Gallery Respirazione


Respiro, battito potente, ritmo:
è così che in cerchio t’innalzi e
muori ancora una volta, fratello
abbandoni le urla e il dolore
neppure gli angeli ti trattengono
ormai, vai oltre
i battiti d’ali, i cori, oltre
i karmici film in cinemascope,
oltre il verbo
sei nudo essere, coscienza che
ricongiunta all’origine
fluttua beata nell’amniotico cosmo
oltre lo spazio e il tempo
pace nel vibrante, eterno
lucido orgasmo celeste.

Tu respiro e suono, primigenio
ritmo dell’esistenza
sei morto, sei nato, sei luce.

(Poesia di Matteo Silva sulla sua esperienza di respirazione olotropica)

Fotogallery Respirazione

Respirare significa fondere insieme spirito e materia.

Respiro, battito potente, ritmo:
è così che in cerchio t’innalzi e
muori ancora una volta, fratello
abbandoni le urla e il dolore
neppure gli angeli ti trattengono
ormai, vai oltre
i battiti d’ali, i cori, oltre
i karmici film in cinemascope,
oltre il verbo
sei nudo essere, coscienza che
ricongiunta all’origine
fluttua beata nell’amniotico cosmo
oltre lo spazio e il tempo
pace nel vibrante, eterno
lucido orgasmo celeste.

Tu respiro e suono, primigenio
ritmo dell’esistenza
sei morto, sei nato, sei luce.

(Poesia di Matteo Silva sulla sua esperienza di respirazione olotropica)

 

Novità editoriale:

Spazi oltre il confine. Temi e percorsi della psicologia del profondo tra C. G. Jung, Stanislav Grof e la Cabalà (Alpes Italia, 2015).
Mondi invisibili. Frontiere della psicologia transpersonale ( Alpes Italia, 2013).
Agua scura, edito da Di Renzo Editore, 2005

I libri di Virginia Salles sono ora nuovamente disponibile su lafeltrinelli.it.

Ultimi Articoli:
Ambrosia, il nettare d’Amore” Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 22, Alpes Italia, Roma, 2015
Dal deserto alla Terra Promessa. La via dell’individuazione/iniziazione” su Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 21, Alpes Italia, Roma, 2015.
“Aldo Carotenuto e l’individuazione su “Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 20, Alpes Italia, Roma, 2015


*L’immagine di copertina è di Friedensreich  Hundertwasser, nato Friedrich Stowasser, (Vienna, 15 dicembre 1928 – 19 febbraio 2000),
è stato un pittore, scultore, architetto, ecologista austriaco.
Clicca qui per visualizzarne un ingrandimento.

Ultimi Video:

Conversazioni del Venerdì – Streghe

Diventare sé stessi. La ricerca della forza perduta

 
Ultima recensione:
Recensione del libro di Luigi Giannetti, Aqvamater

 

Eventi

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“Il Cedro” laboratorio dell’individuazione

Angela Bartalotta

nell’ambito “Le domeniche al Cedro”

Domenica 27 ottobre ore 18

Invita alla presentazione del libro di Vittorio Pavoncello

Il serpente nel Big Bang

ne parleranno con l’autore e con il pubblico

Anna Maria Meoni psichiatra

Virginia Salles psicoterapeuta

Massimo Napoli leggerà alcuni brani del libro

Il serpente nel Big Bang” (Mimesis Edizioni 2013) offre l’ opportunità per approfondire e dibattere alcuni dei temi che costituiscono un libro pieno di spunti e riflessioni sulla contemporaneità e sul futuro (le staminali, le sacre scritture, la morte dell’universo, l’immortalità dell’uomo..).

Come erano i serpenti prima che la punizione divina si abbattesse su di loro trasformandoli geneticamente in esseri striscianti? La costola di Adamo da cui nacque Eva era il prototipo di una cellula staminale? Sono alcune delle domande cui “Il serpente nel Big Bang” cerca di rispondere. Fuori da ogni teoria creazionista il testo mette in luce alcuni difficili rapporti e percorsi di pensiero fra Scienza e Fede. A ricercare le cause della vita ma anche le cause di una delle domande che da sempre assilla gli uomini di polvere: perché la morte? Il concetto d’immortalità da ritrovare e perseguire come una nuova energia per rivoluzionare i poteri che della morte abusano per edificarci sistemi di pensiero, di fede e di coercizione. Uomini di polvere o uomini di particelle?

 

Domenica 27 ottobre ore 18

“Il Cedro” laboratorio dell’individuazione

vicolo del Cedro 5 (Trastevere)

 

LA NUOVA PSICOLOGIA
frontiere della via transpersonale
di Stanislav e Christina Grof
e con Elisabetta Corberi, Virginia Salles, Paolo Crimaldi, Maura Gancitano e Andrea Colamedici
 
Fondatore della Psicologia Transpersonale, ideatore insieme a Christina Grof della Respirazione Olotropica (un particolare tipo di respirazione che, con l’aiuto della musica e di alcune semplici tecniche di lavoro sul corpo, riesce ad attivare i diversi livelli dell’inconscio e a mobilitare le energie rimaste bloccate, ripristinando il naturale equilibrio psico-fisico dell’individuo), autore di oltre 150 articoli e 20 libri tradotti in più di 15 lingue, Stanislav Grof è uno degli psichiatri e ricercatori di confine più conosciuti al mondo.
Nel seminario di sette ore che condurrà con Christina Grof, verrà mostrata l’eredità di mezzo secolo di Ricerca sulla Coscienza: come guarire dalle dipendenze, abbandonare gli attaccamenti, superare i disturbi emotivi e psicosomatici, ridisegnare la mappa della psiche umana, riconsiderando il ruolo della spiritualità nella vita.
Accompagneranno il viaggio nel transpersonale le psicoterapeute e facilitatrici di Respirazione Olotropica Elisabetta Corberi e Virginia Salles, il noto astrologo Paolo Crimaldi, Maura Gancitano, scrittrice, e Andrea Colamedici, filosofo.
 
 
PROGRAMMA

9,30 APERTURA LAVORI

9,45 Elisabetta Corberi 

La Respirazione Olotropica nelle patologie ansiose

10,30 Christina Grof

Sete di Totalità: Attaccamento, Dipendenza e il Cammino Spirituale

13,30 pausa

14,30 Virginia Salles

Stanislav Grof tra la Psicologia del Profondo e la Cabalà

15,15 Paolo Crimaldi

L’incontro di Astrologia e Psicologia per una visione olistica della personalità

16,00  Maura Gancitano e Andrea Colamedici

Futuro Ancestrale: verso una Vita Olotropica

16,45 pausa

17,00 Stanislav Grof

Revisione della Psicologia: L’eredità di mezzo secolo di Ricerca sulla Coscienza

21,00 CHIUSURA LAVORI

 

Info su www.nuovapsicologia.com

 

 

 

Emergenza spirituale

Emergenza spirituale

Virginia Salles, Roma

(Estratto)

“Visioni di demoni, divinità, esseri mitologici. Esperienze di altri periodi storici e di luoghi lontani. Correnti di energia che attraversano il corpo accompagnate da tremori e spasimi. Visioni di luci abbaglianti di splendore e bellezza sovrannaturali, arcobaleni, comete… Perdersi nel nulla e unirsi in un amplesso con l’intero universo. Panico, paura di impazzire o di morire”.

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Una persona che vive fenomeni mentali e fisici di tale intensità verrebbe, nella nostra cultura, immediatamente diagnosticata come psicotica. Eppure, stando agli studi e ricerche effettuati da Stanislav Grof e altri esponenti della psicologia transpersonale, negli ultimi decenni un numero sempre crescente di persone ha vissuto esperienze così insolite e, invece di cadere irrimediabilmente nella follia, emerge da questi stati mentali straordinari “rinato” rispetto a prima: rinato nel senso di aver acquisito una maggiore consapevolezza, un maggior benessere psicofisico, un diverso modo di relazionarsi con il mondo e con gli altri. In alcuni casi questo tipo di esperienza segna l’inizio di un vero e proprio percorso spirituale simile a quello descritto dalle tradizioni religiose di tutto il mondo.

La psichiatria tradizionale non fa nessuna distinzione tra psicosi e misticismo. Anche se negli ultimi anni i “disordini psichici legati ad una crisi spirituale” iniziano ad essere ufficialmente riconosciuti. Risulta comunque sempre molto difficile fare collimare i sintomi dei pazienti con le categorie diagnostiche ufficiali. Quindi gli stati non ordinari di coscienza vengono ancora oggi, nella maggior parte dei casi, trattati con la somministrazione di farmaci atti a sopprimere i sintomi, anche quelli per i quali non è stata rinvenuta alcuna causa biologica.

Quando una persona attraversa una di queste “crisi evolutive”, l’utilizzo di misure repressive come quelle tradizionali, l’uso indiscriminato di psicofarmaci o le definizioni in termini di “patologia”, compromettono gravemente il potenziale evolutivo di questo processo autonomo di auto guarigione psichica. In contrasto con quanto accade nelle situazioni, purtroppo molto rare, in cui la crisi evolutiva viene sostenuta, compresa e lasciata libera di seguire il suo corso naturale, e permettendo a chi la vive di attingere alle potenzialità evolutive intrinseche alla natura umana.

Grof ha definito “emergenze spirituali” questi stati di coscienza, sottolineando così il doppio aspetto insito nella stessa parola “crisi”, che nella lingua cinese significa “pericolo” e “opportunità”. Tramite l’esperienza derivante dai suoi 40 anni di ricerca e osservazione degli stati non ordinari di coscienza indotti con vari mezzi in se stesso e negli altri, Grof ritiene che l’attuale conoscenza della psiche umana sia superficiale e inadeguata a spiegare questi fenomeni.

Il primo psicologo transpersonale fu Jung che, indagando nelle profondità dell’animo umano, s’imbatté in “qualcosa” che in una persona va oltre se stessa, in “qualcosa” che non appartiene al singolo individuo ma al collettivo, al trascendente, al trans-personale. In un certo senso ha rielaborato in chiave psicologica l’antica idea del Divino dentro ogni uomo. Jung fu il primo psicologo che lanciò un ponte tra la psicologia occidentale e i livelli di coscienza proposti dai grandi sistemi psicologici orientali.

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Ma fu il lavoro pionieristico di Grof ad allargare la cartografia dell’inconscio e fornire elementi preziosi ai fini della diagnosi differenziale tra la psicopatologia e la collocazione della esperienza di stati non ordinari all’interno di una visione più ampia ed evolutiva della coscienza.

Molti degli stati che le categorie diagnostiche ufficiali considerano come manifestazioni di malattia mentale sono in realtà espressioni di un processo autonomo di trasformazione e di auto guarigione della psiche e del corpo e della tensione evolutiva verso uno stato di coscienza più elevato. L’esplorazione del potenziale terapeutico di tali stati e la conseguente sfida teorica che questa nuova visione propone sono il fulcro della psicologia transpersonale.

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Nel 1980 Grof, insieme a sua moglie Cristina, ha creato lo “Spiritual Emergenze Network” (S.E.N.) in risposta al bisogno crescente di riconoscimento, sostegno e informazione a chi attraversa un’emergenza spirituale, in alternativa al sistema psichiatrico tradizionale. Uno dei principali servizi offerti dal S.E.N. è l’addestramento di personale in grado di sostenere e comprendere esperienze emotive di grande intensità, di ascoltare e sostenere chi a questa struttura si rivolge e raccogliere materiale sempre nuovo e storie personali. Un elemento importante di questo nuovo approccio è la decisione circa il trattamento da effettuare in un determinato caso: l’utilizzo delle strategie della psicologia transpersonale come per esempio la respirazione olotropica, o il trattamento medico convenzionale come nel caso di infezioni, tumori, lesioni, disturbi circolatori cerebrali etc. Viene richiesto un esame clinico accurato.

Un altro contributo rivoluzionario alla comprensione delle psicosi è il lavoro di John Weir Perry, pioniere specializzato nella psicoterapia di pazienti psicotici. Perry vede in questo disturbo psicologico la lotta dello spirito umano per liberarsi dalla prigione delle strutture mentali convenzionali, una morte-rinascita dal punto di vista psicologico, da lui considerata una tappa importante dello sviluppo della coscienza umana sia dal punto di vista individuale che collettivo. Il nucleo di questa attivazione ed energia è l’archetipo del centro, definito “Sé” da Jung e rappresentato dalla quadratura del cerchio e dai mandala.

Perry fece anche passi da gigante nell’approccio terapeutico ai pazienti in preda ai primi episodi psicotici acuti. Essi vengono incoraggiati ad elaborare le loro esperienze emotive senza l’effetto mitigante degli psicofarmaci in un contesto nel quale viene abolita qualsiasi forma di “etichetta” o definizione in termini di psicopatologia. Un contesto emotivamente accogliente all’interno di intensi rapporti interpersonali, che favorisce il processo di risanamento psicologico.

Oggi un numero sempre crescente di persone è in grado di fare il resoconto della esperienza della follia che ha attraversato. La follia non significa necessariamente una caduta nel vuoto e nell’oscurità, ma può rappresentare un momento di svolta esistenziale, di liberazione e rinnovamento. Ma può anche trasformarsi nell’inizio dell’esclusione dal mondo, della schiavitù e della morte esistenziale.

Respirazione e angoscia

Fame d’aria.   
La psicologia di José Angelo Gaiarsa tra corpo e spirito

Estratto
Virginia Salles, Roma

angoscia1Libro: Respirazione, angoscia e rinascita di J. A. Gaiarsa tradotto in italiano

Sul retro della copertina del libro “Respirazione angoscia e rinascita” di José Angelo Gaiarsa, psichiatra e psicanalista brasiliano di formazione junghiana-reichiana, troviamo il seguente riassunto del testo:

Nessuna costituzione
E nessuna rivoluzione
Mai hanno pensato di garantire agli uomini
Il Diritto di Respirare.

Nessun diritto è più necessario,
in quanto viviamo tutto il tempo soffocandoci gli uni con gli altri,

Tu mi soffochi:
– Ogni volta che non posso dire a te quel che faccio
quel che sento e quel che penso.
– Ogni volta che devo controllare la mia voce e i miei gesti,
per far sì che tu non percepisca le mie intenzioni.
– Ogni volta che devo giustificare ciò che faccio dinanzi al mio
Giudice interiore – che sei tu.
– Ogni volta che reprimo i miei desideri perché tutti vigilano su tutti, perché nessuno faccia quel che tutti vorrebbero fare e che sarebbe bene che tutti facessero: amare, cantare, ballare…

La mia vendetta è fare lo stesso con te.
Per questo viviamo tutti soffocandoci,
e mai si è pensato di garantire a tutti il diritto di respirare.
Noi ci neghiamo il più fondamentale dei diritti: il diritto di vivere.
Per questo viviamo soffocati, angosciati, infelici.
È necessario rinascere, è possibile rinascere.
Questo è il riassunto del libro che hai tra le mani.1

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Nelle sue opere Gaiarsa compie una sintesi, una vera e propria congiunzione di opposti tra la “psicologia del profondo” di C. G. Jung e quella “del corpo” di W. Reich offrendo una visione dell’uomo più completa. I libri di Gaiarsa sono allo stesso tempo l’esposizione di una teoria e la storia di questa teoria. In essi l’autore, con un linguaggio molto spontaneo, frasi scherzose, racconta fatti personali, peculiarità della propria vita, le sue battaglie esistenziali lungo un difficile e travagliato percorso evolutivo.

La respirazione e lo spirito

Già dai tempi più remoti le parole relazionate con l’aria, l’atmosfera, o la “respirazione” sono le stesse usate per descrivere concetti religiosi. Per esempio, in alcune lingue antiche come il greco o il latino le parole aria, vento, soffio, sono le stesse che esprimono idee come Vita, Spirito, Dio. Gaiarsa ci propone alcune analogie: l’atmosfera come Dio è infinita, l’aria, così come Dio sta misteriosamente in tutti i posti allo stesso tempo, è onnipresente. Dio vede tutto, è il Trasparente e il Luminoso per eccellenza: è luce. Le parole camminano nell’aria che le contiene tutte: è onnisciente. Gli uomini hanno sempre fatto la guerra per tutto ciò che esiste di concreto, immaginario o simbolico che sia… Ma non hanno mai lottato tra loro per l’aria che respirano, aria che esiste in abbondanza per tutti: i buoni e i cattivi. Quindi l’aria come Dio è amore. L’atmosfera come lo spirito sta sempre “in alto”, “là sopra”, “in cielo”, così come i paradisi, come tutto ciò che è “buono”. Tutto ciò che viene “dall’alto” è superiore, “elevato”. Il Grande Spirito quindi può essere soltanto l’Atmosfera, che per Gaiarsa non è soltanto modello per concetti psicologici, “simbolo” di fenomeni interiori; ma è di fatto nostro Dio, che crea, dà la vita e la sostiene.

Secondo le nostre tradizioni all’inizio “lo Spirito aleggiava sopra le acque”. La forza invisibile non aveva ancora dato forma né creato niente. Dio ha fatto l’uomo dall’argilla e solo in seguito, quando soffiò l’aria nelle sue narici, gli diede la vita. La relazione più vitale dell’essere umano è quindi con l’aria, con l’invisibile che dà la vita e senza il quale si muore. La nozione di vita è così intimamente legata a quella di respirazione che lo stesso termine espirazione è passato a significare l’estinzione della vita: espirare è morire; e il termine ispirazione l’elevazione della vita a livelli sovra-umani. Tutte le idee relative alla parola spirito sono fortemente legate alla respirazione, sia concretamente sia simbolicamente: l’aria, l’invisibile, sta sempre simultaneamente dentro di me (polmoni) e fuori di me (atmosfera). Da questo punto di vista è difficile distinguere ciò che è mio da ciò che è di tutti, il “Grande Spirito”, l’atmosfera. In relazione all’atmosfera tutti noi siamo Uno. La respirazione è generalmente un’azione inconscia, un automatismo antico. La maggior parte delle persone non ha alcuna coscienza della respirazione, non la percepisce come qualcosa che si fa attivamente, ha invece l’impressione ingenua che l’aria che la mantiene viva entri nelle narici per forza propria. Quando l’aria “si ritira” da noi, quando l’invisibile ci abbandona, noi espiriamo: moriamo. In relazione al Grande Spirito noi ci riempiamo di vita (viviamo) o ci svuotiamo, moriamo (i morti non respirano). Quindi se non siamo Uno con il grande spirito, semplicemente non siamo. La respirazione in quanto presenza viva è quindi Signora della vita e della morte e l’aria come Dio è vita.

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Le parole di Durckheim: “Nella respirazione partecipiamo inconsciamente alla Vita più grande“,1 e quelle di Lowen: “Attraverso la respirazione diveniamo consapevoli della pulsante vitalità del nostro corpo e sentiamo di essere una sola cosa con tutte le creature pulsanti in un universo pulsante“2 ci ricordano la visione orientale secondo la quale l’Atman, l’individualità, il piccolo spirito contenuto nel profondo del nostro petto è lo stesso Grande Spirito che soffia la vita nell’universo. Quest’universalizzazione del singolo si avvicina ad alcune riflessioni di Jung che sottolinea l’aspetto terapeutico dell’allargamento della prospettiva individuale verso una dimensione più ampia e universale. I buddisti esprimono l’idea che la realtà ultima, Sunyata (vuoto o vacuo), è un vuoto vivo che genera tutte le forme del mondo dei fenomeni. Lao Tse utilizza varie metafore per illustrare questo vuoto, comparando il Tao a un vaso permanentemente vuoto che contiene un’infinità di cose. Quindi per gli orientali la Divinità è un Vuoto Creatore, il che ci fa pensare al vuoto polmonare, senza il quale non esisterebbero né vita né parola.

La respirazione non è soltanto una funzione interna all’organismo; è soprattutto un atto di “relazione”: relazione con il mondo, con l’atmosfera, relazione con gli altri attraverso la voce/parola, relazione con se stessi. Da tempi immemorabili l’uomo ha utilizzato la respirazione come mezzo di autoesplorazione per facilitare il contatto con il proprio mondo interiore ed indurre profondi cambiamenti nella coscienza. Per lo yoga l’apparato respiratorio è una porta verso lo spirito attraverso la quale possiamo purificare il corpo e la mente, stabilire un contatto con il divino dentro di noi così come l’unione dell’io individuale con l’io universale. Anche il pranayama, l’antica arte-scienza indiana della respirazione, esplora le intime relazioni tra il corpo e la mente e favorisce lo sviluppo del nostro rapporto con l’aria, l’atmosfera, amplificando e raffinando la percezione e il controllo della respirazione. Respirare significa fondere insieme spirito e materia. In questo senso il pranayama è psicosomatico, se pensiamo alla sua funzione di anello di congiunzione tra il corpo e l’anima.

Respirazione e parola

Tutti noi soffriamo una dissociazione più o meno grave tra quello che abbiamo appreso dall’esterno, dagli altri, e quello che percepiamo interiormente, quello che in un certo senso “apprendiamo” dalla nostra esperienza non verbale di vita. È verbale quasi tutto l’“insegnamento” che riceviamo dal mondo. Da piccoli ascoltiamo dalle autorità una serie di regole e “verità” a volte molto discutibili, che ci vengono presentate come verità sacre. Queste “verità” hanno a loro favore l’adesione di quasi tutti, che in coro ripetono sempre le stesse cose (Gaiarsa parla di “voce del coro”); essere plasmati da questo insegnamento trasmesso tramite parole, significa perdersi nel collettivo, cioè “vivere secondo i precetti del super-io”. Nello stesso tempo noi viviamo le nostre esperienze di vita, sentiamo, vediamo, sperimentiamo, godiamo e soffriamo sulla nostra pelle, particolari sensazioni, stati d’animo, percezioni corporee alle quali spesso non viene data voce e che quindi rimangono la maggior parte delle volte inconsce. Infatti “cosciente” vuole dire soprattutto verbale; “inconscio” significa principalmente non verbale: sensazioni fisiche, contrazioni viscerali, suoni, riflessi, relazioni e forme che non hanno un nome.

Tutti noi abbiamo tratto, da questa esperienza vissuta non verbale, una certa personale filosofia di vita, più o meno inconscia, che si esprime attraverso la nostra voce interiore. Abbiamo però paura di ascoltarla, perché questa voce della nostra esperienza molto spesso contraddice la “voce del coro” che sentiamo tutti i giorni, non solo intorno a noi ma anche dentro di noi (interiorizzata), e che è più rassicurante. Abbiamo paura della nostra voce, della nostra intima verità perché diverge dalla opinione collettiva: seguirla ci potrebbe portare alla solitudine o ad essere vittime del pettegolezzo e dell’ostracismo. Le vittime dello Spirito del Coro trascorrono la vita nella continua e penosa sensazione che qualcosa li soffoca, tutta la vita aspettando un momento di respirazione libera, con l’anelito di espandersi e con la paura di farlo; respirare sino in fondo significa abbandonare lo Spirito del Coro e rimanere soli. Nella pratica psicoterapeutica è importante riconoscere la voce dello Spirito del Coro (lo spirito di tutti), secondo Gaiarsa il più pericoloso di tutti i demoni che possono possedere un essere umano. Una volta interiorizzato esso ci “parla” da dentro”, la sua musica è diversa dalla musica della voce autentica. Secondo le differenti intonazioni, modulazioni, inflessioni e ritmo della voce si può percepire “chi” o “cosa” sta parlando in ogni momento. Il terapeuta sensibile può essere molto spesso guidato da queste variazioni sonore più che dal contenuto della conversazione.

Descrivendo i suoi casi clinici Gaiarsa utilizza sia l’interpretazione dei sogni sia l’intervento sul corpo (collo, gola, cassa toracica) nell’intento di far sì che l’analizzando riesca a liberare la propria voce, a distinguerla tra il vocio del coro. Tra alcune modalità piuttosto originali rispetto alle tecniche tradizionali di psicoterapia viene utilizzata da Gaiarsa anche la respirazione bocca a bocca, dall’analista al paziente, nell’intento di insufflargli dentro il corpo un nuovo spirito. Gaiarsa propone una particolare modalità di interpretazione dei sogni alla luce della simbologia respiratoria. Noi non viviamo nell’aria (volando) ma viviamo “dell’aria”, in un certo senso facciamo in modo che l’aria arrivi a noi. Se consideriamo che respirare è comunque muovere il vento, troviamo un’analogia tra respirare e volare. Nei sogni, secondo le interpretazioni di Gaiarsa, uccelli, voli, angeli, aerei rappresentano la respirazione. Ho potuto costatare nella mia esperienza clinica che quando si lavora con la respirazione, molto spesso i sogni esprimono attraverso le sue immagini la fenomenologia respiratoria.

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Respirazione e relazioni

Ciò che della respirazione influisce sulla relazione quindi non è tanto la parola articolata quanto la musica della voce che nasce dall’aria “premuta in fuori” ed è quindi espressione nel senso più puro e letterale della parola. La voce emessa fa “pressione in dentro” (impressione) sull’ascoltatore. Questo processo espressione-impressione è immediato, istantaneo e l’influenza delle caratteristiche non verbali della voce e l’interferenza nel dialogo tra il ritmo e le forme respiratorie dei due interlocutori viene definito “transfert respiratorio”. Se la respirazione è una funzione di relazione, allora consegue che questa funzione di relazione, così come le altre relazioni cosiddette “oggettuali”, può essere perturbata più o meno in vari modi. Gaiarsa teorizza la nozione di complesso respiratorio o fase respiratoria nello sviluppo della personalità e considera la dipendenza respiratoria la più fondamentale delle dipendenze.

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La respirazione in Freud, Jung, Reich e Gaiarsa

Freud omette completamente la respirazione. Jung riscopre l’anima e sottolinea la dimensione spirituale della psiche, ma tralascia il corpo. Fu Reich il primo a riconoscere il valore e il significato psicologico della respirazione. Reich, tuttavia, non la sviluppò ulteriormente, come non sviluppò il rapporto tra la respirazione e la parola e tra questa e la formazione dell’ego, più volte sottolineato da Gaiarsa. Secondo l’autore brasiliano la prima fase dello sviluppo psicologico dell’uomo è respiratoria e non orale come sostiene Freud: “L’uomo di Freud non ha torace, ha bocca, genitali, ano…” 3. Gaiarsa focalizza l’attenzione sulla respirazione in quanto “prima azione” del neonato: il grido, che è la sua prima espirazione, segnala la morte del feto e la nascita dell’uomo. Prima tutt’uno con la madre, organicamente unito a lei, solo quando nasce ed inizia a respirare, l’uomo “si separa”, vive “per se stesso”, nasce come individuo. Se vivere è respirare, e se iniziamo a respirare con la nascita, allora l’“io” e la respirazione iniziano insieme. Prima di nascere, “io” sono lei, la madre; dopo la nascita, “Dio” soffia l’aria dentro di me ed io…inizio. La prima cosa che facciamo allora “riguardo a noi stessi” è un soffio. Forse possiamo dire che la respirazione è un atto riflessivo: io respiro per me, io pongo l’aria dentro di me, qualcosa viene da fuori in direzione del mio “dentro”, del mio mondo interno. Faccio mio qualcosa che era di tutti: l’aria. Il mio atto respiratorio individualizza quindi qualcosa di estremamente generico: l’aria. “Il movimento respiratorio inizia con la nascita, è dato con la coscienza del mondo e si costituisce come prima forma di coscienza di sé”4. “Il conflitto, tra il polmone che tende al collasso e la muscolatura toracica attuata dal centro inspiratorio, deve essere considerato come il primo conflitto dell’essere umano individualizzato (postnatale)”5.

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Respirazione ed emozioni

Tutte le scuole di psicologia condividono il valore e l’importanza di vivere e sentire il presente, il “qui e ora” che scaturisce dal contatto profondo con se stessi, con le proprie emozioni. Un’emozione è sempre accompagnata da un’alterazione viscerale e motoria che avviene spontaneamente e molto rapidamente ogni volta che ci troviamo dinanzi ad un ostacolo, una minaccia o una promessa, dinanzi a qualsiasi situazione affettivamente significativa. I primi segnali di emozione/desiderio sono l’accelerazione cardiaca e la variazione respiratoria. Se tratteniamo il respiro, senza l’ossigeno, viene a mancare al desiderio la forza della passione. Le emozioni toraciche sono perciò i segnalatori più sensibili e più veloci della repressione o liberazione emotiva. “Non esiste”, afferma Reich, “repressione senza restrizione respiratoria”. Noi civilizzati respiriamo molto al di sotto delle nostre potenzialità respiratorie, e quindi sentiamo molto meno delle nostre potenzialità emotive. È come se avessimo perso il contatto con la vita che pulsa dentro di noi. A volte non percepiamo neanche di respirare e di essere vivi; preferiamo il controllo e la sicurezza. Preferiamo, come sostiene Gaiarsa, la routine, che è “l’incoscienza o la coscienza di ‘tutto uguale’ e ‘sempre uguale’. È la vita a livello automatico. È essere senza percepire. È stare con il cadavere qui e la mente non so dove. È trovarsi a reagire nei confronti delle persone come se fossero altre, o nate per rispondere ai miei desideri e timori… È un passare senza guardare, un guardare senza vedere, un passare senza percepire e un vivere senza sentire…”6. È bello il volto di una persona triste, è vivo e ha una sua pienezza. La tristezza è un’emozione e così come la rabbia ha la sua dignità e autenticità. Qualsiasi emozione (anche un’emozione “negativa”) in un modo o nell’altro ci rende più vivi, più che in quei momenti in cui “non sentiamo niente”. “Se sono vivo, sono quindi emozione, movimento, creazione continua, instabilità totale, incertezza permanente”.

Respirazione e angoscia

La respirazione è una funzione biologica sempre urgentemente necessaria. La mancanza di respirazione già dopo pochi secondi diventa molto angosciante e molto rapidamente insopportabile. Possiamo stare ore senza realizzare le altre funzioni biologiche come il mangiare, il bere, la sessualità o il sonno…senza provare ansietà o sconforto e meno che mai la sensazione di morte imminente che è collegata all’asfissia. Ogni cosa che stringe la respirazione è immediatamente sentita come una minaccia diretta alla vita e quindi come angoscia. La parola angoscia significa angusto, “ristretto” e l’unico posto dove restrizione può significare morte è il polmone. Quando si respira poco, anche se non viene percepito chiaramente, la persona sa, istintivamente, che la sua vita è minacciata. Ogni interruzione respiratoria è vissuta dall’organismo come una minaccia vitale, questo sentimento/sensazione è l’angoscia. La restrizione respiratoria non “produce” angoscia, ma “è angoscia”. Per Moreno “ogni angoscia è la paura di entrare in scena”. E Perls sostiene che “ogni angoscia è la paura di entrare, di compromettersi, di attuare”. L’eccitazione/emozione è una preparazione biologica per il cambiamento, il corpo si prepara a entrare in una nuova situazione. Se conteniamo o paralizziamo la respirazione, viene contenuto l’impulso spontaneo ad attuare, e trasformiamo il desiderio in angoscia.

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Lavorare con il respiro

La ricerca e la pratica terapeutica occidentale si è attualmente riconciliata con alcuni metodi ispirati alle tecniche tradizionali dell’Oriente e ha approfondito lo studio dei molteplici effetti della corretta respirazione volontaria, non soltanto sui polmoni ma sull’intero metabolismo dell’organismo umano. È stato, in un certo senso, “riscoperto” il potenziale trasformativo della respirazione in ambito terapeutico e molti ricercatori hanno sviluppato svariate tecniche che la utilizzano secondo diverse modalità. Gaiarsa propone una forma di terapia basata sui principi bioenergetici della respirazione, molto simile alla respirazione olotropica di Grof. A differenza di Grof, che sottolinea l’aspetto di sviluppo psicologico e spirituale, Gaiarsa offre però una visione più pragmatica e focalizza l’attenzione sull’aspetto biologico e psicosomatico, parallelamente a quello dello sviluppo psicologico.

Il primo dei sacramenti cattolici, il battesimo, simbolizza la rinascita: la morte dell’uomo vecchio, l’uomo del potere e dell’oppressione e la nascita dell’uomo nuovo, l’uomo dell’amore, della sensibilità e della cooperazione. La sua essenza consiste nel “passaggio attraverso l’acqua”, nella morte per asfissia, nell’affogamento. Nella sua forma originale (praticato dagli Esseni) il battesimo consisteva nell’immersione forzata del battezzando nell’acqua, il che lo portava vicino alla morte per soffocamento. Perciò senza la riemersione nell’acqua, ossia il ritorno all’utero e la conseguente rinascita, non nasce l’uomo nuovo.

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Essere veramente vivi significa sperimentarsi, aprirsi, esporsi senza timore, interamente al flusso delle proprie emozioni. Siamo abituati a vivere a pezzi, separati dal fluire della vita; divisi dentro di noi e tra noi, siamo abituati alla paura di vivere e di sentire. Saper respirare, essere consapevole della propria respirazione, favorisce il collegamento con la vita interiore, produce un risveglio spirituale e una notevole vivacità dei sentimenti d’amore in senso ampio. Favorisce l’apertura del petto, nel profondo significato umano di questa espressione.

Due interviste a Grof

Per informazioni sui gruppi di respirazione olotropica, che si tengono a Roma o
in agriturismo, contattare la dott.ssa Virginia Salles: e-mail: virginia.sall@gmail.com

Due interviste a Grof

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Roma, 29 novembre 2006, 1° Convegno internazionale “L’uomo del III millennio: conoscenza, crescita personale, evoluzione spirituale, visti secondo la scienza”, organizzato dalla Fondazione “Istituto di Ricerca Kerberos”. Grof è uno degli invitati, insieme a sua moglie Christina, e conduce un seminario dall’affascinante titolo: “Un viaggio attraverso l’immaginario: immagini e simbolismo di una morte e rinascita psicospirituale”.

Sul grande schermo nella sala appare un disegno eseguito da un partecipante a una sessione di respirazione “olotropica” che raffigura una gigantesca tarantola nera che divora una donna sdraiata, fasciata come una mummia: vittima impotente della Grande Madre Divoratrice.

Non avevo dubbi sulla disponibilità di Grof a rilasciarmi un’intervista per il “Giornale Storico” ma, guardando la fila di persone intorno a lui, temevo di non fare in tempo. Ho incontrato un collega brasiliano, Alvaro Jardim, venuto appositamente dal Brasile per il convegno, invitato da Roberto Fabbroni, direttore scientifico della Kerberos. Anche lui è psicologo transpersonale, formato con Grof, e professore universitario in Brasile. Parliamo a lungo, confrontando le nostre esperienze e formazioni. È presente al convegno sua moglie, Dora, anche lei psicoterapeuta. Dora mi parla della diversità di accoglienza dei brasiliani nei confronti di Grof: “Qui stanno tutti educatamente in fila, in attesa del proprio turno per parlargli, compìti e distaccati…se fossimo in Brasile… sarebbe un vero chiasso, non so quante macchine fotografiche puntate su di lui!, tutti lo vogliono fotografare, chi lo chiama, chi lo abbraccia… Grof in Brasile è una vera e propria star”! “O forse sono i brasiliani che sono più espansivi nelle loro manifestazioni”, dico io… Alvaro aggiunge sorridendo: “sai quale è stato il commento di Grof sull’accoglienza ricevuta in Brasile?”: “I feel like Michael Jackson in Japan!”.

Si è diradata la fila, se mi avvicino adesso, forse ci riesco… Grof mi dice sorridendo di aspettarlo un attimo. Si allontana, ma ritorna subito. Eccolo! Adesso è tutto orecchie. Accendo il registratore e via.

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Virginia Salles intervista Stanislav Grof

Virginia Salles: – Gli avvenimenti dell’esperienza olotropica sono così straordinari e sconvolgenti che viene il desiderio di comunicarli a tutto il mondo. Ma perché la comunicazione tra la psicologia transpersonale e quella tradizionale risulta così difficile e complessa? Come comunicare questo tipo di esperienze? Il tema del presente numero del “Giornale Storico” è “psicologia e comunicazione”. Vorrei sapere qualcosa sulla comunicazione tra queste due diverse psicologie (transpersonale e tradizionale).

Stanislav Grof: – È particolarmente difficile capire cosa avvenga nella respirazione olotropica, bisogna farne esperienza. Abbiamo osservato alcune cose comuni ed altre diverse tra le persone quando vengono a fare un seminario o si sottopongono a un training di respirazione olotropica. Dopo aver fatto l’esperienza, insegniamo loro come comunicarla nella loro cultura. Bisogna essere molto attenti a come i partecipanti la descrivono, altrimenti le altre persone non riescono a comprendere. Così, se vivi in una cultura indigena, per esempio, quella cultura ha una visione del mondo, una mitologia ed una filosofia che può realmente assorbire questi stati non-ordinari. In questo modo, le persone che hanno partecipato ad un rituale o qualcosa del genere e hanno questo tipo di esperienza, lo vedono convalidato da ciò in cui la loro cultura crede. Allo stesso tempo la loro esperienza rafforza la connessione con la loro cultura. Nella nostra cultura, invece, le persone trovano difficoltà di comprensione e comunicazione, perché sono ingenue nei confronti di questo mondo esperienziale. Semplicemente non capiscono, perché le esperienze che vivono non sono supportate da un insieme di miti e credenze che le convalidino, in un certo senso deviano dalla loro cultura… questo è quello che accadeva negli anni sessanta, quando la generazione dell’epoca faceva esperienze psichedeliche che la portavano ad avere idee ed intuizioni (insights) molto diverse dalla cultura dominante e la isolavano rispetto alla società.

V. S.: – Perché, in Italia particolarmente, è così difficile comunicare con la psicologia tradizionale?

S. G.: – È difficile in generale, non solo in Italia, la comunicazione fra la psicologia transpersonale e la psicologia e psichiatria tradizionali, accademiche. Questo perché le visioni del mondo sono completamente diverse, sono completamente diversi i modelli della psiche. Nell’ambito della psicologia e psichiatria tradizionali si è condizionati da un modello della psiche limitato alla biografia postnatale.

V. S.: – Io sono nata in Brasile. Nel mio paese sono molto aperti alla psicologia transpersonale e questo avviene anche in ambito accademico. Come mai?

S. G.: – Il popolo che rappresenti è di un mondo diverso, ma qui la psicologia e psichiatria accademica hanno un modello del cervello visto come un hardware di un computer, il cui software è la biografia postnatale, e credono che non ci sia niente oltre questo. La psicologia transpersonale ha ampliato molto questo modello includendo, ovviamente, sia il periodo biografico, sia i periodi prenatale e perinatale ed ha quindi fatto esplodere il modello della psiche nella sfera transpersonale. Si possono fare esperienze di identificazione con altre persone, esperienze di altre vite, di archetipi, di secoli passati, di altre culture, esperienze che la psicologia e psichiatria tradizionale considerano originate da una patologia.

V. S.: – Come vedi il futuro della psicologia?

S. G.: – Della psicologia transpersonale o della psicologia in generale?

V. S.: – Della psicologia in generale.

S. G.: – Io penso che esistano esperienze, prove, osservazioni più che sufficienti emerse dal lavoro con gli stati non-ordinari di coscienza che, se fossero studiate sistematicamente, condurrebbero ad una rivoluzione paragonabile a quella che avvenne ai fisici nelle prime due decadi del ventesimo secolo, quando si passò dalla fisica newtoniana alla fisica relativistica e quindi alla fisica quantistica. È straordinario ciò che furono capaci di fare i fisici, cioè cambiare il modo di pensare. Analogamente, con tutte le prove che prodottesi nel tempo, anche la psicologia potrebbe fare lo stesso percorso. Ciò che voglio dire è che le prove sono già lì e se le persone che le osservano avessero una mente sufficientemente aperta, la rivoluzione avverrebbe in modo automatico.

V. S.: – Un’ultima domanda: quando c’è sincronicità vuol dire che siamo sulla strada giusta?

S. G.: – Beh, a questo proposito racconto, nel mio libro, alcuni episodi risalenti al tempo in cui ho iniziato a studiare gli stati non-ordinari e la sincronicità iniziò ad essere presente. In base alla loro qualità potevi sentirti elevato spiritualmente, avere la sensazione, esplosiva, di essere privilegiato, di trovarti di fronte ad un evento speciale, di essere oggetto di un’attenzione, di una guida fuori dell’ordinario. Ci possono essere sincronicità che conducono ad idee paranoiche. Ciò avviene quando le persone che le vivono non mantengono una posizione neutrale, di distacco. Direi che non bisogna prendere decisioni sulla base delle sincronicità avvenute negli stati non ordinari finché non si ha un riscontro nella realtà ordinaria.

V. S.: – Quando accade l’impossibile?

S. G.: – Non è una domanda, ma un’affermazione. Il mio libro parla di storie in cui accade l’impossibile.

V. S.: – E continua ad accadere?

S. G.: – Certo, accade continuamente.

 

Álvaro Jardim e Carmen Maciel intervistano Stanislav Grof

Álvaro Jardim: – Qual è l’innovazione che la psicologia transpersonale ed il suo lavoro portano alla psicologia intesa come scienza?

S. Grof: – Lo psicologo americano Abraham Maslow ha definito la psicologia transpersonale come la quarta forza della psicologia, dopo, la psicoanalisi freudiana, il comportamentismo e la psicologia umanistica. Nella prima metà del secolo la psicologia e la psichiatria americana ed europea erano dominate esclusivamente dalla psicoanalisi e dal comportamentismo. La psicologia umanistica, fondata da Abraham Maslow ed Anthony Sutich, è nata come reazione alle inadeguatezze e limitazioni delle prime due forze.

La psicologia umanistica ha corretto la tendenza del behaviorismo ad ignorare la coscienza e l’introspezione formulando teorie sulla psiche umana esclusivamente dall’osservazione del comportamento, in particolare del comportamento di animali come ratti e piccioni. La psicologia umanistica ha enfatizzato anche il bisogno di muoversi oltre la tendenza dell’analisi freudiana a dedurre tutti i dati dallo studio delle psicopatologie ed ha incluso individui normali e supernormali come soggetti della ricerca. Il punto centrale degli studi umanistici era costituito dai valori umani più alti, i “metavalori” e le “metamotivazioni” di Maslow, e dalla tendenza a perseguirli pervenendo a quello che Maslow chiamava “auto-attuazione” e “autorealizzazione”. La psicologia umanistica ha anche fornito un grande contenitore per lo sviluppo di nuove forme rivoluzionarie di psicoterapie, chiamate “terapie esperienziali”, come la psicoterapia della Gestalt, la Bioenergetica, o la tecnica di Alexander Lowen.

La psicologia transpersonale ha poi aggiunto un’altra importante dimensione, ovvero il riconoscimento della spiritualità quale aspetto legittimo ed importante della psiche umana. In ciò essa si differenzia radicalmente dalla psicologia accademica che nega alla spiritualità importanza psicologica, tacciandola di superstizione primitiva, pensiero magico, immaturità emotiva o patologia. Un altro importante aspetto della psicologia transpersonale è l’aver fatto oggetto del proprio studio lo spettro intero dell’esperienza umana, inclusi gli stati non-ordinari di coscienza e, in particolare, le varie forme di esperienze mistiche.

La psicologia transpersonale fu profondamente influenzata dalle esperienze ed osservazioni provenienti dallo studio degli stati non-ordinari della coscienza, stati che hanno luogo durante pratiche sciamaniche, riti aborigeni di passaggio, misteri antichi di morte e rinascita, sessioni psichedeliche e varie forme di pratica spirituale (incluse diverse scuole di yoga, Buddismo, Taoismo, Sufismo, misticismo cristiano ecc.). È qui che il mio lavoro entra in gioco. Il mio personale contributo alla psicologia transpersonale, oltre a coniarne il nome “transpersonale”, si è sviluppato in quarant’anni di esplorazione sistematica del potenziale terapeutico, trasformativo ed evolutivo degli stati non-ordinari di coscienza. Ho impegnato approssimativamente la metà di questo tempo conducendo la terapia con sostanze psichedeliche, prima in Cecoslovacchia nell’Istituto di Ricerca Psichiatrica a Praga, e poi negli Stati Uniti, al Centro di Ricerca Psichiatrica Maryland a Baltimora, dove ho partecipato all’ultimo sopravvissuto programma americano di ricerca psichedelica.

Dal 1975 ho lavorato con la respirazione olotropica, un potente metodo di terapia e di auto-esplorazione che ho sviluppato insieme a mia moglie Christina. Nel corso degli anni ho sostenuto anche molte persone in crisi psicospirituali o, come io e Christina le chiamiamo, “emergenze spirituali”. Il comune denominatore di queste situazioni è che comprendono stati non-ordinari di coscienza e, più specificamente, una loro importante sottocategoria che io chiamo “olotropica”. Nella terapia psichedelica questi stati sono indotti dalla somministrazione di sostanze o piante che alterano lo stato chimico della mente. Nella respirazione olotropica la coscienza viene trasformata da una combinazione di respirazione più veloce, musica evocativa e un lavoro sul corpo che libera energia. Nelle emergenze spirituali gli stati olotropici accadono spontaneamente, nel bel mezzo della vita di ogni giorno, e la loro causa è spesso ignota. Sono stato inoltre coinvolto in modo più periferico in molte discipline legate, più o meno direttamente, a stati non-ordinari della coscienza.

Un’altra area che ha ricevuto molta della mia attenzione è stata la Tanatologia, la giovane disciplina che studia l’esperienza in prossimità della morte e gli aspetti psicologici e spirituali del morire. Ho partecipato alla fine degli anni sessanta e all’inizio degli anni settanta ad un grande progetto di ricerca che studia gli effetti della terapia psichedelica in individui che muoiono a causa del cancro. Devo anche aggiungere che ho avuto il privilegio di conoscere personalmente e condividere esperienze con alcuni dei grandi “psichici” e parapsicologi della nostra era, pionieri della ricerca sulla coscienza, in laboratorio, e terapeuti che hanno sviluppato e praticato potenti forme di terapia sperimentale che inducono stati non-ordinari di coscienza.

Dopo tutti questi anni di studio delle varie forme degli stati non-ordinari di coscienza sono arrivato alla conclusione che le esperienze ed osservazioni provenienti da questo lavoro mostrano un bisogno urgente di una revisione profonda del nostro pensiero nella psichiatria e nella psicologia. Una revisione che, per la sua profondità e il suo scopo, potrebbe essere paragonata a quello che accadde alla fisica nelle prime tre decadi del ventesimo secolo; il passaggio dal paradigma newtoniano alle teorie della relatività e, successivamente, alla fisica quantistica. Ho descritto queste implicazioni nel mio ultimo libro “Psicologia del futuro: lezioni sulle ricerche moderne sulla coscienza”.

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Carmen Maciel: – Lei e sua moglie avete sviluppato un metodo di terapia e di auto-esplorazione che chiamate respirazione olotropica. Può descriverlo?

S. G.: – La respirazione olotropica è un metodo che utilizza il potenziale curativo e trasformativo degli stati non-ordinari della coscienza. Induce questi stati attraverso una combinazione di mezzi molto semplici – respirazione accelerata, musica evocativa ed una tecnica corporea che aiuta a liberare i rimanenti blocchi bioenergetici ed emotivi. Facilita l’accesso a livelli molto profondi dell’inconscio, come ricordi rimossi dell’adolescenza, dell’infanzia, nascita e periodo perinatale, ed anche a un intero spettro di esperienze che noi chiamiamo transpersonali: stati mistici, esperienze di vita passata, incontri con figure archetipiche, visita ai regni mitologici della psiche e così via. Nella teoria e nella pratica la respirazione olotropica unisce ed integra i vari elementi: dalle tradizioni antiche ed aborigene fino alle filosofie spirituali orientali e alla occidentale psicologia del profondo.

Á. J.: –In quali casi la respirazione olotropica può essere utile e quando invece non lo è?

S. G.: – La respirazione olotropica non può influenzare i problemi mentali ed emotivi che hanno chiaramente una base organica, biologica, come infezioni cerebrali, processi cardiovascolari, degenerativi o tossici. Presenta anche controindicazioni fisiche, come seri problemi cardiovascolari, malattie debilitanti, gravidanza, epilessia. In caso di seri problemi psico-emotivi la respirazione deve essere usata nel contesto di una relazione terapeutica e, in casi gravi, di una disponibile assistenza residenziale di 24 ore su 24.

Abbiamo osservato negli anni numerosi risultati positivi, quando partecipanti ai workshops e alla formazione riuscivano a superare una depressione che durava da molti anni, superare fobie, liberare se stessi da sentimenti irrazionali e migliorare radicalmente sicurezza e autostima. Siamo stati inoltre testimoni, in più occasioni, della scomparsa di intensi dolori psicosomatici, ivi inclusa l’emicrania, con miglioramenti radicali e durevoli, o anche sparizione completa di asma psicogena. In molte occasioni i partecipanti alla formazione o ai workshops riferiscono che i tempi della loro terapia verbale si abbreviano notevolmente grazie alle sessioni di respirazione olotropica.

Quando parliamo di valutare l’efficacia di forme potenti di psicoterapia esperienziale, come è il caso della respirazione olotropica, è importante sottolineare certe differenze fondamentali tra questi approcci e le forme verbali di terapia. La psicoterapia verbale spesso si prolunga per un periodo di anni e i progressi più stimolanti costituiscono rare eccezioni piuttosto che eventi comuni. I cambiamenti nella sintomatologia e le modificazioni nel modello cognitivo e comportamentale del paziente avvengono in un periodo di tempo piuttosto lungo ed è difficile provare il loro collegamento causale con eventi specifici della terapia o il processo terapeutico in generale.

In una sessione olotropica forti cambiamenti possono verificarsi nel corso di alcune ore e possono essere collegati in modo convincente ad un’esperienza specifica. I cambiamenti prodotti e osservati nella pratica olotropica non si limitano a condizioni tradizionalmente considerate emotive o psicosomatiche. In molti casi sessioni di respirazione olotropica conducono a un notevole miglioramento delle condizioni fisiche che nei manuali di medicina sono descritte come malattie organiche. Tra questi c’è la sparizione di infezioni croniche (sinusite, faringite, bronchite, cistite). Ciò si determina dopo che lo sblocco bioenergetico ha facilitato la circolazione di sangue nelle aree corrispondenti. Rimane inspiegato fino ad oggi il fenomeno della solidificazione delle ossa in una donna con osteoporosi che ha avuto luogo nel corso di un training olotropico.

Abbiamo assistito anche alla riattivazione della piena circolazione periferica in molte persone che soffrono della malattia di Raynaud, un disturbo che comporta freddezza di mani e piedi accompagnato da cambiamenti distrofici della pelle. Più di una volta la respirazione olotropica ha condotto ad un impressionante miglioramento dell’artrite. In tutti questi casi il fattore critico che contribuisce alla guarigione è sembrato essere la liberazione di un eccessivo blocco bioenergetico nelle parti afflitte del corpo seguito da dilatazione dei vasi. In tale contesto il miglioramento più stupefacente che ci sia stato dato di testimoniare è quello della notevole riduzione di sintomi avanzati in un caso di artrite di Takayasu, una malattia di eziologia ignota, caratterizzata da occlusione progressiva delle arterie nella parte superiore del corpo, una condizione che è considerata di solito progressiva, incurabile e potenzialmente letale.

In alcuni casi il potenziale terapeutico della respirazione olotropica è stato confermato in studi clinici condotti da professionisti che sono stati formati da noi e che in modo indipendente utilizzano questo metodo nel loro lavoro. Abbiamo avuto anche, in molte occasioni, l’opportunità di ricevere, durante la formazione o nel corso dei nostri workshops, notizie informali di persone i cui sintomi emotivi, psicosomatici e fisici erano migliorati o scomparsi dopo sessioni olotropiche. Questo ci ha mostrato che i miglioramenti realizzati in sessioni olotropiche sono spesso durevoli. Si prevede che l’efficacia di questo interessante metodo di auto-esplorazione e terapia sarà confermata nel futuro da ricerche cliniche ben strutturate.

C. M.: – Qual è stato l’impatto delle sue idee nella comunità accademica?

S. G.: – Il mio lavoro è stato accolto entusiasticamente in certi ambienti scientifici. Sorprendentemente le prime risposte positive vennero in primo luogo da fisici quanto-relativisti, da persone come Fritjof Capra, Fred Wolf, Saul Paul Siraq, Nick Herbert, David Bohm e più recentemente Amit Goswami. Questi scienziati sono consapevoli del fatto che la vecchia filosofia materialistico-monista e l’immagine dell’universo cartesiano-newtoniana, che dominano la scienza accademica, sono disperatamente antiquate.

Le mie idee sono state anche positivamente accettate da scienziati d’avanguardia che rappresentano altre diverse discipline del nuovo paradigma, l’approccio olografico al cervello, la teoria di sistemi, la tanatologia, la parapsicologia, ecc. La maggior parte delle resistenze proviene dagli ambienti accademici che in generale si chiudono a tutte queste nuove correnti della scienza. Molti scienziati tradizionali si aggrappano ai paradigmi antiquati in un modo che può essere chiamato “scientismo” piuttosto che scienza. Il loro atteggiamento assomiglia ad un approccio fondamentalista alle religioni: hanno già deciso com’è il mondo e sono completamente insensibili alle evidenze di altro genere e portata.

C’è qualcosa che le persone trovano entusiasmante nel movimento transpersonale. Nelle ultime decadi ogni progresso scientifico si è rivelato essere una sorpresa scioccante per i rappresentanti del vecchio pensiero, ma è stato bene accolto e abbracciato dagli psicologi transpersonali come compatibile con le loro scoperte. Questo accadde con le implicazioni filosofiche della fisica quanto-relativista, il modello olografico del cervello di Karl Pribram, la teoria dell’olomovimento di David Bohm, la teoria delle strutture dissipative di Ilya Prigogine, il concetto dei campi morfogenetici di Rupert Sheldrake, la psi-campo di Ervin Laszlo e molti altri. Se questa tendenza continua, non dovrebbe passare un tempo molto lungo affinché il nuovo pensiero guadagni terreno. Io certamente spero che accada prima che sia troppo tardi. Potrebbe essere la nostra unica vera speranza considerata la crisi che stiamo affrontando nel nostro agitato mondo.

Á. J.: – Perché nel suo lavoro attribuisce una speciale attenzione a temi spirituali?

S. G.: – La mia ricerca sulla coscienza mi ha convinto che quella spirituale non solo è una dimensione molto vera e legittima della psiche umana e dell’ordine universale, ma ha anche un’importanza critica. Andrew Weil, un noto fisico americano, ha espresso nel suo libro “La Mente Naturale” l’opinione che l’impulso all’esperienza mistica è l’impulso più potente della psiche umana, molto più potente della sessualità che è stata enfatizzata così fortemente dalla psicoanalisi freudiana. Non posso che essere d’accordo. Credo che l’atteggiamento attuale verso la spiritualità, tenuto dalla scienza materialista e dalla psicologia accademica, sia un tragico errore. La civiltà industriale occidentale sta pagando un prezzo altissimo per aver rifiutato e perso la spiritualità genuina. Credo che questa sia una delle ragioni principali della crisi globale di oggi. L’ateismo generato dalla scienza materialistica contribuisce significativamente al fatto che l’umanità moderna conduce un’esistenza distruttiva e suicida.

C. M.: – Esiste un modo scientifico di avvicinarsi alla spiritualità?

S. G.: – Questo è precisamente ciò che la psicologia transpersonale sta tentando di mettere in evidenza: la scienza e la spiritualità non sono incompatibili, ma costituiscono due approcci complementari per la comprensione della realtà. La psicologia transpersonale è una disciplina che integra scienza e spiritualità, la filosofia orientale ed il pragmatismo occidentale, la saggezza antica e la scienza moderna. Per essere in grado di fare questo, però, dobbiamo chiaramente differenziare la spiritualità dalla religione e la scienza dallo scientismo.

La spiritualità è basata sull’esperienze diretta di dimensioni non ordinarie della realtà. Non richiede un luogo speciale o una persona ufficialmente nominata che medi il contatto col divino. I mistici non hanno bisogno di chiese o templi. Il contesto nel quale sperimentano le dimensioni sacre della realtà, ivi inclusa la loro propria divinità, sono i loro corpi e la natura. I preti officianti, al contrario, hanno bisogno di un collettivo istituzionale d’appoggio o della guida di un insegnante che abbia più di loro progredito nel viaggio interiore.

La spiritualità comporta un tipo speciale di relazione tra l’individuo ed il cosmo ed è, nella sua essenza, un affare personale e privato. In confronto, la religione organizzata è un’attività di gruppo istituzionalizzata che ha luogo in un’ubicazione designata, un tempio o una chiesa, e comporta un sistema di officianti nominati che possono o no avere avuto esperienze personali delle realtà spirituali. Una volta che la religione si trasforma in organizzazione, spesso perde completamente il collegamento con la sua fonte spirituale e finisce col divenire un’istituzione secolare che sfrutta le necessità spirituali umane senza soddisfarle.

Le religioni organizzate tendono a creare sistemi gerarchici che si concentrano sulla ricerca del potere, controllo, politica, denaro, possesso, e altre preoccupazioni secolari. La gerarchia religiosa disapprova e scoraggia le esperienze spirituali dirette dei suoi membri, perché favoriscono l’indipendenza e non possono essere efficacemente controllate. Quando tutto questo accade, la vita spirituale genuina continua solamente nei rami mistici degli ordini monastici ed estatici delle religioni coinvolte.

Non c’è dubbio che i dogmi di religioni organizzate si trovino generalmente in fondamentale conflitto con la scienza. La situazione è però molto diversa se si considera il misticismo basato su autentiche esperienze spirituali. Le grandi tradizioni mistiche hanno accumulato una grande conoscenza della coscienza umana e dei regni dello spirito in un modo che è simile al metodo che gli scienziati usano nell’acquisire conoscenza sul mondo materiale. Ciò comporta la necessità di una metodologia per indurre le esperienze transpersonali, una raccolta sistematica di dati e una convalida intersoggettiva.

Le esperienze spirituali, come qualunque altro aspetto della realtà possono essere sottoposte ad un’accurata ricerca e possono essere studiate scientificamente. Non c’è niente di non scientifico nello studio imparziale e rigoroso dei fenomeni transpersonali e delle sfide che presentano. Solamente tale approccio può rispondere alla domanda critica sullo status ontologico delle esperienze mistiche: esse rivelano la profonda verità su alcuni aspetti basilari dell’esistenza, come sostenuto dalla filosofia perenne, oppure sono prodotti della superstizione, fantasia, o malattia mentale, come la scienza materialistica ed occidentale li vede?

Á. J.: – Qual è l’importanza dei problemi perinatali nella formazione della personalità?

S. G.: – Lo stress emotivo e fisico implicato nel parto supera grandemente quello di qualunque trauma postnatale dell’infanzia e adolescenza trattati nella letteratura psicodinamica, con la possibile eccezione di forme estreme di abuso fisico. Varie forme di psicoterapia esperienziale hanno accumulato prove convincenti che la nascita biologica è il trauma più profondo della nostra vita ed un evento di eminente importanza psicospirituale; è registrato nella nostra memoria a livello cellulare e ha un effetto profondo sul nostro sviluppo psicologico.

Il rivivere in modo consapevole il trauma della nascita e la sua integrazione svolgono un ruolo decisivo nel processo della psicoterapia esperienziale e dell’auto-esplorazione. Le esperienze inconsce che si originano a livello perinatale si manifestano in quattro modelli distinti esperienziali, ognuno dei quali è caratterizzato da emozioni specifiche, sensazioni fisiche e da un immaginario simbolico. Questi modelli risultano strettamente legati alle esperienze che il feto fa prima dell’inizio della nascita e durante i tre stadi consecutivi del parto biologico.

In ognuno di questi stadi il bambino sperimenta un insieme specifico e tipico di emozioni intense e sensazioni fisiche. Queste esperienze lasciano profonde impronte inconsce nella psiche che più tardi eserciteranno un’influenza determinante sulla vita dell’individuo. Mi riferisco a queste quattro costellazioni dinamiche dell’inconscio profondo come Matrici Perinatali di Base o MPB.

Rinforzate da esperienze emotivamente significative dell’infanzia, dell’adolescenza e oltre, ordinate in sistemi COEX, le matrici perinatali possono plasmare la nostra percezione del mondo, influenzare profondamente il nostro comportamento quotidiano; possono inoltre contribuire allo sviluppo di vari disturbi emotivi e psicosomatici. Su scala collettiva, possiamo trovare echi di matrici perinatali nella religione, nell’arte, nella mitologia, nella filosofia, nelle diverse forme della psicologia sociale e politica e nella psicopatologia.

C. M.: – Esiste qualche relazione tra la sua teoria e le teorie di Freud e Jung?

S. G.: – La cartografia ampliata della psiche che ho sviluppato sulla base del mio studio degli stati non-ordinari della coscienza integra la psicoanalisi freudiana e la psicologia analitica di Jung, ma include anche la teoria di Otto Rank del trauma della nascita e comprende gli aspetti bioenergetici della psiche di Wilhelm Reich. Tutti questi sono inclusi nella mia cartografia che consta di tre livelli o domini. Il più superficiale di questi è il livello biografico che il mio modello condivide con la psicoanalisi freudiana e con la psichiatria e la psicologia tradizionale, ambiti nei quali la psiche viene in realtà limitata a questo livello. La mia cartografia della psiche presenta, in aggiunta, due domini trans-biografici. Il livello perinatale, relativo al trauma della nascita, è strettamente legato (anche se non identico) alla psicologia di Otto Rank. Il livello transpersonale include inoltre l’inconscio collettivo junghiano nei suoi aspetti storici, archetipici, mitologici ed alcuni elementi supplementari non descritti da Jung.

Á. J.: – Quale differenza e quale connessione esiste tra la spiritualità e l’inconscio?

S. G.: – Esiste certamente un collegamento tra la spiritualità e l’inconscio. La spiritualità genuina è basata su esperienze che comportano dimensioni di realtà delle quali non siamo consapevoli nel nostro stato ordinario di coscienza e che, in questo senso, sono inconsce. Ma, anche se non tutte le esperienze inconsce sono di natura spirituale, esse possono comunque avere in comune quella qualità che C. G. Jung definisce “numinosa”. Inoltre, molte delle esperienze spirituali dovrebbero essere definite più precisamente “superconsce”.

C. M.: – Potrebbe spiegare qualcosa di più sugli stati non-ordinari di coscienza?

S. G.: – Come ho detto prima, ho speso più di quaranta anni conducendo ricerche sugli stati non-ordinari di coscienza. Il mio interesse primario si è concentrato su quelli che noi chiamiamo gli aspetti “euristici” di questi stati, cioè su quello che essi possono offrire alla nostra comprensione della natura, della coscienza e della psiche. Poiché la mia formazione di base è la psichiatria clinica, ho anche rivolto particolare attenzione al potenziale guaritore, trasformativo ed evolutivo di queste esperienze. L’espressione “stati non-ordinari di coscienza” è comunque troppo ampia e generale e include una lunga serie di condizioni che sono di piccolo o nessun interesse in ottica euristica o terapeutica.

La coscienza può essere modificata profondamente da una varietà di processi patologici, da traumi cerebrali, da intossicazioni, da infezioni o da processi degenerativi e circolatori del cervello. Tutte queste condizioni possono certamente dar luogo a cambiamenti mentali profondi che li relegherebbero alla categoria di “stati non ordinari di coscienza”. Comunque tali danneggiamenti ingenerano “deliri banali” o “psicosi organiche”, stati che sono di per sé clinicamente molto importanti, ma non rilevanti per la nostra discussione. Le persone che patiscono tali stati sono tipicamente disorientate. Non sanno chi siano, dove siano e in quale tempo siano. Soffrono di amnesia e le loro funzioni intellettuali subiscono un danno significativo.

Nel mio lavoro mi sono concentrato su un grande ed importante sottogruppo di stati non-ordinari di coscienza che significativamente differisce dal resto e rappresenta una fonte apprezzabile di informazioni nuove sulla psiche in salute e malattia: gli stati olotropici, i quali possiedono anche uno straordinario potenziale terapeutico e trasformativo. Nel corso degli anni osservazioni cliniche quotidiane mi hanno convinto della natura straordinaria di queste esperienze e delle implicazioni di vasta portata che esse possono avere per la teoria e la pratica della psichiatria. Trovo difficile credere che la psichiatria contemporanea non riconosca le loro peculiari caratteristiche e non abbia individuato, per esse, una specifica nomenclatura.

Poiché io sento fortemente che esse meritano di essere distinte dal resto e incluse in una categoria speciale, ho coniato il termine “olotropico” (Grof, 1992). Questa parola composita letteralmente vuole dire “diretto verso l’interezza” (dal greco holos = intero e trepein = volgersi verso). Questo termine suggerisce che nel nostro stato quotidiano di coscienza noi identifichiamo solo una piccola frazione di chi realmente siamo. Negli stati olotropici, possiamo trascendere i confini stretti dell’ego corporeo e recuperare la nostra piena identità.

Negli stati olotropici la coscienza cambia qualitativamente in modo profondo e fondamentale, ma non è danneggiata come nelle condizioni causate organicamente. Rimaniamo completamente orientati in termini di spazio e tempo e non perdiamo il contatto con la realtà di ogni giorno. Allo stesso tempo il nostro campo di coscienza si dilata e include contenuti di altre dimensioni (quanti) di esistenza in un modo che può essere molto intenso ed anche travolgente. Sperimentiamo, così, simultaneamente due realtà molto diverse, “come se avessimo ciascun piede in un mondo diverso”.

Gli stati olotropici sono caratterizzati da grandi cambiamenti percettivi in tutte le aree sensoriali. Quando chiudiamo gli occhi il nostro campo visuale può essere allargato con immagini dedotte dalla nostra storia personale, dall’inconscio individuale e collettivo. Possiamo avere visioni ed esperienze che ritraggono vari aspetti dei regni animali e vegetali, della natura in generale o del cosmo. Le nostre esperienze possono portarci nel regno degli esseri archetipici e mitologici. Quando apriamo gli occhi la nostra percezione dell’ambiente può essere trasformata illusoriamente da proiezioni vivide di questo materiale inconscio (come nei sogni o negli stati meditativi profondi). Ciò può essere accompagnato da una serie ampia di esperienze che impegnano gli altri sensi: suoni, sensazioni fisiche, olfattive e gustative.

Le emozioni associate agli stati olotropici coprono uno spettro molto ampio che tipicamente si estende ben oltre i limiti della nostra esperienza di ogni giorno, sia nella loro natura che nell’intensità. Essi possono oscillare fra sentimenti di trasporto estatico, beatitudine paradisiaca (la “pace che oltrepassa ogni comprensione”) ed episodi di terrore abissale, rabbia criminale, disperazione assoluta, colpa atavica e altre forme di inimmaginabile sofferenza emotiva. Forme estreme di questi stati emotivi risultanto del tutto analoghe alle descrizioni dei regni paradisiaci o infernali descritti nelle sacre scritture delle grandi religioni del mondo.

Un aspetto particolarmente interessante degli stati olotropici è il loro effetto sui processi di pensiero, pensiero che funziona in un modo significativamente diverso dall’ordinario. Mentre è probabile che non siamo capaci di contare sul nostro giudizio in questioni pratiche e all’ordine del giorno, possiamo letteralmente essere sommersi da informazioni valide e straordinarie su una varietà di aspetti. Possiamo giungere ad una profonda comprensione psicologica concernente la nostra storia personale, dinamiche inconsce, difficoltà emotive e problemi interpersonali. Possiamo anche sperimentare rivelazioni straordinarie che concernono vari aspetti della natura e del cosmo che trascendono di un ampio margine il nostro background culturale ed intellettuale. Comunque le comprensioni più interessanti, che alla lunga divengono disponibili negli stati olotropici, ruotano intorno a questioni filosofiche, metafisiche e spirituali.

Possiamo sperimentare sequenze di morte e rinascita psicologiche ed un ampio spettro di fenomeni transpersonali, come sentimenti di unione con le altre persone, con la natura, l’universo e Dio. Potremmo scoprire quelli che sembrano essere ricordi provenienti da altre incarnazioni, incontrare figure archetipiche potenti, comunicare con esseri disincarnati e visitare luoghi mitologici. Esperienze olotropiche di questo genere sono la fonte principale delle cosmologie, mitologie, filosofie e dei sistemi religiosi che descrivono la natura spirituale del cosmo e dell’esistenza. Costituiscono la chiave per comprendere la vita rituale e spirituale dell’umanità, dallo sciamanesimo e dalle cerimonie sacre di tribù aborigene alle grandi religioni del mondo.

Á. J.: – Lei ha fatto ricerche sull’uso di LSD. Quali sono le sue scoperte e conclusioni?

S. G.: – Ho passato più di venti anni conducendo ricerche sulla terapia psichedelica, sia in Cecoslovacchia che negli Stati Uniti. Di conseguenza sento grande soggezione e rispetto nei riguardi di queste sostanze e di quello che esse possono indurre sia in senso positivo che negativo. È importante mettere in evidenza che esse sono mezzi potenti che non hanno benefici intrinseci o proprietà dannose. Benefici o danni dipendono, come con tutto, dal coltello all’energia atomica, dall’uso che ne fanno gli uomini.

Nel caso di sostanze psichedeliche i risultati dipendono da quello che noi chiamiamo “il set e l’ambiente”: chi le somministra, a chi, in quali circostanze e con che intenzione. Esse si possono usare come un’arma chimica, come mezzi per il lavaggio del cervello, come potenti agenti guaritori o come sacramenti che possono facilitare le esperienze spirituali di trasformazione della vita.

C. M.: – C’è qualche collegamento tra la sua ricerca ed il lavoro di Timothy Leary?

S. G.: – Non proprio. Ci siamo incontrati in più occasioni, la prima volta nel 1965, quando io gli feci visita in Millbrook, successivamente in numerose conferenze nelle quali eravamo entrambi relatori e, infine, in occasione delle sue visite all’Esalen Institute a Big Sur in California. Il nostro approccio alle sostanze psichedeliche era però molto diverso. Lui fu un colossale esperimento umano, avendo assunto LSD più di mille volte. Con l’eccezione del suo primo lavoro a Harvard, le sue esperienze furono condotte in un contesto selvaggio, non controllato. Era un pensatore brillante, ma rimase nel suo cuore un anti-istituzionalista ribelle irlandese, anticonformista, un “agente provocatore”.

Io ho usato personalmente sostanze psichedeliche per l’auto-esplorazione, ma in misura molto più conservativa. La maggior parte della mia ricerca psichedelica è consistita in un lavoro condiviso con altri in un contesto clinico, prima all’istituto di ricerca psichiatrico a Praga, Cecoslovacchia, e più tardi al centro Maryland di ricerca psichiatrico a Baltimora. Ho tentato di formulare le mie scoperte in articoli scientifici e libri con l’intenzione di rendere la terapia psichedelica accettabile da parte dell’establishment psichiatrico.

Á. J.: – Potrebbe, parlare del suo ultimo libro?

S. G.: – Ho scritto il mio ultimo libro, “Psicologia del Futuro: Lezioni dalla Ricerca della Coscienza Moderna”, su richiesta del State University Press, che aveva pubblicato alcuni miei precedenti libri. Venivo invitato a descrivere in modo sistematico e comprensivo le mie osservazioni in più di quaranta anni di ricerca di un’importante varietà di stati non-ordinari di coscienza che io chiamo olotropici. Esempi di tali stati sono la trance di sciamani o di iniziati nei rituali aborigeni, stati incontrati in sistematiche pratiche meditative, episodi mistici spontanei, le esperienze psichedeliche e l’auto-esplorazione con forme potenti di psicoterapia esperienziale, per esempio la “primal theraphy”, il “rebirthing” e la respirazione olotropica.

Il libro fondamentalmente tratta in modo specifico le diverse aree nelle quali il nostro pensiero circa la natura della psiche umana, in salute e malattia, dovrebbe essere modificato per integrare le nuove scoperte. Vi delineo inoltre la direzione e la natura dei cambiamenti necessari. Esempi di tali aree sono la natura ed origine della coscienza, l’architettura dei disturbi emotivi e psicosomatici, la strategia della psicoterapia. Altri argomenti sono la teoria e pratica della respirazione olotropica, gli aspetti filosofici e spirituali della morte, la terapia psichedelica con pazienti di cancro, la comprensione metafisica della ricerca degli stati di coscienza e l’utilizzabilità di questo lavoro per una possibile risoluzione della crisi globale.

La “Psicologia del Futuro” è stata tradotta in varie lingue, incluse spagnolo, portoghese, francese, italiano, danese, ceco, russo, italiano, greco, turco, tedesco. È uno studio che illustra la mia ricerca negli ultimi quaranta anni e che verrà utilizzato anche come manuale nell’addestramento formativo alla respirazione olotropica e alla psicologia transpersonale.

 

Abstract

Esiste certamente un collegamento tra la spiritualità e l’inconscio. La spiritualità genuina è basata su esperienze che comportano dimensioni di realtà delle quali noi non siamo consapevoli nel nostro stato ordinario di coscienza e che, in questo senso, sono inconsce. Ma anche se non tutte le esperienze inconsce sono di natura spirituale, esse possono comunque avere in comune quella qualità che C.G. Jung definisce “numinosa”. Inoltre, molte delle esperienze spirituali, dovrebbero essere definite più precisamente “superconsce”. La psicologia e psichiatria accademica hanno un modello del cervello che lo vede come un hardware di un computer, che ha un software, ossia la biografia postnatale: l’infanzia, il periodo neonatale, ecc., e crede che non ci sia niente oltre questo. La psicologia transpersonale ha ampliato molto questo modello, includendo ovviamente sia il periodo biografico, sia il periodo prenatale e perinatale ed ha quindi fatto esplodere il modello della psiche nella sfera transpersonale. Si possono fare esperienze di identificazione con altre persone, esperienze di altre vite, degli archetipi, di secoli passati, culture… esperienze che la psicologia e psichiatria tradizionale considerano create da una patologia. Le esperienze spirituali, come qualunque altro aspetto della realtà possono essere sottoposte ad un’accurata ricerca e possono essere studiate scientificamente. Non c’è niente di non scientifico nello studio imparziale e rigoroso dei fenomeni transpersonali e delle sfide che presentano. Solamente tale approccio può rispondere alla domanda critica sullo status ontologico delle esperienze mistiche: esse rivelano la profonda verità su alcuni aspetti basilari dell’esistenza, come sostenuto dalla filosofia perenne, oppure sono prodotti della superstizione, fantasia, o malattia mentale, come la scienza materialistica ed occidentale li vede?

 

Two Interviews with Stanislav Grof

There obviously exists a connection between spirituality and the unconscious. True spirituality is based on experiences involving dimensions of reality of which we are not aware in our ordinary state of consciousness and which, in that sense, are unconscious. But, although all unconscious experiences are of a spiritual nature, they can however have in common that quality which C. G. Jung defined as “numinous”. Furthermore, much of spiritual experience could more precisely be defined as “super-conscious”. Psychology and academic psychiatry have a model of the mind comparable to the hardware of a computer, having a software which is the post-natal biography: childhood, infancy, etc., and holds that there is nothing beyond this. Transpersonal psychology has considerably expanded this model to include, obviously, the biographic period as well as the period before and during birth, consequently exploding the model of the psyche in the transpersonal sphere. Experiences of identification with other persons, experiences of other lives, archetypes, of past centuries and cultures are possible… experiences considered by psychology and traditional psychiatry as the result of a pathology. Spiritual experience, as any other aspect of reality, can be submitted to rigorous research and scientifically studied. There is nothing non-scientific about the impartial and rigorous study of transpersonal phenomena and the challenge they present. Only that approach can provide a response to the critical question as to the ontological status of the mystical experience; does it reveal the profound truth as to certain basic aspects of existence, as sustained by perennial philosophy, or are they the product of superstition, fantasy or mental illness as maintained by materialist and Western science?

 

Álvaro Jardim è psicologo, psicoterapeuta, certificato in Respirazione Olotropica e coordinatore del G.T.T., “Grof Traspersonal Training” in Brasile. Ha lavorato con Grof in Brasile, negli Stati Uniti e in Europa e ha sviluppato e coordinato il progetto di specializzazione in Psicologia Transpersonale applicata all’Università Cattolica di Goias, in Brasile.

Carmen Maciel è psicologa, psicoterapeuta, docente all’Università Federale di Pernambuco. È certificata in Respirazione Olotropica ed è coordinatore del “Grof Transpersonal Training” in Brasile. Specializzata in psicologia della salute e antropologia sociale, ha sviluppato progetti di ricerca nel campo della psicologia della salute e pubblicato numerosi articoli.

Stanislav Grof

Per informazioni sui gruppi di respirazione olotropica, che si tengono a Roma o
in agriturismo, contattare la dott.ssa Virginia Salles: e-mail: virginia.sall@gmail.com

Stanislav Grof tra Psicologia del profondo e Cabalà

 

Stanislav Grof

Stanislav Grof, psichiatra, ricercatore nel campo degli stati non ordinari di coscienza, è nato a Praga e nel 1967 si è trasferito in America, dove ha fatto la conoscenza di studiosi come J. Campbell, A. Maslow, J. Perry, F. Capra etc, che avevano sviluppato interessi, conoscenze e una visione della psiche molto vicini alla sua. In seguito a questi incontri e a ulteriori confornti e approfondimenti, Grof, insieme a Maslow e a altri ricercatori, ebbe l’idea di fondare una nuova disciplina che combinasse scienza e spiritualità e approfondisse lo studio dei vari livelli o stadi di coscienza. A questo nuovo movimento fu dato il nome di Psicologia Transpersonale.

Dopo anni di studi e ricerche Grof sviluppò una nuova tecnica terapeutica e di evoluzione della coscienza denominata Respirazione Olotropica (Holotropic Breathwork) (dal greco: che tende verso la totalità) in grado di provocare stati non ordinari di coscienza attraverso mezzi naturali quali la respirazione, la musica evocativa e il lavoro sul corpo. Le esperienze che emergono durante questa attivazione dell’inconsci possiedono forti qualità terapeutiche in quanto, attraverso la rimozione dei blocchi psicologici, fanno emergere contenuti inconsci profondi dotati di forte carica emotiva. Mediante questa mobilitazione dell’energia psichica possiamo attingere alla fonte delle nostre energie vitali, rigenerative, creative, sciogliere difficoltà emotive e relazionali, disturbi psicosomatici.

Attraverso l’osservazione degli stati non ordinari di coscienza Grof ha amplificato la cartografia dell’inconscio oltre i limiti conosciuti della scienza ufficiale aggiungendo al livello biografico due livelli transbiografici: il livello perinatale, relazionato con l’esperienza della nascita, e il livello transpersonale, che implica il superamento del confine spazio-temporale. La sua psicologia propone un nuovo paradigma della realtà che va oltre i limiti del pensiero newtoniano-cartesiano e comprende le più recenti scoperte della fisica moderna: quantica-relativistica, teoria dei sistemi, pensiero olonomico etc…

Il pensiero di Grof ha contribuito ad una nuova e più ampia interpretazione della malattia mentale, rivelando quanto spesso alcuni stati psichici dotati di grande potenziale evolutivo, da lui definiti emergenza spirituale, vengano imprigionati negli stretti confini della diagnosi psichiatrica tradizionale e ostacolati nel proprio naturale processo di guarigione e sviluppo psicologico. Grof riconosce in questi episodi spesso drammatici un enorme potenziale evolutivo e di rinnovamento interiore.

Il mio incontro con Stanislav Grof

Il mio incontro con Grof, prima attraverso i suoi libri e in seguito personalmente durante il mio training formativo in respirazione olotropica, ha avuto una grande importanza nella mia vita professionale, ma soprattutto ha inciso profondamente sul mio percorso ed evoluzione personali. Le mie esperienze durante gli stati di coscienza olotropici sono stati il completamento e il naturale sviluppo di intense esperienze del passato che fino a quel momento non erano state mai completamente elaborate durante i miei trascorsi personali e formativi in psicologia del profondo.Feci allora un’importante scoperta: potevo condividere e dare voce a tutto ciò che fino a quel momento in me era rimasto muto e incondivisibile. Non ero sola al mondo.

All’inizio l’impatto con una forma di terapia più profonda inserita in una cornice concettuale più ampia di quella da me conosciuta creò scompiglio, mettendo in discussione gli stessi presupposti teorici e punti di riferimento avuti fino a quel momento. Poi, improvvisamente, arrivò l’insight e così ho potuto incontrare e riordinare i pezzi più preziosi e rari del mio “interminabile puzzle”.

Se dovessi definire con poche parole il mio percorso olotropico, parlerei di un certo timore iniziale, di un brivido che accompagna i momenti di maggiore abbandono, e poi … di porte spalancate, confini abbattuti, orizzonti infiniti e di un mondo riconsegnatomi che, credo, mi sia sempre appartenuto.

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Bibliografia di S. Grof

1975
Grof, Stanislav, Realms of the Human Unconscious: Observations from LSD research, Viking Press, New York.


1977
Grof, Stanislav&Halifax, Joan, The Human Encounter With Death, New York, NY, U.S.A. Dutton


1977
Grof, Stanislav; Cayce, Hugh L.; Johnson, Raynor C., Dimensions of Dying & Rebirth, Virginia Beach, VA, U.S.A. A. R. E. Press 1977. Lectures from the 1976 Easter Conference at the Association for Research and Enlightenment


1980
S. Grof, LSD Psychotherapy, Hunter House, Pomona


1980
Grof, S. Grof, Chr., Beyond Death, Thames@Hudson, London.


1984
Grof, Stanislav (editor), Ancient Wisdom and Modern Science, Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press, 1984


1975
Grof, Stanislav, Realms of the Human Unconscious: Observations from LSD research, Viking Press, New York.


1977
Grof, Stanislav & Halifax, Joan, The Human Encounter With Death, New York, NY, U.S.A. Dutton


1977
Grof, Stanislav; Cayce, Hugh L.; Johnson, Raynor C., Dimensions of Dying & Rebirth, Virginia Beach, VA, U.S.A. A. R. E. Press 1977. Lectures from the 1976 Easter Conference at the Association for Research and Enlightenment


1980
S. Grof, LSD Psychotherapy, Hunter House, Pomona


1980
Grof, S. – Grof, Chr., Beyond Death, Thames@Hudson, London.


1984
Grof, Stanislav (editor), Ancient Wisdom and Modern Science, Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press, 1984


1985
S. Grof, Oltre il cervello. L’esplorazione transpersonale delle possibilità della coscienza umana, 1985, Cittadella, Assisi, 1988 (2° ed. 1997).


1988
S. Grof, The Adventure of Self-Discovery: Dimensions of Consciousness & New Perspectives in Psychotherapy & Inner Exploration (SUNY Series in Transpersonal & Humanistic Psychology), Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press


1988
S. Grof, Valier, Marjorie L., Human Survival and Consciousness Evolution, Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press, 1988


1989
Grof, Stanislav & Grof, Christina, Spiritual Emergency: when personal transformation becomes a crisis, New consciousness reader, Little, Brown & Company


1990
Grof, Stanislav & Grof, Christina, La tempestosa ricerca di se stessi. Crisi psicologiche e cambiamento, 1990, Red, Como, 1995


1993
S. Grof e Hal Zina Bennett, La mente olotropica. La respirazione olotropica per giungere ai livelli più profondi della psiche, 1993, Com, Red, 2000.


1994
S. Grof, Books of the Dead; Manuals for Living and Dying, Thames & Hudson


1995
Grof, Stanislav (editor); Grof, Christina (editor), A Spiritual Emergenc : When Personal Transformation Becomes a Crisis, New York, NY, Putnam Publishing Group


1998
S. Grof, Il gioco cosmico della mente. Le nuove frontiere della psicologia transpersonale, Red, Como, 2000


2000
S. Grof, Psicologia del futuro. Le nuove dimensioni della mente: individuale, transpersonale, cosmica, 2000, Red, Como, 2001.


2000
S. Grof, The Future of Psychiatry: Lessons from Modern Consciousness Research (Series in Transpersonal and Humanistic Psychology), Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press.


2006
S. Grof, Quando accade l’impossibile. Avventure in realtà non ordinarie, Urra, Milano, 2006.


2007
S. Grof, L’ultimo viaggio, Urra, Milano, 2007.


2010
S. Grof, Respirazione olotropica, teoria e pratica, Urra, Milano 2010.

Pubblicazioni di V. Salles

Pubblicazioni

Libri

 

Agua scura, Di Renzo Editore, Roma, 2005

Il tormentato resoconto di una sofferenza psicologica, affettiva, fisica, filtrata attraverso i fantasmi di un Eros inafferrabile, di quel Paradiso Perduto al quale tutti vagheggiamo di poter tornare. Testimone partecipe, lucida osservatrice, il lettore è introdotto nel segreto mondo del “sacro recinto” analitico, attraverso la narrazione di un percorso esistenziale denso e coinvolgente.

Recensione (di Erika Czako)

Virginia Salles offre un resoconto iniziatico,coinvolgente e danzante. Un dialogo che personifica la stessa “voce interiore” dell’autrice e che ci conduce nel sacro recinto (temenos) di una relazione affettiva emotivamente tormentata.Una fuga dalla realtà ed un ritorno al paradiso perduto, un immersione nell’Agua scura, personificazione di un inconscio travolgente e traboccante di immagini.Virginia Salles accompagna il lettore con pulsante magia poetica e narrativa lungo un percorso di interiorità viva, intessuta di quei sogni che ci riscattano dal tetro e “oggettivo” palcoscenico della “realtà”, fluttuando a proprio agio nelle acque profonde dell’anima.

Diego Pignatelli

 

 

 

 

MONDI INVISIBILI Frontiere della psicologia transpersonale” di V. Salles

Un viaggio coinvolgente e fascinoso attraverso luoghi della psiche poco conosciuti, un itinerario che oscilla tra coscienza quotidiana e stati di coscienza non ordinaria che la cultura scientifica fatica ad integrare. Questo libro è una sintesi del lavoro svolto dall’autrice – formatasi in Italia come analista junghiana e in psicologia transpersonale con Stanislav Grof – e rappresenta il punto di incontro di una lettura a più livelli, integrata nell’orizzonte della psicologia del profondo. Nel testo troveremo ampie parti cliniche, con resoconti di sogni e di esperienze di respirazione olotropica. Le narrazioni, a volte incredibili a volte straordinarie ci mostrano come la tendenza fondamentale di questa procedura sia l’integrazione di ciò che è scisso, la ricomposizione della sofferenza in una trama armonica. Colpiscono profondamente i casi di persone che non avrebbero mai potuto avere un vero accesso ad una psicoterapia classica: prostitute, portatori di dipendenze, outsider. Individui che non solo hanno potuto usufruire di una crescita personale, ma che hanno anche scoperto l’esigenza di spiritualità che si celava dietro i loro sintomi. La parola spiritualità viene spesso menzionata nel corso del testo, ed è questo uno dei contributi più significativi di questo libro: tutti gli esseri umani, a prescindere dalla presenza o meno di un contesto religioso nella loro vita, possono riconoscere l’esigenza di un rapporto con la dimensione del sacro come esigenza della psiche, senza per questo dover appartenere ad uno schieramento di qualsiasi tipo. (dalla prefazione di Maria Fiorentino).

 

La psicologia transpersonale rappresenta il più avanzato tentativo di rispondere all’invito di Jung a porsi la domanda essenziale per l’uomo ovvero chiedersi se si è o meno collegati con l’infinito. L’esplorazione di mondi paralleli inizia da qui e l’ascolto attento e rispettoso del paziente permette a Virginia Salles di trasformare ogni storia clinica in una vicenda che apre uno squarcio sull’infinito.

Erika Czako

Prefazione (di Maria Fiorentino)

Mondi invisibili Recensione Luisa de Paola

Recensione di Bruno Pinsuti Berrino

Intervista a Virginia Salles e Maria Fiorentino

Mondi Invisibili Recensione di Luciano Fargnoli

spazio-oltre i confini

Spazi oltre il confine. Temi e percorsi della psicologia del profondo tra C. G. Jung, Stanislav Grof e la Cabalà” (Alpes Italia, 2014)R

Virginia Salles, divulgatrice della psicologia transpersonale in Italia, condivide con il lettore il proprio lavoro di ricerca ed il materiale raccolto sul campo, nella pratica della psicoterapia ad indirizzo junghiano e transpersonale.L’autrice attinge dai sogni, dall’immaginazione, dagli stati non ordinari di coscienza, dal patrimonio di fiabe, miti, riti ancestrali, con uno sguardo attento all’esperienza millenaria della Cabalà. La terapia è qui intesa non solo come superamento del sintomo, ma come un vero e proprio atto creativo: l’espressione della nostra realtà interiore, che trascende il dominio della ragione, per attingere ad una più autentica umanità e ad una visione dell’esistenza più ampia e più completa.È attraverso l’angoscia, lo stupore, la disperazione e soprattutto dal riconoscimento di sé, che si è chiamati ad attuare nei momenti di sofferenza, che nasce il nostro più prezioso bagaglio di conoscenza, così come l’arte o la poesia. Sofferenza di cui molte volte saremo grati, alla vita o al destino, per averla sperimentata.La sofferenza di cui ci parla Virginia Salles è tra le più enigmatiche e affascinanti che si conoscano. Esiste un nesso tra lo stato psichico considerato di interesse psichiatrico e le esperienze descritte nella letteratura spirituale e mistica? Naturalmente no, se consideriamo la psichiatria solo dal punto di vista della scienza positivista tradizionale. Ma esperienze come quelle vissute oggi da un numero sempre crescente di persone ci costringono a volgere lo sguardo in direzione degli abissi interiori, a scrutare l’infinito attraverso ogni lacerazione e a rimanere faccia a faccia con qualcosa che finalmente vediamo e che non sapevamo, qualcosa che solo ora si rivela.

Recensione di Gilberto Villela

Articoli

La danza degli dei“, in Quaderni della Cattedra della personalità e delle differenze individuali, 4, Roma, Kappa, 1995

E’ dolce morire nel mare …“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 49, Roma, Di Renzo, 2001

Iansã, Signora dei venti“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 50, Roma, Di Renzo, 2001

Un labirinto di cristalli e specchi“, Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 51, Roma, Di Renzo, 2002

L’io e l’infinito“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 52, Roma, Di Renzo, 2002

La guerra dentro l’uomo“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 53, Roma, Di Renzo, 2003

Le potenzialità terapeutiche degli stati non ordinari di coscienza: l’inconscio visto da C. G. Jung e S. Grof, parte prima“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 54, Roma, Di Renzo, 2003

L’angelo dell’angolo della casa rotonda“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 55, Roma, Di Renzo, 2004

Le potenzialità terapeutiche degli stati non ordinari di coscienza: l’inconscio visto da C. G. Jung e S. Grof, parte seconda“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 56, Roma, Di Renzo, 2004

Wilhelm Reich passeggero della Nebuchadnezzar“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 57, Roma, Di Renzo, 2005

Fame d’aria. La psicologia di José Angelo Gaiarsa tra corpo e spirito“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 1, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2005.

La voce del silenzio“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 2, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2006.

La tigre e il vento. La magia del corpo in terapia“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 2, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2006.

Pentesilea depone l’arco. L’emergenza del femminile nella comunicazione“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 4, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2007.

L’eclisse. Frammenti di un percorso terapeutico“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 5, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2007.

Mercanti di corpi, dissipatori d’anima“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 7, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2008.

L’arte della psicoterapia, lo spazio terapeutico come luogo sacro dove si svolgono i Misteri dell’anima“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 8, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009.

Dal sangue alla rosa. L’evoluzione umana oltre la famiglia“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 9, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009.

La morte che uccide la morte“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 10, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009.

Ken Wilber, filosofo dell’integrazione“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 10, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009.

Peccati e virtù nell’era della globalizzazione“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 11, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2010.

Il libro Rosso di C. G. Jung;“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 12, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2011.

Il Mistero del Golgota;” ,in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 13, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2011.

Il Martello delle streghe” in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 14, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2011

“Candomblé, Umbanda, Santeria” , in Oltre i confini, cronache dai mondi visibili e invisibili, numero 4, Roma, marzo, aprile 2012

Kabbalah e crisi globale“,  in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 16, Giovanni Fioriti Editore, Roma,  2013

“L’Eden abbandonato”, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 17, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2013

La re-visione e il reincanto della psicologia

SOS Emergenza spirituale. Il dolore dell’anima tra psicopatologia e misticismo” Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 19, Alpes Italia,  Roma, 2014.

Aldo Carotenuto e l’individuazioneGiornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 20, Alpes Italia,  Roma, 2015

Dal deserto alla Terra Promessa. La via dell’individuazione/iniziazione” Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 21, Alpes Italia,  Roma, 2015.

Ambrosia, il nettare d’Amore” Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 22, Alpes Italia,  Roma, 2015

Saziarsi finalmente… di ché? ”Rivista internazionale ANIMA MEDIATICA del mese di giugno 2016

Uomo e Natura. Nutrizione, respirazione e Amore” Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 23, Alpes Italia,  Roma, 2016.
 
Visionari alle radici della modernitàGiornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 24, Alpes Italia,  Roma, 2017.

Interviste

Intervista a Nadav Crivelli – Guarda l’intervista

Intervista a Ari Ben Nun – Guarda l’intervista

Due interviste a Grof“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 4, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2007.

Dialogo sulla Mente e Sulla Materia. Intervista ad Ignazio Licata, in Scienza e Conoscenza, anno 7, n. 25, 2008. PDF originale (6 MB)HTML (9 KB)

Intervista a Laercio Fonseca


Pubblicazioni su Web

“Al di là dell’io” in psychomedia

“Buto, la danza delle tenebre” in psychomedia

“Il buio dell’anima” in Centro Studio Psicologia e letteratura

“Quando il mondo dei sogni diventa terapeutico” in medicina & benessere

“Anoressia e rifiuto del cibo: oltre i luoghi comuni” in medicina & benessere

“Solitudine con le ali” su guidapsicologi.it

“Pazzi d’amore” su guidapsicologi.it

“Cos’è la psicoterapia”

 

Recensioni

Sri Govinda, Illuminazione. Cos’è e come raggiungerla, Ed. Mediterranee, Roma, 2007

Diego Pignatelli, Il risveglio dell’intelligenza, Verso una nuova psicologia dell’Essere. Le Filosofie Orientali alla volta delle Nuove Teorie Transpersonali., Montedit, Milano, 2007

Ignazio Licata, La logica aperta della mente, Codice edizioni, Torino, 2008, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 7, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2008.

Bruno Franchi, Siamo Dio, Oltre Fede e Scienza, Edizione autoprodotta (www.brunofranchi.it) – Novembre, 2007.

Miranda Shaw, Illuminazione appassionata, Casa editrice Venexia, Roma, 2010

La via dell’amore di Nadav Crivelli

Mondi invisibili, Frontiere della psicologia transpersonale, Recensione di Luciano Fargnoli

“Vittorio pavoncello, Il serpente nel Big Bang“, Mimesis edizioni (Milano-Udine), 2013

Sconfinamenti, escursioni psico-antropologiche, a cura di Stefano Beggiora, Mario Giampà, Alfredo Lombardozzi e Anthony Molino, Edizioni Mimesis, semiotica e filosofia del linguaggio, Milano, 2014

Recensione del libro di Luigi Giannetti, Aqvamater, pubblicato su Centro Studi Psicologia e letteratura .


Diario di viaggio

India dei miracoli, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 6, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2008.


* Per esigenze di pubblicazione su Web gli articoli non sono completi. La versione integrale è reperibile nella pubblicazione cartacea

Respirazione olotropica

Per informazioni sui gruppi di respirazione olotropica, che si tengono a Roma o in agriturismo, contattare la dott.ssa Virginia Salles: e-mail: virginia.sall@gmail.com

 

Respirare significa fondere insieme spirito e materia.

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La pratica della respirazione olotropica

Strategia terapeutica
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Nella nostra cultura, dominata dal paradigma scientifico, la respirazione ha perso quella “sacralità” caratteristica delle varie tradizioni spirituali e sciamaniche ed è stata ridotta a semplice funzione fisiologica, perdendo così il suo significato di connessione con la psiche e lo spirito. Soltanto negli ultimi decenni i “terapeuti” occidentali hanno riscoperto il potenziale terapeutico della respirazione e sviluppato tecniche che la utilizzano secondo diverse modalità.

La strategia olotropica di “psicoterapia” o di evoluzione della coscienza, si basa sul principio fondamentale che i “sintomi” sia emotivi che psicosomatici rappresentino un tentativo spontaneo dell’organismo di guarire se stesso, superare i propri traumi e raggiungere uno stato di maggior equilibrio. Principio questo che la terapia olotropica condivide con l’omeopatia nella tendenza all’attivazione e intensificazione temporanea dei sintomi presenti ed esteriorizzazione di quelli latenti, il che porta successivamente alla loro dissoluzione. Il sintomo viene visto quindi come un’opportunità di cambiamento, una tendenza naturale che la terapia dovrebbe assecondare, diversamente da quanto avviene nella pratica tradizionale, focalizzata sopratutto sulla sua soppressione.

Nel metodo “terapeutico” sviluppato da Grof, attraverso l’utilizzo di mezzi naturali come la respirazione, la musica evocativa e tecniche di lavoro sul corpo, vengono indotti potenti stati non ordinari di coscienza che portano alla rimozione dei blocchi bioenergetici e alla liberazione delle energie fisiche ed emotive represse. La risoluzione del trauma e il cambiamento che ne deriva, può significare una vera e propria trasformazione della personalità e scaturisce da vissuti profondi che spesso sfuggono alla comprensione razionale. Tale risoluzione può avvenire a livello biografico, essere cioè connessa ad esperienze e traumi infantili o all’emergenza di materiale perinatale e transpersonale.

Molte persone, in un momento particolare della loro esistenza, si rendono conto di una certa “ristrettezza di vivere”, si accorgono di agire ed esprimersi ad un livello molto inferiore alle loro potenzialità creative ed esistenziali. Questa consapevolezza porta a un’inversione di rotta nei processi intrapsichici, al ritiro delle energie psichiche investite nel mondo esterno e alla loro “introversione”: investimento nel mondo interiore alla ricerca di qualcosa che è andato perduto. Jung lo considera un processo naturale, tipico della seconda metà della vita. A questo punto, incominciano ad affiorare alla coscienza contenuti inconsci investiti di forte carica emotiva che possono interferire più o meno sul vivere quotidiano e che possono investire solo alcuni settori della vita come le relazioni, il lavoro o la sessualità, fino ad una interferenza massiccia su tutti gli aspetti dell’esistenza o sullo stesso rapporto con la realtà.

Le proporzioni di questa interferenza sono relazionate con il momento in cui sono avvenuti i traumi più importanti nella vita della persona e determinano se il processo raggiungerà proporzioni nevrotiche (traumi più tardivi nell’infanzia) o psicotiche (traumi legati a stadi più precoci). Questo irrompere di materiale inconscio provoca una crisi che può rappresentare un’occasione di risoluzione dei traumi stessi e di trasformazione psicologica.

 

La musica

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La musica evocativa da sempre ha avuto un ruolo molto importante nell’induzione della trance. I battiti monotoni dei tamburi e i canti hanno da sempre accompagnato i riti iniziatici e propiziatori in varie parti del mondo. Anche nella terapia olotropica la musica ha un ruolo fondamentale. Deve essere potente e evocativa, di preferenza musica di ottima qualità artistica, con pochi riferimenti concreti (i brani vocali debbono essere in lingue sconosciute). Vengono evitate musiche dissonanti e ansiogene e la caratteristica comune è quella di essere sconosciute, nella maggior parte dei casi, al gruppo dei respiranti. La nostra “colonna sonora” ha la durata di tre ore ed è composta da musiche appartenenti a vari generi: etniche, sacre, strumentali, “suoni della natura”, musiche “new age”, canti orientali, etc.

L’utilizzo della musica nel nostro contesto è molto diverso dall’ascolto compito e intellettualizzato a cui siamo abituati nelle sale da concerto o teatri, è una modalità di ascolto più libera, coinvolgente e sconvolgente, che assomiglia di più a quella di un concerto rock. E’ importante arrendersi completamente al ritmo della musica, lasciarla “entrare dentro” e reagire in modo libero e spontaneo, permettendo al proprio organismo di esprimere tutto ciò che la musica catalizza dentro di sé, fare “uscire fuori”, sia dal punto di vista fisico che emotivo, grida, risate, canti, versi di neonati o di animali, movimenti rituali, mormorii che giungono fino al parlare una lingua sconosciuta etc. Ma anche mimiche esagerate, tremori, movenze erotiche, contorsioni del corpo e del volto etc. In questo contesto la musica esercita diverse importanti funzioni: aiuta ad aprire le porte dell’inconscio, mobilitando le emozioni legate a ricordi assopiti e traumi rimossi, facilitando così la loro manifestazione e approfondendo il processo di guarigione; favorisce una forma di “insight” dinamica ed estetica e non ultimo copre i rumori (singhiozzi, pianto, grida) prodotti dai partecipanti durante l’esperienza.

La seduta si apre con musiche dinamiche, scorrevoli e prosegue durante la prima ora con musiche “celebrative”, aumentando poi sempre di intensità verso brani che inducono la trance, tratti da tradizioni rituali primitive, sciamaniche, musiche “forti” a ritmo molto intenso. La seconda ora è composta da musiche evocative di intensi stati d’animo, musiche “epiche”. Dopo circa un’ora e mezza dall’inizio della seduta, al culmine dell’esperienza, vengono introdotte quelle che chiamiamo “musiche di sfondamento” che vanno dalle intense e drammatiche musiche tratte da colonne sonore cinematografiche fino a musiche sacre come messe o requiem. Questo passaggio suona nel modo caratteristico di “un’onda che si rompe”. Proseguendo nella seconda metà della sessione l’intensità emotiva delle musiche diminuisce gradualmente verso “musiche di cuore”, musiche che “toccano l’anima”. Nella terza ora prevalgono le musiche meditative, rilassanti o comunque molto tenui e delicate, che accompagnano il lento ritorno allo stato di coscienza ordinario.

Le cinque fasi musicali della sessione possono essere così suddivise:

  1. musiche di apertura
  2. musiche per indurre la trance
  3. musiche di sfondamento
  4. musiche di cuore
  5. musiche meditative

Musiche di autori come Peter Gabriel, Vangelis, Mickey Hart, Gabrielle Roth, Ennio Morricone, Scott Fitgerald, Talku, Sainkho etc., sono molto utilizzate nella compilazione delle colonne sonore che accompagnano le sedute di respirazione.

 

L’esperienza

In ambito olotropico il termine “terapeuta” non prevede che si agisca in modo attivo sul “paziente”, ma viene usato nel senso tradizionale greco di “persona che assiste durante il processo di guarigione”. Il ruolo del terapeuta quindi durante le sedute olotropiche è quello di sostenere l’esperienza del respiratore senza influenzarlo o manipolarlo, anche quando il processo in corso non viene compreso immediatamente. Può accadere che gli “insights” corrispondenti emergano dopo l’esperienza, in una seduta successiva, durante un sogno o semplicemente come un “lampo improvviso” durante lo stato di veglia. La capacità di sostenere l’intensità di alcune esperienze richiede dal terapeuta una personale dimestichezza con gli stati non ordinari di coscienza e una piena fiducia nel suo potenziale terapeutico che deriva dalla propria esperienza e dal ricordo del proprio percorso terapeutico.

Durante gli esercizi di gruppo di “abbandono” e “affidamento” che precedono l’inizio della seduta di respirazione, ad un certo punto i partecipanti si “scelgono” a vicenda in base a criteri quali l’empatia, la fiducia etc. formano un certo numero di “coppie”. Durante i due giorni che seguono, ogni componente della coppia si alterna nei ruoli di respiratore o di assistente. L’assistente (o “sitter”) è colui che sta accanto al partner mentre questo “respira”, lo protegge e lo sostiene durante il “viaggio”. L’esperienza di assistente è complementare a quella di respiratore ed è anch’essa catalizzatrice di intensi stati d’animo. Come alcuni respiratori stessi dichiarano, anche questa esperienza è molto importante ed è parte integrante dell’intero processo.

Le reazioni fisiche che vengono attivate durante la seduta olotropica sono di complessa struttura psicosomatica e di solito possiedono un profondo significato psicologico, individuale, specifico di ciascun individuo. Queste reazioni a volte rappresentano una versione intensificata di tensioni e dolori della vita quotidiana; altre volte appaiono come una riattivazione di antichi sintomi di un stadio precedente della vita del respiratore. Altre volte, attraverso il linguaggio del corpo, comunicano un messaggio che può rappresentare un importante “insight” per quella persona in quel particolare momento. La strategia generale di questo lavoro sul corpo è quella di intensificare le sensazioni fisiche presenti nelle parti del corpo interessate con un appropriato intervento esterno e con l’aiuto del respiratore, aumentandole sempre di più finché non si sciolgono del tutto. Queste manifestazioni fisiche vengono di solito seguite da un profondo rilassamento. Quando rimangono tensioni residue o vissuti emotivi non completati e risolti, i “terapeuti” possono intervenire attraverso alcune particolari tecniche per liberarle e portare a completamento l’esperienza.

Durante lo svolgersi delle sedute di respirazione, viene utilizzata un’altra forma di intervento finalizzata ad offrire sostegno ad un livello molto profondo, pre-verbale. Il trauma relazionato a questo tipo di difficoltà è un trauma di “omissione” che affonda le sue radici in abbandoni e deprivazioni emotive, nella mancanza di soddisfazione di quel bisogno di esperienze positive e essenziali ad un sano sviluppo psicologico: accoglimento, fiducia, accettazione che generalmente vengono espresse attraverso il contatto fisico. Una delle modalità per riconoscere se il partecipante stia vivendo una regressione profonda è la scomparsa delle rughe del volto, l’espressione e molte volte il comportamento di un bambino con atteggiamenti e gesti che includono anche il pianto infantile o movimenti di suzione.

Quando durante l’esperienza, in un momento di profonda regressione, si ritorna in quel luogo di deprivazione, l’unico modo per superare simili traumi è quello di vivere in quel momento un’esperienza connettiva nella forma di un contatto fisico che la sostenga. Secondo accordi presi prima della seduta e con “l’approvazione del partecipante”, questo sostegno fisico può consistere nel contatto di una mano, in una carezza, o un lungo abbraccio e dovrà essere usato esclusivamente per soddisfare le necessità del respiratore e mai quella degli assistenti e terapeuti.

Le manifestazioni fisiche e emotive che avvengono durante le seduta olotropica variano notevolmente da persona a persona o nello stesso soggetto da una seduta all’altra. Alcuni partecipanti restano immobili e sembrano addormentati, altri si agitano e eseguono complessi movimenti che coinvolgono tutto il corpo: tremori, torsioni, spasimi etc. Altri assumono posizioni fetali o camminano carponi, movimenti che richiamano il nuotare, lo scavare, l’arrampicarsi, suoni e gesti di animali. Altri ancora eseguono complessi rituali primitivi o sacri di diverse culture, le varie posizioni dello yoga con i gesti caratteristici delle mani anche quando non li conoscono.

Le emozioni che emergono durante il processo sono di vario tipo e intensità e vanno dalla pace assoluta, serenità, beatitudine, rapimento estatico fino alla paura paralizzante, sentimenti di colpa, aggressività primitiva la cui intensità trascende ciò che possiamo sperimentare durante lo stato ordinario di coscienza. Emozioni così intense sono associate a esperienze di natura perinatale o transpersonale. Le emozioni di tipo biografico, legate a ricordi o esperienze traumatiche infantili anche se a volte sono molto intense, rimangono sempre vicine alle emozioni che conosciamo nella vita quotidiana: rabbia, tristezza, paura, vergogna, sorpresa, amore, gioia, compassione, colpa, ansietà etc.

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Elaborazione e integrazione

Alla fine della sessione, dopo che il respiratore è rientrato lentamente nello stato ordinario di coscienza, viene accompagnato dal suo assistente nel luogo dove si disegnano i mandala e invitato a esprimere graficamente l’esperienza su un grande foglio bianco, preferibilmente all’interno di un cerchio già disegnato. Il partecipante può anche scegliere di rappresentare l’esperienza per mezzo di un “collage”, fatto di illustrazioni ritagliate da riviste e incollate sul foglio o attraverso l’insieme delle due modalità. Altre possibili alternative sono i giochi con la sabbia di Dora Kalff e la scultura con l’argilla, utilizzata in particolare con respiratori ciechi.

In seguito, quando tutti i membri del gruppo hanno espresso graficamente, in un modo o nell’altro la propria esperienza, si rincontrano insieme al facilitatore (“terapeuta”, nel senso greco del termini, cioè di colui che assiste durante l’esperienza di trasformazione) per la condivisione: seduti in cerchio, ogni partecipante viene incoraggiato a raccontare il più liberamente possibile i propri vissuti ad un gruppo solitamente molto attento e accogliente. Non vengono date interpretazioni in quanto, data la profondità e complessità dei vissuti, qualsiasi interpretazione rischierebbe di ridurre e “congelare” il processo o interferire con il naturale percorso terapeutico. Possono a volte essere utili le amplificazioni di tradizione junghiana, come per esempio il parlare di analoghi motivi mitologici.

La respirazione olotropica può essere combinata con un’ampia gamma di altre diverse forme terapeutiche o espressive come la psicoterapia verbale, il lavoro sul corpo, lo psicodramma, lo yoga, la danza, la pittura etc., costituendo un insieme “terapeutico” che favorisce profonde trasformazioni psicologiche e l’evoluzione della personalità.

Per un approfondimento del pensiero di Grof si vedano le mie pubblicazioni e le interviste a Grof.

Disegni di mandala dei partecipanti alle sedute olotropiche