, Prometeo etc. La filosofia esistenzialista con la sua visione di un mondo assurdo e privo di significato, un “mondo di cartapesta”, sembra essere la più adeguata descrizione di questa matrice. Nella letteratura mistica questo vissuto di immensa sofferenza viene descritto come la “buia notte dell’anima”, un doloroso momento che è anche fecondo e trasformatore, portatore di “illuminazione” e di libertà.

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Terza matrice perinatale di base o “lotta di morte e rinascita”. Questa matrice è relazionata con il passaggio graduale del nascituro nel canale del parto quando la cervice si apre, dopo che sono iniziate le contrazioni uterine

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Le persone che vivono queste esperienze spesso partecipano contemporaneamente nel ruolo della vittima, dell’aggressore e dell’osservatore. In questo momento viene meno il sentimento di impotenza, tipico di quella situazione “senza via d’uscita” descritta precedentemente, in quanto adesso siamo attivamente coinvolti in una violenta battaglia e proviamo la sensazione che la sofferenza abbia una direzione, un fine preciso, un significato. Nella terminologia religiosa possiamo pensare ad un purgatorio, più che un inferno.

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Durante il momento di transizione tra la terza e la quarta matrice perinatale, i vissuti emotivi diventano meno violenti e angosciosi e sono accompagnati da immagini di figure archetipiche di divinità, eroi, semidei che rappresentano la morte e la rinascita come Cristo, Dioniso, Attis, Adone etc. E’ molto comune, in questo momento di transizione, l’esperienza dell’incontro con il fuoco (pirocatarsi) che ha come simbolo la leggendaria fenice, l’uccello che nella mitologia araba muore consumato delle fiamme e risorge dalle cenere.

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Quarta matrice perinatale di base o “l’esperienza di morte e rinascita”. Questa matrice è relazionata all’ultimo stadio del parto, è il completamento del difficile passaggio del nascituro attraverso il corpo materno, la liberazione finale del neonato che viene alla luce e il taglio del cordone ombelicale. Questo stadio è accompagnato da vissuti e sensazioni concrete legati alla memoria di eventi specifici come l’anestesia, la pressione del forcipe, manovre ostetriche etc. Durante il processo della nascita il nascituro è completamente immobilizzato nello stretto canale del parto, impossibilitato a reagire o esprimere le intense emozioni provate in quel momento, perciò questo evento traumatico non viene completamente espresso ne psicologicamente assimilato. E’ come se fossimo nati biologicamente ma emotivamente non ci fossimo mai veramente riavuti da questa esperienza traumatica. Durante la riattivazione di questo momento della nascita nello stato di coscienza olotropico, avviene il completamento e l’elaborazione di questo trauma originario e la liberazione dell’energia imprigionata in queste profondità dell’inconscio. L’attivazione della dimensione archetipica dell’inconscio che accompagna questo momento dell’esperienza perinatale fa di questo evento qualcosa che va molto al di là della sola riattivazione del trauma biologico originario, è un’esperienza archetipica di morte e rinascita psicologica in tutto il suo significato psicologico, filosofico e spirituale.

Il momento più drammatico di questa matrice perinatale, viene definito “la morte dell’ego” e viene descritto come un terribile vissuto di morte e di perdita di tutti i punti di riferimento, accompagnato da un misto di agonia e estasi, al quale sopraggiunge un senso di straordinaria liberazione, redenzione, salvezza e un flusso di emozione positive, un sentimento di amore profondo, incondizionato verso la vita, gli esseri umani e tutta la creazione. Questo tipo di estasi, che viene definita dionisiaca o vulcanica, possiede un grande potenziale di guarigione e trasformazione. In realtà quello che viene vissuto come un’esperienza spaventosa, una catastrofe di proporzione universale è la morte del nostro falso ego, che fino a quel momento percepivamo come il nostro vero io. Non riusciamo a vedere quel che c’è al di là di quel che conosciamo di noi stessi o persino se vi sia “qualcosa” dall’altra parte.

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Le esperienze perinatali rappresentano, secondo la psicologia di Grof, qualcosa come “un passaggio” (un “portale”) che si apre sul quarto tipo di esperienza che riguarda la dimensione più profonda della psiche e vengono chiamate “esperienze transpersonali”, anche se a volte l’accesso a questi territori dell’inconscio può avvenire senza il confronto con il livello perinatale.

Le esperienze transpersonali

L’aspetto che accomuna i vari tipi di esperienze transpersonali è la percezione che la persona ha che la propria coscienza si sia dilatata oltre i confini abituali dell’ego trascendendo quei limiti spazio-temporali che negli stati ordinari di coscienza riducono la nostra percezione della realtà. Questo tipo di esperienza, molto difficile da descrivere, lascia in chi la vive un sentimento di comunione con la vita in senso ampio. Molte volte importanti insight di tipo esistenziale che riguardano il significato profondo della vita, un accrescimento del sentimento “religioso” di appartenenza ad una totalità più ampia e universale ed un autentico senso di libertà.

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Quando lavoriamo con gli stati di coscienza olotropici, la dimensione della psiche che dobbiamo aggiungere alla cartografia dell’inconscio cosi come viene interpretata dalle scuole di pensiero tradizionali è quella che definiamo con il termine “transpersonale” che significa letteralmente ciò che va oltre, che trascende il biografico, il personale. Negli stati di coscienza olotropici possiamo fare esperienza di eventi o situazioni che la nostra civiltà con la sua visione materialistica del mondo non considera “reali”, come per esempio viaggi in mondi mitologici o fiabeschi, visioni o identificazione con entità archetipiche, divinità o demoni. Possiamo vivere episodi provenienti della vita dei nostri antenati o identificarci con qualsiasi aspetto della natura sia esso umano, animale, vegetale etc. Nella sua massima espressione la coscienza individuale può trascendere ogni barriera e identificarsi con la Coscienza Cosmica o Mente Universale così come viene descritta nella letteratura spirituale. Tutto ciò emerge nello stesso “continuum” delle esperienze biografiche e perinatali e quindi scaturisce dalle profondità della psiche individuale ma allo stesso tempo sembra provenire direttamente da fonti di informazione al di là della normale mediazione dei sensi e dell’esperienza biografica confermando l’ipotesi junghiana secondo la quale, al di là dell’inconscio individuale freudiano, possiamo contattare e attingere al patrimonio culturale dell’umanità intera contenuto nell’inconscio collettivo. Gli studi di Grof e le sue osservazioni sugli stati di coscienza olotropici ci aiutano a vedere con maggiore chiarezza e semplicità il filo conduttore che unisce e integra in una visione più ampia i conflitti, le controversie e le apparenti incompatibilità esistenti all’interno della nostra visione occidentale della psiche fondata su concezioni filosofiche inconciliabili a priori, come per esempio il comportamentismo e la psicanalisi, la bioenergetica, la psicologia di Freud e dei suoi “traditori”: Otto Rank, Wilhelm Reich, Alfred Adler, Carl Gustav Jung etc.

La visione della psiche proposta dalla psicologia transpersonale, in particolare la cartografia dell’inconscio di Grof e lo “spettro della coscienza” di Ken Wilber, rappresentano allo stesso tempo sia una rottura che una continuità con tutto il pensiero psicologico che la precede. Possiamo parlare di rottura con il passato in quanto la psicologia transpersonale affonda le sue radici nel moderno paradigma della scienza (post teoria della relatività) che è in un certo senso inconciliabile con il vecchio paradigma newtoniano-cartesiano sul quale si fonda tutta la psicologia occidentale.3 La continuità con il passato può essere riscontrata nell’ampio supporto teorico e nella rielaborazione e integrazione a un livello più complesso di tutto il pensiero psicologico precedente che trascende l’aspetto settario delle diverse scuole di pensiero. Wilber studia la psiche nel suo aspetto “pluridimensionale” e, come Grof, propone un modello generale di sviluppo della coscienza umana che è una sintesi e un’interpretazione delle grandi tradizione spirituali, filosofiche e psicologiche, sia orientali che occidentali. Da questo punto di vista le insanabili controversie tra le differenti “scuole di pensiero” in campo psicologico significano semplicemente che sono state focalizzate e studiate diverse “lunghezze d’onda” dello spettro della coscienza secondo la concezione di Wilber o che sono stati esplorati diversi territori esperienziali secondo il lessico groffiano.

Nel suo libro “Oltre il cervello”, Grof ci offre un studio approfondito della correlazione tra i nuovi sviluppi della scienza, la fisica quantica-relativistica, la teoria dei sistemi, il pensiero olonomico etc. e la visione della psiche che emerge dalle sue osservazioni sugli stati non ordinari di coscienza. Inoltre compie anche un’importante passo verso un’integrazione dei differenti indirizzi psicologici occidentali, dando ad ognuno di essi una collocazione all’interno della “cartografia dell’inconscio” che emerge da questi dati esperienziali. Partendo da Freud, la cui psicologia viene “confermata” sperimentalmente quando l’esplorazione dell’inconscio non supera il livello biografico divenendo inutile per comprendere gli sviluppi ulteriori, Grof sottolinea l’importanza del contributo dei “dissidenti” e “traditori” della psicanalisi e di tutte le scuole di pensiero che ad essi sono seguite.

Gli studi di Grof ridimensionano l’importanza dei traumi infantili individuati da Freud come cause patogene primarie, considerandoli soltanto una delle condizioni per cui si manifestano i contenuti e le energie dei livelli più profondi della psiche che secondo questa prospettiva, ha una struttura dinamica pluridimensionale. La psicologia di Freud non riconosce l’enorme importanza dei traumi fisici come incidenti, operazioni, esperienze di soffocamento, ferite, malattie che durante l’autoesplorazione profonda emergono come elemento determinante nella genesi di vari disturbi psichici e psicosomatici. L’inserimento del livello perinatale nella cartografia dell’inconscio con la sua enorme carica energetica e la sua carica di violenza e sessualità, illumina di una luce nuova molti aspetti della psicopatologia sessuale ai quali la psicoanalisi non è riuscita a fornire un’adeguata spiegazione, come i casi di suicidi e assassinio violenti, automutilazioni, feticismo, sadomasochismo, scatologia sessuale, così come alcuni aspetti auto distruttivi e auto punitivi legati ad un super-io sadico e crudele. La visione transpersonale chiarisce alcuni di questi aspetti collocandoli in una prospettiva diversa, senza invalidare nel suo insieme la visione freudiana della psiche. Quando i soggetti durante l’autoesplorazione esperienziale superano la fase “freudiana”, nelle sedute emerge un profondo confronto con la nascita e con la morte. Il confronto con la morte e in particolare la “crisi di significato” che ne consegue, consentano un’interpretazione secondo la filosofia e la psicoterapia esistenziale, tra le quali merita particolare attenzione la terapia della Gestalt sviluppata da Fritz Perls, che utilizza una tecnica di integrazione personale basata sul principio che in natura tutto è “gestalt”, tutto è unificato e coerente. Questa impostazione olistica, applicata al processo di ripercezione e risperimentazione di conflitti e traumi del passato nel momento presente, porta al completamento delle gestalt non finite in passato ed a una maggiore consapevolezza di tutti i processi fisici e emotivi. La terapia esperienziale di Arthur Janov, chiamata “terapia primaria”, che si basa sull’emissione da parte del paziente di grida inarticolate e primordiali, porta all’espressione attraverso queste grida di diversi traumi, “strati di dolore primitivo”, originati in periodi diversi dell’infanzia. Janov descrive anche il profondo dolore radicato nel ricordo e nella riattivazione attraverso le grida del trauma della nascita.

Il superamento delle rigidità fisiche legate alla rimozione e la scarica di energia sessuale che avvengono durante gli stati olotropici rendono molto utile l’approccio della psicologia reichiana. Reich era consapevole dell’enorme carica energetica contenuta nei sintomi nevrotici e dei limiti di una terapia basata su mezzi puramente verbali, perciò, allo scopo di eliminare i blocchi e liberare l’energia compressa dalla rimozione, utilizzava tecniche respiratorie, il contatto fisico diretto e svariate manipolazioni corporee, il che favoriva un maggior abbandono da parte del paziente ai movimenti spontanei e involontari del corpo, il superamento delle rigidità fisiche e lo scioglimento delle “corazze muscolari del carattere”. Il più importante dei metodi terapeutici neo-reichiani è la bioenergetica sviluppata da A. Lowen, che impiega i processi energetici del corpo, il suo linguaggio e i suoi movimenti per influenzare il funzionamento mentale.

Quando si approfondisce l’esplorazione dell’inconscio, una volta superato il livello biografico, la potente sequenza esperienziale di morte e rinascita psicologica che emerge viene associata alle manifestazioni fisiche e psichiche tipiche della nascita biologica. Freud ipotizzò che il trauma della nascita potesse essere la sorgente e il fulcro di ogni angoscia futura, ma non sviluppò questa intuizione e rifiutò successivamente la posizione estrema di Otto Rank che collegava ogni angoscia alla separazione dal grembo materno ed ogni conflitto al desiderio e alla paura di questo ritorno al “paradiso perduto”. Durante il processo olotropico, attraverso l’elaborazione e il completamento della “gestalt” perinatale, questo trauma e queste energie imprigionate nelle profondità della psiche vengono liberate e trasformate, favorendo l’accesso a quella dimensione più profonda della psiche che chiamiamo transpersonale. Le teorie di Rank focalizzate sulla perdita del grembo e sul dolore di questa separazione trascurano l’enorme sofferenza e stress fisico ed emotivo collegati al passaggio del nascituro attraverso il canale del parto durante la nascita biologica che emerge in modo inequivocabile durante la riattivazione dell’esperienza della nascita. Le intuizioni di Rank, ponendo come elemento centrale dell’angoscia umana il trauma della nascita, risultano molto utili alla comprensione di questa fase esperienziale, anche se il processo morte-rinascita ha implicazioni che vanno al di là della separazione dal grembo o del solo rivivere la nascita biologica. Ferenczi, anch’esso allievo di Freud, in un suo originale saggio intitolato “Thalassa” descrive l’intera evoluzione sessuale umana come l’impulso a ritornare alla forma di esistenza acquatica originale, come un tentativo di ritorno al liquido amniotico che rappresenta l’acqua dell’oceano “introiettata” nel grembo materno. Jung, indagando nelle profondità dell’animo umano, si imbatte in “qualcosa” che in una persona va oltre se stessa, in qualcosa che non appartiene più all’individuo in quanto tale ma al trans-individuale e che denominò “inconscio collettivo”. Secondo Jung, in quello che lui definì “processo di individuazione”, l’individuo trascende i confini dell’io e l’inconscio personale e attinge ad una dimensione più profonda di sé, relazionata con tutta l’umanità e con il cosmo intero. In un certo senso Jung rielaborò in chiave psicologica l’antica idea riproposta dal cristianesimo del “divino” dentro ogni uomo. Questa visione antica ma allo stesso tempo nuovissima della psiche umana fa di Jung un psicologo “moderno”, portatore di un pensiero psicologico rivoluzionario, precursore del movimento transpersonale. La psicologia junghiana con la sua nuova visione della psiche è quella che più si avvicina alla comprensione del profondo significato dell’esperienza di morte e rinascita che avviene durante la riattivazione del livello perinatale dell’inconscio, in tutta la sua valenza psicologica e spirituale. Con le sue intuizioni azzardate, come per esempio il legame tra materia e psiche (fenomeni “psicoidi”) e lo studio delle coincidenze straordinarie (“sincronicità”), i suoi concetti di inconscio collettivo e archetipi, la sua apertura verso la dimensione spirituale della psiche, fu la prima a mettere veramente in discussione i fondamenti filosofici della visione del mondo occidentale e auspicare una drastica revisione del vecchio paradigma della scienza dominato dalla visione del mondo newtoniana-cartesiana. Nell’ultimo periodo della sua vita Jung si interessò ai nuovi sviluppi della scienza, e stabilì un carteggio con Paoli, imminente fisico, nel tentativo di trovare nella fisica moderna un supporto teorico alla sua visione della psiche. Jung tuttavia sembra abbia trascurato la relazione di questa potente esperienza di morte e rinascita psicologica con la nascita biologica in tutta la sua fisicità e l’importanza di questo evento nei suoi aspetti fisico-corporei oltre che spirituali, ciò nonostante la sua “modernità” rende l’indirizzo teorico junghiano quello che più di ogni altro si avvicina alla visione groffiana della psiche e all’indirizzo transpersonale, al punto che Jung viene considerato “il primo psicologo transpersonale”.

Roberto Assagioli, autorevole esponente italiano della psicologia transpersonale, presenta una cartografia della personalità umana che ha alcune somiglianze con il modello junghiano della psiche, in quanto comprende anch’essa elementi collettivi e spirituali e propone una nuova tecnica di psicoterapia e autoesplorazione. La psicologia di Assagioli insieme a quella di Jung rimangono le uniche scuole di pensiero occidentale che offrono un’autentica comprensione dei processi implicati in una profonda autoesplorazione esperienziale. Abraham Maslow, uno dei massimi esponenti della psicologia umanistica, in un studio approfondito su soggetti che avevano esperimentato stati mistici spontanei che chiamò “esperienze di vetta”, sostenne la tesi che questi vissuti erano fenomeni sovrannaturali piuttosto che patologici così come venivano considerati fino a quel momento e che erano associati ad una sana e naturale tendenza umana verso l’autorealizzazione, tesi sostenuta da Grof nel suo concetto di “emergenze spirituali”. Le idee di Maslow influenzarono enormemente la visione olistica della psiche tipica della psicologia umanistica e contribuirono in seguito alla formazione della psicologia transpersonale.

La psicologia di Grof, con la sua cartografia dell’inconscio, ha portato nel campo della psicologia una visione ampia e integrata della psiche umana dove ogni precedente teoria ha una sua collocazione a differenti livelli di profondità ed è relazionata ad una particolare dimensione esperienziale senza che venga invalidato alcun approccio teorico o esperienza soggettiva. Questo nuovo approccio rappresenta una vera rivoluzione tanto attesa quanto necessaria, che potrebbe attenuare le antiche “scissioni” all’interno della psicologia contemporanea in diversi indirizzi teorici in quanto propone una visione unificata della psiche.

In confronto ai metodi psicoterapeutici tradizionali, ciò che caratterizza l’approccio transpersonale non è il contenuto ma il contesto. Il terapeuta transpersonale è consapevole della vastità del “territorio esperienziale” e delle potenzialità evolutive intrinseche alla natura umana ed è disposto ad accompagnare il cliente nel suo percorso interiore, ogni volta che è necessario, attraverso nuove e più ampie possibilità esistenziali. Durante le profonde autoesplorazione esperienziali osservate da Grof, quando vengono raggiunti i livelli perinatali e transpersonali dell’inconscio, c’è un risveglio della spiritualità e a volte queste esperienze segnano l’inizio di un percorso “mistico”; è a questo punto che la psicoterapia assume sempre di più un significato mitologico e diviene qualcosa di indistinguibile dalla ricerca filosofica e spirituale della nostra identità più profonda. In questi momenti ci accorgiamo che, “incapsulati dentro la nostra pelle” come direbbe Alan Watts, prima di espandere i nostri confini, abbiamo attinto ad un’altra dimensione dell’essere. Le tradizioni spirituali di tutto il mondo ci vengono in aiuto in quanto ci hanno lasciato delle mappe, vere e proprie cartografie dell’inconscio, degli stati mentali, di difficoltà e svariate vicissitudini, trabocchetti e pericoli che possiamo incontrare quando intraprendiamo questo difficile percorso. Il nucleo di questa attivazione interiore è l’archetipo del centro, definito “Sé” da Jung (“il guaritore interno” di Grof). Le esperienze transpersonali possono essere molte volte profetiche e portatrici di una comprensione più profonda rispetto alla nostra percezione ordinaria. La visione del mondo attuale che emerge da queste profonde autoesplorazione esperienziali è piuttosto drammatica: chi vive queste esperienze vede il mondo da un’altra prospettiva: vede un’umanità che ha perso la bussola, il contatto con la propria essenza, con la propria “umanità” e rischia la sua stessa sopravivenza ma vede anche un piccolo spiraglio, la possibilità di un cambiamento che può scaturire soltanto da una profonda trasformazione interiore. Durante questi stati di coscienza olotropici emergono preoccupazione ricorrenti riguardo a temi di attualità come la crisi globale, l’ecologia, le guerre etc., in persone che prima di allora non avevano o almeno non erano consapevoli di questo tipo di preoccupazione. La scienza, per esempio, in questi stati di coscienza viene percepita nei suoi aspetti “ombra”, nel senso che dopo aver tanto ridotto i nostri rischi e sofferenze adesso ci presenta “il rovescio della medaglia”: è diventata essa stessa, con la sua esasperata unilateralità, una grave minaccia alla nostra sopravivenza.

Jung esprimeva questa preoccupazione con la seguenti parole: “Viviamo in quello che i greci chiamavano Kairos, o momento certo per una ‘metamorfosi degli dèi’, dei principi e simboli fondamentali. Questa peculiarità del nostro tempo, che certamente non è una nostra scelta, è l’espressione dell’uomo inconscio dentro di noi che sta cambiando. Le generazioni future dovranno prendere in considerazione questa importante trasformazione, in modo che l’umanità non distrugga se stessa attraverso la sua propria tecnologia e scienza…la posta in gioco è alta e dipende molto dell’assetto psicologico dell’uomo moderno. Ma l’individuo lo sa che è lui il contrappeso della bilancia?”4.

Grof descrive il mondo attuale come “una situazione disperata” e parla di un’urgente necessità di cambiamento su scala collettiva, di una corsa contro il tempo che non ha precedenti nella storia della umanità e rivendica il diritto di ogni essere umano ad evolvere verso la propria completezza. E Richard Tarnas nel suo libro “The passion of the western mind” sostiene che “la passione più profonda dello spirito occidentale è quella di ri-legarsi all’essenza del suo stesso essere”. Tutto ciò fa riflettere e sembra esortare all’interiorità, all’introspezione, ad un percorso verso traguardi che non appartengono a questo mondo. Solo cosi, forse, rivolgendo lo sguardo verso il proprio mondo interiore, senza paura, affidandosi e arrendendosi a questo profondo buio, l’uomo potrà essere finalmente riconsegnato a se stesso.

Prefazione di Maria Fiorentino

Prefazione

di Maria Fiorentino

MONDI INVISIBILI – Frontiere della psicologia transpersonale

“Egli è rinchiuso in essa [nella coscienza] come in una prigione e la natura ha gettato via la chiave” (Nietzsche).

E’ un viaggio coinvolgente e fascinoso quello che Virginia Salles ci propone in questo libro, un viaggio attraverso luoghi della psiche poco conosciuti, un percorso in zone che la cultura scientifica fatica ad integrare, un itinerario che oscilla tra coscienza quotidiana e stati di coscienza non ordinaria, una traversata notturna attraverso le regioni del mito. L’attenzione agli stati non ordinari di coscienza non proviene solo dall’incontro con Stanislav Grof e dalla pratica con la Psicoterapia Transpersonale, ma c’è un humus, nelle origini dell’Autrice, che da sempre l’ha connessa con i mondi invisibili: i miti ed i mondi straordinari presenti nella cultura del Brasile, suo luogo natale e di prima formazione, quando da bambina accompagnava il padre, studioso di cultura afrobrasiliana, nelle sue indagini sul campo sui riti di possessione. Quell’esperienza fu il primo contatto con ciò che De Martino definirebbe un mondo magico e che le ha precocemente aperto una porta di accesso sulo straordinario.

I mondi non visibili sono quelli indagati da grandi studiosi contemporanei come Stanislav Grof, Abraham Maslow, John Perry, Ken Wilber che hanno partecipato alla fondazione della Psicologia Transpersonale negli Stati Uniti, quelli di un ricercatore come Josè Angelo Gaiarsa, psichiatra e psicoanalista brasiliano ancora poco conosciuto in Italia, ma anche i mondi narrati nelle tradizioni millenarie di ricerca del sacro. Questo affaccio sulle esperienze non ordinarie di tutti i tempi viene messo in relazione con i contributi di C.G. Jung, in particolare del suo Libro Rosso, di Wilhelm Reich, Alexander Lowen, Massimo Assagioli, Bion e tanti altri, senza dimenticare le esperienze di grandi artisti, che hanno percepito la linea d’ombra che separa il visibile dall’invisibile e sono riusciti ad evocare ciò che è indicibile. Nel libro troviamo una rassegna degli antecedenti storici della Psicologia Transpersonale: nel corso della sua storia l’uomo ha creato molti sistemi per entrare in contatto con dimensioni trascendenti la realtà esterna. Ogni cultura ha dato vita a delle procedure per accedere al sacro, per veder balenare una scintilla di divino davanti ai propri occhi: dagli oracoli classici, agli stati indotti di trance, ai rituali misterici, alle cerimonie sciamaniche, alle varie forme di meditazione, ai riti collettivi. Un elemento presente in molte di queste tecniche del sacro è proprio la respirazione. In certe condizioni il respiro può rappresentare la porta di ingresso verso i mondi invisibili, lo strumento che permette di varcare la soglia e di tornare indietro. Questa reversibilità dell’esperienza ha rappresentato per l’uomo la possibilità del contatto con il divino in condizioni ritualizzate che permettono l’esperienza limite senza essere distrutti dalla potenza del numen.

Per noi moderni questo dio nascosto è il nostro Sé profondo. S. Agostino diceva ‘in interiore hominis habitat Deus’. Queste parole possono essere lette non solo in chiave religiosa, ma anche come una riflessione laica sul deus absconditus che si cela nell’essere umano. Partendo dall’analisi di queste antiche procedure Grof ha formulato la tecnica della Respirazione Olotropica (orientata verso la completezza), basandosi sull’assunto che è possibile modificare la coscienza attraverso la respirazione, svolta in condizioni particolari e in associazione alla musica ed a un lavoro sul corpo. Questa metodologia è divenuta il cardine della Psicoterapia Transpersonale. Le ricerche e le opere di Grof hanno ampliato sia il concetto di coscienza che quello di inconscio. La coscienza intesa come funzione psichica in grado di registrare l’ambiente circostante sembra prescindere da tutta una serie di presupposti neurofisiologici: nel corso della respirazione olotropica molti individui hanno rivissuto, ma anche ricostruito nei dettagli, le circostanze della propria nascita. Negli Stati Uniti Grof ha potuto verificare l’esattezza clinica di tali resoconti attraverso le cartelle cliniche degli ospedali in cui erano nate queste persone. Pensiamo anche a quelle esperienze che vengono classificate come N.D.E. (Near Death Experience) e che ora sono oggetto di studio della tanatologia. Anche in questi casi la coscienza sembra configurarsi come un fenomeno che prescinde dalla corporeità.

La Respirazione Olotropica ci mette in contatto con tutto un mondo di apparenti contraddizioni e di elementi bizzarri: il rivivere eventi del passato, spesso descritti con dettagli storicamente accertabili, l’identificazione con esseri viventi come piante o animali, la percezione di eventi al di là dello spazio/tempo. Queste esperienze, così difficili da comprendere e da collocare all’interno di una griglia conoscitiva, sono iscrivibili all’interno della struttura postulata dalla fisica dei quanti. La teoria dei quanti ha annullato molti dei cardini della scienza e della cultura occidentale. Grof sostiene che le ricerche e le evidenze cliniche riscontrate attraverso la respirazione olotropica non possono essere spiegate all’interno della fisica newtoniana. La fisica dei quanti però ci pone essa stessa di fronte a dilemmi e contraddizioni: “Gran parte del modo in cui la fisica quantistica descrive il mondo può sembrare, a prima vista, un nonsense…Tuttavia si può giocare solo a questo gioco. La vecchia meccanica di Newton e dei suoi seguaci non è in grado di dare una qualunque spiegazione degli atomi o di altri microsistemi.”

(Gilmore, Alice nel paese dei quanti). La coscienza – con tutte le straordinarie declinazioni che vedremo in questo libro e che possiamo leggere anche nei testi di Grof – sembra configurarsi come un sistema che partecipa di livelli differenti, eterogenei tra loro. Si tratta di un territorio ancora quasi del tutto inesplorato. Potremmo dire che anche la psiche è ricca di nonsense, proprio come la fisica dei quanti. Accettare queste contraddizioni è importante, come sostiene Jung: “Occorrono moltissimi punti di vista teorici per dare un quadro approssimativo della molteplicità della psiche.. Né la psiche né il mondo possono essere ingabbiati in una teoria. Le teorie non sono articoli di fede, ma tutt’al più strumenti di conoscenza e di terapia; altrimenti non servono a nulla”.

Le teorie di Jung sono il punto di riferimento più significativo per la Psicologia Transpersonale di Grof, ma rappresentano anche l’appartenenza professionale di Virginia Salles, formatasi in Italia come analista junghiana. Questo libro è una sintesi del lavoro svolto dall’Autrice in tanti anni con la Respirazione Olotropica e rappresenta il punto di incontro di una lettura a più livelli, integrata nell’orizzonte della Psicologia del Profondo. Nel testo troveremo ampie parti cliniche, con resoconti di sogni e di esperienze di Respirazione Olotropica. Le narrazioni, a volte incredibili a volte straordinarie – come quella del paziente che nel corso di una Respirazione vede immagini che lo portano a scoprire di essere stato adottato – ci mostrano come la tendenza fondamentale di questa procedura sia l’integrazione di ciò che è scisso, la ricomposizione della sofferenza in una trama armonica. La figura del terapeuta nella respirazione olotropica appare molto diversa rispetto alla psicoterapia tradizionale, si tratta di un ruolo vicino a quello che Jung definisce ‘psicopompo’, colui che accompagna l’analizzando nel viaggio. Nella nostra cultura abbiamo un riferimento fondante per questo: nel percorso che Dante compie attraverso i mondi dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso il poeta Virgilio è lo psicopompo, la guida che accompagna, sostiene ma non interviene nel processo. Il vero terapeuta è il Sé dell’individuo, secondo Jung il Sé è l’elemento che conduce l’uomo verso il raggiungimento dell’unità nel processo di individuazione. L’Autrice ci mostra come in questi percorsi individuali si manifesti la tendenza della psiche verso l’autoguarigione, secondo quanto hanno sostenuto Jung e Grof, ed è proprio questo aspetto che guida il percorso della Psicoterapia Transpersonale. In questi resoconti clinici un elemento significativo è rappresentato dal fatto che la Respirazione Olotropica sia uno strumento terapeutico trasversale rispetto alla cultura ed al contesto sociale dell’analizzando. Colpiscono profondamente i casi di persone che non avrebbero mai potuto avere un vero accesso ad una psicoterapia classica: prostitute, portatori di dipendenze, outsider. Individui che non solo hanno potuto usufruire di una crescita personale, ma che hanno anche scoperto l’esigenza di spiritualità che si celava dietro i loro sintomi. La parola spiritualità viene spesso menzionata nel corso del testo, ed è questo uno dei contributi più significativi di questo libro: tutti gli esseri umani, a prescindere dalla presenza o meno di un contesto religioso nella loro vita, possono riconoscere l’esigenza di un rapporto con la dimensione del sacro come esigenza della psiche, senza per questo dover appartenere ad uno schieramento di qualsivoglia tipo.

Non dobbiamo pensare che la Respirazione Olotropica implichi una perdita della coscienza, l’ego non si annulla completamente ma diviene, come scrive Virginia Salle, ‘spettatore del grande teatro che si svolge davanti ai suoi occhi chiusi’. L’io si trasforma, si dilata, può entrare e uscire dall’esperienza, può avere il vissuto di un corpo che ricorda e può riconnettersi con la propria materia. Alcuni aspetti di questo percorso sono indicibili, come per tutti i vissuti profondi c’è una zona di inesprimibile e l’augurio è che il lettore, dopo aver partecipato alla grande vicenda narrativa che si svolge in questo libro, possa provare la curiosità ed il desiderio di avvicinarsi ad un’esperienza così trasformativa come quella della Respirazione Olotropica.

 

Novità editoriale:

Spazi oltre il confine. Temi e percorsi della psicologia del profondo tra C. G. Jung, Stanislav Grof e la Cabalà (Alpes Italia, 2015).
Mondi invisibili. Frontiere della psicologia transpersonale ( Alpes Italia, 2013).
Agua scura, edito da Di Renzo Editore, 2005

I libri di Virginia Salles sono ora nuovamente disponibile su lafeltrinelli.it.

Ultimi Articoli:
Ambrosia, il nettare d’Amore” Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 22, Alpes Italia, Roma, 2015
Dal deserto alla Terra Promessa. La via dell’individuazione/iniziazione” su Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 21, Alpes Italia, Roma, 2015.
“Aldo Carotenuto e l’individuazione su “Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 20, Alpes Italia, Roma, 2015


*L’immagine di copertina è di Friedensreich  Hundertwasser, nato Friedrich Stowasser, (Vienna, 15 dicembre 1928 – 19 febbraio 2000),
è stato un pittore, scultore, architetto, ecologista austriaco.
Clicca qui per visualizzarne un ingrandimento.

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Conversazioni del Venerdì – Streghe

Diventare sé stessi. La ricerca della forza perduta

 
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Recensione del libro di Luigi Giannetti, Aqvamater

 

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“Il Cedro” laboratorio dell’individuazione

Angela Bartalotta

nell’ambito “Le domeniche al Cedro”

Domenica 27 ottobre ore 18

Invita alla presentazione del libro di Vittorio Pavoncello

Il serpente nel Big Bang

ne parleranno con l’autore e con il pubblico

Anna Maria Meoni psichiatra

Virginia Salles psicoterapeuta

Massimo Napoli leggerà alcuni brani del libro

Il serpente nel Big Bang” (Mimesis Edizioni 2013) offre l’ opportunità per approfondire e dibattere alcuni dei temi che costituiscono un libro pieno di spunti e riflessioni sulla contemporaneità e sul futuro (le staminali, le sacre scritture, la morte dell’universo, l’immortalità dell’uomo..).

Come erano i serpenti prima che la punizione divina si abbattesse su di loro trasformandoli geneticamente in esseri striscianti? La costola di Adamo da cui nacque Eva era il prototipo di una cellula staminale? Sono alcune delle domande cui “Il serpente nel Big Bang” cerca di rispondere. Fuori da ogni teoria creazionista il testo mette in luce alcuni difficili rapporti e percorsi di pensiero fra Scienza e Fede. A ricercare le cause della vita ma anche le cause di una delle domande che da sempre assilla gli uomini di polvere: perché la morte? Il concetto d’immortalità da ritrovare e perseguire come una nuova energia per rivoluzionare i poteri che della morte abusano per edificarci sistemi di pensiero, di fede e di coercizione. Uomini di polvere o uomini di particelle?

 

Domenica 27 ottobre ore 18

“Il Cedro” laboratorio dell’individuazione

vicolo del Cedro 5 (Trastevere)

 

LA NUOVA PSICOLOGIA
frontiere della via transpersonale
di Stanislav e Christina Grof
e con Elisabetta Corberi, Virginia Salles, Paolo Crimaldi, Maura Gancitano e Andrea Colamedici
 
Fondatore della Psicologia Transpersonale, ideatore insieme a Christina Grof della Respirazione Olotropica (un particolare tipo di respirazione che, con l’aiuto della musica e di alcune semplici tecniche di lavoro sul corpo, riesce ad attivare i diversi livelli dell’inconscio e a mobilitare le energie rimaste bloccate, ripristinando il naturale equilibrio psico-fisico dell’individuo), autore di oltre 150 articoli e 20 libri tradotti in più di 15 lingue, Stanislav Grof è uno degli psichiatri e ricercatori di confine più conosciuti al mondo.
Nel seminario di sette ore che condurrà con Christina Grof, verrà mostrata l’eredità di mezzo secolo di Ricerca sulla Coscienza: come guarire dalle dipendenze, abbandonare gli attaccamenti, superare i disturbi emotivi e psicosomatici, ridisegnare la mappa della psiche umana, riconsiderando il ruolo della spiritualità nella vita.
Accompagneranno il viaggio nel transpersonale le psicoterapeute e facilitatrici di Respirazione Olotropica Elisabetta Corberi e Virginia Salles, il noto astrologo Paolo Crimaldi, Maura Gancitano, scrittrice, e Andrea Colamedici, filosofo.
 
 
PROGRAMMA

9,30 APERTURA LAVORI

9,45 Elisabetta Corberi 

La Respirazione Olotropica nelle patologie ansiose

10,30 Christina Grof

Sete di Totalità: Attaccamento, Dipendenza e il Cammino Spirituale

13,30 pausa

14,30 Virginia Salles

Stanislav Grof tra la Psicologia del Profondo e la Cabalà

15,15 Paolo Crimaldi

L’incontro di Astrologia e Psicologia per una visione olistica della personalità

16,00  Maura Gancitano e Andrea Colamedici

Futuro Ancestrale: verso una Vita Olotropica

16,45 pausa

17,00 Stanislav Grof

Revisione della Psicologia: L’eredità di mezzo secolo di Ricerca sulla Coscienza

21,00 CHIUSURA LAVORI

 

Info su www.nuovapsicologia.com

 

 

 

Emergenza spirituale

Emergenza spirituale

Virginia Salles, Roma

(Estratto)

“Visioni di demoni, divinità, esseri mitologici. Esperienze di altri periodi storici e di luoghi lontani. Correnti di energia che attraversano il corpo accompagnate da tremori e spasimi. Visioni di luci abbaglianti di splendore e bellezza sovrannaturali, arcobaleni, comete… Perdersi nel nulla e unirsi in un amplesso con l’intero universo. Panico, paura di impazzire o di morire”.

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Una persona che vive fenomeni mentali e fisici di tale intensità verrebbe, nella nostra cultura, immediatamente diagnosticata come psicotica. Eppure, stando agli studi e ricerche effettuati da Stanislav Grof e altri esponenti della psicologia transpersonale, negli ultimi decenni un numero sempre crescente di persone ha vissuto esperienze così insolite e, invece di cadere irrimediabilmente nella follia, emerge da questi stati mentali straordinari “rinato” rispetto a prima: rinato nel senso di aver acquisito una maggiore consapevolezza, un maggior benessere psicofisico, un diverso modo di relazionarsi con il mondo e con gli altri. In alcuni casi questo tipo di esperienza segna l’inizio di un vero e proprio percorso spirituale simile a quello descritto dalle tradizioni religiose di tutto il mondo.

La psichiatria tradizionale non fa nessuna distinzione tra psicosi e misticismo. Anche se negli ultimi anni i “disordini psichici legati ad una crisi spirituale” iniziano ad essere ufficialmente riconosciuti. Risulta comunque sempre molto difficile fare collimare i sintomi dei pazienti con le categorie diagnostiche ufficiali. Quindi gli stati non ordinari di coscienza vengono ancora oggi, nella maggior parte dei casi, trattati con la somministrazione di farmaci atti a sopprimere i sintomi, anche quelli per i quali non è stata rinvenuta alcuna causa biologica.

Quando una persona attraversa una di queste “crisi evolutive”, l’utilizzo di misure repressive come quelle tradizionali, l’uso indiscriminato di psicofarmaci o le definizioni in termini di “patologia”, compromettono gravemente il potenziale evolutivo di questo processo autonomo di auto guarigione psichica. In contrasto con quanto accade nelle situazioni, purtroppo molto rare, in cui la crisi evolutiva viene sostenuta, compresa e lasciata libera di seguire il suo corso naturale, e permettendo a chi la vive di attingere alle potenzialità evolutive intrinseche alla natura umana.

Grof ha definito “emergenze spirituali” questi stati di coscienza, sottolineando così il doppio aspetto insito nella stessa parola “crisi”, che nella lingua cinese significa “pericolo” e “opportunità”. Tramite l’esperienza derivante dai suoi 40 anni di ricerca e osservazione degli stati non ordinari di coscienza indotti con vari mezzi in se stesso e negli altri, Grof ritiene che l’attuale conoscenza della psiche umana sia superficiale e inadeguata a spiegare questi fenomeni.

Il primo psicologo transpersonale fu Jung che, indagando nelle profondità dell’animo umano, s’imbatté in “qualcosa” che in una persona va oltre se stessa, in “qualcosa” che non appartiene al singolo individuo ma al collettivo, al trascendente, al trans-personale. In un certo senso ha rielaborato in chiave psicologica l’antica idea del Divino dentro ogni uomo. Jung fu il primo psicologo che lanciò un ponte tra la psicologia occidentale e i livelli di coscienza proposti dai grandi sistemi psicologici orientali.

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Ma fu il lavoro pionieristico di Grof ad allargare la cartografia dell’inconscio e fornire elementi preziosi ai fini della diagnosi differenziale tra la psicopatologia e la collocazione della esperienza di stati non ordinari all’interno di una visione più ampia ed evolutiva della coscienza.

Molti degli stati che le categorie diagnostiche ufficiali considerano come manifestazioni di malattia mentale sono in realtà espressioni di un processo autonomo di trasformazione e di auto guarigione della psiche e del corpo e della tensione evolutiva verso uno stato di coscienza più elevato. L’esplorazione del potenziale terapeutico di tali stati e la conseguente sfida teorica che questa nuova visione propone sono il fulcro della psicologia transpersonale.

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Nel 1980 Grof, insieme a sua moglie Cristina, ha creato lo “Spiritual Emergenze Network” (S.E.N.) in risposta al bisogno crescente di riconoscimento, sostegno e informazione a chi attraversa un’emergenza spirituale, in alternativa al sistema psichiatrico tradizionale. Uno dei principali servizi offerti dal S.E.N. è l’addestramento di personale in grado di sostenere e comprendere esperienze emotive di grande intensità, di ascoltare e sostenere chi a questa struttura si rivolge e raccogliere materiale sempre nuovo e storie personali. Un elemento importante di questo nuovo approccio è la decisione circa il trattamento da effettuare in un determinato caso: l’utilizzo delle strategie della psicologia transpersonale come per esempio la respirazione olotropica, o il trattamento medico convenzionale come nel caso di infezioni, tumori, lesioni, disturbi circolatori cerebrali etc. Viene richiesto un esame clinico accurato.

Un altro contributo rivoluzionario alla comprensione delle psicosi è il lavoro di John Weir Perry, pioniere specializzato nella psicoterapia di pazienti psicotici. Perry vede in questo disturbo psicologico la lotta dello spirito umano per liberarsi dalla prigione delle strutture mentali convenzionali, una morte-rinascita dal punto di vista psicologico, da lui considerata una tappa importante dello sviluppo della coscienza umana sia dal punto di vista individuale che collettivo. Il nucleo di questa attivazione ed energia è l’archetipo del centro, definito “Sé” da Jung e rappresentato dalla quadratura del cerchio e dai mandala.

Perry fece anche passi da gigante nell’approccio terapeutico ai pazienti in preda ai primi episodi psicotici acuti. Essi vengono incoraggiati ad elaborare le loro esperienze emotive senza l’effetto mitigante degli psicofarmaci in un contesto nel quale viene abolita qualsiasi forma di “etichetta” o definizione in termini di psicopatologia. Un contesto emotivamente accogliente all’interno di intensi rapporti interpersonali, che favorisce il processo di risanamento psicologico.

Oggi un numero sempre crescente di persone è in grado di fare il resoconto della esperienza della follia che ha attraversato. La follia non significa necessariamente una caduta nel vuoto e nell’oscurità, ma può rappresentare un momento di svolta esistenziale, di liberazione e rinnovamento. Ma può anche trasformarsi nell’inizio dell’esclusione dal mondo, della schiavitù e della morte esistenziale.

Ken Wilber

Definizione di persona “noiosa”:
“È quella persona dal dubbio gusto che è più interessato a se stesso che a me”. (Ambrose Bierce)

Ken Wilber, filosofo dell’integrazione

A cura di Virginia Salles

Filosofo,biochimico e fisico, Ken Wilber ha studiato e praticato per oltre 15 anni lo zen buddhista ed è riconosciuto come un’autorità mondiale nello studio della “Philosophia Perennis” (sintesi delle conoscenze tramandateci dalle grandi tradizioni spirituali di tutti i tempi e luoghi che racchiude l’essenza immutabile che accumuna tutte le religioni). Wilber è un pioniere nel rivedere il tema della spiritualità da un punto di vista “obiettivo”, privo di identificazioni, da “essere umano”. Considerato da molti “il nuovo Albert Einstein della coscienza”, è impegnato dagli anni 70 nello studio di quell’indirizzo della psicologia umanistica che studia i molteplici livelli della coscienza, ovvero la dimensione transpersonale dell’uomo. Il suo primo libro “lo spettro della coscienza” (scritto all’età di 23 anni) fu uno dei primi a lanciare il movimento della psicologia transpersonale.

Wilber ha la rara capacità di esprimere concetti molto complessi e profondi con parole semplici, contrariamente a quanto avviene di solito. Anche se negli Stati Uniti vendono già i “cofanetti” delle sue “opere complete”, tributo generalmente riservato ai “grandi”, Wilber è quasi sconosciuto in Italia e solo pochi dei suoi numerosi libri sono tradotti in italiano. Nel suo libro Oltre i confini, il filosofo americano parla della sofferenza come “la prime delle grazie” e, in un certo senso, un momento di gioia, poiché propizio alla nascita di qualcosa di nuovo, generato dall’intuizione creativa. Quella di Wilber potrebbe essere definita una “psicologia dell’evoluzione”:

L’evoluzione ha già spinto avanti gli umani dalle amebe; perché mai dovremmo pensare che, dopo una simile impresa prodigiosa durata millenni, l’evoluzione si sia indebolita e scaricata? E se ripetesse il rapporto “dall’ameba all’uomo”, il risultato potrebbe soltanto essere Dio.”

Il contrasto con la gerontocrazia, come la definisce Gaiarsa – “Le vecchie leggi e i vecchi governanti arrivano già decrepiti ai vertici del potere politico! Viviamo per i vecchi, camminando all’indietro di spalle verso il futuro, venerando il passato. Crederò un po’ di più nell’umanità quando gli eroi guerrieri (c’è qualcuno che non lo sia stato?) saranno semplicemente dimenticati dalla storia come qualcosa di indecente e vergognoso. La maggior parte delle legislazioni sono anacronistiche già alla nascita. Dobbiamo trovare altri modi di aggregazione e orientamento collettivo”– il pensiero di Wilber è un pensiero che esprime la libera forza evolutiva in tutta la sua potenza trasformatrice. È un pensiero nuovo, ma allo stesso tempo profondamente ancorato nel passato, nelle culture pre-moderne e nella filosofia perenne.

Tra i suoi contributi più importanti: “Oltre i confini”, “L’occhio dello spirito”, “Una teoria del tutto”, “Psicologia integrale”, “Trasformazioni della coscienza”, “Una breve storia dell’universo”, “L’unione dell’anima con i sensi”, “Il progetto atman” (1° parte: l’evoluzione e le potenzialità della coscienza dalla nascita alla morte, 2° parte: l’involuzione, partendo dalla morte, il bardo, fino alla successiva rincarnazione: un libro azzardato in quanto Wilber ha anche una formazione “scientifica”), “Grazia e grinta”, etc….

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Il più personale e sofferto dei suoi libri, “Grazia e grinta” racconta i suoi cinque anni di matrimonio che si rivelò una battaglia estenuante contro il cancro, annunciato alla moglie all’indomani delle nozze. Wilber racconta in modo davvero molto sincero, direi anche “crudo”, la devastazione di questa lotta sia nella moglie malata sia in lui stesso, chiamato a diventare figura di supporto. Wilber si “denuda” senza reticenze in questo libro “umano”, fin troppo umano.

Tutta la sua opera è all’insegna dell’integrazione: integrazione dei domini della scienza e della religione, della psicologia occidentale e delle grandi tradizioni sapienziali orientali, integrazione tra corpo e spirito… e ci offre una chiave di lettura che rende possibile la riconciliazione tra questi opposti, in una forma accettabile per ambo le parti.

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Wilber è anche un acuto osservatore e studioso del mondo moderno: cosa ha veramente caratterizzato l’epoca moderna che non esisteva nelle culture pre-moderne? Che cos’è la modernità? La maggior parte delle risposte che vengono date a questa domanda ha una connotazione negativa: la modernità è vista come la morte di Dio (o della Dea), la perdita del senso della vita e dei valori, il terrore esistenziale, il livellamento delle distinzioni qualitative e la sostituzione della qualità con la quantità, il capitalismo, l’industrializzazione e il materialismo sfrenato e volgare. Tutto questo viene riassunto nella frase di Max Weber: “Il disincanto del mondo”. Vediamo d’altronde anche alcuni aspetti positivi della modernità: le democrazie liberali, gli ideali di ugualità, libertà e giustizia; la medicina, la fisica, la biologia e la chimica moderne; la fine della schiavitù (almeno di un certo tipo di schiavitù), il femminismo, i diritti umani…

Studiosi come Weber e Habermas affermano che ciò che definisce la modernità è qualcosa che viene chiamato: “la differenziazione delle sfere dei valori culturali”, il che significa la differenziazione dell’arte, dell’etica e della scienza. Le culture pre-moderne possedevano l’arte, l’etica e la scienza, ma queste tendevano ad essere indifferenziate, ed ognuna, in un certo senso, ostacolava il cammino dell’altra come, per esempio: Galileo non poteva guardare liberamente nel suo telescopio e divulgare i risultati perché l’arte, la morale e la scienza si fondevano e venivano controllate dalla Chiesa, ed era questa a decidere ciò che la scienza poteva o non poteva dire o fare.

Quindi mentre prima queste tre sfere (arte, etica e scienza) tendevano a fondersi, la modernità le ha differenziate, lasciando che ognuna seguisse il proprio corso, ritmo, strumenti, le proprie scoperte, senza intrusione da parte delle altre sfere.

Questa differenziazione, se da un lato ha permesso che ognuna facesse le proprie scoperte e quindi ha prodotto buoni risultati e progresso ( i meriti della modernità), dall’altra, queste stesse scoperte, per esempio quelle scientifiche, usate senza criterio (appunto “etico o artistico”), hanno provocato il lato nero della modernità, i suoi disastri: come l’imperialismo scientifico, le varie forme di dominazione mondiale, il “disincanto del mondo”.

Wilber nei suoi libri fa un’analisi approfondita di questo percorso, partendo dalla iniziale indifferenziazione fino alla successiva differenziazione tra le sfere dell’arte, dell’etica e della scienza con la conseguente “libertà di conoscere” che, esasperata, sfociò in quello che è oggi la drammatica scissione tra la scienza e la religione e l’impatto di questa guerra fredda filosofica sul destino dell’umanità.

La scienza ci fornisce i metodi per scoprire la verità del mondo in cui viviamo, mentre la religione (nel senso etimologico del termine) rimane ancora una forza creatrice di senso. Tutte due sono attualmente ancora considerate mutuamente escludentesi, con conseguenze devastanti per l’umanità.

In ogni grande religione ci sono due diversi aspetti: il primo è quello che possiamo definire mistico, o verticale (profondo), che tende alla trascendenza, a stabilire una relazione tra l’uomo e il mondo interiore, spirituale (i cui principi sono espressi nella “Filosofia Perenne”). Il secondo aspetto è quello che possiamo definire “orizzontale” (ristretto) che consiste in un complesso di dogmi e di regole di comportamento collettivo, sociale e morale, a volte molto rigidi. Mentre il primo aspetto, quello verticale, è quello essenziale e forma il nucleo immutabile, eterno di ogni religione, il secondo, orizzontale, è in un certo senso accidentale e mutevole sia nel tempo che nello spazio. La dimensione verticale che è quella che accumuna e che contribuisce a unire le diverse religioni, nel corso dei secoli è stata rilegata in secondo piano, rimossa, ignorata, mentre la seconda ha preso il sopravvento e messo sempre più in risalto le differenze e quindi accentuato i conflitti tra le varie religioni.

Questa divergenza esprime la lontananza dalla sorgente, dalla comune origine delle religioni, cioè il pensiero esoterico.

Cos’è il pensiero esoterico?

Esistono due grandi categorie del sapere che vengono chiamate: exoterica (orizzontale) che riguarda le forme “esteriori” di insegnamento, ed è alla portata di tutti; ed esoterica (verticale) che riguarda le forme interiori del sapere. È una forma di conoscenza generalmente “segreta”, cioè non rivolta a tutti, ma solo agli “iniziati”, in quanto di difficile comprensione, di enorme portata e a volte troppo sconvolgente. Mi vengono in mente le parole di Aldoux Huxley: “Conoscerai la verità ed essa ti renderà folle”.

Ma cosa c’è di tanto sconvolgente in queste verità esoteriche?

Le verità esoteriche riguardano la relazione che esiste tra l’anima umana e lo spirito divino. Ci sono tre grandi “segreti esoterici”:

Il primo segreto esoterico che è già di per sé sufficiente a suscitare irritazione in molti ambienti moderni è questo: tu hai un’anima.

Il secondo segreto esoterico: nella parte più profonda della tua anima, tu sei, al di là del tempo e dello spazio, una sola cosa con lo Spirito (“Tu sei Quello”).

Il terzo segreto: non dirlo a nessuno se non vuoi essere crocefisso. Wilber aggiunge: “o piuttosto dillo solo a chi è in grado di gestire questa conoscenza che è la più sacra delle verità”.

Le grandi tradizioni esoteriche – dallo yoga kundalini al budhismo mahayana, il Vedanta, il sufismo – hanno sviluppato numerose pratiche tendenti a promuovere l’evoluzione individuale fino a che l’io entri in contatto con lo spirito, o meglio si dissolva nello Spirito e sia così liberato dalla “separatezza” e dalla mortalità.

La psicologia di Wilber attualmente chiamata “Psicologia integrale” e la psicologia transpersonale fanno riferimento, nel loro nucleo centrale, ad un insieme di verità esoteriche il cui scopo è quello di integrare, appunto, le moderne tecniche psicoterapeutiche occidentali con le più antiche tecniche esoteriche delle grandi tradizioni sapienziali, fornendo un approccio terapeutico più ampio e completo che promuove la crescita ed evoluzione della coscienza sia individuale che collettiva.

Teilhard de Chardin, considerato tra i primi che abbiano messo insieme le “tessere del puzzle”, già a cavallo del secolo scorso, aveva tentato di conciliare scienza e fede rielaborando la teoria dell’evoluzione di Darwin in chiave psichica. Secondo il filosofo francese l’umanità attuale non rappresenta il culmine della scala evolutiva, ma deve prepararsi ad un ulteriore salto di consapevolezza, un salto spirituale verso un nuovo stadio evolutivo, uno stadio di comunione con il tutto. Il “Cristo Cosmico” nella visione di Teilhard può essere paragonabile, usando una metafora, ad una sorta di “nuova molecola del DNA” ancora da venire, nella quale la vita compie un salto qualitativo. In questo stadio futuro tutti gli esseri umani potranno sperimentare cosa vuol dire Amore, Gioia, Armonia e il sentimento di reciproca appartenenza: quel sentirsi all’unisono con se stessi e con gli altri: un solo corpo-anima.

P. D. Ouspensky, autorevole discepolo di Gurdjeff, in sintonia con Teilhard, molti anni dopo, sostiene che la coscienza attuale, presente nell’uomo contemporaneo, è soltanto una forma transitoria di un’altra coscienza superiore che si è manifestata nel corso dei secoli attraverso individui illuminati e che si può manifestare negli esseri umani in condizioni emotive particolari o dopo idonea preparazione e addestramento.

Nei suoi libri Wilber ci offre una sintesi e un’interpretazione delle grandi tradizioni spirituali, filosofiche e psicologiche sia orientali che occidentali e rielabora le concezioni classiche della psicologia all’interno di una visione più ampia, aggiungendo questi livelli di cui parlano Teilhard e Ouspensky, livelli che si trovano oltre il livello razionale, considerati da filosofi e saggi come l’apice dello sviluppo umano. L’evoluzione umana è vista come l’ascesa della coscienza dall’inconscio verso il conscio fino al super conscio. La coscienza può quindi essere studiata all’interno di ognuno di questi livelli o “lunghezze d’onda”.

La meta ultima dell’evoluzione umana è considerata da Wilber il superamento dei confini, la perdita del sentimento di un sé separato. È questo l’aspetto più affascinante dell’intero percorso evolutivo, al quale viene dedicata più attenzione: il senso di identità dell’individuo si espande ben oltre i limitati confini della sua mente e del suo corpo e abbraccia l’intero cosmo, e questi arriva a percepire, senza alcuna ombra di dubbio, che è fondamentalmente Uno con l’universo intero. Questo tipo di coscienza viene definito da Richard Bucke “coscienza cosmica”, i musulmani la chiamano “Identità suprema”, la psicologia transpersonale: “coscienza dell’unità”. Nelle parole di Wilber:

è come se si svegliasse da un lungo sogno confuso per scoprire ciò che sapeva sin dall’inizio: egli, il sé separato, non esiste e il suo vero sé, il Tutto, non è mai nato e mai morirà”.1

Il grande contributo di Wilber è lo studio della coscienza nel suo aspetto “pluridimensionale” e un modello dell’evoluzione umana chiamato “Dinamica a spirale” che integra le più influenti visioni del mondo sviluppate attraverso i tempi, da Buddha a Freud, alle più moderne teorie psicologiche.

Una psicologia veramente integrale, secondo Wilber, deve comprendere le forme di conoscenza interiore che hanno resistito al tempo, provenienti dalle fonti pre-moderne (la filosofia perenne), le conoscenze moderne e quelle post-moderne. Il fulcro della filosofia perenne consiste nella concezione secondo la quale la realtà consiste (è composta) di vari livelli di esistenza, livelli dell’essere e del conoscere (la grande catena dell’essere) che si dischiudono dalla materia al corpo, dal corpo alla mente, dalla mente all’anima, dall’anima allo spirito. Ogni dimensione più ampia trascende ed include le dimensioni minori. Quindi è una concezione di totalità dentro totalità, dentro totalità, infinitamente… dischiudendosi dalla polvere fino alla Divinità. In altre parole. “La grande catena dell’essere della Filosofia Perenne è in realtà un “Grande Nido (una spirale, groviglio) dell’Essere.

Rappresentanti della Filosofia Perenne come Plotino o Aurobindo propongono fino ad una decina di livelli di coscienza che vanno dai più semplici: materia, corpo, mente a quelli più elevati: anima, spirito…. Wilber offre una versione un po’ più sofisticata: materia, sensazioni, exocetto, impulso, immagine, simbolo, endocetto, concetto, regola, visione formale, visione-logica, visione, archetipo, senza forma, non duale. Secondo Wilber lo Spirito è pienamente trascendente e pienamente immanente. Le religioni patriarcali tendono ad enfatizzare l’aspetto trascendente mentre le religioni matriarcali, neo-pagane, tendono ad enfatizzare gli aspetti immanenti, o “di questo mondo”.

Il grande Nido è sostanzialmente un “campo morfogenetico” (Sheldrake) o spazio di sviluppo generale. Noi portiamo dentro di noi tutte le potenzialità per raggiungere questi livelli superiori di coscienza, presenti nelle nostra stessa costituzione (nell’organismo umano, nei campi morfogenetici, nei “solchi evolutivi”…).

I livelli inferiori: materia, corpo, mente si sono già pienamente sviluppati in grande scala nel mondo manifesto, ma le strutture superiori: psichica, sottile e causale non sono ancora consciamente manifeste su scala collettiva, rimangono ancora, nella maggior parte dei casi, come potenzialità del corpo-mente umano. In realtà coloro che si sono svegliati ai livelli superiori dell’anima e dello spirito: gli sciamani, gli yogi, i saggi e i santi sono sempre stati molto rari.

L’individuo medio passa gran parte del tempo nei livelli di coscienza pre-razionali e non trans-razionali. Gli stati non ordinari di coscienza sono quegli stati di coscienza appunto “non normali” che includono tutto: dagli stati indotti con droghe fino alle esperienze di picco e di pre-morte, gli stati olotropici e meditativi. Le esperienze di picco descritte da Maslow sono stati non ordinari temporanei (che Grof chiama emergenze spirituali) che possono occorrere in individui in qualsiasi stadio dello sviluppo. La persona può, improvvisamente, generalmente durante una crisi esistenziale, sperimentare, per un periodo limitato, qualsiasi degli stati naturali di percezione psichica: sottile, causale, non duale. Questi stati possono frequentemente tradursi in esperienze spirituali dirette (misticismo della natura, misticismo della divinità e misticismo senza forma). Sono esperienze temporanee, transitorie e il modo in cui questi stati vengono vissuti e interpretati dipendono dello stadio evolutivo della persona che vive l’esperienza e del contesto culturale in cui vive. Per che avvenga uno sviluppo superiore, questi stati temporanei devono diventare tracce permanenti della personalità. Gli stati meditativi, invece, provocano l’accesso a questi domini superiori in un modo ricercato, più lento e prolungato e rivelano quindi, in modo più stabile, i livelli superiori del grande nido dell’essere, livelli che poi, con la pratica, possono trasformarsi in realizzazioni definitive.

Tutte le principali “tappe” dello sviluppo della coscienza sono caratterizzate da una difficile battaglia di vita e morte, una morte ad ogni livello (disidentificazione e trascendenza rispetto a questo livello) che frequentemente può essere molto traumatica. L’unico motivo per cui l’io accetta la morte ad un livello è il fatto che la vita in quello superiore seguente inizia ad apparire ancora più seducente e più soddisfacente. L’io, che è la fonte centrale dell’identità, naviga in questo modo tra le onde e le correnti del grande Fiume della Vita. L’identità si espande e si approfondisce nella misura in cui l’io si espande dalle onde egocentriche a quelle socio centriche, a quelle mondo centriche a quelle teocentriche. O meglio: dalla materia all’ego, dall’ego a Dio. Ogni volta che il centro di gravità dell’io orbita intorno ad un nuovo livello di coscienza, acquisisce naturalmente una nuova e diversa prospettiva di vita.

Per quanto riguarda la “visione logica”: per più “olistico” che sia lo sviluppo su questo piano razionale, rimane ancora uno sviluppo della sfera mentale, anche se della sfera più elevata del dominio mentale. Il “centauro” è un termine utilizzato da Erikson per definire un’integrazione matura tra mente e corpo, nella quale la “mente umana” e il corpo animale costituiscono un’unità armoniosa. Questo, possiamo dire, è il più elevato dei domini personali, oltre il quale lo sviluppo procede verso le sfere transpersonali, post-post-convenzionali (psichico, sottile, causale e non duale). Tra i pionieri occidentali che hanno studiato questi domini superiori si trovano: Fichte, Schelling, Hegel, Schopenhauer, Nietzsche, Jung, Heidegger, Henry James, Ralph Waldo Emerson, Rudolf Steiner, Aldoux Huxley, Erich Fromm, Roberto Assagioli, Stanislav Grof, William James, Abraham Maslow.

Adesso vediamo un esempio di spirale semplice ad otto livelli o onde di sviluppo, descritta da Wilber, e ispirata dal lavoro di Clare Graves che integra le dimensioni fisica, biologica, psicologica e spirituale della psiche umana: i sei primi livelli (meme) sono livelli di “sopravvivenza” (sussistenza), caratterizzati dal pensiero di primo ordine. Se l’evoluzione procede oltre, avviene un cambiamento rivoluzionario nella coscienza: l’emergenza dei “livelli dell’essere” e del pensiero di secondo ordine. Faccio una breve descrizione delle otto onde di sviluppo, ad ognuna delle quali viene attribuito un determinato “colore”:

1 – Beige: Arcaico-istintuale. Livello basico di sopravvivenza: il comportamento, l’istinto e le abitudini sono finalizzati soltanto alla sopravvivenza: cibo, acqua, calore, sesso e sicurezza. Attualmente questo livello evolutivo è rappresentato dallo 0,1% della popolazione adulta, con lo 0% di potere (questi sono naturalmente numeri approssimativi, per rendere la proporzione). Si trova nelle prime società umane, nei bambini appena nati, negli anziani senescenti, nei malati di Alzheimer, nelle masse affamate.

2 – Porpora: Magico-animista. Il pensiero è animista. Spiriti magici, buoni o cattivi determinano gli eventi. Sono gli spiriti degli antenati che tengono unita la tribù (10% della popolazione, 1% di potere). Si esprime nelle credenze nelle maledizioni, negli amuleti, nei giuramenti di sangue.

3 – Rosso: Dei del potere. Emerge la prima manifestazione di un “io” distinto dalla tribù: potente, impulsivo, egocentrico, eroico. I valori a questo livello sono il potere e la gloria che stanno alla base dei regni feudali. Il mondo è una giungla minacciosa popolata da predatori. È un mondo di conquistatori, di dominatori e di dominati. Un mondo che sfrutta pienamente l’io, senza pena o rimorsi (20% della popolazione, 5% di potere): negli eroi epici, nei personaggi “cattivi” dei film di James Bond, nei capi delle gangs, nelle stelle selvagge del rock, nel Signore delle Mosche.

4 – Azzurro: La regola del conformismo. La vita ha una direzione e un scopo, determinati da qualcun’altro o da un Ordine potente. Quest’Ordine, giusto e corretto, impone un codice di condotta basato su principi assoluti e invariabili, su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Le gerarchie sociali sono rigide e il controllo avviene per mezzo della colpa: la violazione del codice di condotta ha gravi conseguenze così come la fedeltà allo stesso porta ricompensa. È il livello base delle antiche nazioni, è fondamentalista e basato sull’obbedienza al regime. Esempi: America puritana, fondamentalismo islamico, i codici d’onore, gli scouts, il patriottismo, l’Inghilterra di Dickens (attualmente 40% della popolazione e 30% del potere).

5 – Arancione: La conquista scientifica, livello razionale. L’io a questo livello “sfugge” alla mentalità di “branco” dell’azzurro e cerca il senso e la “verità” in modo individuale. Scientifico nel senso tipico: ipotetico-deduttivo, sperimentale, obiettivo, meccanicista, operazionale. Il mondo è un meccanismo razionale, mosso da leggi naturali che devono essere apprese, controllate e manipolate per i propri scopi. Le leggi della scienza governano l’economia e gli eventi umani attraverso le alleanze di mercato e la manipolazione delle risorse del pianeta con strategie volte al guadagno. L’arancione si trova: nell’illuminismo, in Wall Street, nelle classi medie emergenti di tutto il mondo, nell’industria dei cosmetici, nella caccia ai trofei, nel colonialismo, nella guerra fredda, nell’industria della moda, nel materialismo in tutte le sue espressioni (30% della popolazione, 50% del potere).

6 – Verde: L’io sensibile, post-razionale. I sentimenti e la solidarietà sostituiscono la fredda razionalità: comunitario, umanista, esprime nella preoccupazione ecologica l’amore per la terra (gaia) e per la vita. Fortemente ugualitario, anti-gerarchico, favorevole alla diversità e al multiculturalismo. Il sistema di valori è pluralista e relativista (relativismo pluralista) e ha come principio basilare l’arricchimento del potenziale umano: lo spirito umano deve essere liberato dall’avidità, dal dogma e dalla divisione. Il pensiero è soggettivo, non lineare e l’io è permeabile, relazionale e gruppale. È presente maggiore calore umano, sensibilità e preoccupazione per il pianeta e tutti i suoi abitanti e molta importanza è data al dialogo e alle relazioni umane. Esempi: ecologia profonda, post-modernismo, psicologia umanista, teologia della liberazione, Greenpeace, diritti degli animali, eco-femminismo, post-colonialismo, il politicamente corretto, le questioni dei diritti umani, Foucault/ Derrida (10% della popolazione e 15% del potere).

Con la conclusione dell’onda verde, la coscienza umana è pronta per una vera e propria rivoluzione: un “salto quantico” verso il “pensiero di secondo ordine”. Clare Graves considera questo un salto qualitativo di estrema importanza, nel quale viene “attraversato un abisso di incredibile profondità e significato”. La nuova coscienza che emerge da questa metamorfosi viene definita “coscienza di secondo ordine” ed è capace di pensare in senso sia verticale che orizzontale e di riconoscere che ogni livello (ogni “meme” o “onda”), ogni onda ha un’importanza fondamentale per la salute di tutta la spirale. Ognuno dei precedenti livelli può essere attivato secondo le circostanze della vita. Rosso in situazioni di emergenza, verde nelle relazioni, l’arancio nelle ricerca di un lavoro etc….

In questa spirale esistono due onde (livelli) principali per il pensiero di secondo ordine, in altre spirali le onde della “coscienza di secondo ordine” possono essere molto più numerose e articolate. (Wilber predilige in particolare quattro livelli. Psichico, sottile, causale, non duale).

7 – Giallo: Integrativo. La vita è un caleidoscopio di gerarchie di sistemi e di forme naturali (olarchie). Sono prioritarie la flessibilità, la spontaneità e la funzionalità. L’egualitarismo è completato con gradi naturali di eccellenza là dove sia necessario. La conoscenza e la competenza sostituiscono l’incarico, il potere, lo status o il gruppo. L’ordine mondiale che prevale è il risultato dell’esistenza di livelli differenti di realtà (memes) e dei movimenti (in su e in giù) lungo la spirale. Un buon governo favorisce l’evoluzione attraverso livelli crescenti di complessità (1% della popolazione, 5% di potere).

8 – Turchese: Olistico. Unisce armoniosamente sentimento e conoscenza. Multipli livelli di consapevolezza interagiscono e si integrano in un unico sistema cosciente. L’ordine universale è “vivo” e consapevole il che significa che non è basato in regole esterne (azzurro) o in legami gruppali (verde). Una “grande unificazione” è possibile nella teoria e nella pratica. Da questa unificazione può emergere una nuova spiritualità, che, come una rete, avvolge l’intera esistenza. Il pensiero turchese percepisce multipli livelli di interazione e si espande lungo tutta la spirale: percepisce l’armonia, le forze mistiche e gli stati sottili, fluidi e diffusi che permeano qualsiasi organizzazione (0,1% della popolazione, 1% del potere).

Gli studiosi di questo campo devono affrontare l’enorme resistenza del pensiero di primo ordine e proseguono il loro studio in ambienti molto ostili. Alcuni studi sull’evoluzione che riguardano il pensiero di secondo ordine sono diventati anatema nella maggior parte delle università (dominate da una versione post-moderna del meme verde, con il suo pluralismo e il suo relativismo).

È comunque dalla grande riserva di meme verdi che emerge la coscienza di secondo ordine che è piuttosto rara ed è attualmente la punta di lancia dell’evoluzione umana collettiva. Secondo Wilber l’umanità è pronta per questo salto evolutivo. Il pensiero di secondo ordine viene descritto in teorie che vanno dalla noosfera di Teilhard de Chardin ad alcuni studi nel campo della psicologia transpersonale. Senza il pensiero di secondo ordine, sostiene Wilber, l’umanità è destinata a rimanere vittima di una “malattia auto-immunologica globale”, in cui i vari livelli (memi) sono ostili gli uni contro gli altri per ottenere la supremazia.

Dal punto di vista di questa traiettoria evolutiva, l’osservazione dello sviluppo umano acquisisce una nuova luce e possiamo comprendere che religioni come il Cristianesimo e l’Induismo e scuole psicologiche come la psicoanalisi o il cognitivismo, ci appaiono così diverse perché si occupano di un particolare “settore” o livello della spirale (o dello “spettro della coscienza”). Per questo motivo possiedono tutte una loro validità se applicate al livello di evoluzione corrispondente. Viste in questa ottica dovrebbero essere considerate complementari e non in contrapposizione. Ogni stadio dello sviluppo porta nuove capacità, ma allo stesso tempo anche rischi di nuovi disastri; quindi non solo nuove risorse e possibilità, ma anche nuovi problemi e nuove patologie.

È degno di nota il fatto che la maggior parte degli psicologi limita la propria ricerca alla sola dimensione ritenuta da loro stessi più importante. Mentre accettano “criticamente” quelle scuole che si riferiscono ad un livello inferiore2 dello spettro, negano l’esistenza o ignorano completamente le teorie corrispondenti a tutti i livelli superiori al proprio livello evolutivo di riferimento.

L’Alto è stato negato, il Basso ignorato ed infine ci è stato chiesto di restare nel mezzo, paralizzati”.3

Lungo tutto questo percorso evolutivo uomini e donne integrano gradualmente le voci femminile e maschile in se stessi, fondendo così giustizia e compassione. Quello che Wilber definisce come “l’abbraccio integrale” è il punto culminante dell’evoluzione: uno stato di armonia universale.

Un aspetto molto importante è che ogni onda dello sviluppo comporta una diminuzione del narcisismo e un incremento della coscienza o della capacità di integrare molte e diverse prospettive in modo più ampio e più profondo. Ad ogni stadio successivo si acquisisce una sempre maggiore sensibilità e capacità di provare vera compassione (e sollecitudine) in relazione agli altri.

La traiettoria completa dello sviluppo umano può essere vista quindi come il progressivo declino dell’egocentrismo.

 


Note

1 Wilber, K., Oltre i confini, Cittadella editrice, Assisi, 1995, p.176.

2 Per “inferiore” mi riferisco al livello inferiore dell’evoluzione della coscienza, in senso contrario al linguaggio usato da Wilber dove “inferiori” sono ritenuti i livelli più profondi.

3 Lo spettro della coscienza, Edizioni Crisalide, Latina, 1993, p.9.

Due interviste a Grof

Per informazioni sui gruppi di respirazione olotropica, che si tengono a Roma o
in agriturismo, contattare la dott.ssa Virginia Salles: e-mail: virginia.sall@gmail.com

Due interviste a Grof

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Roma, 29 novembre 2006, 1° Convegno internazionale “L’uomo del III millennio: conoscenza, crescita personale, evoluzione spirituale, visti secondo la scienza”, organizzato dalla Fondazione “Istituto di Ricerca Kerberos”. Grof è uno degli invitati, insieme a sua moglie Christina, e conduce un seminario dall’affascinante titolo: “Un viaggio attraverso l’immaginario: immagini e simbolismo di una morte e rinascita psicospirituale”.

Sul grande schermo nella sala appare un disegno eseguito da un partecipante a una sessione di respirazione “olotropica” che raffigura una gigantesca tarantola nera che divora una donna sdraiata, fasciata come una mummia: vittima impotente della Grande Madre Divoratrice.

Non avevo dubbi sulla disponibilità di Grof a rilasciarmi un’intervista per il “Giornale Storico” ma, guardando la fila di persone intorno a lui, temevo di non fare in tempo. Ho incontrato un collega brasiliano, Alvaro Jardim, venuto appositamente dal Brasile per il convegno, invitato da Roberto Fabbroni, direttore scientifico della Kerberos. Anche lui è psicologo transpersonale, formato con Grof, e professore universitario in Brasile. Parliamo a lungo, confrontando le nostre esperienze e formazioni. È presente al convegno sua moglie, Dora, anche lei psicoterapeuta. Dora mi parla della diversità di accoglienza dei brasiliani nei confronti di Grof: “Qui stanno tutti educatamente in fila, in attesa del proprio turno per parlargli, compìti e distaccati…se fossimo in Brasile… sarebbe un vero chiasso, non so quante macchine fotografiche puntate su di lui!, tutti lo vogliono fotografare, chi lo chiama, chi lo abbraccia… Grof in Brasile è una vera e propria star”! “O forse sono i brasiliani che sono più espansivi nelle loro manifestazioni”, dico io… Alvaro aggiunge sorridendo: “sai quale è stato il commento di Grof sull’accoglienza ricevuta in Brasile?”: “I feel like Michael Jackson in Japan!”.

Si è diradata la fila, se mi avvicino adesso, forse ci riesco… Grof mi dice sorridendo di aspettarlo un attimo. Si allontana, ma ritorna subito. Eccolo! Adesso è tutto orecchie. Accendo il registratore e via.

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Virginia Salles intervista Stanislav Grof

Virginia Salles: – Gli avvenimenti dell’esperienza olotropica sono così straordinari e sconvolgenti che viene il desiderio di comunicarli a tutto il mondo. Ma perché la comunicazione tra la psicologia transpersonale e quella tradizionale risulta così difficile e complessa? Come comunicare questo tipo di esperienze? Il tema del presente numero del “Giornale Storico” è “psicologia e comunicazione”. Vorrei sapere qualcosa sulla comunicazione tra queste due diverse psicologie (transpersonale e tradizionale).

Stanislav Grof: – È particolarmente difficile capire cosa avvenga nella respirazione olotropica, bisogna farne esperienza. Abbiamo osservato alcune cose comuni ed altre diverse tra le persone quando vengono a fare un seminario o si sottopongono a un training di respirazione olotropica. Dopo aver fatto l’esperienza, insegniamo loro come comunicarla nella loro cultura. Bisogna essere molto attenti a come i partecipanti la descrivono, altrimenti le altre persone non riescono a comprendere. Così, se vivi in una cultura indigena, per esempio, quella cultura ha una visione del mondo, una mitologia ed una filosofia che può realmente assorbire questi stati non-ordinari. In questo modo, le persone che hanno partecipato ad un rituale o qualcosa del genere e hanno questo tipo di esperienza, lo vedono convalidato da ciò in cui la loro cultura crede. Allo stesso tempo la loro esperienza rafforza la connessione con la loro cultura. Nella nostra cultura, invece, le persone trovano difficoltà di comprensione e comunicazione, perché sono ingenue nei confronti di questo mondo esperienziale. Semplicemente non capiscono, perché le esperienze che vivono non sono supportate da un insieme di miti e credenze che le convalidino, in un certo senso deviano dalla loro cultura… questo è quello che accadeva negli anni sessanta, quando la generazione dell’epoca faceva esperienze psichedeliche che la portavano ad avere idee ed intuizioni (insights) molto diverse dalla cultura dominante e la isolavano rispetto alla società.

V. S.: – Perché, in Italia particolarmente, è così difficile comunicare con la psicologia tradizionale?

S. G.: – È difficile in generale, non solo in Italia, la comunicazione fra la psicologia transpersonale e la psicologia e psichiatria tradizionali, accademiche. Questo perché le visioni del mondo sono completamente diverse, sono completamente diversi i modelli della psiche. Nell’ambito della psicologia e psichiatria tradizionali si è condizionati da un modello della psiche limitato alla biografia postnatale.

V. S.: – Io sono nata in Brasile. Nel mio paese sono molto aperti alla psicologia transpersonale e questo avviene anche in ambito accademico. Come mai?

S. G.: – Il popolo che rappresenti è di un mondo diverso, ma qui la psicologia e psichiatria accademica hanno un modello del cervello visto come un hardware di un computer, il cui software è la biografia postnatale, e credono che non ci sia niente oltre questo. La psicologia transpersonale ha ampliato molto questo modello includendo, ovviamente, sia il periodo biografico, sia i periodi prenatale e perinatale ed ha quindi fatto esplodere il modello della psiche nella sfera transpersonale. Si possono fare esperienze di identificazione con altre persone, esperienze di altre vite, di archetipi, di secoli passati, di altre culture, esperienze che la psicologia e psichiatria tradizionale considerano originate da una patologia.

V. S.: – Come vedi il futuro della psicologia?

S. G.: – Della psicologia transpersonale o della psicologia in generale?

V. S.: – Della psicologia in generale.

S. G.: – Io penso che esistano esperienze, prove, osservazioni più che sufficienti emerse dal lavoro con gli stati non-ordinari di coscienza che, se fossero studiate sistematicamente, condurrebbero ad una rivoluzione paragonabile a quella che avvenne ai fisici nelle prime due decadi del ventesimo secolo, quando si passò dalla fisica newtoniana alla fisica relativistica e quindi alla fisica quantistica. È straordinario ciò che furono capaci di fare i fisici, cioè cambiare il modo di pensare. Analogamente, con tutte le prove che prodottesi nel tempo, anche la psicologia potrebbe fare lo stesso percorso. Ciò che voglio dire è che le prove sono già lì e se le persone che le osservano avessero una mente sufficientemente aperta, la rivoluzione avverrebbe in modo automatico.

V. S.: – Un’ultima domanda: quando c’è sincronicità vuol dire che siamo sulla strada giusta?

S. G.: – Beh, a questo proposito racconto, nel mio libro, alcuni episodi risalenti al tempo in cui ho iniziato a studiare gli stati non-ordinari e la sincronicità iniziò ad essere presente. In base alla loro qualità potevi sentirti elevato spiritualmente, avere la sensazione, esplosiva, di essere privilegiato, di trovarti di fronte ad un evento speciale, di essere oggetto di un’attenzione, di una guida fuori dell’ordinario. Ci possono essere sincronicità che conducono ad idee paranoiche. Ciò avviene quando le persone che le vivono non mantengono una posizione neutrale, di distacco. Direi che non bisogna prendere decisioni sulla base delle sincronicità avvenute negli stati non ordinari finché non si ha un riscontro nella realtà ordinaria.

V. S.: – Quando accade l’impossibile?

S. G.: – Non è una domanda, ma un’affermazione. Il mio libro parla di storie in cui accade l’impossibile.

V. S.: – E continua ad accadere?

S. G.: – Certo, accade continuamente.

 

Álvaro Jardim e Carmen Maciel intervistano Stanislav Grof

Álvaro Jardim: – Qual è l’innovazione che la psicologia transpersonale ed il suo lavoro portano alla psicologia intesa come scienza?

S. Grof: – Lo psicologo americano Abraham Maslow ha definito la psicologia transpersonale come la quarta forza della psicologia, dopo, la psicoanalisi freudiana, il comportamentismo e la psicologia umanistica. Nella prima metà del secolo la psicologia e la psichiatria americana ed europea erano dominate esclusivamente dalla psicoanalisi e dal comportamentismo. La psicologia umanistica, fondata da Abraham Maslow ed Anthony Sutich, è nata come reazione alle inadeguatezze e limitazioni delle prime due forze.

La psicologia umanistica ha corretto la tendenza del behaviorismo ad ignorare la coscienza e l’introspezione formulando teorie sulla psiche umana esclusivamente dall’osservazione del comportamento, in particolare del comportamento di animali come ratti e piccioni. La psicologia umanistica ha enfatizzato anche il bisogno di muoversi oltre la tendenza dell’analisi freudiana a dedurre tutti i dati dallo studio delle psicopatologie ed ha incluso individui normali e supernormali come soggetti della ricerca. Il punto centrale degli studi umanistici era costituito dai valori umani più alti, i “metavalori” e le “metamotivazioni” di Maslow, e dalla tendenza a perseguirli pervenendo a quello che Maslow chiamava “auto-attuazione” e “autorealizzazione”. La psicologia umanistica ha anche fornito un grande contenitore per lo sviluppo di nuove forme rivoluzionarie di psicoterapie, chiamate “terapie esperienziali”, come la psicoterapia della Gestalt, la Bioenergetica, o la tecnica di Alexander Lowen.

La psicologia transpersonale ha poi aggiunto un’altra importante dimensione, ovvero il riconoscimento della spiritualità quale aspetto legittimo ed importante della psiche umana. In ciò essa si differenzia radicalmente dalla psicologia accademica che nega alla spiritualità importanza psicologica, tacciandola di superstizione primitiva, pensiero magico, immaturità emotiva o patologia. Un altro importante aspetto della psicologia transpersonale è l’aver fatto oggetto del proprio studio lo spettro intero dell’esperienza umana, inclusi gli stati non-ordinari di coscienza e, in particolare, le varie forme di esperienze mistiche.

La psicologia transpersonale fu profondamente influenzata dalle esperienze ed osservazioni provenienti dallo studio degli stati non-ordinari della coscienza, stati che hanno luogo durante pratiche sciamaniche, riti aborigeni di passaggio, misteri antichi di morte e rinascita, sessioni psichedeliche e varie forme di pratica spirituale (incluse diverse scuole di yoga, Buddismo, Taoismo, Sufismo, misticismo cristiano ecc.). È qui che il mio lavoro entra in gioco. Il mio personale contributo alla psicologia transpersonale, oltre a coniarne il nome “transpersonale”, si è sviluppato in quarant’anni di esplorazione sistematica del potenziale terapeutico, trasformativo ed evolutivo degli stati non-ordinari di coscienza. Ho impegnato approssimativamente la metà di questo tempo conducendo la terapia con sostanze psichedeliche, prima in Cecoslovacchia nell’Istituto di Ricerca Psichiatrica a Praga, e poi negli Stati Uniti, al Centro di Ricerca Psichiatrica Maryland a Baltimora, dove ho partecipato all’ultimo sopravvissuto programma americano di ricerca psichedelica.

Dal 1975 ho lavorato con la respirazione olotropica, un potente metodo di terapia e di auto-esplorazione che ho sviluppato insieme a mia moglie Christina. Nel corso degli anni ho sostenuto anche molte persone in crisi psicospirituali o, come io e Christina le chiamiamo, “emergenze spirituali”. Il comune denominatore di queste situazioni è che comprendono stati non-ordinari di coscienza e, più specificamente, una loro importante sottocategoria che io chiamo “olotropica”. Nella terapia psichedelica questi stati sono indotti dalla somministrazione di sostanze o piante che alterano lo stato chimico della mente. Nella respirazione olotropica la coscienza viene trasformata da una combinazione di respirazione più veloce, musica evocativa e un lavoro sul corpo che libera energia. Nelle emergenze spirituali gli stati olotropici accadono spontaneamente, nel bel mezzo della vita di ogni giorno, e la loro causa è spesso ignota. Sono stato inoltre coinvolto in modo più periferico in molte discipline legate, più o meno direttamente, a stati non-ordinari della coscienza.

Un’altra area che ha ricevuto molta della mia attenzione è stata la Tanatologia, la giovane disciplina che studia l’esperienza in prossimità della morte e gli aspetti psicologici e spirituali del morire. Ho partecipato alla fine degli anni sessanta e all’inizio degli anni settanta ad un grande progetto di ricerca che studia gli effetti della terapia psichedelica in individui che muoiono a causa del cancro. Devo anche aggiungere che ho avuto il privilegio di conoscere personalmente e condividere esperienze con alcuni dei grandi “psichici” e parapsicologi della nostra era, pionieri della ricerca sulla coscienza, in laboratorio, e terapeuti che hanno sviluppato e praticato potenti forme di terapia sperimentale che inducono stati non-ordinari di coscienza.

Dopo tutti questi anni di studio delle varie forme degli stati non-ordinari di coscienza sono arrivato alla conclusione che le esperienze ed osservazioni provenienti da questo lavoro mostrano un bisogno urgente di una revisione profonda del nostro pensiero nella psichiatria e nella psicologia. Una revisione che, per la sua profondità e il suo scopo, potrebbe essere paragonata a quello che accadde alla fisica nelle prime tre decadi del ventesimo secolo; il passaggio dal paradigma newtoniano alle teorie della relatività e, successivamente, alla fisica quantistica. Ho descritto queste implicazioni nel mio ultimo libro “Psicologia del futuro: lezioni sulle ricerche moderne sulla coscienza”.

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Carmen Maciel: – Lei e sua moglie avete sviluppato un metodo di terapia e di auto-esplorazione che chiamate respirazione olotropica. Può descriverlo?

S. G.: – La respirazione olotropica è un metodo che utilizza il potenziale curativo e trasformativo degli stati non-ordinari della coscienza. Induce questi stati attraverso una combinazione di mezzi molto semplici – respirazione accelerata, musica evocativa ed una tecnica corporea che aiuta a liberare i rimanenti blocchi bioenergetici ed emotivi. Facilita l’accesso a livelli molto profondi dell’inconscio, come ricordi rimossi dell’adolescenza, dell’infanzia, nascita e periodo perinatale, ed anche a un intero spettro di esperienze che noi chiamiamo transpersonali: stati mistici, esperienze di vita passata, incontri con figure archetipiche, visita ai regni mitologici della psiche e così via. Nella teoria e nella pratica la respirazione olotropica unisce ed integra i vari elementi: dalle tradizioni antiche ed aborigene fino alle filosofie spirituali orientali e alla occidentale psicologia del profondo.

Á. J.: –In quali casi la respirazione olotropica può essere utile e quando invece non lo è?

S. G.: – La respirazione olotropica non può influenzare i problemi mentali ed emotivi che hanno chiaramente una base organica, biologica, come infezioni cerebrali, processi cardiovascolari, degenerativi o tossici. Presenta anche controindicazioni fisiche, come seri problemi cardiovascolari, malattie debilitanti, gravidanza, epilessia. In caso di seri problemi psico-emotivi la respirazione deve essere usata nel contesto di una relazione terapeutica e, in casi gravi, di una disponibile assistenza residenziale di 24 ore su 24.

Abbiamo osservato negli anni numerosi risultati positivi, quando partecipanti ai workshops e alla formazione riuscivano a superare una depressione che durava da molti anni, superare fobie, liberare se stessi da sentimenti irrazionali e migliorare radicalmente sicurezza e autostima. Siamo stati inoltre testimoni, in più occasioni, della scomparsa di intensi dolori psicosomatici, ivi inclusa l’emicrania, con miglioramenti radicali e durevoli, o anche sparizione completa di asma psicogena. In molte occasioni i partecipanti alla formazione o ai workshops riferiscono che i tempi della loro terapia verbale si abbreviano notevolmente grazie alle sessioni di respirazione olotropica.

Quando parliamo di valutare l’efficacia di forme potenti di psicoterapia esperienziale, come è il caso della respirazione olotropica, è importante sottolineare certe differenze fondamentali tra questi approcci e le forme verbali di terapia. La psicoterapia verbale spesso si prolunga per un periodo di anni e i progressi più stimolanti costituiscono rare eccezioni piuttosto che eventi comuni. I cambiamenti nella sintomatologia e le modificazioni nel modello cognitivo e comportamentale del paziente avvengono in un periodo di tempo piuttosto lungo ed è difficile provare il loro collegamento causale con eventi specifici della terapia o il processo terapeutico in generale.

In una sessione olotropica forti cambiamenti possono verificarsi nel corso di alcune ore e possono essere collegati in modo convincente ad un’esperienza specifica. I cambiamenti prodotti e osservati nella pratica olotropica non si limitano a condizioni tradizionalmente considerate emotive o psicosomatiche. In molti casi sessioni di respirazione olotropica conducono a un notevole miglioramento delle condizioni fisiche che nei manuali di medicina sono descritte come malattie organiche. Tra questi c’è la sparizione di infezioni croniche (sinusite, faringite, bronchite, cistite). Ciò si determina dopo che lo sblocco bioenergetico ha facilitato la circolazione di sangue nelle aree corrispondenti. Rimane inspiegato fino ad oggi il fenomeno della solidificazione delle ossa in una donna con osteoporosi che ha avuto luogo nel corso di un training olotropico.

Abbiamo assistito anche alla riattivazione della piena circolazione periferica in molte persone che soffrono della malattia di Raynaud, un disturbo che comporta freddezza di mani e piedi accompagnato da cambiamenti distrofici della pelle. Più di una volta la respirazione olotropica ha condotto ad un impressionante miglioramento dell’artrite. In tutti questi casi il fattore critico che contribuisce alla guarigione è sembrato essere la liberazione di un eccessivo blocco bioenergetico nelle parti afflitte del corpo seguito da dilatazione dei vasi. In tale contesto il miglioramento più stupefacente che ci sia stato dato di testimoniare è quello della notevole riduzione di sintomi avanzati in un caso di artrite di Takayasu, una malattia di eziologia ignota, caratterizzata da occlusione progressiva delle arterie nella parte superiore del corpo, una condizione che è considerata di solito progressiva, incurabile e potenzialmente letale.

In alcuni casi il potenziale terapeutico della respirazione olotropica è stato confermato in studi clinici condotti da professionisti che sono stati formati da noi e che in modo indipendente utilizzano questo metodo nel loro lavoro. Abbiamo avuto anche, in molte occasioni, l’opportunità di ricevere, durante la formazione o nel corso dei nostri workshops, notizie informali di persone i cui sintomi emotivi, psicosomatici e fisici erano migliorati o scomparsi dopo sessioni olotropiche. Questo ci ha mostrato che i miglioramenti realizzati in sessioni olotropiche sono spesso durevoli. Si prevede che l’efficacia di questo interessante metodo di auto-esplorazione e terapia sarà confermata nel futuro da ricerche cliniche ben strutturate.

C. M.: – Qual è stato l’impatto delle sue idee nella comunità accademica?

S. G.: – Il mio lavoro è stato accolto entusiasticamente in certi ambienti scientifici. Sorprendentemente le prime risposte positive vennero in primo luogo da fisici quanto-relativisti, da persone come Fritjof Capra, Fred Wolf, Saul Paul Siraq, Nick Herbert, David Bohm e più recentemente Amit Goswami. Questi scienziati sono consapevoli del fatto che la vecchia filosofia materialistico-monista e l’immagine dell’universo cartesiano-newtoniana, che dominano la scienza accademica, sono disperatamente antiquate.

Le mie idee sono state anche positivamente accettate da scienziati d’avanguardia che rappresentano altre diverse discipline del nuovo paradigma, l’approccio olografico al cervello, la teoria di sistemi, la tanatologia, la parapsicologia, ecc. La maggior parte delle resistenze proviene dagli ambienti accademici che in generale si chiudono a tutte queste nuove correnti della scienza. Molti scienziati tradizionali si aggrappano ai paradigmi antiquati in un modo che può essere chiamato “scientismo” piuttosto che scienza. Il loro atteggiamento assomiglia ad un approccio fondamentalista alle religioni: hanno già deciso com’è il mondo e sono completamente insensibili alle evidenze di altro genere e portata.

C’è qualcosa che le persone trovano entusiasmante nel movimento transpersonale. Nelle ultime decadi ogni progresso scientifico si è rivelato essere una sorpresa scioccante per i rappresentanti del vecchio pensiero, ma è stato bene accolto e abbracciato dagli psicologi transpersonali come compatibile con le loro scoperte. Questo accadde con le implicazioni filosofiche della fisica quanto-relativista, il modello olografico del cervello di Karl Pribram, la teoria dell’olomovimento di David Bohm, la teoria delle strutture dissipative di Ilya Prigogine, il concetto dei campi morfogenetici di Rupert Sheldrake, la psi-campo di Ervin Laszlo e molti altri. Se questa tendenza continua, non dovrebbe passare un tempo molto lungo affinché il nuovo pensiero guadagni terreno. Io certamente spero che accada prima che sia troppo tardi. Potrebbe essere la nostra unica vera speranza considerata la crisi che stiamo affrontando nel nostro agitato mondo.

Á. J.: – Perché nel suo lavoro attribuisce una speciale attenzione a temi spirituali?

S. G.: – La mia ricerca sulla coscienza mi ha convinto che quella spirituale non solo è una dimensione molto vera e legittima della psiche umana e dell’ordine universale, ma ha anche un’importanza critica. Andrew Weil, un noto fisico americano, ha espresso nel suo libro “La Mente Naturale” l’opinione che l’impulso all’esperienza mistica è l’impulso più potente della psiche umana, molto più potente della sessualità che è stata enfatizzata così fortemente dalla psicoanalisi freudiana. Non posso che essere d’accordo. Credo che l’atteggiamento attuale verso la spiritualità, tenuto dalla scienza materialista e dalla psicologia accademica, sia un tragico errore. La civiltà industriale occidentale sta pagando un prezzo altissimo per aver rifiutato e perso la spiritualità genuina. Credo che questa sia una delle ragioni principali della crisi globale di oggi. L’ateismo generato dalla scienza materialistica contribuisce significativamente al fatto che l’umanità moderna conduce un’esistenza distruttiva e suicida.

C. M.: – Esiste un modo scientifico di avvicinarsi alla spiritualità?

S. G.: – Questo è precisamente ciò che la psicologia transpersonale sta tentando di mettere in evidenza: la scienza e la spiritualità non sono incompatibili, ma costituiscono due approcci complementari per la comprensione della realtà. La psicologia transpersonale è una disciplina che integra scienza e spiritualità, la filosofia orientale ed il pragmatismo occidentale, la saggezza antica e la scienza moderna. Per essere in grado di fare questo, però, dobbiamo chiaramente differenziare la spiritualità dalla religione e la scienza dallo scientismo.

La spiritualità è basata sull’esperienze diretta di dimensioni non ordinarie della realtà. Non richiede un luogo speciale o una persona ufficialmente nominata che medi il contatto col divino. I mistici non hanno bisogno di chiese o templi. Il contesto nel quale sperimentano le dimensioni sacre della realtà, ivi inclusa la loro propria divinità, sono i loro corpi e la natura. I preti officianti, al contrario, hanno bisogno di un collettivo istituzionale d’appoggio o della guida di un insegnante che abbia più di loro progredito nel viaggio interiore.

La spiritualità comporta un tipo speciale di relazione tra l’individuo ed il cosmo ed è, nella sua essenza, un affare personale e privato. In confronto, la religione organizzata è un’attività di gruppo istituzionalizzata che ha luogo in un’ubicazione designata, un tempio o una chiesa, e comporta un sistema di officianti nominati che possono o no avere avuto esperienze personali delle realtà spirituali. Una volta che la religione si trasforma in organizzazione, spesso perde completamente il collegamento con la sua fonte spirituale e finisce col divenire un’istituzione secolare che sfrutta le necessità spirituali umane senza soddisfarle.

Le religioni organizzate tendono a creare sistemi gerarchici che si concentrano sulla ricerca del potere, controllo, politica, denaro, possesso, e altre preoccupazioni secolari. La gerarchia religiosa disapprova e scoraggia le esperienze spirituali dirette dei suoi membri, perché favoriscono l’indipendenza e non possono essere efficacemente controllate. Quando tutto questo accade, la vita spirituale genuina continua solamente nei rami mistici degli ordini monastici ed estatici delle religioni coinvolte.

Non c’è dubbio che i dogmi di religioni organizzate si trovino generalmente in fondamentale conflitto con la scienza. La situazione è però molto diversa se si considera il misticismo basato su autentiche esperienze spirituali. Le grandi tradizioni mistiche hanno accumulato una grande conoscenza della coscienza umana e dei regni dello spirito in un modo che è simile al metodo che gli scienziati usano nell’acquisire conoscenza sul mondo materiale. Ciò comporta la necessità di una metodologia per indurre le esperienze transpersonali, una raccolta sistematica di dati e una convalida intersoggettiva.

Le esperienze spirituali, come qualunque altro aspetto della realtà possono essere sottoposte ad un’accurata ricerca e possono essere studiate scientificamente. Non c’è niente di non scientifico nello studio imparziale e rigoroso dei fenomeni transpersonali e delle sfide che presentano. Solamente tale approccio può rispondere alla domanda critica sullo status ontologico delle esperienze mistiche: esse rivelano la profonda verità su alcuni aspetti basilari dell’esistenza, come sostenuto dalla filosofia perenne, oppure sono prodotti della superstizione, fantasia, o malattia mentale, come la scienza materialistica ed occidentale li vede?

Á. J.: – Qual è l’importanza dei problemi perinatali nella formazione della personalità?

S. G.: – Lo stress emotivo e fisico implicato nel parto supera grandemente quello di qualunque trauma postnatale dell’infanzia e adolescenza trattati nella letteratura psicodinamica, con la possibile eccezione di forme estreme di abuso fisico. Varie forme di psicoterapia esperienziale hanno accumulato prove convincenti che la nascita biologica è il trauma più profondo della nostra vita ed un evento di eminente importanza psicospirituale; è registrato nella nostra memoria a livello cellulare e ha un effetto profondo sul nostro sviluppo psicologico.

Il rivivere in modo consapevole il trauma della nascita e la sua integrazione svolgono un ruolo decisivo nel processo della psicoterapia esperienziale e dell’auto-esplorazione. Le esperienze inconsce che si originano a livello perinatale si manifestano in quattro modelli distinti esperienziali, ognuno dei quali è caratterizzato da emozioni specifiche, sensazioni fisiche e da un immaginario simbolico. Questi modelli risultano strettamente legati alle esperienze che il feto fa prima dell’inizio della nascita e durante i tre stadi consecutivi del parto biologico.

In ognuno di questi stadi il bambino sperimenta un insieme specifico e tipico di emozioni intense e sensazioni fisiche. Queste esperienze lasciano profonde impronte inconsce nella psiche che più tardi eserciteranno un’influenza determinante sulla vita dell’individuo. Mi riferisco a queste quattro costellazioni dinamiche dell’inconscio profondo come Matrici Perinatali di Base o MPB.

Rinforzate da esperienze emotivamente significative dell’infanzia, dell’adolescenza e oltre, ordinate in sistemi COEX, le matrici perinatali possono plasmare la nostra percezione del mondo, influenzare profondamente il nostro comportamento quotidiano; possono inoltre contribuire allo sviluppo di vari disturbi emotivi e psicosomatici. Su scala collettiva, possiamo trovare echi di matrici perinatali nella religione, nell’arte, nella mitologia, nella filosofia, nelle diverse forme della psicologia sociale e politica e nella psicopatologia.

C. M.: – Esiste qualche relazione tra la sua teoria e le teorie di Freud e Jung?

S. G.: – La cartografia ampliata della psiche che ho sviluppato sulla base del mio studio degli stati non-ordinari della coscienza integra la psicoanalisi freudiana e la psicologia analitica di Jung, ma include anche la teoria di Otto Rank del trauma della nascita e comprende gli aspetti bioenergetici della psiche di Wilhelm Reich. Tutti questi sono inclusi nella mia cartografia che consta di tre livelli o domini. Il più superficiale di questi è il livello biografico che il mio modello condivide con la psicoanalisi freudiana e con la psichiatria e la psicologia tradizionale, ambiti nei quali la psiche viene in realtà limitata a questo livello. La mia cartografia della psiche presenta, in aggiunta, due domini trans-biografici. Il livello perinatale, relativo al trauma della nascita, è strettamente legato (anche se non identico) alla psicologia di Otto Rank. Il livello transpersonale include inoltre l’inconscio collettivo junghiano nei suoi aspetti storici, archetipici, mitologici ed alcuni elementi supplementari non descritti da Jung.

Á. J.: – Quale differenza e quale connessione esiste tra la spiritualità e l’inconscio?

S. G.: – Esiste certamente un collegamento tra la spiritualità e l’inconscio. La spiritualità genuina è basata su esperienze che comportano dimensioni di realtà delle quali non siamo consapevoli nel nostro stato ordinario di coscienza e che, in questo senso, sono inconsce. Ma, anche se non tutte le esperienze inconsce sono di natura spirituale, esse possono comunque avere in comune quella qualità che C. G. Jung definisce “numinosa”. Inoltre, molte delle esperienze spirituali dovrebbero essere definite più precisamente “superconsce”.

C. M.: – Potrebbe spiegare qualcosa di più sugli stati non-ordinari di coscienza?

S. G.: – Come ho detto prima, ho speso più di quaranta anni conducendo ricerche sugli stati non-ordinari di coscienza. Il mio interesse primario si è concentrato su quelli che noi chiamiamo gli aspetti “euristici” di questi stati, cioè su quello che essi possono offrire alla nostra comprensione della natura, della coscienza e della psiche. Poiché la mia formazione di base è la psichiatria clinica, ho anche rivolto particolare attenzione al potenziale guaritore, trasformativo ed evolutivo di queste esperienze. L’espressione “stati non-ordinari di coscienza” è comunque troppo ampia e generale e include una lunga serie di condizioni che sono di piccolo o nessun interesse in ottica euristica o terapeutica.

La coscienza può essere modificata profondamente da una varietà di processi patologici, da traumi cerebrali, da intossicazioni, da infezioni o da processi degenerativi e circolatori del cervello. Tutte queste condizioni possono certamente dar luogo a cambiamenti mentali profondi che li relegherebbero alla categoria di “stati non ordinari di coscienza”. Comunque tali danneggiamenti ingenerano “deliri banali” o “psicosi organiche”, stati che sono di per sé clinicamente molto importanti, ma non rilevanti per la nostra discussione. Le persone che patiscono tali stati sono tipicamente disorientate. Non sanno chi siano, dove siano e in quale tempo siano. Soffrono di amnesia e le loro funzioni intellettuali subiscono un danno significativo.

Nel mio lavoro mi sono concentrato su un grande ed importante sottogruppo di stati non-ordinari di coscienza che significativamente differisce dal resto e rappresenta una fonte apprezzabile di informazioni nuove sulla psiche in salute e malattia: gli stati olotropici, i quali possiedono anche uno straordinario potenziale terapeutico e trasformativo. Nel corso degli anni osservazioni cliniche quotidiane mi hanno convinto della natura straordinaria di queste esperienze e delle implicazioni di vasta portata che esse possono avere per la teoria e la pratica della psichiatria. Trovo difficile credere che la psichiatria contemporanea non riconosca le loro peculiari caratteristiche e non abbia individuato, per esse, una specifica nomenclatura.

Poiché io sento fortemente che esse meritano di essere distinte dal resto e incluse in una categoria speciale, ho coniato il termine “olotropico” (Grof, 1992). Questa parola composita letteralmente vuole dire “diretto verso l’interezza” (dal greco holos = intero e trepein = volgersi verso). Questo termine suggerisce che nel nostro stato quotidiano di coscienza noi identifichiamo solo una piccola frazione di chi realmente siamo. Negli stati olotropici, possiamo trascendere i confini stretti dell’ego corporeo e recuperare la nostra piena identità.

Negli stati olotropici la coscienza cambia qualitativamente in modo profondo e fondamentale, ma non è danneggiata come nelle condizioni causate organicamente. Rimaniamo completamente orientati in termini di spazio e tempo e non perdiamo il contatto con la realtà di ogni giorno. Allo stesso tempo il nostro campo di coscienza si dilata e include contenuti di altre dimensioni (quanti) di esistenza in un modo che può essere molto intenso ed anche travolgente. Sperimentiamo, così, simultaneamente due realtà molto diverse, “come se avessimo ciascun piede in un mondo diverso”.

Gli stati olotropici sono caratterizzati da grandi cambiamenti percettivi in tutte le aree sensoriali. Quando chiudiamo gli occhi il nostro campo visuale può essere allargato con immagini dedotte dalla nostra storia personale, dall’inconscio individuale e collettivo. Possiamo avere visioni ed esperienze che ritraggono vari aspetti dei regni animali e vegetali, della natura in generale o del cosmo. Le nostre esperienze possono portarci nel regno degli esseri archetipici e mitologici. Quando apriamo gli occhi la nostra percezione dell’ambiente può essere trasformata illusoriamente da proiezioni vivide di questo materiale inconscio (come nei sogni o negli stati meditativi profondi). Ciò può essere accompagnato da una serie ampia di esperienze che impegnano gli altri sensi: suoni, sensazioni fisiche, olfattive e gustative.

Le emozioni associate agli stati olotropici coprono uno spettro molto ampio che tipicamente si estende ben oltre i limiti della nostra esperienza di ogni giorno, sia nella loro natura che nell’intensità. Essi possono oscillare fra sentimenti di trasporto estatico, beatitudine paradisiaca (la “pace che oltrepassa ogni comprensione”) ed episodi di terrore abissale, rabbia criminale, disperazione assoluta, colpa atavica e altre forme di inimmaginabile sofferenza emotiva. Forme estreme di questi stati emotivi risultanto del tutto analoghe alle descrizioni dei regni paradisiaci o infernali descritti nelle sacre scritture delle grandi religioni del mondo.

Un aspetto particolarmente interessante degli stati olotropici è il loro effetto sui processi di pensiero, pensiero che funziona in un modo significativamente diverso dall’ordinario. Mentre è probabile che non siamo capaci di contare sul nostro giudizio in questioni pratiche e all’ordine del giorno, possiamo letteralmente essere sommersi da informazioni valide e straordinarie su una varietà di aspetti. Possiamo giungere ad una profonda comprensione psicologica concernente la nostra storia personale, dinamiche inconsce, difficoltà emotive e problemi interpersonali. Possiamo anche sperimentare rivelazioni straordinarie che concernono vari aspetti della natura e del cosmo che trascendono di un ampio margine il nostro background culturale ed intellettuale. Comunque le comprensioni più interessanti, che alla lunga divengono disponibili negli stati olotropici, ruotano intorno a questioni filosofiche, metafisiche e spirituali.

Possiamo sperimentare sequenze di morte e rinascita psicologiche ed un ampio spettro di fenomeni transpersonali, come sentimenti di unione con le altre persone, con la natura, l’universo e Dio. Potremmo scoprire quelli che sembrano essere ricordi provenienti da altre incarnazioni, incontrare figure archetipiche potenti, comunicare con esseri disincarnati e visitare luoghi mitologici. Esperienze olotropiche di questo genere sono la fonte principale delle cosmologie, mitologie, filosofie e dei sistemi religiosi che descrivono la natura spirituale del cosmo e dell’esistenza. Costituiscono la chiave per comprendere la vita rituale e spirituale dell’umanità, dallo sciamanesimo e dalle cerimonie sacre di tribù aborigene alle grandi religioni del mondo.

Á. J.: – Lei ha fatto ricerche sull’uso di LSD. Quali sono le sue scoperte e conclusioni?

S. G.: – Ho passato più di venti anni conducendo ricerche sulla terapia psichedelica, sia in Cecoslovacchia che negli Stati Uniti. Di conseguenza sento grande soggezione e rispetto nei riguardi di queste sostanze e di quello che esse possono indurre sia in senso positivo che negativo. È importante mettere in evidenza che esse sono mezzi potenti che non hanno benefici intrinseci o proprietà dannose. Benefici o danni dipendono, come con tutto, dal coltello all’energia atomica, dall’uso che ne fanno gli uomini.

Nel caso di sostanze psichedeliche i risultati dipendono da quello che noi chiamiamo “il set e l’ambiente”: chi le somministra, a chi, in quali circostanze e con che intenzione. Esse si possono usare come un’arma chimica, come mezzi per il lavaggio del cervello, come potenti agenti guaritori o come sacramenti che possono facilitare le esperienze spirituali di trasformazione della vita.

C. M.: – C’è qualche collegamento tra la sua ricerca ed il lavoro di Timothy Leary?

S. G.: – Non proprio. Ci siamo incontrati in più occasioni, la prima volta nel 1965, quando io gli feci visita in Millbrook, successivamente in numerose conferenze nelle quali eravamo entrambi relatori e, infine, in occasione delle sue visite all’Esalen Institute a Big Sur in California. Il nostro approccio alle sostanze psichedeliche era però molto diverso. Lui fu un colossale esperimento umano, avendo assunto LSD più di mille volte. Con l’eccezione del suo primo lavoro a Harvard, le sue esperienze furono condotte in un contesto selvaggio, non controllato. Era un pensatore brillante, ma rimase nel suo cuore un anti-istituzionalista ribelle irlandese, anticonformista, un “agente provocatore”.

Io ho usato personalmente sostanze psichedeliche per l’auto-esplorazione, ma in misura molto più conservativa. La maggior parte della mia ricerca psichedelica è consistita in un lavoro condiviso con altri in un contesto clinico, prima all’istituto di ricerca psichiatrico a Praga, Cecoslovacchia, e più tardi al centro Maryland di ricerca psichiatrico a Baltimora. Ho tentato di formulare le mie scoperte in articoli scientifici e libri con l’intenzione di rendere la terapia psichedelica accettabile da parte dell’establishment psichiatrico.

Á. J.: – Potrebbe, parlare del suo ultimo libro?

S. G.: – Ho scritto il mio ultimo libro, “Psicologia del Futuro: Lezioni dalla Ricerca della Coscienza Moderna”, su richiesta del State University Press, che aveva pubblicato alcuni miei precedenti libri. Venivo invitato a descrivere in modo sistematico e comprensivo le mie osservazioni in più di quaranta anni di ricerca di un’importante varietà di stati non-ordinari di coscienza che io chiamo olotropici. Esempi di tali stati sono la trance di sciamani o di iniziati nei rituali aborigeni, stati incontrati in sistematiche pratiche meditative, episodi mistici spontanei, le esperienze psichedeliche e l’auto-esplorazione con forme potenti di psicoterapia esperienziale, per esempio la “primal theraphy”, il “rebirthing” e la respirazione olotropica.

Il libro fondamentalmente tratta in modo specifico le diverse aree nelle quali il nostro pensiero circa la natura della psiche umana, in salute e malattia, dovrebbe essere modificato per integrare le nuove scoperte. Vi delineo inoltre la direzione e la natura dei cambiamenti necessari. Esempi di tali aree sono la natura ed origine della coscienza, l’architettura dei disturbi emotivi e psicosomatici, la strategia della psicoterapia. Altri argomenti sono la teoria e pratica della respirazione olotropica, gli aspetti filosofici e spirituali della morte, la terapia psichedelica con pazienti di cancro, la comprensione metafisica della ricerca degli stati di coscienza e l’utilizzabilità di questo lavoro per una possibile risoluzione della crisi globale.

La “Psicologia del Futuro” è stata tradotta in varie lingue, incluse spagnolo, portoghese, francese, italiano, danese, ceco, russo, italiano, greco, turco, tedesco. È uno studio che illustra la mia ricerca negli ultimi quaranta anni e che verrà utilizzato anche come manuale nell’addestramento formativo alla respirazione olotropica e alla psicologia transpersonale.

 

Abstract

Esiste certamente un collegamento tra la spiritualità e l’inconscio. La spiritualità genuina è basata su esperienze che comportano dimensioni di realtà delle quali noi non siamo consapevoli nel nostro stato ordinario di coscienza e che, in questo senso, sono inconsce. Ma anche se non tutte le esperienze inconsce sono di natura spirituale, esse possono comunque avere in comune quella qualità che C.G. Jung definisce “numinosa”. Inoltre, molte delle esperienze spirituali, dovrebbero essere definite più precisamente “superconsce”. La psicologia e psichiatria accademica hanno un modello del cervello che lo vede come un hardware di un computer, che ha un software, ossia la biografia postnatale: l’infanzia, il periodo neonatale, ecc., e crede che non ci sia niente oltre questo. La psicologia transpersonale ha ampliato molto questo modello, includendo ovviamente sia il periodo biografico, sia il periodo prenatale e perinatale ed ha quindi fatto esplodere il modello della psiche nella sfera transpersonale. Si possono fare esperienze di identificazione con altre persone, esperienze di altre vite, degli archetipi, di secoli passati, culture… esperienze che la psicologia e psichiatria tradizionale considerano create da una patologia. Le esperienze spirituali, come qualunque altro aspetto della realtà possono essere sottoposte ad un’accurata ricerca e possono essere studiate scientificamente. Non c’è niente di non scientifico nello studio imparziale e rigoroso dei fenomeni transpersonali e delle sfide che presentano. Solamente tale approccio può rispondere alla domanda critica sullo status ontologico delle esperienze mistiche: esse rivelano la profonda verità su alcuni aspetti basilari dell’esistenza, come sostenuto dalla filosofia perenne, oppure sono prodotti della superstizione, fantasia, o malattia mentale, come la scienza materialistica ed occidentale li vede?

 

Two Interviews with Stanislav Grof

There obviously exists a connection between spirituality and the unconscious. True spirituality is based on experiences involving dimensions of reality of which we are not aware in our ordinary state of consciousness and which, in that sense, are unconscious. But, although all unconscious experiences are of a spiritual nature, they can however have in common that quality which C. G. Jung defined as “numinous”. Furthermore, much of spiritual experience could more precisely be defined as “super-conscious”. Psychology and academic psychiatry have a model of the mind comparable to the hardware of a computer, having a software which is the post-natal biography: childhood, infancy, etc., and holds that there is nothing beyond this. Transpersonal psychology has considerably expanded this model to include, obviously, the biographic period as well as the period before and during birth, consequently exploding the model of the psyche in the transpersonal sphere. Experiences of identification with other persons, experiences of other lives, archetypes, of past centuries and cultures are possible… experiences considered by psychology and traditional psychiatry as the result of a pathology. Spiritual experience, as any other aspect of reality, can be submitted to rigorous research and scientifically studied. There is nothing non-scientific about the impartial and rigorous study of transpersonal phenomena and the challenge they present. Only that approach can provide a response to the critical question as to the ontological status of the mystical experience; does it reveal the profound truth as to certain basic aspects of existence, as sustained by perennial philosophy, or are they the product of superstition, fantasy or mental illness as maintained by materialist and Western science?

 

Álvaro Jardim è psicologo, psicoterapeuta, certificato in Respirazione Olotropica e coordinatore del G.T.T., “Grof Traspersonal Training” in Brasile. Ha lavorato con Grof in Brasile, negli Stati Uniti e in Europa e ha sviluppato e coordinato il progetto di specializzazione in Psicologia Transpersonale applicata all’Università Cattolica di Goias, in Brasile.

Carmen Maciel è psicologa, psicoterapeuta, docente all’Università Federale di Pernambuco. È certificata in Respirazione Olotropica ed è coordinatore del “Grof Transpersonal Training” in Brasile. Specializzata in psicologia della salute e antropologia sociale, ha sviluppato progetti di ricerca nel campo della psicologia della salute e pubblicato numerosi articoli.

Stanislav Grof

Per informazioni sui gruppi di respirazione olotropica, che si tengono a Roma o
in agriturismo, contattare la dott.ssa Virginia Salles: e-mail: virginia.sall@gmail.com

Stanislav Grof tra Psicologia del profondo e Cabalà

 

Stanislav Grof

Stanislav Grof, psichiatra, ricercatore nel campo degli stati non ordinari di coscienza, è nato a Praga e nel 1967 si è trasferito in America, dove ha fatto la conoscenza di studiosi come J. Campbell, A. Maslow, J. Perry, F. Capra etc, che avevano sviluppato interessi, conoscenze e una visione della psiche molto vicini alla sua. In seguito a questi incontri e a ulteriori confornti e approfondimenti, Grof, insieme a Maslow e a altri ricercatori, ebbe l’idea di fondare una nuova disciplina che combinasse scienza e spiritualità e approfondisse lo studio dei vari livelli o stadi di coscienza. A questo nuovo movimento fu dato il nome di Psicologia Transpersonale.

Dopo anni di studi e ricerche Grof sviluppò una nuova tecnica terapeutica e di evoluzione della coscienza denominata Respirazione Olotropica (Holotropic Breathwork) (dal greco: che tende verso la totalità) in grado di provocare stati non ordinari di coscienza attraverso mezzi naturali quali la respirazione, la musica evocativa e il lavoro sul corpo. Le esperienze che emergono durante questa attivazione dell’inconsci possiedono forti qualità terapeutiche in quanto, attraverso la rimozione dei blocchi psicologici, fanno emergere contenuti inconsci profondi dotati di forte carica emotiva. Mediante questa mobilitazione dell’energia psichica possiamo attingere alla fonte delle nostre energie vitali, rigenerative, creative, sciogliere difficoltà emotive e relazionali, disturbi psicosomatici.

Attraverso l’osservazione degli stati non ordinari di coscienza Grof ha amplificato la cartografia dell’inconscio oltre i limiti conosciuti della scienza ufficiale aggiungendo al livello biografico due livelli transbiografici: il livello perinatale, relazionato con l’esperienza della nascita, e il livello transpersonale, che implica il superamento del confine spazio-temporale. La sua psicologia propone un nuovo paradigma della realtà che va oltre i limiti del pensiero newtoniano-cartesiano e comprende le più recenti scoperte della fisica moderna: quantica-relativistica, teoria dei sistemi, pensiero olonomico etc…

Il pensiero di Grof ha contribuito ad una nuova e più ampia interpretazione della malattia mentale, rivelando quanto spesso alcuni stati psichici dotati di grande potenziale evolutivo, da lui definiti emergenza spirituale, vengano imprigionati negli stretti confini della diagnosi psichiatrica tradizionale e ostacolati nel proprio naturale processo di guarigione e sviluppo psicologico. Grof riconosce in questi episodi spesso drammatici un enorme potenziale evolutivo e di rinnovamento interiore.

Il mio incontro con Stanislav Grof

Il mio incontro con Grof, prima attraverso i suoi libri e in seguito personalmente durante il mio training formativo in respirazione olotropica, ha avuto una grande importanza nella mia vita professionale, ma soprattutto ha inciso profondamente sul mio percorso ed evoluzione personali. Le mie esperienze durante gli stati di coscienza olotropici sono stati il completamento e il naturale sviluppo di intense esperienze del passato che fino a quel momento non erano state mai completamente elaborate durante i miei trascorsi personali e formativi in psicologia del profondo.Feci allora un’importante scoperta: potevo condividere e dare voce a tutto ciò che fino a quel momento in me era rimasto muto e incondivisibile. Non ero sola al mondo.

All’inizio l’impatto con una forma di terapia più profonda inserita in una cornice concettuale più ampia di quella da me conosciuta creò scompiglio, mettendo in discussione gli stessi presupposti teorici e punti di riferimento avuti fino a quel momento. Poi, improvvisamente, arrivò l’insight e così ho potuto incontrare e riordinare i pezzi più preziosi e rari del mio “interminabile puzzle”.

Se dovessi definire con poche parole il mio percorso olotropico, parlerei di un certo timore iniziale, di un brivido che accompagna i momenti di maggiore abbandono, e poi … di porte spalancate, confini abbattuti, orizzonti infiniti e di un mondo riconsegnatomi che, credo, mi sia sempre appartenuto.

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Bibliografia di S. Grof

1975
Grof, Stanislav, Realms of the Human Unconscious: Observations from LSD research, Viking Press, New York.


1977
Grof, Stanislav&Halifax, Joan, The Human Encounter With Death, New York, NY, U.S.A. Dutton


1977
Grof, Stanislav; Cayce, Hugh L.; Johnson, Raynor C., Dimensions of Dying & Rebirth, Virginia Beach, VA, U.S.A. A. R. E. Press 1977. Lectures from the 1976 Easter Conference at the Association for Research and Enlightenment


1980
S. Grof, LSD Psychotherapy, Hunter House, Pomona


1980
Grof, S. Grof, Chr., Beyond Death, Thames@Hudson, London.


1984
Grof, Stanislav (editor), Ancient Wisdom and Modern Science, Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press, 1984


1975
Grof, Stanislav, Realms of the Human Unconscious: Observations from LSD research, Viking Press, New York.


1977
Grof, Stanislav & Halifax, Joan, The Human Encounter With Death, New York, NY, U.S.A. Dutton


1977
Grof, Stanislav; Cayce, Hugh L.; Johnson, Raynor C., Dimensions of Dying & Rebirth, Virginia Beach, VA, U.S.A. A. R. E. Press 1977. Lectures from the 1976 Easter Conference at the Association for Research and Enlightenment


1980
S. Grof, LSD Psychotherapy, Hunter House, Pomona


1980
Grof, S. – Grof, Chr., Beyond Death, Thames@Hudson, London.


1984
Grof, Stanislav (editor), Ancient Wisdom and Modern Science, Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press, 1984


1985
S. Grof, Oltre il cervello. L’esplorazione transpersonale delle possibilità della coscienza umana, 1985, Cittadella, Assisi, 1988 (2° ed. 1997).


1988
S. Grof, The Adventure of Self-Discovery: Dimensions of Consciousness & New Perspectives in Psychotherapy & Inner Exploration (SUNY Series in Transpersonal & Humanistic Psychology), Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press


1988
S. Grof, Valier, Marjorie L., Human Survival and Consciousness Evolution, Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press, 1988


1989
Grof, Stanislav & Grof, Christina, Spiritual Emergency: when personal transformation becomes a crisis, New consciousness reader, Little, Brown & Company


1990
Grof, Stanislav & Grof, Christina, La tempestosa ricerca di se stessi. Crisi psicologiche e cambiamento, 1990, Red, Como, 1995


1993
S. Grof e Hal Zina Bennett, La mente olotropica. La respirazione olotropica per giungere ai livelli più profondi della psiche, 1993, Com, Red, 2000.


1994
S. Grof, Books of the Dead; Manuals for Living and Dying, Thames & Hudson


1995
Grof, Stanislav (editor); Grof, Christina (editor), A Spiritual Emergenc : When Personal Transformation Becomes a Crisis, New York, NY, Putnam Publishing Group


1998
S. Grof, Il gioco cosmico della mente. Le nuove frontiere della psicologia transpersonale, Red, Como, 2000


2000
S. Grof, Psicologia del futuro. Le nuove dimensioni della mente: individuale, transpersonale, cosmica, 2000, Red, Como, 2001.


2000
S. Grof, The Future of Psychiatry: Lessons from Modern Consciousness Research (Series in Transpersonal and Humanistic Psychology), Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press.


2006
S. Grof, Quando accade l’impossibile. Avventure in realtà non ordinarie, Urra, Milano, 2006.


2007
S. Grof, L’ultimo viaggio, Urra, Milano, 2007.


2010
S. Grof, Respirazione olotropica, teoria e pratica, Urra, Milano 2010.

Pubblicazioni di V. Salles

Pubblicazioni

Libri

 

Agua scura, Di Renzo Editore, Roma, 2005

Il tormentato resoconto di una sofferenza psicologica, affettiva, fisica, filtrata attraverso i fantasmi di un Eros inafferrabile, di quel Paradiso Perduto al quale tutti vagheggiamo di poter tornare. Testimone partecipe, lucida osservatrice, il lettore è introdotto nel segreto mondo del “sacro recinto” analitico, attraverso la narrazione di un percorso esistenziale denso e coinvolgente.

Recensione (di Erika Czako)

Virginia Salles offre un resoconto iniziatico,coinvolgente e danzante. Un dialogo che personifica la stessa “voce interiore” dell’autrice e che ci conduce nel sacro recinto (temenos) di una relazione affettiva emotivamente tormentata.Una fuga dalla realtà ed un ritorno al paradiso perduto, un immersione nell’Agua scura, personificazione di un inconscio travolgente e traboccante di immagini.Virginia Salles accompagna il lettore con pulsante magia poetica e narrativa lungo un percorso di interiorità viva, intessuta di quei sogni che ci riscattano dal tetro e “oggettivo” palcoscenico della “realtà”, fluttuando a proprio agio nelle acque profonde dell’anima.

Diego Pignatelli

 

 

 

 

MONDI INVISIBILI Frontiere della psicologia transpersonale” di V. Salles

Un viaggio coinvolgente e fascinoso attraverso luoghi della psiche poco conosciuti, un itinerario che oscilla tra coscienza quotidiana e stati di coscienza non ordinaria che la cultura scientifica fatica ad integrare. Questo libro è una sintesi del lavoro svolto dall’autrice – formatasi in Italia come analista junghiana e in psicologia transpersonale con Stanislav Grof – e rappresenta il punto di incontro di una lettura a più livelli, integrata nell’orizzonte della psicologia del profondo. Nel testo troveremo ampie parti cliniche, con resoconti di sogni e di esperienze di respirazione olotropica. Le narrazioni, a volte incredibili a volte straordinarie ci mostrano come la tendenza fondamentale di questa procedura sia l’integrazione di ciò che è scisso, la ricomposizione della sofferenza in una trama armonica. Colpiscono profondamente i casi di persone che non avrebbero mai potuto avere un vero accesso ad una psicoterapia classica: prostitute, portatori di dipendenze, outsider. Individui che non solo hanno potuto usufruire di una crescita personale, ma che hanno anche scoperto l’esigenza di spiritualità che si celava dietro i loro sintomi. La parola spiritualità viene spesso menzionata nel corso del testo, ed è questo uno dei contributi più significativi di questo libro: tutti gli esseri umani, a prescindere dalla presenza o meno di un contesto religioso nella loro vita, possono riconoscere l’esigenza di un rapporto con la dimensione del sacro come esigenza della psiche, senza per questo dover appartenere ad uno schieramento di qualsiasi tipo. (dalla prefazione di Maria Fiorentino).

 

La psicologia transpersonale rappresenta il più avanzato tentativo di rispondere all’invito di Jung a porsi la domanda essenziale per l’uomo ovvero chiedersi se si è o meno collegati con l’infinito. L’esplorazione di mondi paralleli inizia da qui e l’ascolto attento e rispettoso del paziente permette a Virginia Salles di trasformare ogni storia clinica in una vicenda che apre uno squarcio sull’infinito.

Erika Czako

Prefazione (di Maria Fiorentino)

Mondi invisibili Recensione Luisa de Paola

Recensione di Bruno Pinsuti Berrino

Intervista a Virginia Salles e Maria Fiorentino

Mondi Invisibili Recensione di Luciano Fargnoli

spazio-oltre i confini

Spazi oltre il confine. Temi e percorsi della psicologia del profondo tra C. G. Jung, Stanislav Grof e la Cabalà” (Alpes Italia, 2014)R

Virginia Salles, divulgatrice della psicologia transpersonale in Italia, condivide con il lettore il proprio lavoro di ricerca ed il materiale raccolto sul campo, nella pratica della psicoterapia ad indirizzo junghiano e transpersonale.L’autrice attinge dai sogni, dall’immaginazione, dagli stati non ordinari di coscienza, dal patrimonio di fiabe, miti, riti ancestrali, con uno sguardo attento all’esperienza millenaria della Cabalà. La terapia è qui intesa non solo come superamento del sintomo, ma come un vero e proprio atto creativo: l’espressione della nostra realtà interiore, che trascende il dominio della ragione, per attingere ad una più autentica umanità e ad una visione dell’esistenza più ampia e più completa.È attraverso l’angoscia, lo stupore, la disperazione e soprattutto dal riconoscimento di sé, che si è chiamati ad attuare nei momenti di sofferenza, che nasce il nostro più prezioso bagaglio di conoscenza, così come l’arte o la poesia. Sofferenza di cui molte volte saremo grati, alla vita o al destino, per averla sperimentata.La sofferenza di cui ci parla Virginia Salles è tra le più enigmatiche e affascinanti che si conoscano. Esiste un nesso tra lo stato psichico considerato di interesse psichiatrico e le esperienze descritte nella letteratura spirituale e mistica? Naturalmente no, se consideriamo la psichiatria solo dal punto di vista della scienza positivista tradizionale. Ma esperienze come quelle vissute oggi da un numero sempre crescente di persone ci costringono a volgere lo sguardo in direzione degli abissi interiori, a scrutare l’infinito attraverso ogni lacerazione e a rimanere faccia a faccia con qualcosa che finalmente vediamo e che non sapevamo, qualcosa che solo ora si rivela.

Recensione di Gilberto Villela

Articoli

La danza degli dei“, in Quaderni della Cattedra della personalità e delle differenze individuali, 4, Roma, Kappa, 1995

E’ dolce morire nel mare …“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 49, Roma, Di Renzo, 2001

Iansã, Signora dei venti“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 50, Roma, Di Renzo, 2001

Un labirinto di cristalli e specchi“, Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 51, Roma, Di Renzo, 2002

L’io e l’infinito“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 52, Roma, Di Renzo, 2002

La guerra dentro l’uomo“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 53, Roma, Di Renzo, 2003

Le potenzialità terapeutiche degli stati non ordinari di coscienza: l’inconscio visto da C. G. Jung e S. Grof, parte prima“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 54, Roma, Di Renzo, 2003

L’angelo dell’angolo della casa rotonda“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 55, Roma, Di Renzo, 2004

Le potenzialità terapeutiche degli stati non ordinari di coscienza: l’inconscio visto da C. G. Jung e S. Grof, parte seconda“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 56, Roma, Di Renzo, 2004

Wilhelm Reich passeggero della Nebuchadnezzar“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 57, Roma, Di Renzo, 2005

Fame d’aria. La psicologia di José Angelo Gaiarsa tra corpo e spirito“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 1, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2005.

La voce del silenzio“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 2, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2006.

La tigre e il vento. La magia del corpo in terapia“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 2, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2006.

Pentesilea depone l’arco. L’emergenza del femminile nella comunicazione“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 4, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2007.

L’eclisse. Frammenti di un percorso terapeutico“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 5, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2007.

Mercanti di corpi, dissipatori d’anima“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 7, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2008.

L’arte della psicoterapia, lo spazio terapeutico come luogo sacro dove si svolgono i Misteri dell’anima“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 8, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009.

Dal sangue alla rosa. L’evoluzione umana oltre la famiglia“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 9, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009.

La morte che uccide la morte“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 10, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009.

Ken Wilber, filosofo dell’integrazione“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 10, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009.

Peccati e virtù nell’era della globalizzazione“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 11, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2010.

Il libro Rosso di C. G. Jung;“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 12, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2011.

Il Mistero del Golgota;” ,in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 13, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2011.

Il Martello delle streghe” in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 14, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2011

“Candomblé, Umbanda, Santeria” , in Oltre i confini, cronache dai mondi visibili e invisibili, numero 4, Roma, marzo, aprile 2012

Kabbalah e crisi globale“,  in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 16, Giovanni Fioriti Editore, Roma,  2013

“L’Eden abbandonato”, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 17, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2013

La re-visione e il reincanto della psicologia

SOS Emergenza spirituale. Il dolore dell’anima tra psicopatologia e misticismo” Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 19, Alpes Italia,  Roma, 2014.

Aldo Carotenuto e l’individuazioneGiornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 20, Alpes Italia,  Roma, 2015

Dal deserto alla Terra Promessa. La via dell’individuazione/iniziazione” Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 21, Alpes Italia,  Roma, 2015.

Ambrosia, il nettare d’Amore” Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 22, Alpes Italia,  Roma, 2015

Saziarsi finalmente… di ché? ”Rivista internazionale ANIMA MEDIATICA del mese di giugno 2016

Uomo e Natura. Nutrizione, respirazione e Amore” Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 23, Alpes Italia,  Roma, 2016.
 
Visionari alle radici della modernitàGiornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 24, Alpes Italia,  Roma, 2017.

Interviste

Intervista a Nadav Crivelli – Guarda l’intervista

Intervista a Ari Ben Nun – Guarda l’intervista

Due interviste a Grof“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 4, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2007.

Dialogo sulla Mente e Sulla Materia. Intervista ad Ignazio Licata, in Scienza e Conoscenza, anno 7, n. 25, 2008. PDF originale (6 MB)HTML (9 KB)

Intervista a Laercio Fonseca


Pubblicazioni su Web

“Al di là dell’io” in psychomedia

“Buto, la danza delle tenebre” in psychomedia

“Il buio dell’anima” in Centro Studio Psicologia e letteratura

“Quando il mondo dei sogni diventa terapeutico” in medicina & benessere

“Anoressia e rifiuto del cibo: oltre i luoghi comuni” in medicina & benessere

“Solitudine con le ali” su guidapsicologi.it

“Pazzi d’amore” su guidapsicologi.it

“Cos’è la psicoterapia”

 

Recensioni

Sri Govinda, Illuminazione. Cos’è e come raggiungerla, Ed. Mediterranee, Roma, 2007

Diego Pignatelli, Il risveglio dell’intelligenza, Verso una nuova psicologia dell’Essere. Le Filosofie Orientali alla volta delle Nuove Teorie Transpersonali., Montedit, Milano, 2007

Ignazio Licata, La logica aperta della mente, Codice edizioni, Torino, 2008, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 7, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2008.

Bruno Franchi, Siamo Dio, Oltre Fede e Scienza, Edizione autoprodotta (www.brunofranchi.it) – Novembre, 2007.

Miranda Shaw, Illuminazione appassionata, Casa editrice Venexia, Roma, 2010

La via dell’amore di Nadav Crivelli

Mondi invisibili, Frontiere della psicologia transpersonale, Recensione di Luciano Fargnoli

“Vittorio pavoncello, Il serpente nel Big Bang“, Mimesis edizioni (Milano-Udine), 2013

Sconfinamenti, escursioni psico-antropologiche, a cura di Stefano Beggiora, Mario Giampà, Alfredo Lombardozzi e Anthony Molino, Edizioni Mimesis, semiotica e filosofia del linguaggio, Milano, 2014

Recensione del libro di Luigi Giannetti, Aqvamater, pubblicato su Centro Studi Psicologia e letteratura .


Diario di viaggio

India dei miracoli, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 6, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2008.


* Per esigenze di pubblicazione su Web gli articoli non sono completi. La versione integrale è reperibile nella pubblicazione cartacea