Io e l’infinito

Io e l’infinito

di Virginia Salles, Roma

(Estratto)

Non gode il mondo al modo giusto… finché non diventi intimo di quel nulla ombroso da cui è stato creato il mondo… finché il mare non ti fluisce nelle vene, finché non ti vesti di cieli e non ti incoroni di stelle…

(Thomas Traherne)

 

Ogni uomo ha due cuori: quello che batte dentro il petto e un altro molto più grande che è anche il cuore pulsante dell’universo. Molti passano tutta la vita tentando di connettersi con questo grande cuore e sono pronti a correre dei rischi, sono pronti anche a morire… sono questi gli uomini veramente liberi

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Il dolore senza nome

Un’antica leggenda indù racconta di quando tutti gli uomini erano dèi. Questi però abusarono tanto della loro divinità che Brahma decise di privarli del potere divino e di nasconderlo in un posto dove fosse impossibile trovarlo. Fu così che il Signore degli dèi, riunitosi a consiglio con le divinità minori, disse: “Ecco ciò che faremo della divinità dell’uomo, la nasconderemo nel suo io più profondo e segreto, perché è il solo posto dove non gli verrà in mente di cercarla”. A partire da quel tempo, conclude la leggenda, “l’uomo ha fatto il periplo della terra, ha scavato, esplorato, scalato montagne e si è immerso nei mari alla ricerca di qualcosa che si trova dentro di lui”. Le nostre tradizioni spirituali affermano che tale stato di “amnesia cosmica” abbia inizio prima ancora della nascita. La separazione dalla nostra natura divina, dal nostro “Sé profondo”, secondo queste antiche tradizioni, è la nostra ferita esistenziale che va lentamente trasformandosi in un dolore indescrivibile, il “dolore senza nome”, quella sete insaziabile di infinito e un desiderio struggente di qualcosa che non sappiamo ben definire. Jung in molti suoi scritti descrive questo struggente desiderio che ci travaglia e lo considera un impulso verso la completezza, la totalità e l’elemento propulsivo del processo di individuazione, la forza dinamica che tende a unire l’io e l’inconscio. Durante gli stati non ordinari di coscienza attivati con la respirazione olotropica, può accadere di rivivere la propria nascita oppure lo stato intrauterino che viene descritto come un momento di indicibile beatitudine, libertà ed espansione, una esperienza oceanica del “senza limiti”. Stando alla descrizione di questi vissuti, il passaggio difficile e sofferto attraverso il canale del parto durante la nascita accresce sempre di più il senso del “limite” e di confinamento in una dimensione corporea, materiale. La nascita rappresenta quindi uno “spartiacque” e segna il passaggio dalla dimensione spirituale (transpersonale) al mondo materiale (personale).

La fontana abbandonata

In una lettera inviata a Bill Wilson, l’ideatore del “Programma dei Dodici Passi”, Jung, nel 1961, scriveva: “In latino alcol si dice “spiritus”. La stessa parola, dunque, viene usata per la più elevata esperienza religiosa e per il più corruttore dei veleni. Una formula utile quindi è: Spiritus contra spiritum”. Jung mette in relazione la sete dell’alcolista per l’alcol con un più profondo anelito dell’anima: il desiderio struggente di ogni essere umano di conoscere la sua vera identità, di trascendere i propri confini, unirsi con Dio e raggiungere la totalità. Un sintomo quindi che esprime una disperata richiesta di un percorso interiore verso dimensioni più animiche e spirituali, un bisogno impellente di iniziare una relazione con la fonte interiore, base e conferma del significato dell’esistenza e di libertà dai nostri “io” separati. La non soddisfazione di questa necessità viene definita dalla tradizione: “inferno”. Il percorso spirituale potrebbe rivelarsi quindi un potente antidoto non solo alla devastazione dell’alcol ma anche ad altre forme di dipendenza da sostanze, relazioni, gioco d’azzardo, cibo, potere etc. Il primo sogno portato in analisi da persone che soffrono di diversi tipi di dipendenza esprime spesso un’intenzione inconscia, una “richiesta” di tipo spirituale.

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Cristina grof

Cristina grof

Nel suo libro Guarire dalla dipendenza Cristina Grof definisce alcolisti e tossicomani “ricercatori spirituali” e analizza alcune tappe della terapia “I dodici passi” utilizzata dagli Alcolisti Anonimi nella cura della dipendenza. Cristina Grof, basandosi soprattutto sulla sua esperienza personale, traccia un parallelo tra i momenti fondamentali dei percorsi spirituali, così come sono stati descritti dalle diverse tradizioni, e le tappe principali del percorso dei “dodici passi” verso l’abbandono dell’alcol. Queste sono alcune parole del suo racconto autobiografico: “…In quei momenti ho intravisto i bagliori di uno stato di completezza in cui ciascun filo della mia esperienza sembrava improvvisamente congiungersi agli altri: tutto allora pareva andare a posto, ogni cosa acquistava significato… Ho trovato ciò che cercavo anche nell’oblio delizioso dell’alcol: i miei confini sparivano, la sofferenza svaniva e pensavo di essere libera… Finche l’alcol mi si rivoltò contro”1.

La bancarotta spirituale

Il programma terapeutico utilizzato dagli Alcolisti Anonimi riconosce una recondita aspirazione alla trascendenza dietro alla brama dell’alcol e definisce “malattia dell’anima” lo stato di chi è afflitto da qualche dipendenza. La “bancarotta spirituale” è il momento in cui si tocca “il fondo del pozzo”, momento cruciale che segna il limite ma anche una svolta nel comportamento autodistruttivo dell’alcolista. “Per adattarsi al nostro mondo secolare il bambino rinuncia alla sua estasi”, scrive Mallarmè. Questa rinuncia provoca un’immensa nostalgia, quella sete dell’anima per qualcosa di indefinibile descritta nei versi poetici e nella letteratura spirituale, l’impulso verso il contatto con la dimensione più profonda di se stessi, un moto evolutivo verso una coscienza più ampia e più completa. Quest’impulso, quando non ascoltato, può trasformarsi nei più svariati “sintomi” che vanno da un diffuso “mal di vivere” e dalla perdita del senso della vita fino alle sue estreme manifestazioni come le varie forme di dipendenza da sostanze. Il primo contatto con l’alcol o con ciò che si trasformerà nell’oggetto della propria dipendenza viene spesso descritto da chi fa uso di queste sostanze come una specie di “colpo di fulmine, un “barlume di assoluto”, come il ritrovamento di qualcosa che si era sempre cercato e la sensazione di trovarsi “finalmente a casa”. Tutti noi conosciamo quel “sentirsi potenziati”, il senso di sconfinamento e libertà tipico dello stato di ebbrezza, che risulta molto ridimensionato e “impoverito” quando si è sobri. A volte il primo contatto con l’alcol o con un altro “oggetto di dipendenza” viene vissuto come un momento di espansione infinita, una vera e propria esperienza “pseudomistica”. Dopo questo primo incontro con ciò che diventerà l’oggetto della propria dipendenza, dopo questo assaggio di “Assoluto”, ha inizio l’avventura, la ricerca di espansione e libertà di quanti con questi mezzi inadeguati iniziano il loro percorso verso l’ignoto. Man mano che si procede nel coinvolgimento con la sostanza o con l’altro “oggetto” fino alla dipendenza, il soggetto affronta dentro di sé ogni sorta di avversità e sfide che lo portano fino all’estremo delle sue forze finché non è costretto a deporre le armi e affrontare l’ultima prova: la resa. È necessario arrivare alla “bancarotta spirituale”, toccare “il fondo del pozzo” per capire che quella sostanza o quel comportamento non costituisce il vero oggetto della propria ricerca. Questa consapevolezza, tuttavia, richiede un gesto estremo, un grado di solitudine e di abbandono che può essere terrificante. Solo allora si può finalmente aprire una porta e diviene possibile compiere una “radiosa metamorfosi”. Questo doloroso momento, che può essere graduale o improvviso, segna l’inizio della trasformazione: il passaggio dall’esperienza limitata dell’io o “piccolo sé” ad una dimensione più ampia, transpersonale, al “Sé profondo”. Siamo abituati a identificarci con il nostro corpo che è limitato ed esiste all’interno di una realtà che percepiamo come limitata. Quando ci “arrendiamo” abbandoniamo tutte le nostre difese e tutto ciò con cui ci siamo identificati fino a quel momento: i nostri ruoli, i nostri pensieri, persino la rassicurante sensazione di essere all’interno di un confine, la nostra pelle. Allontanarsi dell’ego2quindi per avventurarsi nell’ignoto significa fare un salto nel buio, l’io deve abdicare per quanto terribile sia questa sensazione: abbandonarsi all’ignoto è come morire e questo vissuto di morte è tanto più drammatico quanto più netta era la separazione tra l’io e il non io. Ciò che rimane è l’essenza di ciò che siamo, abitiamo nello stesso corpo, ma siamo “inesplicabilmente nuovi”.

Secondo il pensiero orientale non c’è fede senza la resa, senza che ci sia il dono integrale di se stessi. La parola buddhista “nirvana” significa “espirare” ed espirare è lasciare andare. “Espirare”, “arrendersi”, è nella tradizione orientale il fondamentale atteggiamento della fede. Il maestro tibetano Choggam Trungpa si esprime con queste parole: “Arrendersi significa demolire, disfare, aprire, rinunciare. Vuole dire spogliarsi dei propri abiti, della pelle, dei nervi, del cuore, del cervello, fino a quando siamo esposti all’universo. Non deve rimanere nulla”. Solo quando sappiamo di essere finalmente morti a noi stessi avviene il miracolo: ci troviamo faccia a faccia con l’infinito. Questa percezione molto più vasta di sé porta ad una totale revisione del nostro “essere nel mondo”, del rapporto con la vita, con noi stessi e con gli altri. Nel programma dei dodici passi utilizzato dagli Alcolisti Anonimi i primi tre “passi” o stadi della terapia riguardano la perdita del controllo effettuato dall’io e l’accettazione di aiuto da parte di un Potere Superiore. Il terzo passo è: “abbiamo deciso di rimettere la nostra volontà e la nostra vita nelle mani di Dio, cosi come noi lo intendiamo”.

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Oltre la soglia

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Grof considera le varie forme di dipendenza da alcol, sostanze, cibo, relazioni etc., un particolare tipo di “emergenza spirituale”, nel suo doppio aspetto di “pericolo” e “opportunità”, una crisi psicologica dalla quale si può emergere completamente trasformati. La letteratura spirituale e mistica di tutto il mondo è ricca di descrizioni di percorsi esistenziali simili in tutte le tappe alle esperienze così definite da Grof. La sua psicologia offre un ulteriore sviluppo al modello tradizionale della psiche in quanto afferma che quanto più si approfondisce la conoscenza dell’inconscio, una volta che ci siamo “sporcati” di tutto quanto è inaccettabile in noi, più possiamo attingere a piene mani alle nostre potenzialità finora inespresse, a quelle qualità tipicamente umane come l’amore, la gioia, l’armonia… la compassione.

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Nella cura delle diverse forme di dipendenza, se non viene preso in considerazione il bisogno di trascendenza, ogni approccio terapeutico risulta riduttivo e inadeguato. La guarigione tramite lo “spiritus contra spiritum” non può avvenire se non viene soddisfatta l’esigenza spirituale, il che non significa l’apprendimento o la pratica di un credo religioso. È necessario un incontro diretto con il “Mistero”, con la forza spirituale, un’immersione nelle profondità del nostro mondo interiore. I poeti e ricercatori spirituali usano spesso la metafora della fame e della sete per esprimere questa aspirazione dell’anima che, se soddisfatta, porta ad un maggiore equilibrio, benessere e fa emergere le nostre potenzialità. Molte pratiche spirituali anche molto lontane dalla nostra cultura spesso offrono una “via che nutre ed esercita il cuore”, una via d’accesso alla profondità dell’animo umano. Da qualche tempo c’è un risveglio di interesse verso queste antiche pratiche spirituali che sono state per secoli relegate all’oscurità come i diversi tipi di yoga, lo sciamanesimo, il sufismo, la meditazione taoista etc.

Il centauro

Dopo un lungo periodo di scissione dalla nostra fisicità così tipica nella nostra cultura, là dove il corpo viene molto spesso “demonizzato”, c’è una tendenza globale, collettiva di ritorno alla natura, alla terra. In ambito psicoterapeutico questa tendenza si manifesta nel bisogno di “incarnazione”, di ritorno alla corporeità. La terapia reichiana, la bioenergetica, la ”primal therapy”, la respirazione olotropica etc., sono esempi di questo ritorno alla fisicità in ambito psicoterapeutico. Secondo la prospettiva transpersonale dell’evoluzione umana il corpo, la persona, l’ombra e l’ego possono tutti essere assorbiti in un’integrazione di ordine superiore. Ken Wilber definisce questa fase “il centauro”: il sé integrato dove mente e corpo formano un’armoniosa unità. Il centauro, questo essere mitologico che rappresenta la perfetta integrazione mente-corpo corrisponde, nella psicologia occidentale ortodossa, allo stadio “più alto” cui si possa aspirare.

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La psicologia transpersonale, con l’apporto della fisica moderna e le nuove ricerche sulla coscienza, ha squarciato questo velo ed ha introdotto la spiritualità nella psicologia e, si potrebbe anche dire, la psicologia nella spiritualità. Attraverso l’approfondimento ed il supporto teorico dei suoi massimi esponenti, Grof, Maslow, Assagioli, Wilber, etc…, psicologia e spiritualità si sono maggiormente integrate negli ultimi decenni ed oggi sono molte le persone che possono descrivere l’esperienza di un incontro con il “mysterium tremendum” descritto da Rudolf Otto o con lo “spiritus” junghiano. E non solo lo “Spiritus contra Spiritum” consigliato da Jung per la dipendenza dall’alcol, ma lo spiritus contro il male di vivere, il vuoto, la perdita di senso e di valori, la sete di potere e la disperazione, un antidoto risanatore in questo particolare momento della nostra avventura umana.

Il ritorno

Nei percorsi iniziatici delle varie culture, descritti, tra gli altri, da Campbell e Eliade, così come nel viaggio dell’eroe che si avventura in territori insidiosi e ignoti c’è sempre un momento cruciale: il ritorno da quella dimensione “altra” alla vita di tutti i giorni, alla vita profana e ordinaria. Ma la vera scoperta, il tesoro ritrovato, avviene quando l’eroe si accorge che “in verità i due regni sono uno”. Il mondo degli dèi era soltanto una dimensione nascosta del mondo in cui viviamo. Una volta affrontato il nemico dentro di sé, l’ignoto, per l’eroe si apre una nuova modalità esistenziale che C. Grof definisce “l’esperienza divina di vivere da essere umani” e acquisisce il diritto di cittadinanza nel mondo interiore. Il tesoro dell’eroe è questa scoperta e questo diritto: vivere nel regno di Dio qui e adesso. Spesso le nostre sovrastrutture e corazze c’imprigionano in una falsa identità e non ci permettono di percepire che “l’al di là” o l’infinito possono essere contenuti in questo mondo e in ogni attimo dell’esistenza.

Prefazione di Maria Fiorentino

Prefazione

di Maria Fiorentino

MONDI INVISIBILI – Frontiere della psicologia transpersonale

“Egli è rinchiuso in essa [nella coscienza] come in una prigione e la natura ha gettato via la chiave” (Nietzsche).

E’ un viaggio coinvolgente e fascinoso quello che Virginia Salles ci propone in questo libro, un viaggio attraverso luoghi della psiche poco conosciuti, un percorso in zone che la cultura scientifica fatica ad integrare, un itinerario che oscilla tra coscienza quotidiana e stati di coscienza non ordinaria, una traversata notturna attraverso le regioni del mito. L’attenzione agli stati non ordinari di coscienza non proviene solo dall’incontro con Stanislav Grof e dalla pratica con la Psicoterapia Transpersonale, ma c’è un humus, nelle origini dell’Autrice, che da sempre l’ha connessa con i mondi invisibili: i miti ed i mondi straordinari presenti nella cultura del Brasile, suo luogo natale e di prima formazione, quando da bambina accompagnava il padre, studioso di cultura afrobrasiliana, nelle sue indagini sul campo sui riti di possessione. Quell’esperienza fu il primo contatto con ciò che De Martino definirebbe un mondo magico e che le ha precocemente aperto una porta di accesso sulo straordinario.

I mondi non visibili sono quelli indagati da grandi studiosi contemporanei come Stanislav Grof, Abraham Maslow, John Perry, Ken Wilber che hanno partecipato alla fondazione della Psicologia Transpersonale negli Stati Uniti, quelli di un ricercatore come Josè Angelo Gaiarsa, psichiatra e psicoanalista brasiliano ancora poco conosciuto in Italia, ma anche i mondi narrati nelle tradizioni millenarie di ricerca del sacro. Questo affaccio sulle esperienze non ordinarie di tutti i tempi viene messo in relazione con i contributi di C.G. Jung, in particolare del suo Libro Rosso, di Wilhelm Reich, Alexander Lowen, Massimo Assagioli, Bion e tanti altri, senza dimenticare le esperienze di grandi artisti, che hanno percepito la linea d’ombra che separa il visibile dall’invisibile e sono riusciti ad evocare ciò che è indicibile. Nel libro troviamo una rassegna degli antecedenti storici della Psicologia Transpersonale: nel corso della sua storia l’uomo ha creato molti sistemi per entrare in contatto con dimensioni trascendenti la realtà esterna. Ogni cultura ha dato vita a delle procedure per accedere al sacro, per veder balenare una scintilla di divino davanti ai propri occhi: dagli oracoli classici, agli stati indotti di trance, ai rituali misterici, alle cerimonie sciamaniche, alle varie forme di meditazione, ai riti collettivi. Un elemento presente in molte di queste tecniche del sacro è proprio la respirazione. In certe condizioni il respiro può rappresentare la porta di ingresso verso i mondi invisibili, lo strumento che permette di varcare la soglia e di tornare indietro. Questa reversibilità dell’esperienza ha rappresentato per l’uomo la possibilità del contatto con il divino in condizioni ritualizzate che permettono l’esperienza limite senza essere distrutti dalla potenza del numen.

Per noi moderni questo dio nascosto è il nostro Sé profondo. S. Agostino diceva ‘in interiore hominis habitat Deus’. Queste parole possono essere lette non solo in chiave religiosa, ma anche come una riflessione laica sul deus absconditus che si cela nell’essere umano. Partendo dall’analisi di queste antiche procedure Grof ha formulato la tecnica della Respirazione Olotropica (orientata verso la completezza), basandosi sull’assunto che è possibile modificare la coscienza attraverso la respirazione, svolta in condizioni particolari e in associazione alla musica ed a un lavoro sul corpo. Questa metodologia è divenuta il cardine della Psicoterapia Transpersonale. Le ricerche e le opere di Grof hanno ampliato sia il concetto di coscienza che quello di inconscio. La coscienza intesa come funzione psichica in grado di registrare l’ambiente circostante sembra prescindere da tutta una serie di presupposti neurofisiologici: nel corso della respirazione olotropica molti individui hanno rivissuto, ma anche ricostruito nei dettagli, le circostanze della propria nascita. Negli Stati Uniti Grof ha potuto verificare l’esattezza clinica di tali resoconti attraverso le cartelle cliniche degli ospedali in cui erano nate queste persone. Pensiamo anche a quelle esperienze che vengono classificate come N.D.E. (Near Death Experience) e che ora sono oggetto di studio della tanatologia. Anche in questi casi la coscienza sembra configurarsi come un fenomeno che prescinde dalla corporeità.

La Respirazione Olotropica ci mette in contatto con tutto un mondo di apparenti contraddizioni e di elementi bizzarri: il rivivere eventi del passato, spesso descritti con dettagli storicamente accertabili, l’identificazione con esseri viventi come piante o animali, la percezione di eventi al di là dello spazio/tempo. Queste esperienze, così difficili da comprendere e da collocare all’interno di una griglia conoscitiva, sono iscrivibili all’interno della struttura postulata dalla fisica dei quanti. La teoria dei quanti ha annullato molti dei cardini della scienza e della cultura occidentale. Grof sostiene che le ricerche e le evidenze cliniche riscontrate attraverso la respirazione olotropica non possono essere spiegate all’interno della fisica newtoniana. La fisica dei quanti però ci pone essa stessa di fronte a dilemmi e contraddizioni: “Gran parte del modo in cui la fisica quantistica descrive il mondo può sembrare, a prima vista, un nonsense…Tuttavia si può giocare solo a questo gioco. La vecchia meccanica di Newton e dei suoi seguaci non è in grado di dare una qualunque spiegazione degli atomi o di altri microsistemi.”

(Gilmore, Alice nel paese dei quanti). La coscienza – con tutte le straordinarie declinazioni che vedremo in questo libro e che possiamo leggere anche nei testi di Grof – sembra configurarsi come un sistema che partecipa di livelli differenti, eterogenei tra loro. Si tratta di un territorio ancora quasi del tutto inesplorato. Potremmo dire che anche la psiche è ricca di nonsense, proprio come la fisica dei quanti. Accettare queste contraddizioni è importante, come sostiene Jung: “Occorrono moltissimi punti di vista teorici per dare un quadro approssimativo della molteplicità della psiche.. Né la psiche né il mondo possono essere ingabbiati in una teoria. Le teorie non sono articoli di fede, ma tutt’al più strumenti di conoscenza e di terapia; altrimenti non servono a nulla”.

Le teorie di Jung sono il punto di riferimento più significativo per la Psicologia Transpersonale di Grof, ma rappresentano anche l’appartenenza professionale di Virginia Salles, formatasi in Italia come analista junghiana. Questo libro è una sintesi del lavoro svolto dall’Autrice in tanti anni con la Respirazione Olotropica e rappresenta il punto di incontro di una lettura a più livelli, integrata nell’orizzonte della Psicologia del Profondo. Nel testo troveremo ampie parti cliniche, con resoconti di sogni e di esperienze di Respirazione Olotropica. Le narrazioni, a volte incredibili a volte straordinarie – come quella del paziente che nel corso di una Respirazione vede immagini che lo portano a scoprire di essere stato adottato – ci mostrano come la tendenza fondamentale di questa procedura sia l’integrazione di ciò che è scisso, la ricomposizione della sofferenza in una trama armonica. La figura del terapeuta nella respirazione olotropica appare molto diversa rispetto alla psicoterapia tradizionale, si tratta di un ruolo vicino a quello che Jung definisce ‘psicopompo’, colui che accompagna l’analizzando nel viaggio. Nella nostra cultura abbiamo un riferimento fondante per questo: nel percorso che Dante compie attraverso i mondi dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso il poeta Virgilio è lo psicopompo, la guida che accompagna, sostiene ma non interviene nel processo. Il vero terapeuta è il Sé dell’individuo, secondo Jung il Sé è l’elemento che conduce l’uomo verso il raggiungimento dell’unità nel processo di individuazione. L’Autrice ci mostra come in questi percorsi individuali si manifesti la tendenza della psiche verso l’autoguarigione, secondo quanto hanno sostenuto Jung e Grof, ed è proprio questo aspetto che guida il percorso della Psicoterapia Transpersonale. In questi resoconti clinici un elemento significativo è rappresentato dal fatto che la Respirazione Olotropica sia uno strumento terapeutico trasversale rispetto alla cultura ed al contesto sociale dell’analizzando. Colpiscono profondamente i casi di persone che non avrebbero mai potuto avere un vero accesso ad una psicoterapia classica: prostitute, portatori di dipendenze, outsider. Individui che non solo hanno potuto usufruire di una crescita personale, ma che hanno anche scoperto l’esigenza di spiritualità che si celava dietro i loro sintomi. La parola spiritualità viene spesso menzionata nel corso del testo, ed è questo uno dei contributi più significativi di questo libro: tutti gli esseri umani, a prescindere dalla presenza o meno di un contesto religioso nella loro vita, possono riconoscere l’esigenza di un rapporto con la dimensione del sacro come esigenza della psiche, senza per questo dover appartenere ad uno schieramento di qualsivoglia tipo.

Non dobbiamo pensare che la Respirazione Olotropica implichi una perdita della coscienza, l’ego non si annulla completamente ma diviene, come scrive Virginia Salle, ‘spettatore del grande teatro che si svolge davanti ai suoi occhi chiusi’. L’io si trasforma, si dilata, può entrare e uscire dall’esperienza, può avere il vissuto di un corpo che ricorda e può riconnettersi con la propria materia. Alcuni aspetti di questo percorso sono indicibili, come per tutti i vissuti profondi c’è una zona di inesprimibile e l’augurio è che il lettore, dopo aver partecipato alla grande vicenda narrativa che si svolge in questo libro, possa provare la curiosità ed il desiderio di avvicinarsi ad un’esperienza così trasformativa come quella della Respirazione Olotropica.

 

Novità editoriale:

Spazi oltre il confine. Temi e percorsi della psicologia del profondo tra C. G. Jung, Stanislav Grof e la Cabalà (Alpes Italia, 2015).
Mondi invisibili. Frontiere della psicologia transpersonale ( Alpes Italia, 2013).
Agua scura, edito da Di Renzo Editore, 2005

I libri di Virginia Salles sono ora nuovamente disponibile su lafeltrinelli.it.

Ultimi Articoli:
Ambrosia, il nettare d’Amore” Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 22, Alpes Italia, Roma, 2015
Dal deserto alla Terra Promessa. La via dell’individuazione/iniziazione” su Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 21, Alpes Italia, Roma, 2015.
“Aldo Carotenuto e l’individuazione su “Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 20, Alpes Italia, Roma, 2015


*L’immagine di copertina è di Friedensreich  Hundertwasser, nato Friedrich Stowasser, (Vienna, 15 dicembre 1928 – 19 febbraio 2000),
è stato un pittore, scultore, architetto, ecologista austriaco.
Clicca qui per visualizzarne un ingrandimento.

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Conversazioni del Venerdì – Streghe

Diventare sé stessi. La ricerca della forza perduta

 
Ultima recensione:
Recensione del libro di Luigi Giannetti, Aqvamater

 

Eventi

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“Il Cedro” laboratorio dell’individuazione

Angela Bartalotta

nell’ambito “Le domeniche al Cedro”

Domenica 27 ottobre ore 18

Invita alla presentazione del libro di Vittorio Pavoncello

Il serpente nel Big Bang

ne parleranno con l’autore e con il pubblico

Anna Maria Meoni psichiatra

Virginia Salles psicoterapeuta

Massimo Napoli leggerà alcuni brani del libro

Il serpente nel Big Bang” (Mimesis Edizioni 2013) offre l’ opportunità per approfondire e dibattere alcuni dei temi che costituiscono un libro pieno di spunti e riflessioni sulla contemporaneità e sul futuro (le staminali, le sacre scritture, la morte dell’universo, l’immortalità dell’uomo..).

Come erano i serpenti prima che la punizione divina si abbattesse su di loro trasformandoli geneticamente in esseri striscianti? La costola di Adamo da cui nacque Eva era il prototipo di una cellula staminale? Sono alcune delle domande cui “Il serpente nel Big Bang” cerca di rispondere. Fuori da ogni teoria creazionista il testo mette in luce alcuni difficili rapporti e percorsi di pensiero fra Scienza e Fede. A ricercare le cause della vita ma anche le cause di una delle domande che da sempre assilla gli uomini di polvere: perché la morte? Il concetto d’immortalità da ritrovare e perseguire come una nuova energia per rivoluzionare i poteri che della morte abusano per edificarci sistemi di pensiero, di fede e di coercizione. Uomini di polvere o uomini di particelle?

 

Domenica 27 ottobre ore 18

“Il Cedro” laboratorio dell’individuazione

vicolo del Cedro 5 (Trastevere)

 

LA NUOVA PSICOLOGIA
frontiere della via transpersonale
di Stanislav e Christina Grof
e con Elisabetta Corberi, Virginia Salles, Paolo Crimaldi, Maura Gancitano e Andrea Colamedici
 
Fondatore della Psicologia Transpersonale, ideatore insieme a Christina Grof della Respirazione Olotropica (un particolare tipo di respirazione che, con l’aiuto della musica e di alcune semplici tecniche di lavoro sul corpo, riesce ad attivare i diversi livelli dell’inconscio e a mobilitare le energie rimaste bloccate, ripristinando il naturale equilibrio psico-fisico dell’individuo), autore di oltre 150 articoli e 20 libri tradotti in più di 15 lingue, Stanislav Grof è uno degli psichiatri e ricercatori di confine più conosciuti al mondo.
Nel seminario di sette ore che condurrà con Christina Grof, verrà mostrata l’eredità di mezzo secolo di Ricerca sulla Coscienza: come guarire dalle dipendenze, abbandonare gli attaccamenti, superare i disturbi emotivi e psicosomatici, ridisegnare la mappa della psiche umana, riconsiderando il ruolo della spiritualità nella vita.
Accompagneranno il viaggio nel transpersonale le psicoterapeute e facilitatrici di Respirazione Olotropica Elisabetta Corberi e Virginia Salles, il noto astrologo Paolo Crimaldi, Maura Gancitano, scrittrice, e Andrea Colamedici, filosofo.
 
 
PROGRAMMA

9,30 APERTURA LAVORI

9,45 Elisabetta Corberi 

La Respirazione Olotropica nelle patologie ansiose

10,30 Christina Grof

Sete di Totalità: Attaccamento, Dipendenza e il Cammino Spirituale

13,30 pausa

14,30 Virginia Salles

Stanislav Grof tra la Psicologia del Profondo e la Cabalà

15,15 Paolo Crimaldi

L’incontro di Astrologia e Psicologia per una visione olistica della personalità

16,00  Maura Gancitano e Andrea Colamedici

Futuro Ancestrale: verso una Vita Olotropica

16,45 pausa

17,00 Stanislav Grof

Revisione della Psicologia: L’eredità di mezzo secolo di Ricerca sulla Coscienza

21,00 CHIUSURA LAVORI

 

Info su www.nuovapsicologia.com

 

 

 

Mondi invisibili

Mondi invisibili

Virginia Salles, Roma

(estratto)

 

Giorgio Albertazzi, presente al convegno sulla comunicazione del C.S.P.L. nel 2005, raccontò il suo incontro con Jung che avvenne nella sua casa di Zurigo. Mentre passeggiavano insieme in giardino, Jung, fermatosi a certo punto dinanzi ad un muretto, gli disse: “quando cade il muro, non aver paura: guarda!”. Parole queste che, secondo l’attore fiorentino, lo hanno segnato per tutta la vita!

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Noi viviamo contemporaneamente in due dimensioni di comprensione e di conseguenza in due ordini di realtà. William James parla di un “velo leggerissimo” che separa il nostro normale stato di veglia da altre forme potenziali di coscienza. Secondo James, possiamo vivere un’intera vita senza nemmeno sospettarne l’esistenza, ma è sufficiente uno stimolo appropriato per svelare queste altre forme di “realtà” in tutta la loro vastità e completezza.

Questo tipo di percezione al di là del velo, di esperienze di mondi invisibili, sta all’origine delle grandi filosofie, delle religioni e di molte opere d’arte. Da sempre ha rappresentato una fonte di significato e di verità per tutta l’umanità. Uso la parola “verità” in quanto secondo i mistici, gli sciamani e gli iniziati ( i veri esploratori di questi mondi), ciò che non si vede è molto più vero e “reale” di ciò che si vede ed è l’essenza che permea tutto ciò che esiste.

L’uomo ha sempre cercato attraverso varie modalità di attingere a queste dimensioni al di là della realtà ordinaria, di attivare queste esperienza in un certo senso “folli” all’interno di contesti molto spesso considerati “sacri”.

Per esempio:

Gli antichi misteri greci: I misteri orfici, eleusini etc… I partecipanti cercavano di trascendere i confini della realtà ordinaria ed esplorare altre dimensioni di realtà, appunto “invisibili”. Ancora oggi non si sa se utilizzassero una pianta allucinogena (il chicheon) o la respirazione. Si dice che Platone, Aristotele, Euripide e altri fossero degli iniziati in questi misteri. Una caratteristica di queste esperienze era la segretezza, l’incomunicabilità. Sono stati trovati in alcuni di questi luoghi disegni che raffiguravano dei volti con la bocca coperta dalla mano a significare “che non si può parlare…”. Infatti in ambito transpersonale c’è una certa difficoltà a esprimere le esperienze vissute. Grof, mentre approfondiva le sue ricerche parlava delle sue scoperta soltanto con un ristretto numero di amici “fidati”, e fu soltanto quando si trasferì in America e entrò in contatto con altri studiosi e ricercatori della coscienza come Abraham Maslow, Josef Campbell e altri, che egli, fondatore della psicologia transpersonale, ebbe il coraggio di parlare apertamente delle sue scoperte. Queste esperienze sono devianti rispetto alla visione della realtà riconosciuta e condivisa dalla nostra cultura ed ogni cultura ha infatti i propri mezzi per perpetuare e rafforzare la propria visione della realtà (“cosmovisione”) in vari modi. La squalifica e la diagnosi di malattia mentale, per esempio, è uno dei mezzi utilizzati a tale scopo nella nostra cultura.

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Lo sciamanesimo, con le sue tecniche dell’estasi: Il futuro sciamano che ha ricevuto la “chiamata”, parte per un viaggio nel mondo invisibile e lotta contro gli spiriti, in questa lotta gli si strappano i vestiti, a volte si ferisce… Una volta vincitore, questi spiriti contro i quali ha combattuto diventano i suoi aiutanti durante le pratiche di guarigione. Qualcosa di simile accade anche agli “analisti”. Carotenuto, per esempio, parla del “guaritore ferito”.

Il Santo Daime: Nell’Amazonia c’è una pianta, una liana: l’ayahuaska, che viene utilizzata dagli indios per fare ingresso nel regno dei morti: infatti viene chiamata “la liana dei morti” e provoca una trance di tipo medianico. Attraverso il contatto con i morti si imparano canti, danze e altri insegnamenti provenienti dagli antenati.

In Brasile viene usata l’ayahuaska, oltre che dagli indios, anche in ambito religioso, durante una imponente cerimonia religiosa chiamata “Il Santo Daime”.

Anche in Messico il peyote viene utilizzato come mezzo per raggiungere la conoscenza. Ora che il peyote è in via di estinzione, le popolazioni indigene messicane, secondo alcuni antropologi, rischiano di perdere la loro “scuola” .

Nella tradizione orientale: la meditazione e le varie tecniche respiratorie, come il pranayama per esempio, l’antica arte-scienza indiana della respirazione, hanno come scopo l’autoesplorazione e l’accesso ad altri mondi (interiori). I mandala sono vere e proprie cartine stradali del percorso in questi territori con i loro pericoli, trabocchetti, codici d’accesso etc… Il maestro è colui che ha già fatto il viaggio e conosce la strada ed è quindi in grado di “accompagnare” l’iniziando durante il percorso. Nella descrizione dei loro percorsi, gli iniziati parlano di veri e propri universi paralleli, ricchissimi di immagini, come, per esempio, quelle descritte dalla antica tradizione indù e, oggi, descritti da alcuni studiosi di fisica moderna. Anche in analisi, Jung sosteneva che un’analista può accompagnare un paziente nel mondo interiore soltanto fin dove è arrivato lui stesso.

I digiuni, il ballo, il suono dei tamburi utilizzati durante i riti di possessione sono esempi di altre modalità di accesso a queste dimensioni.

E nel nostro mondo attuale?

Nel nostro mondo moderno, nel passaggio dall’oscurità del medioevo all’illuminismo, abbiamo in un certo senso abbandonato e sottratto dignità a questo tipo di esperienze e privilegiato sempre di più la ragione, la rigidità dei confini dell’ego e la dimensione materiale. Basti ricordare la demonizzazione del Dio greco Pan, che rappresenta l’irruzione e la forza della natura in noi, che dal medioevo in poi è stato sempre di più assimilato al diavolo con le sue corna e i suoi piedi caprini. L’inquisizione: le streghe erano donne che avevano un rapporto con “l’oltre”… fino alla demonizzazione della follia, la patologizzazione e infine l’esclusione.

E’ importante sottolineare che questo è stato un passaggio obbligato e necessario della nostra evoluzione. Abbiamo fatto grandissime conquiste: siamo arrivati alla luna, a internet, siamo arrivati al cuore della materia, alle sue “particelle” elementari per capire che la materia è energia e movimento, cioè, quello che già dicevano i mistici 2000 anni fa. Adesso questo atteggiamento unilaterale non è più necessario.

Ogni volta che qualcosa della nostra natura più profonda, del nostro inconscio viene negato, rimosso, ritorna sempre con maggiore forza. Hillman parla del “ritorno degli dei” sotto forma di malattie. Ma anche semplicemente come perdita di senso e di valori. Attualmente c’è una vera e propria esplosione di trascendenza repressa non solo nel singolo (emergenze spirituali) ma anche nella collettività (le “guerre sante”, “left behind” e sette di vario tipo).

Alcuni psicologi transpersonali (Maslow, Grof, John Perry etc…) propongono una revisione del nostro concetto di malattia mentale e chiedono di includere tra le esperienze possibili di un essere umano alcune di queste esperienze che sono tutt’ora considerate “folli”. Joseph Campbell afferma che sia lo schizofrenico che il mistico “cadono nel mare” ma mentre il primo annega, il secondo scopre di saper nuotare.

“Non crediate di trovare una follia più vera di quella di credere di essere veramente sani. La pazzia che incontriamo nei pazienti è una grossolana parodia, una presa in giro, una caricatura grottesca di quello che potrebbe essere la guarigione naturale da quell’integrazione alienata che usiamo chiamare sanità mentale. La vera sanità mentale richiede che in un modo o in un altro l’Io normale scompaia, quel falso io che è riuscito ad adattarsi alla nostra realtà sociale alienata; richiede che emergano i mediatori archetipici interni del potere divino, e che attraverso questa morte avvenga una rinascita che porti ad un nuovo tipo di funzionamento dell’Io in cui esso sia il servitore del Divino, non più il suo traditore”. (Laing, 1989)

La psicologia transpersonale propone, oggi, una diagnosi differenziale. Grof ha promosso questa idea creando una rete internazionale (SEN: Spiritual Emergenze Network) di sostegno a chi attraversa questi stati spontanei di esperienze della realtà non ordinaria, stati da lui definiti “emergenze spirituali” (nel doppio significato di pericolo e opportunità). Un’alternativa al sistema psichiatrico tradizionale.

Grof è andato molto oltre e ha approfondito lo studio di questi stadi non ordinari di coscienza nel tentativo di favorire l’accesso a questo tipo di esperienze. La storia inizia con la scoperta di una sostanza, oggi fuori legge (l’LSD), che segnò negli anni 50, l’inizio della ricerca psichedelica. Grof approfondendo lo studio degli stati non ordinari di coscienza che emergevano durante le sedute di psicoterapia esperienziale, tracciò una vera e propria mappa dei territori dell’inconscio che emergevano durante questi stati, per accorgersi più tardi che la sua mappa era la stessa descritta da Aldous Huxley nella sua “Filosofia perenne”, una sintesi delle esperienze della dimensione spirituale in differenti culture. Quando l’LSD sfuggì al controllo terapeutico e fu messo fuori legge, Grof approfondendo lo studio della respirazione e degli stati non ordinari di coscienza, ha messo a punto una tecnica per attivare questo tipo di esperienze che utilizza la respirazione, la musica evocativa ed il lavoro sul corpo.

Cosa accade? Per spiegare meglio parlerò di alcuni aspetti delle esperienze che nella realtà si manifestano contemporaneamente, si sovrappongono e si confondono.

L’aspetto fisico: caldo, freddo, correnti di energie che attraversano il corpo, contrazioni e tetanie in varie parti del corpo. Con la manipolazione delle parti interessate, questi dolori e queste contrazioni si “sciolgono” e si trasformano in una corrente di emozioni, visioni o vivi ricordi di qualcosa che spesso può essere collegata con il significato simbolico di quella parte del corpo. Per esempio: le gambe, polpacci, mani, labbra, genitali… (inconscio reichiano). E’ importante saper cogliere e ascoltare questi messaggi del corpo.

Secondo la psicologia di Reich, Lowen, Gaiarsa, ad ogni emozione corrispondono una serie di manifestazioni fisiche: contrazioni muscolari, accelerazione cardiaca e respiratoria etc… atte ad estrinsecarla, ad “agire” l’emozione. Se questo non avviene e queste emozioni vengono rimosse, rimangono imprigionate nel nostro corpo sotto forma appunto di contrazioni muscolari, viscerali (le corazze muscolari del carattere di Reich) che provocano una minore irrorazione sanguinea e quindi una minore vitalità di queste parti del corpo. E’ questa l’origine di molte malattie psicosomatiche. Queste corazze vengono in un certo senso “sciolte” durante l’esperienza olotropica.

L’aspetto emotivo: possiamo rivivere forti emozioni spesso collegate ad avvenimenti infantili rimossi (inconscio freudiano). Possono manifestarsi anche, vivamente, intere sequenze di situazioni, esperienze, emozioni che si svolgono in luoghi lontani e sconosciuti o in un periodo storico che non appartengono alla vita personale del respiratore ma che racchiudono un significato profondo per quella persona in quel determinato momento e offrono vere e proprie rivelazioni riguardo a qualcosa della vita attuale. Alcune persone le definiscono “esperienze di vite passate”. Jung avrebbe potuto considerarle manifestazioni dell’inconscio collettivo, “identificazioni con una memoria ancestrale”. Comunque le definiamo, rimangono esperienze molto profonde portatrici di significato, cambiamento e consapevolezza.

Esperienze perinatali: se dobbiamo in un certo senso “rivivere” i nostri traumi per “scioglierli” e trascenderli, a volte accade di arrivare a ciò che per alcuni studiosi (Otto Rank, per esempio) è il “Trauma dei traumi” di un essere umano: la nascita, il passaggio da un stato paradisiaco alla condizione di “separatezza” (alcuni associano questo “abbandono” all’idea del peccato originale). Possiamo aver “superato” questo trauma dal punto di vista fisico ma non averlo mai realmente elaborato dal punto di vista psicologico.

Grof ha descritto vari tipi di esperienze associate alla nascita e li ha suddivise in 4 stadi della nascita, le matrici perinatali di base: “l’universo amniotico”, “la sottomissione cosmica senza via di uscita”, “la lotta di morte e rinascita”, “l’esperienza di morte e rinascita”. La nascita rimane, per Grof, uno “spartiacque”, un “portale” tra la dimensione fisica-materiale e quella spirituale-transpersonale.

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Le esperienze transpersonali: Il drammatico incontro con la nascita e con la morte, tipico delle esperienze perinatali, apre le porte alle esperienze transpersonali anche se in alcuni casi l’accesso a questi territori dell’inconscio può avvenire senza il confronto con il livello perinatale. Ciò che accumuna l’ampio e complesso gruppo dei fenomeni transpersonali è la percezione che la persona ha che la propria coscienza si sia dilatata oltre i confini abituali dell’ego, trascendendo l’ordinaria dimensione spazio-temporale. Questo tipo di esperienze, difficilissime da descrivere, lascia in che le vive importanti insights di tipo filosofico, esistenziali, spirituali, sul significato della vita, un accrescimento del sentimento “religioso” di appartenenza ad una totalità più ampia e universale e un autentico senso di libertà. Molte di queste esperienze sono simili a quelle che si trovano nella letteratura spirituale o nelle descrizioni delle esperienze sciamaniche come per esempio l’identificazione con qualsiasi elemento della natura: animali, piante, esseri umani o archetipici e sono portatrici di significato e consapevolezza.

Non è necessario spiegare queste esperienze, quanto accoglierle nella propria vita, “fare qualcosa” di loro.

Emergenza spirituale

Emergenza spirituale

Virginia Salles, Roma

(Estratto)

“Visioni di demoni, divinità, esseri mitologici. Esperienze di altri periodi storici e di luoghi lontani. Correnti di energia che attraversano il corpo accompagnate da tremori e spasimi. Visioni di luci abbaglianti di splendore e bellezza sovrannaturali, arcobaleni, comete… Perdersi nel nulla e unirsi in un amplesso con l’intero universo. Panico, paura di impazzire o di morire”.

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Una persona che vive fenomeni mentali e fisici di tale intensità verrebbe, nella nostra cultura, immediatamente diagnosticata come psicotica. Eppure, stando agli studi e ricerche effettuati da Stanislav Grof e altri esponenti della psicologia transpersonale, negli ultimi decenni un numero sempre crescente di persone ha vissuto esperienze così insolite e, invece di cadere irrimediabilmente nella follia, emerge da questi stati mentali straordinari “rinato” rispetto a prima: rinato nel senso di aver acquisito una maggiore consapevolezza, un maggior benessere psicofisico, un diverso modo di relazionarsi con il mondo e con gli altri. In alcuni casi questo tipo di esperienza segna l’inizio di un vero e proprio percorso spirituale simile a quello descritto dalle tradizioni religiose di tutto il mondo.

La psichiatria tradizionale non fa nessuna distinzione tra psicosi e misticismo. Anche se negli ultimi anni i “disordini psichici legati ad una crisi spirituale” iniziano ad essere ufficialmente riconosciuti. Risulta comunque sempre molto difficile fare collimare i sintomi dei pazienti con le categorie diagnostiche ufficiali. Quindi gli stati non ordinari di coscienza vengono ancora oggi, nella maggior parte dei casi, trattati con la somministrazione di farmaci atti a sopprimere i sintomi, anche quelli per i quali non è stata rinvenuta alcuna causa biologica.

Quando una persona attraversa una di queste “crisi evolutive”, l’utilizzo di misure repressive come quelle tradizionali, l’uso indiscriminato di psicofarmaci o le definizioni in termini di “patologia”, compromettono gravemente il potenziale evolutivo di questo processo autonomo di auto guarigione psichica. In contrasto con quanto accade nelle situazioni, purtroppo molto rare, in cui la crisi evolutiva viene sostenuta, compresa e lasciata libera di seguire il suo corso naturale, e permettendo a chi la vive di attingere alle potenzialità evolutive intrinseche alla natura umana.

Grof ha definito “emergenze spirituali” questi stati di coscienza, sottolineando così il doppio aspetto insito nella stessa parola “crisi”, che nella lingua cinese significa “pericolo” e “opportunità”. Tramite l’esperienza derivante dai suoi 40 anni di ricerca e osservazione degli stati non ordinari di coscienza indotti con vari mezzi in se stesso e negli altri, Grof ritiene che l’attuale conoscenza della psiche umana sia superficiale e inadeguata a spiegare questi fenomeni.

Il primo psicologo transpersonale fu Jung che, indagando nelle profondità dell’animo umano, s’imbatté in “qualcosa” che in una persona va oltre se stessa, in “qualcosa” che non appartiene al singolo individuo ma al collettivo, al trascendente, al trans-personale. In un certo senso ha rielaborato in chiave psicologica l’antica idea del Divino dentro ogni uomo. Jung fu il primo psicologo che lanciò un ponte tra la psicologia occidentale e i livelli di coscienza proposti dai grandi sistemi psicologici orientali.

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Ma fu il lavoro pionieristico di Grof ad allargare la cartografia dell’inconscio e fornire elementi preziosi ai fini della diagnosi differenziale tra la psicopatologia e la collocazione della esperienza di stati non ordinari all’interno di una visione più ampia ed evolutiva della coscienza.

Molti degli stati che le categorie diagnostiche ufficiali considerano come manifestazioni di malattia mentale sono in realtà espressioni di un processo autonomo di trasformazione e di auto guarigione della psiche e del corpo e della tensione evolutiva verso uno stato di coscienza più elevato. L’esplorazione del potenziale terapeutico di tali stati e la conseguente sfida teorica che questa nuova visione propone sono il fulcro della psicologia transpersonale.

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Nel 1980 Grof, insieme a sua moglie Cristina, ha creato lo “Spiritual Emergenze Network” (S.E.N.) in risposta al bisogno crescente di riconoscimento, sostegno e informazione a chi attraversa un’emergenza spirituale, in alternativa al sistema psichiatrico tradizionale. Uno dei principali servizi offerti dal S.E.N. è l’addestramento di personale in grado di sostenere e comprendere esperienze emotive di grande intensità, di ascoltare e sostenere chi a questa struttura si rivolge e raccogliere materiale sempre nuovo e storie personali. Un elemento importante di questo nuovo approccio è la decisione circa il trattamento da effettuare in un determinato caso: l’utilizzo delle strategie della psicologia transpersonale come per esempio la respirazione olotropica, o il trattamento medico convenzionale come nel caso di infezioni, tumori, lesioni, disturbi circolatori cerebrali etc. Viene richiesto un esame clinico accurato.

Un altro contributo rivoluzionario alla comprensione delle psicosi è il lavoro di John Weir Perry, pioniere specializzato nella psicoterapia di pazienti psicotici. Perry vede in questo disturbo psicologico la lotta dello spirito umano per liberarsi dalla prigione delle strutture mentali convenzionali, una morte-rinascita dal punto di vista psicologico, da lui considerata una tappa importante dello sviluppo della coscienza umana sia dal punto di vista individuale che collettivo. Il nucleo di questa attivazione ed energia è l’archetipo del centro, definito “Sé” da Jung e rappresentato dalla quadratura del cerchio e dai mandala.

Perry fece anche passi da gigante nell’approccio terapeutico ai pazienti in preda ai primi episodi psicotici acuti. Essi vengono incoraggiati ad elaborare le loro esperienze emotive senza l’effetto mitigante degli psicofarmaci in un contesto nel quale viene abolita qualsiasi forma di “etichetta” o definizione in termini di psicopatologia. Un contesto emotivamente accogliente all’interno di intensi rapporti interpersonali, che favorisce il processo di risanamento psicologico.

Oggi un numero sempre crescente di persone è in grado di fare il resoconto della esperienza della follia che ha attraversato. La follia non significa necessariamente una caduta nel vuoto e nell’oscurità, ma può rappresentare un momento di svolta esistenziale, di liberazione e rinnovamento. Ma può anche trasformarsi nell’inizio dell’esclusione dal mondo, della schiavitù e della morte esistenziale.

Ken Wilber

Definizione di persona “noiosa”:
“È quella persona dal dubbio gusto che è più interessato a se stesso che a me”. (Ambrose Bierce)

Ken Wilber, filosofo dell’integrazione

A cura di Virginia Salles

Filosofo,biochimico e fisico, Ken Wilber ha studiato e praticato per oltre 15 anni lo zen buddhista ed è riconosciuto come un’autorità mondiale nello studio della “Philosophia Perennis” (sintesi delle conoscenze tramandateci dalle grandi tradizioni spirituali di tutti i tempi e luoghi che racchiude l’essenza immutabile che accumuna tutte le religioni). Wilber è un pioniere nel rivedere il tema della spiritualità da un punto di vista “obiettivo”, privo di identificazioni, da “essere umano”. Considerato da molti “il nuovo Albert Einstein della coscienza”, è impegnato dagli anni 70 nello studio di quell’indirizzo della psicologia umanistica che studia i molteplici livelli della coscienza, ovvero la dimensione transpersonale dell’uomo. Il suo primo libro “lo spettro della coscienza” (scritto all’età di 23 anni) fu uno dei primi a lanciare il movimento della psicologia transpersonale.

Wilber ha la rara capacità di esprimere concetti molto complessi e profondi con parole semplici, contrariamente a quanto avviene di solito. Anche se negli Stati Uniti vendono già i “cofanetti” delle sue “opere complete”, tributo generalmente riservato ai “grandi”, Wilber è quasi sconosciuto in Italia e solo pochi dei suoi numerosi libri sono tradotti in italiano. Nel suo libro Oltre i confini, il filosofo americano parla della sofferenza come “la prime delle grazie” e, in un certo senso, un momento di gioia, poiché propizio alla nascita di qualcosa di nuovo, generato dall’intuizione creativa. Quella di Wilber potrebbe essere definita una “psicologia dell’evoluzione”:

L’evoluzione ha già spinto avanti gli umani dalle amebe; perché mai dovremmo pensare che, dopo una simile impresa prodigiosa durata millenni, l’evoluzione si sia indebolita e scaricata? E se ripetesse il rapporto “dall’ameba all’uomo”, il risultato potrebbe soltanto essere Dio.”

Il contrasto con la gerontocrazia, come la definisce Gaiarsa – “Le vecchie leggi e i vecchi governanti arrivano già decrepiti ai vertici del potere politico! Viviamo per i vecchi, camminando all’indietro di spalle verso il futuro, venerando il passato. Crederò un po’ di più nell’umanità quando gli eroi guerrieri (c’è qualcuno che non lo sia stato?) saranno semplicemente dimenticati dalla storia come qualcosa di indecente e vergognoso. La maggior parte delle legislazioni sono anacronistiche già alla nascita. Dobbiamo trovare altri modi di aggregazione e orientamento collettivo”– il pensiero di Wilber è un pensiero che esprime la libera forza evolutiva in tutta la sua potenza trasformatrice. È un pensiero nuovo, ma allo stesso tempo profondamente ancorato nel passato, nelle culture pre-moderne e nella filosofia perenne.

Tra i suoi contributi più importanti: “Oltre i confini”, “L’occhio dello spirito”, “Una teoria del tutto”, “Psicologia integrale”, “Trasformazioni della coscienza”, “Una breve storia dell’universo”, “L’unione dell’anima con i sensi”, “Il progetto atman” (1° parte: l’evoluzione e le potenzialità della coscienza dalla nascita alla morte, 2° parte: l’involuzione, partendo dalla morte, il bardo, fino alla successiva rincarnazione: un libro azzardato in quanto Wilber ha anche una formazione “scientifica”), “Grazia e grinta”, etc….

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Il più personale e sofferto dei suoi libri, “Grazia e grinta” racconta i suoi cinque anni di matrimonio che si rivelò una battaglia estenuante contro il cancro, annunciato alla moglie all’indomani delle nozze. Wilber racconta in modo davvero molto sincero, direi anche “crudo”, la devastazione di questa lotta sia nella moglie malata sia in lui stesso, chiamato a diventare figura di supporto. Wilber si “denuda” senza reticenze in questo libro “umano”, fin troppo umano.

Tutta la sua opera è all’insegna dell’integrazione: integrazione dei domini della scienza e della religione, della psicologia occidentale e delle grandi tradizioni sapienziali orientali, integrazione tra corpo e spirito… e ci offre una chiave di lettura che rende possibile la riconciliazione tra questi opposti, in una forma accettabile per ambo le parti.

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Wilber è anche un acuto osservatore e studioso del mondo moderno: cosa ha veramente caratterizzato l’epoca moderna che non esisteva nelle culture pre-moderne? Che cos’è la modernità? La maggior parte delle risposte che vengono date a questa domanda ha una connotazione negativa: la modernità è vista come la morte di Dio (o della Dea), la perdita del senso della vita e dei valori, il terrore esistenziale, il livellamento delle distinzioni qualitative e la sostituzione della qualità con la quantità, il capitalismo, l’industrializzazione e il materialismo sfrenato e volgare. Tutto questo viene riassunto nella frase di Max Weber: “Il disincanto del mondo”. Vediamo d’altronde anche alcuni aspetti positivi della modernità: le democrazie liberali, gli ideali di ugualità, libertà e giustizia; la medicina, la fisica, la biologia e la chimica moderne; la fine della schiavitù (almeno di un certo tipo di schiavitù), il femminismo, i diritti umani…

Studiosi come Weber e Habermas affermano che ciò che definisce la modernità è qualcosa che viene chiamato: “la differenziazione delle sfere dei valori culturali”, il che significa la differenziazione dell’arte, dell’etica e della scienza. Le culture pre-moderne possedevano l’arte, l’etica e la scienza, ma queste tendevano ad essere indifferenziate, ed ognuna, in un certo senso, ostacolava il cammino dell’altra come, per esempio: Galileo non poteva guardare liberamente nel suo telescopio e divulgare i risultati perché l’arte, la morale e la scienza si fondevano e venivano controllate dalla Chiesa, ed era questa a decidere ciò che la scienza poteva o non poteva dire o fare.

Quindi mentre prima queste tre sfere (arte, etica e scienza) tendevano a fondersi, la modernità le ha differenziate, lasciando che ognuna seguisse il proprio corso, ritmo, strumenti, le proprie scoperte, senza intrusione da parte delle altre sfere.

Questa differenziazione, se da un lato ha permesso che ognuna facesse le proprie scoperte e quindi ha prodotto buoni risultati e progresso ( i meriti della modernità), dall’altra, queste stesse scoperte, per esempio quelle scientifiche, usate senza criterio (appunto “etico o artistico”), hanno provocato il lato nero della modernità, i suoi disastri: come l’imperialismo scientifico, le varie forme di dominazione mondiale, il “disincanto del mondo”.

Wilber nei suoi libri fa un’analisi approfondita di questo percorso, partendo dalla iniziale indifferenziazione fino alla successiva differenziazione tra le sfere dell’arte, dell’etica e della scienza con la conseguente “libertà di conoscere” che, esasperata, sfociò in quello che è oggi la drammatica scissione tra la scienza e la religione e l’impatto di questa guerra fredda filosofica sul destino dell’umanità.

La scienza ci fornisce i metodi per scoprire la verità del mondo in cui viviamo, mentre la religione (nel senso etimologico del termine) rimane ancora una forza creatrice di senso. Tutte due sono attualmente ancora considerate mutuamente escludentesi, con conseguenze devastanti per l’umanità.

In ogni grande religione ci sono due diversi aspetti: il primo è quello che possiamo definire mistico, o verticale (profondo), che tende alla trascendenza, a stabilire una relazione tra l’uomo e il mondo interiore, spirituale (i cui principi sono espressi nella “Filosofia Perenne”). Il secondo aspetto è quello che possiamo definire “orizzontale” (ristretto) che consiste in un complesso di dogmi e di regole di comportamento collettivo, sociale e morale, a volte molto rigidi. Mentre il primo aspetto, quello verticale, è quello essenziale e forma il nucleo immutabile, eterno di ogni religione, il secondo, orizzontale, è in un certo senso accidentale e mutevole sia nel tempo che nello spazio. La dimensione verticale che è quella che accumuna e che contribuisce a unire le diverse religioni, nel corso dei secoli è stata rilegata in secondo piano, rimossa, ignorata, mentre la seconda ha preso il sopravvento e messo sempre più in risalto le differenze e quindi accentuato i conflitti tra le varie religioni.

Questa divergenza esprime la lontananza dalla sorgente, dalla comune origine delle religioni, cioè il pensiero esoterico.

Cos’è il pensiero esoterico?

Esistono due grandi categorie del sapere che vengono chiamate: exoterica (orizzontale) che riguarda le forme “esteriori” di insegnamento, ed è alla portata di tutti; ed esoterica (verticale) che riguarda le forme interiori del sapere. È una forma di conoscenza generalmente “segreta”, cioè non rivolta a tutti, ma solo agli “iniziati”, in quanto di difficile comprensione, di enorme portata e a volte troppo sconvolgente. Mi vengono in mente le parole di Aldoux Huxley: “Conoscerai la verità ed essa ti renderà folle”.

Ma cosa c’è di tanto sconvolgente in queste verità esoteriche?

Le verità esoteriche riguardano la relazione che esiste tra l’anima umana e lo spirito divino. Ci sono tre grandi “segreti esoterici”:

Il primo segreto esoterico che è già di per sé sufficiente a suscitare irritazione in molti ambienti moderni è questo: tu hai un’anima.

Il secondo segreto esoterico: nella parte più profonda della tua anima, tu sei, al di là del tempo e dello spazio, una sola cosa con lo Spirito (“Tu sei Quello”).

Il terzo segreto: non dirlo a nessuno se non vuoi essere crocefisso. Wilber aggiunge: “o piuttosto dillo solo a chi è in grado di gestire questa conoscenza che è la più sacra delle verità”.

Le grandi tradizioni esoteriche – dallo yoga kundalini al budhismo mahayana, il Vedanta, il sufismo – hanno sviluppato numerose pratiche tendenti a promuovere l’evoluzione individuale fino a che l’io entri in contatto con lo spirito, o meglio si dissolva nello Spirito e sia così liberato dalla “separatezza” e dalla mortalità.

La psicologia di Wilber attualmente chiamata “Psicologia integrale” e la psicologia transpersonale fanno riferimento, nel loro nucleo centrale, ad un insieme di verità esoteriche il cui scopo è quello di integrare, appunto, le moderne tecniche psicoterapeutiche occidentali con le più antiche tecniche esoteriche delle grandi tradizioni sapienziali, fornendo un approccio terapeutico più ampio e completo che promuove la crescita ed evoluzione della coscienza sia individuale che collettiva.

Teilhard de Chardin, considerato tra i primi che abbiano messo insieme le “tessere del puzzle”, già a cavallo del secolo scorso, aveva tentato di conciliare scienza e fede rielaborando la teoria dell’evoluzione di Darwin in chiave psichica. Secondo il filosofo francese l’umanità attuale non rappresenta il culmine della scala evolutiva, ma deve prepararsi ad un ulteriore salto di consapevolezza, un salto spirituale verso un nuovo stadio evolutivo, uno stadio di comunione con il tutto. Il “Cristo Cosmico” nella visione di Teilhard può essere paragonabile, usando una metafora, ad una sorta di “nuova molecola del DNA” ancora da venire, nella quale la vita compie un salto qualitativo. In questo stadio futuro tutti gli esseri umani potranno sperimentare cosa vuol dire Amore, Gioia, Armonia e il sentimento di reciproca appartenenza: quel sentirsi all’unisono con se stessi e con gli altri: un solo corpo-anima.

P. D. Ouspensky, autorevole discepolo di Gurdjeff, in sintonia con Teilhard, molti anni dopo, sostiene che la coscienza attuale, presente nell’uomo contemporaneo, è soltanto una forma transitoria di un’altra coscienza superiore che si è manifestata nel corso dei secoli attraverso individui illuminati e che si può manifestare negli esseri umani in condizioni emotive particolari o dopo idonea preparazione e addestramento.

Nei suoi libri Wilber ci offre una sintesi e un’interpretazione delle grandi tradizioni spirituali, filosofiche e psicologiche sia orientali che occidentali e rielabora le concezioni classiche della psicologia all’interno di una visione più ampia, aggiungendo questi livelli di cui parlano Teilhard e Ouspensky, livelli che si trovano oltre il livello razionale, considerati da filosofi e saggi come l’apice dello sviluppo umano. L’evoluzione umana è vista come l’ascesa della coscienza dall’inconscio verso il conscio fino al super conscio. La coscienza può quindi essere studiata all’interno di ognuno di questi livelli o “lunghezze d’onda”.

La meta ultima dell’evoluzione umana è considerata da Wilber il superamento dei confini, la perdita del sentimento di un sé separato. È questo l’aspetto più affascinante dell’intero percorso evolutivo, al quale viene dedicata più attenzione: il senso di identità dell’individuo si espande ben oltre i limitati confini della sua mente e del suo corpo e abbraccia l’intero cosmo, e questi arriva a percepire, senza alcuna ombra di dubbio, che è fondamentalmente Uno con l’universo intero. Questo tipo di coscienza viene definito da Richard Bucke “coscienza cosmica”, i musulmani la chiamano “Identità suprema”, la psicologia transpersonale: “coscienza dell’unità”. Nelle parole di Wilber:

è come se si svegliasse da un lungo sogno confuso per scoprire ciò che sapeva sin dall’inizio: egli, il sé separato, non esiste e il suo vero sé, il Tutto, non è mai nato e mai morirà”.1

Il grande contributo di Wilber è lo studio della coscienza nel suo aspetto “pluridimensionale” e un modello dell’evoluzione umana chiamato “Dinamica a spirale” che integra le più influenti visioni del mondo sviluppate attraverso i tempi, da Buddha a Freud, alle più moderne teorie psicologiche.

Una psicologia veramente integrale, secondo Wilber, deve comprendere le forme di conoscenza interiore che hanno resistito al tempo, provenienti dalle fonti pre-moderne (la filosofia perenne), le conoscenze moderne e quelle post-moderne. Il fulcro della filosofia perenne consiste nella concezione secondo la quale la realtà consiste (è composta) di vari livelli di esistenza, livelli dell’essere e del conoscere (la grande catena dell’essere) che si dischiudono dalla materia al corpo, dal corpo alla mente, dalla mente all’anima, dall’anima allo spirito. Ogni dimensione più ampia trascende ed include le dimensioni minori. Quindi è una concezione di totalità dentro totalità, dentro totalità, infinitamente… dischiudendosi dalla polvere fino alla Divinità. In altre parole. “La grande catena dell’essere della Filosofia Perenne è in realtà un “Grande Nido (una spirale, groviglio) dell’Essere.

Rappresentanti della Filosofia Perenne come Plotino o Aurobindo propongono fino ad una decina di livelli di coscienza che vanno dai più semplici: materia, corpo, mente a quelli più elevati: anima, spirito…. Wilber offre una versione un po’ più sofisticata: materia, sensazioni, exocetto, impulso, immagine, simbolo, endocetto, concetto, regola, visione formale, visione-logica, visione, archetipo, senza forma, non duale. Secondo Wilber lo Spirito è pienamente trascendente e pienamente immanente. Le religioni patriarcali tendono ad enfatizzare l’aspetto trascendente mentre le religioni matriarcali, neo-pagane, tendono ad enfatizzare gli aspetti immanenti, o “di questo mondo”.

Il grande Nido è sostanzialmente un “campo morfogenetico” (Sheldrake) o spazio di sviluppo generale. Noi portiamo dentro di noi tutte le potenzialità per raggiungere questi livelli superiori di coscienza, presenti nelle nostra stessa costituzione (nell’organismo umano, nei campi morfogenetici, nei “solchi evolutivi”…).

I livelli inferiori: materia, corpo, mente si sono già pienamente sviluppati in grande scala nel mondo manifesto, ma le strutture superiori: psichica, sottile e causale non sono ancora consciamente manifeste su scala collettiva, rimangono ancora, nella maggior parte dei casi, come potenzialità del corpo-mente umano. In realtà coloro che si sono svegliati ai livelli superiori dell’anima e dello spirito: gli sciamani, gli yogi, i saggi e i santi sono sempre stati molto rari.

L’individuo medio passa gran parte del tempo nei livelli di coscienza pre-razionali e non trans-razionali. Gli stati non ordinari di coscienza sono quegli stati di coscienza appunto “non normali” che includono tutto: dagli stati indotti con droghe fino alle esperienze di picco e di pre-morte, gli stati olotropici e meditativi. Le esperienze di picco descritte da Maslow sono stati non ordinari temporanei (che Grof chiama emergenze spirituali) che possono occorrere in individui in qualsiasi stadio dello sviluppo. La persona può, improvvisamente, generalmente durante una crisi esistenziale, sperimentare, per un periodo limitato, qualsiasi degli stati naturali di percezione psichica: sottile, causale, non duale. Questi stati possono frequentemente tradursi in esperienze spirituali dirette (misticismo della natura, misticismo della divinità e misticismo senza forma). Sono esperienze temporanee, transitorie e il modo in cui questi stati vengono vissuti e interpretati dipendono dello stadio evolutivo della persona che vive l’esperienza e del contesto culturale in cui vive. Per che avvenga uno sviluppo superiore, questi stati temporanei devono diventare tracce permanenti della personalità. Gli stati meditativi, invece, provocano l’accesso a questi domini superiori in un modo ricercato, più lento e prolungato e rivelano quindi, in modo più stabile, i livelli superiori del grande nido dell’essere, livelli che poi, con la pratica, possono trasformarsi in realizzazioni definitive.

Tutte le principali “tappe” dello sviluppo della coscienza sono caratterizzate da una difficile battaglia di vita e morte, una morte ad ogni livello (disidentificazione e trascendenza rispetto a questo livello) che frequentemente può essere molto traumatica. L’unico motivo per cui l’io accetta la morte ad un livello è il fatto che la vita in quello superiore seguente inizia ad apparire ancora più seducente e più soddisfacente. L’io, che è la fonte centrale dell’identità, naviga in questo modo tra le onde e le correnti del grande Fiume della Vita. L’identità si espande e si approfondisce nella misura in cui l’io si espande dalle onde egocentriche a quelle socio centriche, a quelle mondo centriche a quelle teocentriche. O meglio: dalla materia all’ego, dall’ego a Dio. Ogni volta che il centro di gravità dell’io orbita intorno ad un nuovo livello di coscienza, acquisisce naturalmente una nuova e diversa prospettiva di vita.

Per quanto riguarda la “visione logica”: per più “olistico” che sia lo sviluppo su questo piano razionale, rimane ancora uno sviluppo della sfera mentale, anche se della sfera più elevata del dominio mentale. Il “centauro” è un termine utilizzato da Erikson per definire un’integrazione matura tra mente e corpo, nella quale la “mente umana” e il corpo animale costituiscono un’unità armoniosa. Questo, possiamo dire, è il più elevato dei domini personali, oltre il quale lo sviluppo procede verso le sfere transpersonali, post-post-convenzionali (psichico, sottile, causale e non duale). Tra i pionieri occidentali che hanno studiato questi domini superiori si trovano: Fichte, Schelling, Hegel, Schopenhauer, Nietzsche, Jung, Heidegger, Henry James, Ralph Waldo Emerson, Rudolf Steiner, Aldoux Huxley, Erich Fromm, Roberto Assagioli, Stanislav Grof, William James, Abraham Maslow.

Adesso vediamo un esempio di spirale semplice ad otto livelli o onde di sviluppo, descritta da Wilber, e ispirata dal lavoro di Clare Graves che integra le dimensioni fisica, biologica, psicologica e spirituale della psiche umana: i sei primi livelli (meme) sono livelli di “sopravvivenza” (sussistenza), caratterizzati dal pensiero di primo ordine. Se l’evoluzione procede oltre, avviene un cambiamento rivoluzionario nella coscienza: l’emergenza dei “livelli dell’essere” e del pensiero di secondo ordine. Faccio una breve descrizione delle otto onde di sviluppo, ad ognuna delle quali viene attribuito un determinato “colore”:

1 – Beige: Arcaico-istintuale. Livello basico di sopravvivenza: il comportamento, l’istinto e le abitudini sono finalizzati soltanto alla sopravvivenza: cibo, acqua, calore, sesso e sicurezza. Attualmente questo livello evolutivo è rappresentato dallo 0,1% della popolazione adulta, con lo 0% di potere (questi sono naturalmente numeri approssimativi, per rendere la proporzione). Si trova nelle prime società umane, nei bambini appena nati, negli anziani senescenti, nei malati di Alzheimer, nelle masse affamate.

2 – Porpora: Magico-animista. Il pensiero è animista. Spiriti magici, buoni o cattivi determinano gli eventi. Sono gli spiriti degli antenati che tengono unita la tribù (10% della popolazione, 1% di potere). Si esprime nelle credenze nelle maledizioni, negli amuleti, nei giuramenti di sangue.

3 – Rosso: Dei del potere. Emerge la prima manifestazione di un “io” distinto dalla tribù: potente, impulsivo, egocentrico, eroico. I valori a questo livello sono il potere e la gloria che stanno alla base dei regni feudali. Il mondo è una giungla minacciosa popolata da predatori. È un mondo di conquistatori, di dominatori e di dominati. Un mondo che sfrutta pienamente l’io, senza pena o rimorsi (20% della popolazione, 5% di potere): negli eroi epici, nei personaggi “cattivi” dei film di James Bond, nei capi delle gangs, nelle stelle selvagge del rock, nel Signore delle Mosche.

4 – Azzurro: La regola del conformismo. La vita ha una direzione e un scopo, determinati da qualcun’altro o da un Ordine potente. Quest’Ordine, giusto e corretto, impone un codice di condotta basato su principi assoluti e invariabili, su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Le gerarchie sociali sono rigide e il controllo avviene per mezzo della colpa: la violazione del codice di condotta ha gravi conseguenze così come la fedeltà allo stesso porta ricompensa. È il livello base delle antiche nazioni, è fondamentalista e basato sull’obbedienza al regime. Esempi: America puritana, fondamentalismo islamico, i codici d’onore, gli scouts, il patriottismo, l’Inghilterra di Dickens (attualmente 40% della popolazione e 30% del potere).

5 – Arancione: La conquista scientifica, livello razionale. L’io a questo livello “sfugge” alla mentalità di “branco” dell’azzurro e cerca il senso e la “verità” in modo individuale. Scientifico nel senso tipico: ipotetico-deduttivo, sperimentale, obiettivo, meccanicista, operazionale. Il mondo è un meccanismo razionale, mosso da leggi naturali che devono essere apprese, controllate e manipolate per i propri scopi. Le leggi della scienza governano l’economia e gli eventi umani attraverso le alleanze di mercato e la manipolazione delle risorse del pianeta con strategie volte al guadagno. L’arancione si trova: nell’illuminismo, in Wall Street, nelle classi medie emergenti di tutto il mondo, nell’industria dei cosmetici, nella caccia ai trofei, nel colonialismo, nella guerra fredda, nell’industria della moda, nel materialismo in tutte le sue espressioni (30% della popolazione, 50% del potere).

6 – Verde: L’io sensibile, post-razionale. I sentimenti e la solidarietà sostituiscono la fredda razionalità: comunitario, umanista, esprime nella preoccupazione ecologica l’amore per la terra (gaia) e per la vita. Fortemente ugualitario, anti-gerarchico, favorevole alla diversità e al multiculturalismo. Il sistema di valori è pluralista e relativista (relativismo pluralista) e ha come principio basilare l’arricchimento del potenziale umano: lo spirito umano deve essere liberato dall’avidità, dal dogma e dalla divisione. Il pensiero è soggettivo, non lineare e l’io è permeabile, relazionale e gruppale. È presente maggiore calore umano, sensibilità e preoccupazione per il pianeta e tutti i suoi abitanti e molta importanza è data al dialogo e alle relazioni umane. Esempi: ecologia profonda, post-modernismo, psicologia umanista, teologia della liberazione, Greenpeace, diritti degli animali, eco-femminismo, post-colonialismo, il politicamente corretto, le questioni dei diritti umani, Foucault/ Derrida (10% della popolazione e 15% del potere).

Con la conclusione dell’onda verde, la coscienza umana è pronta per una vera e propria rivoluzione: un “salto quantico” verso il “pensiero di secondo ordine”. Clare Graves considera questo un salto qualitativo di estrema importanza, nel quale viene “attraversato un abisso di incredibile profondità e significato”. La nuova coscienza che emerge da questa metamorfosi viene definita “coscienza di secondo ordine” ed è capace di pensare in senso sia verticale che orizzontale e di riconoscere che ogni livello (ogni “meme” o “onda”), ogni onda ha un’importanza fondamentale per la salute di tutta la spirale. Ognuno dei precedenti livelli può essere attivato secondo le circostanze della vita. Rosso in situazioni di emergenza, verde nelle relazioni, l’arancio nelle ricerca di un lavoro etc….

In questa spirale esistono due onde (livelli) principali per il pensiero di secondo ordine, in altre spirali le onde della “coscienza di secondo ordine” possono essere molto più numerose e articolate. (Wilber predilige in particolare quattro livelli. Psichico, sottile, causale, non duale).

7 – Giallo: Integrativo. La vita è un caleidoscopio di gerarchie di sistemi e di forme naturali (olarchie). Sono prioritarie la flessibilità, la spontaneità e la funzionalità. L’egualitarismo è completato con gradi naturali di eccellenza là dove sia necessario. La conoscenza e la competenza sostituiscono l’incarico, il potere, lo status o il gruppo. L’ordine mondiale che prevale è il risultato dell’esistenza di livelli differenti di realtà (memes) e dei movimenti (in su e in giù) lungo la spirale. Un buon governo favorisce l’evoluzione attraverso livelli crescenti di complessità (1% della popolazione, 5% di potere).

8 – Turchese: Olistico. Unisce armoniosamente sentimento e conoscenza. Multipli livelli di consapevolezza interagiscono e si integrano in un unico sistema cosciente. L’ordine universale è “vivo” e consapevole il che significa che non è basato in regole esterne (azzurro) o in legami gruppali (verde). Una “grande unificazione” è possibile nella teoria e nella pratica. Da questa unificazione può emergere una nuova spiritualità, che, come una rete, avvolge l’intera esistenza. Il pensiero turchese percepisce multipli livelli di interazione e si espande lungo tutta la spirale: percepisce l’armonia, le forze mistiche e gli stati sottili, fluidi e diffusi che permeano qualsiasi organizzazione (0,1% della popolazione, 1% del potere).

Gli studiosi di questo campo devono affrontare l’enorme resistenza del pensiero di primo ordine e proseguono il loro studio in ambienti molto ostili. Alcuni studi sull’evoluzione che riguardano il pensiero di secondo ordine sono diventati anatema nella maggior parte delle università (dominate da una versione post-moderna del meme verde, con il suo pluralismo e il suo relativismo).

È comunque dalla grande riserva di meme verdi che emerge la coscienza di secondo ordine che è piuttosto rara ed è attualmente la punta di lancia dell’evoluzione umana collettiva. Secondo Wilber l’umanità è pronta per questo salto evolutivo. Il pensiero di secondo ordine viene descritto in teorie che vanno dalla noosfera di Teilhard de Chardin ad alcuni studi nel campo della psicologia transpersonale. Senza il pensiero di secondo ordine, sostiene Wilber, l’umanità è destinata a rimanere vittima di una “malattia auto-immunologica globale”, in cui i vari livelli (memi) sono ostili gli uni contro gli altri per ottenere la supremazia.

Dal punto di vista di questa traiettoria evolutiva, l’osservazione dello sviluppo umano acquisisce una nuova luce e possiamo comprendere che religioni come il Cristianesimo e l’Induismo e scuole psicologiche come la psicoanalisi o il cognitivismo, ci appaiono così diverse perché si occupano di un particolare “settore” o livello della spirale (o dello “spettro della coscienza”). Per questo motivo possiedono tutte una loro validità se applicate al livello di evoluzione corrispondente. Viste in questa ottica dovrebbero essere considerate complementari e non in contrapposizione. Ogni stadio dello sviluppo porta nuove capacità, ma allo stesso tempo anche rischi di nuovi disastri; quindi non solo nuove risorse e possibilità, ma anche nuovi problemi e nuove patologie.

È degno di nota il fatto che la maggior parte degli psicologi limita la propria ricerca alla sola dimensione ritenuta da loro stessi più importante. Mentre accettano “criticamente” quelle scuole che si riferiscono ad un livello inferiore2 dello spettro, negano l’esistenza o ignorano completamente le teorie corrispondenti a tutti i livelli superiori al proprio livello evolutivo di riferimento.

L’Alto è stato negato, il Basso ignorato ed infine ci è stato chiesto di restare nel mezzo, paralizzati”.3

Lungo tutto questo percorso evolutivo uomini e donne integrano gradualmente le voci femminile e maschile in se stessi, fondendo così giustizia e compassione. Quello che Wilber definisce come “l’abbraccio integrale” è il punto culminante dell’evoluzione: uno stato di armonia universale.

Un aspetto molto importante è che ogni onda dello sviluppo comporta una diminuzione del narcisismo e un incremento della coscienza o della capacità di integrare molte e diverse prospettive in modo più ampio e più profondo. Ad ogni stadio successivo si acquisisce una sempre maggiore sensibilità e capacità di provare vera compassione (e sollecitudine) in relazione agli altri.

La traiettoria completa dello sviluppo umano può essere vista quindi come il progressivo declino dell’egocentrismo.

 


Note

1 Wilber, K., Oltre i confini, Cittadella editrice, Assisi, 1995, p.176.

2 Per “inferiore” mi riferisco al livello inferiore dell’evoluzione della coscienza, in senso contrario al linguaggio usato da Wilber dove “inferiori” sono ritenuti i livelli più profondi.

3 Lo spettro della coscienza, Edizioni Crisalide, Latina, 1993, p.9.

Due interviste a Grof

Per informazioni sui gruppi di respirazione olotropica, che si tengono a Roma o
in agriturismo, contattare la dott.ssa Virginia Salles: e-mail: virginia.sall@gmail.com

Due interviste a Grof

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Roma, 29 novembre 2006, 1° Convegno internazionale “L’uomo del III millennio: conoscenza, crescita personale, evoluzione spirituale, visti secondo la scienza”, organizzato dalla Fondazione “Istituto di Ricerca Kerberos”. Grof è uno degli invitati, insieme a sua moglie Christina, e conduce un seminario dall’affascinante titolo: “Un viaggio attraverso l’immaginario: immagini e simbolismo di una morte e rinascita psicospirituale”.

Sul grande schermo nella sala appare un disegno eseguito da un partecipante a una sessione di respirazione “olotropica” che raffigura una gigantesca tarantola nera che divora una donna sdraiata, fasciata come una mummia: vittima impotente della Grande Madre Divoratrice.

Non avevo dubbi sulla disponibilità di Grof a rilasciarmi un’intervista per il “Giornale Storico” ma, guardando la fila di persone intorno a lui, temevo di non fare in tempo. Ho incontrato un collega brasiliano, Alvaro Jardim, venuto appositamente dal Brasile per il convegno, invitato da Roberto Fabbroni, direttore scientifico della Kerberos. Anche lui è psicologo transpersonale, formato con Grof, e professore universitario in Brasile. Parliamo a lungo, confrontando le nostre esperienze e formazioni. È presente al convegno sua moglie, Dora, anche lei psicoterapeuta. Dora mi parla della diversità di accoglienza dei brasiliani nei confronti di Grof: “Qui stanno tutti educatamente in fila, in attesa del proprio turno per parlargli, compìti e distaccati…se fossimo in Brasile… sarebbe un vero chiasso, non so quante macchine fotografiche puntate su di lui!, tutti lo vogliono fotografare, chi lo chiama, chi lo abbraccia… Grof in Brasile è una vera e propria star”! “O forse sono i brasiliani che sono più espansivi nelle loro manifestazioni”, dico io… Alvaro aggiunge sorridendo: “sai quale è stato il commento di Grof sull’accoglienza ricevuta in Brasile?”: “I feel like Michael Jackson in Japan!”.

Si è diradata la fila, se mi avvicino adesso, forse ci riesco… Grof mi dice sorridendo di aspettarlo un attimo. Si allontana, ma ritorna subito. Eccolo! Adesso è tutto orecchie. Accendo il registratore e via.

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Virginia Salles intervista Stanislav Grof

Virginia Salles: – Gli avvenimenti dell’esperienza olotropica sono così straordinari e sconvolgenti che viene il desiderio di comunicarli a tutto il mondo. Ma perché la comunicazione tra la psicologia transpersonale e quella tradizionale risulta così difficile e complessa? Come comunicare questo tipo di esperienze? Il tema del presente numero del “Giornale Storico” è “psicologia e comunicazione”. Vorrei sapere qualcosa sulla comunicazione tra queste due diverse psicologie (transpersonale e tradizionale).

Stanislav Grof: – È particolarmente difficile capire cosa avvenga nella respirazione olotropica, bisogna farne esperienza. Abbiamo osservato alcune cose comuni ed altre diverse tra le persone quando vengono a fare un seminario o si sottopongono a un training di respirazione olotropica. Dopo aver fatto l’esperienza, insegniamo loro come comunicarla nella loro cultura. Bisogna essere molto attenti a come i partecipanti la descrivono, altrimenti le altre persone non riescono a comprendere. Così, se vivi in una cultura indigena, per esempio, quella cultura ha una visione del mondo, una mitologia ed una filosofia che può realmente assorbire questi stati non-ordinari. In questo modo, le persone che hanno partecipato ad un rituale o qualcosa del genere e hanno questo tipo di esperienza, lo vedono convalidato da ciò in cui la loro cultura crede. Allo stesso tempo la loro esperienza rafforza la connessione con la loro cultura. Nella nostra cultura, invece, le persone trovano difficoltà di comprensione e comunicazione, perché sono ingenue nei confronti di questo mondo esperienziale. Semplicemente non capiscono, perché le esperienze che vivono non sono supportate da un insieme di miti e credenze che le convalidino, in un certo senso deviano dalla loro cultura… questo è quello che accadeva negli anni sessanta, quando la generazione dell’epoca faceva esperienze psichedeliche che la portavano ad avere idee ed intuizioni (insights) molto diverse dalla cultura dominante e la isolavano rispetto alla società.

V. S.: – Perché, in Italia particolarmente, è così difficile comunicare con la psicologia tradizionale?

S. G.: – È difficile in generale, non solo in Italia, la comunicazione fra la psicologia transpersonale e la psicologia e psichiatria tradizionali, accademiche. Questo perché le visioni del mondo sono completamente diverse, sono completamente diversi i modelli della psiche. Nell’ambito della psicologia e psichiatria tradizionali si è condizionati da un modello della psiche limitato alla biografia postnatale.

V. S.: – Io sono nata in Brasile. Nel mio paese sono molto aperti alla psicologia transpersonale e questo avviene anche in ambito accademico. Come mai?

S. G.: – Il popolo che rappresenti è di un mondo diverso, ma qui la psicologia e psichiatria accademica hanno un modello del cervello visto come un hardware di un computer, il cui software è la biografia postnatale, e credono che non ci sia niente oltre questo. La psicologia transpersonale ha ampliato molto questo modello includendo, ovviamente, sia il periodo biografico, sia i periodi prenatale e perinatale ed ha quindi fatto esplodere il modello della psiche nella sfera transpersonale. Si possono fare esperienze di identificazione con altre persone, esperienze di altre vite, di archetipi, di secoli passati, di altre culture, esperienze che la psicologia e psichiatria tradizionale considerano originate da una patologia.

V. S.: – Come vedi il futuro della psicologia?

S. G.: – Della psicologia transpersonale o della psicologia in generale?

V. S.: – Della psicologia in generale.

S. G.: – Io penso che esistano esperienze, prove, osservazioni più che sufficienti emerse dal lavoro con gli stati non-ordinari di coscienza che, se fossero studiate sistematicamente, condurrebbero ad una rivoluzione paragonabile a quella che avvenne ai fisici nelle prime due decadi del ventesimo secolo, quando si passò dalla fisica newtoniana alla fisica relativistica e quindi alla fisica quantistica. È straordinario ciò che furono capaci di fare i fisici, cioè cambiare il modo di pensare. Analogamente, con tutte le prove che prodottesi nel tempo, anche la psicologia potrebbe fare lo stesso percorso. Ciò che voglio dire è che le prove sono già lì e se le persone che le osservano avessero una mente sufficientemente aperta, la rivoluzione avverrebbe in modo automatico.

V. S.: – Un’ultima domanda: quando c’è sincronicità vuol dire che siamo sulla strada giusta?

S. G.: – Beh, a questo proposito racconto, nel mio libro, alcuni episodi risalenti al tempo in cui ho iniziato a studiare gli stati non-ordinari e la sincronicità iniziò ad essere presente. In base alla loro qualità potevi sentirti elevato spiritualmente, avere la sensazione, esplosiva, di essere privilegiato, di trovarti di fronte ad un evento speciale, di essere oggetto di un’attenzione, di una guida fuori dell’ordinario. Ci possono essere sincronicità che conducono ad idee paranoiche. Ciò avviene quando le persone che le vivono non mantengono una posizione neutrale, di distacco. Direi che non bisogna prendere decisioni sulla base delle sincronicità avvenute negli stati non ordinari finché non si ha un riscontro nella realtà ordinaria.

V. S.: – Quando accade l’impossibile?

S. G.: – Non è una domanda, ma un’affermazione. Il mio libro parla di storie in cui accade l’impossibile.

V. S.: – E continua ad accadere?

S. G.: – Certo, accade continuamente.

 

Álvaro Jardim e Carmen Maciel intervistano Stanislav Grof

Álvaro Jardim: – Qual è l’innovazione che la psicologia transpersonale ed il suo lavoro portano alla psicologia intesa come scienza?

S. Grof: – Lo psicologo americano Abraham Maslow ha definito la psicologia transpersonale come la quarta forza della psicologia, dopo, la psicoanalisi freudiana, il comportamentismo e la psicologia umanistica. Nella prima metà del secolo la psicologia e la psichiatria americana ed europea erano dominate esclusivamente dalla psicoanalisi e dal comportamentismo. La psicologia umanistica, fondata da Abraham Maslow ed Anthony Sutich, è nata come reazione alle inadeguatezze e limitazioni delle prime due forze.

La psicologia umanistica ha corretto la tendenza del behaviorismo ad ignorare la coscienza e l’introspezione formulando teorie sulla psiche umana esclusivamente dall’osservazione del comportamento, in particolare del comportamento di animali come ratti e piccioni. La psicologia umanistica ha enfatizzato anche il bisogno di muoversi oltre la tendenza dell’analisi freudiana a dedurre tutti i dati dallo studio delle psicopatologie ed ha incluso individui normali e supernormali come soggetti della ricerca. Il punto centrale degli studi umanistici era costituito dai valori umani più alti, i “metavalori” e le “metamotivazioni” di Maslow, e dalla tendenza a perseguirli pervenendo a quello che Maslow chiamava “auto-attuazione” e “autorealizzazione”. La psicologia umanistica ha anche fornito un grande contenitore per lo sviluppo di nuove forme rivoluzionarie di psicoterapie, chiamate “terapie esperienziali”, come la psicoterapia della Gestalt, la Bioenergetica, o la tecnica di Alexander Lowen.

La psicologia transpersonale ha poi aggiunto un’altra importante dimensione, ovvero il riconoscimento della spiritualità quale aspetto legittimo ed importante della psiche umana. In ciò essa si differenzia radicalmente dalla psicologia accademica che nega alla spiritualità importanza psicologica, tacciandola di superstizione primitiva, pensiero magico, immaturità emotiva o patologia. Un altro importante aspetto della psicologia transpersonale è l’aver fatto oggetto del proprio studio lo spettro intero dell’esperienza umana, inclusi gli stati non-ordinari di coscienza e, in particolare, le varie forme di esperienze mistiche.

La psicologia transpersonale fu profondamente influenzata dalle esperienze ed osservazioni provenienti dallo studio degli stati non-ordinari della coscienza, stati che hanno luogo durante pratiche sciamaniche, riti aborigeni di passaggio, misteri antichi di morte e rinascita, sessioni psichedeliche e varie forme di pratica spirituale (incluse diverse scuole di yoga, Buddismo, Taoismo, Sufismo, misticismo cristiano ecc.). È qui che il mio lavoro entra in gioco. Il mio personale contributo alla psicologia transpersonale, oltre a coniarne il nome “transpersonale”, si è sviluppato in quarant’anni di esplorazione sistematica del potenziale terapeutico, trasformativo ed evolutivo degli stati non-ordinari di coscienza. Ho impegnato approssimativamente la metà di questo tempo conducendo la terapia con sostanze psichedeliche, prima in Cecoslovacchia nell’Istituto di Ricerca Psichiatrica a Praga, e poi negli Stati Uniti, al Centro di Ricerca Psichiatrica Maryland a Baltimora, dove ho partecipato all’ultimo sopravvissuto programma americano di ricerca psichedelica.

Dal 1975 ho lavorato con la respirazione olotropica, un potente metodo di terapia e di auto-esplorazione che ho sviluppato insieme a mia moglie Christina. Nel corso degli anni ho sostenuto anche molte persone in crisi psicospirituali o, come io e Christina le chiamiamo, “emergenze spirituali”. Il comune denominatore di queste situazioni è che comprendono stati non-ordinari di coscienza e, più specificamente, una loro importante sottocategoria che io chiamo “olotropica”. Nella terapia psichedelica questi stati sono indotti dalla somministrazione di sostanze o piante che alterano lo stato chimico della mente. Nella respirazione olotropica la coscienza viene trasformata da una combinazione di respirazione più veloce, musica evocativa e un lavoro sul corpo che libera energia. Nelle emergenze spirituali gli stati olotropici accadono spontaneamente, nel bel mezzo della vita di ogni giorno, e la loro causa è spesso ignota. Sono stato inoltre coinvolto in modo più periferico in molte discipline legate, più o meno direttamente, a stati non-ordinari della coscienza.

Un’altra area che ha ricevuto molta della mia attenzione è stata la Tanatologia, la giovane disciplina che studia l’esperienza in prossimità della morte e gli aspetti psicologici e spirituali del morire. Ho partecipato alla fine degli anni sessanta e all’inizio degli anni settanta ad un grande progetto di ricerca che studia gli effetti della terapia psichedelica in individui che muoiono a causa del cancro. Devo anche aggiungere che ho avuto il privilegio di conoscere personalmente e condividere esperienze con alcuni dei grandi “psichici” e parapsicologi della nostra era, pionieri della ricerca sulla coscienza, in laboratorio, e terapeuti che hanno sviluppato e praticato potenti forme di terapia sperimentale che inducono stati non-ordinari di coscienza.

Dopo tutti questi anni di studio delle varie forme degli stati non-ordinari di coscienza sono arrivato alla conclusione che le esperienze ed osservazioni provenienti da questo lavoro mostrano un bisogno urgente di una revisione profonda del nostro pensiero nella psichiatria e nella psicologia. Una revisione che, per la sua profondità e il suo scopo, potrebbe essere paragonata a quello che accadde alla fisica nelle prime tre decadi del ventesimo secolo; il passaggio dal paradigma newtoniano alle teorie della relatività e, successivamente, alla fisica quantistica. Ho descritto queste implicazioni nel mio ultimo libro “Psicologia del futuro: lezioni sulle ricerche moderne sulla coscienza”.

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Carmen Maciel: – Lei e sua moglie avete sviluppato un metodo di terapia e di auto-esplorazione che chiamate respirazione olotropica. Può descriverlo?

S. G.: – La respirazione olotropica è un metodo che utilizza il potenziale curativo e trasformativo degli stati non-ordinari della coscienza. Induce questi stati attraverso una combinazione di mezzi molto semplici – respirazione accelerata, musica evocativa ed una tecnica corporea che aiuta a liberare i rimanenti blocchi bioenergetici ed emotivi. Facilita l’accesso a livelli molto profondi dell’inconscio, come ricordi rimossi dell’adolescenza, dell’infanzia, nascita e periodo perinatale, ed anche a un intero spettro di esperienze che noi chiamiamo transpersonali: stati mistici, esperienze di vita passata, incontri con figure archetipiche, visita ai regni mitologici della psiche e così via. Nella teoria e nella pratica la respirazione olotropica unisce ed integra i vari elementi: dalle tradizioni antiche ed aborigene fino alle filosofie spirituali orientali e alla occidentale psicologia del profondo.

Á. J.: –In quali casi la respirazione olotropica può essere utile e quando invece non lo è?

S. G.: – La respirazione olotropica non può influenzare i problemi mentali ed emotivi che hanno chiaramente una base organica, biologica, come infezioni cerebrali, processi cardiovascolari, degenerativi o tossici. Presenta anche controindicazioni fisiche, come seri problemi cardiovascolari, malattie debilitanti, gravidanza, epilessia. In caso di seri problemi psico-emotivi la respirazione deve essere usata nel contesto di una relazione terapeutica e, in casi gravi, di una disponibile assistenza residenziale di 24 ore su 24.

Abbiamo osservato negli anni numerosi risultati positivi, quando partecipanti ai workshops e alla formazione riuscivano a superare una depressione che durava da molti anni, superare fobie, liberare se stessi da sentimenti irrazionali e migliorare radicalmente sicurezza e autostima. Siamo stati inoltre testimoni, in più occasioni, della scomparsa di intensi dolori psicosomatici, ivi inclusa l’emicrania, con miglioramenti radicali e durevoli, o anche sparizione completa di asma psicogena. In molte occasioni i partecipanti alla formazione o ai workshops riferiscono che i tempi della loro terapia verbale si abbreviano notevolmente grazie alle sessioni di respirazione olotropica.

Quando parliamo di valutare l’efficacia di forme potenti di psicoterapia esperienziale, come è il caso della respirazione olotropica, è importante sottolineare certe differenze fondamentali tra questi approcci e le forme verbali di terapia. La psicoterapia verbale spesso si prolunga per un periodo di anni e i progressi più stimolanti costituiscono rare eccezioni piuttosto che eventi comuni. I cambiamenti nella sintomatologia e le modificazioni nel modello cognitivo e comportamentale del paziente avvengono in un periodo di tempo piuttosto lungo ed è difficile provare il loro collegamento causale con eventi specifici della terapia o il processo terapeutico in generale.

In una sessione olotropica forti cambiamenti possono verificarsi nel corso di alcune ore e possono essere collegati in modo convincente ad un’esperienza specifica. I cambiamenti prodotti e osservati nella pratica olotropica non si limitano a condizioni tradizionalmente considerate emotive o psicosomatiche. In molti casi sessioni di respirazione olotropica conducono a un notevole miglioramento delle condizioni fisiche che nei manuali di medicina sono descritte come malattie organiche. Tra questi c’è la sparizione di infezioni croniche (sinusite, faringite, bronchite, cistite). Ciò si determina dopo che lo sblocco bioenergetico ha facilitato la circolazione di sangue nelle aree corrispondenti. Rimane inspiegato fino ad oggi il fenomeno della solidificazione delle ossa in una donna con osteoporosi che ha avuto luogo nel corso di un training olotropico.

Abbiamo assistito anche alla riattivazione della piena circolazione periferica in molte persone che soffrono della malattia di Raynaud, un disturbo che comporta freddezza di mani e piedi accompagnato da cambiamenti distrofici della pelle. Più di una volta la respirazione olotropica ha condotto ad un impressionante miglioramento dell’artrite. In tutti questi casi il fattore critico che contribuisce alla guarigione è sembrato essere la liberazione di un eccessivo blocco bioenergetico nelle parti afflitte del corpo seguito da dilatazione dei vasi. In tale contesto il miglioramento più stupefacente che ci sia stato dato di testimoniare è quello della notevole riduzione di sintomi avanzati in un caso di artrite di Takayasu, una malattia di eziologia ignota, caratterizzata da occlusione progressiva delle arterie nella parte superiore del corpo, una condizione che è considerata di solito progressiva, incurabile e potenzialmente letale.

In alcuni casi il potenziale terapeutico della respirazione olotropica è stato confermato in studi clinici condotti da professionisti che sono stati formati da noi e che in modo indipendente utilizzano questo metodo nel loro lavoro. Abbiamo avuto anche, in molte occasioni, l’opportunità di ricevere, durante la formazione o nel corso dei nostri workshops, notizie informali di persone i cui sintomi emotivi, psicosomatici e fisici erano migliorati o scomparsi dopo sessioni olotropiche. Questo ci ha mostrato che i miglioramenti realizzati in sessioni olotropiche sono spesso durevoli. Si prevede che l’efficacia di questo interessante metodo di auto-esplorazione e terapia sarà confermata nel futuro da ricerche cliniche ben strutturate.

C. M.: – Qual è stato l’impatto delle sue idee nella comunità accademica?

S. G.: – Il mio lavoro è stato accolto entusiasticamente in certi ambienti scientifici. Sorprendentemente le prime risposte positive vennero in primo luogo da fisici quanto-relativisti, da persone come Fritjof Capra, Fred Wolf, Saul Paul Siraq, Nick Herbert, David Bohm e più recentemente Amit Goswami. Questi scienziati sono consapevoli del fatto che la vecchia filosofia materialistico-monista e l’immagine dell’universo cartesiano-newtoniana, che dominano la scienza accademica, sono disperatamente antiquate.

Le mie idee sono state anche positivamente accettate da scienziati d’avanguardia che rappresentano altre diverse discipline del nuovo paradigma, l’approccio olografico al cervello, la teoria di sistemi, la tanatologia, la parapsicologia, ecc. La maggior parte delle resistenze proviene dagli ambienti accademici che in generale si chiudono a tutte queste nuove correnti della scienza. Molti scienziati tradizionali si aggrappano ai paradigmi antiquati in un modo che può essere chiamato “scientismo” piuttosto che scienza. Il loro atteggiamento assomiglia ad un approccio fondamentalista alle religioni: hanno già deciso com’è il mondo e sono completamente insensibili alle evidenze di altro genere e portata.

C’è qualcosa che le persone trovano entusiasmante nel movimento transpersonale. Nelle ultime decadi ogni progresso scientifico si è rivelato essere una sorpresa scioccante per i rappresentanti del vecchio pensiero, ma è stato bene accolto e abbracciato dagli psicologi transpersonali come compatibile con le loro scoperte. Questo accadde con le implicazioni filosofiche della fisica quanto-relativista, il modello olografico del cervello di Karl Pribram, la teoria dell’olomovimento di David Bohm, la teoria delle strutture dissipative di Ilya Prigogine, il concetto dei campi morfogenetici di Rupert Sheldrake, la psi-campo di Ervin Laszlo e molti altri. Se questa tendenza continua, non dovrebbe passare un tempo molto lungo affinché il nuovo pensiero guadagni terreno. Io certamente spero che accada prima che sia troppo tardi. Potrebbe essere la nostra unica vera speranza considerata la crisi che stiamo affrontando nel nostro agitato mondo.

Á. J.: – Perché nel suo lavoro attribuisce una speciale attenzione a temi spirituali?

S. G.: – La mia ricerca sulla coscienza mi ha convinto che quella spirituale non solo è una dimensione molto vera e legittima della psiche umana e dell’ordine universale, ma ha anche un’importanza critica. Andrew Weil, un noto fisico americano, ha espresso nel suo libro “La Mente Naturale” l’opinione che l’impulso all’esperienza mistica è l’impulso più potente della psiche umana, molto più potente della sessualità che è stata enfatizzata così fortemente dalla psicoanalisi freudiana. Non posso che essere d’accordo. Credo che l’atteggiamento attuale verso la spiritualità, tenuto dalla scienza materialista e dalla psicologia accademica, sia un tragico errore. La civiltà industriale occidentale sta pagando un prezzo altissimo per aver rifiutato e perso la spiritualità genuina. Credo che questa sia una delle ragioni principali della crisi globale di oggi. L’ateismo generato dalla scienza materialistica contribuisce significativamente al fatto che l’umanità moderna conduce un’esistenza distruttiva e suicida.

C. M.: – Esiste un modo scientifico di avvicinarsi alla spiritualità?

S. G.: – Questo è precisamente ciò che la psicologia transpersonale sta tentando di mettere in evidenza: la scienza e la spiritualità non sono incompatibili, ma costituiscono due approcci complementari per la comprensione della realtà. La psicologia transpersonale è una disciplina che integra scienza e spiritualità, la filosofia orientale ed il pragmatismo occidentale, la saggezza antica e la scienza moderna. Per essere in grado di fare questo, però, dobbiamo chiaramente differenziare la spiritualità dalla religione e la scienza dallo scientismo.

La spiritualità è basata sull’esperienze diretta di dimensioni non ordinarie della realtà. Non richiede un luogo speciale o una persona ufficialmente nominata che medi il contatto col divino. I mistici non hanno bisogno di chiese o templi. Il contesto nel quale sperimentano le dimensioni sacre della realtà, ivi inclusa la loro propria divinità, sono i loro corpi e la natura. I preti officianti, al contrario, hanno bisogno di un collettivo istituzionale d’appoggio o della guida di un insegnante che abbia più di loro progredito nel viaggio interiore.

La spiritualità comporta un tipo speciale di relazione tra l’individuo ed il cosmo ed è, nella sua essenza, un affare personale e privato. In confronto, la religione organizzata è un’attività di gruppo istituzionalizzata che ha luogo in un’ubicazione designata, un tempio o una chiesa, e comporta un sistema di officianti nominati che possono o no avere avuto esperienze personali delle realtà spirituali. Una volta che la religione si trasforma in organizzazione, spesso perde completamente il collegamento con la sua fonte spirituale e finisce col divenire un’istituzione secolare che sfrutta le necessità spirituali umane senza soddisfarle.

Le religioni organizzate tendono a creare sistemi gerarchici che si concentrano sulla ricerca del potere, controllo, politica, denaro, possesso, e altre preoccupazioni secolari. La gerarchia religiosa disapprova e scoraggia le esperienze spirituali dirette dei suoi membri, perché favoriscono l’indipendenza e non possono essere efficacemente controllate. Quando tutto questo accade, la vita spirituale genuina continua solamente nei rami mistici degli ordini monastici ed estatici delle religioni coinvolte.

Non c’è dubbio che i dogmi di religioni organizzate si trovino generalmente in fondamentale conflitto con la scienza. La situazione è però molto diversa se si considera il misticismo basato su autentiche esperienze spirituali. Le grandi tradizioni mistiche hanno accumulato una grande conoscenza della coscienza umana e dei regni dello spirito in un modo che è simile al metodo che gli scienziati usano nell’acquisire conoscenza sul mondo materiale. Ciò comporta la necessità di una metodologia per indurre le esperienze transpersonali, una raccolta sistematica di dati e una convalida intersoggettiva.

Le esperienze spirituali, come qualunque altro aspetto della realtà possono essere sottoposte ad un’accurata ricerca e possono essere studiate scientificamente. Non c’è niente di non scientifico nello studio imparziale e rigoroso dei fenomeni transpersonali e delle sfide che presentano. Solamente tale approccio può rispondere alla domanda critica sullo status ontologico delle esperienze mistiche: esse rivelano la profonda verità su alcuni aspetti basilari dell’esistenza, come sostenuto dalla filosofia perenne, oppure sono prodotti della superstizione, fantasia, o malattia mentale, come la scienza materialistica ed occidentale li vede?

Á. J.: – Qual è l’importanza dei problemi perinatali nella formazione della personalità?

S. G.: – Lo stress emotivo e fisico implicato nel parto supera grandemente quello di qualunque trauma postnatale dell’infanzia e adolescenza trattati nella letteratura psicodinamica, con la possibile eccezione di forme estreme di abuso fisico. Varie forme di psicoterapia esperienziale hanno accumulato prove convincenti che la nascita biologica è il trauma più profondo della nostra vita ed un evento di eminente importanza psicospirituale; è registrato nella nostra memoria a livello cellulare e ha un effetto profondo sul nostro sviluppo psicologico.

Il rivivere in modo consapevole il trauma della nascita e la sua integrazione svolgono un ruolo decisivo nel processo della psicoterapia esperienziale e dell’auto-esplorazione. Le esperienze inconsce che si originano a livello perinatale si manifestano in quattro modelli distinti esperienziali, ognuno dei quali è caratterizzato da emozioni specifiche, sensazioni fisiche e da un immaginario simbolico. Questi modelli risultano strettamente legati alle esperienze che il feto fa prima dell’inizio della nascita e durante i tre stadi consecutivi del parto biologico.

In ognuno di questi stadi il bambino sperimenta un insieme specifico e tipico di emozioni intense e sensazioni fisiche. Queste esperienze lasciano profonde impronte inconsce nella psiche che più tardi eserciteranno un’influenza determinante sulla vita dell’individuo. Mi riferisco a queste quattro costellazioni dinamiche dell’inconscio profondo come Matrici Perinatali di Base o MPB.

Rinforzate da esperienze emotivamente significative dell’infanzia, dell’adolescenza e oltre, ordinate in sistemi COEX, le matrici perinatali possono plasmare la nostra percezione del mondo, influenzare profondamente il nostro comportamento quotidiano; possono inoltre contribuire allo sviluppo di vari disturbi emotivi e psicosomatici. Su scala collettiva, possiamo trovare echi di matrici perinatali nella religione, nell’arte, nella mitologia, nella filosofia, nelle diverse forme della psicologia sociale e politica e nella psicopatologia.

C. M.: – Esiste qualche relazione tra la sua teoria e le teorie di Freud e Jung?

S. G.: – La cartografia ampliata della psiche che ho sviluppato sulla base del mio studio degli stati non-ordinari della coscienza integra la psicoanalisi freudiana e la psicologia analitica di Jung, ma include anche la teoria di Otto Rank del trauma della nascita e comprende gli aspetti bioenergetici della psiche di Wilhelm Reich. Tutti questi sono inclusi nella mia cartografia che consta di tre livelli o domini. Il più superficiale di questi è il livello biografico che il mio modello condivide con la psicoanalisi freudiana e con la psichiatria e la psicologia tradizionale, ambiti nei quali la psiche viene in realtà limitata a questo livello. La mia cartografia della psiche presenta, in aggiunta, due domini trans-biografici. Il livello perinatale, relativo al trauma della nascita, è strettamente legato (anche se non identico) alla psicologia di Otto Rank. Il livello transpersonale include inoltre l’inconscio collettivo junghiano nei suoi aspetti storici, archetipici, mitologici ed alcuni elementi supplementari non descritti da Jung.

Á. J.: – Quale differenza e quale connessione esiste tra la spiritualità e l’inconscio?

S. G.: – Esiste certamente un collegamento tra la spiritualità e l’inconscio. La spiritualità genuina è basata su esperienze che comportano dimensioni di realtà delle quali non siamo consapevoli nel nostro stato ordinario di coscienza e che, in questo senso, sono inconsce. Ma, anche se non tutte le esperienze inconsce sono di natura spirituale, esse possono comunque avere in comune quella qualità che C. G. Jung definisce “numinosa”. Inoltre, molte delle esperienze spirituali dovrebbero essere definite più precisamente “superconsce”.

C. M.: – Potrebbe spiegare qualcosa di più sugli stati non-ordinari di coscienza?

S. G.: – Come ho detto prima, ho speso più di quaranta anni conducendo ricerche sugli stati non-ordinari di coscienza. Il mio interesse primario si è concentrato su quelli che noi chiamiamo gli aspetti “euristici” di questi stati, cioè su quello che essi possono offrire alla nostra comprensione della natura, della coscienza e della psiche. Poiché la mia formazione di base è la psichiatria clinica, ho anche rivolto particolare attenzione al potenziale guaritore, trasformativo ed evolutivo di queste esperienze. L’espressione “stati non-ordinari di coscienza” è comunque troppo ampia e generale e include una lunga serie di condizioni che sono di piccolo o nessun interesse in ottica euristica o terapeutica.

La coscienza può essere modificata profondamente da una varietà di processi patologici, da traumi cerebrali, da intossicazioni, da infezioni o da processi degenerativi e circolatori del cervello. Tutte queste condizioni possono certamente dar luogo a cambiamenti mentali profondi che li relegherebbero alla categoria di “stati non ordinari di coscienza”. Comunque tali danneggiamenti ingenerano “deliri banali” o “psicosi organiche”, stati che sono di per sé clinicamente molto importanti, ma non rilevanti per la nostra discussione. Le persone che patiscono tali stati sono tipicamente disorientate. Non sanno chi siano, dove siano e in quale tempo siano. Soffrono di amnesia e le loro funzioni intellettuali subiscono un danno significativo.

Nel mio lavoro mi sono concentrato su un grande ed importante sottogruppo di stati non-ordinari di coscienza che significativamente differisce dal resto e rappresenta una fonte apprezzabile di informazioni nuove sulla psiche in salute e malattia: gli stati olotropici, i quali possiedono anche uno straordinario potenziale terapeutico e trasformativo. Nel corso degli anni osservazioni cliniche quotidiane mi hanno convinto della natura straordinaria di queste esperienze e delle implicazioni di vasta portata che esse possono avere per la teoria e la pratica della psichiatria. Trovo difficile credere che la psichiatria contemporanea non riconosca le loro peculiari caratteristiche e non abbia individuato, per esse, una specifica nomenclatura.

Poiché io sento fortemente che esse meritano di essere distinte dal resto e incluse in una categoria speciale, ho coniato il termine “olotropico” (Grof, 1992). Questa parola composita letteralmente vuole dire “diretto verso l’interezza” (dal greco holos = intero e trepein = volgersi verso). Questo termine suggerisce che nel nostro stato quotidiano di coscienza noi identifichiamo solo una piccola frazione di chi realmente siamo. Negli stati olotropici, possiamo trascendere i confini stretti dell’ego corporeo e recuperare la nostra piena identità.

Negli stati olotropici la coscienza cambia qualitativamente in modo profondo e fondamentale, ma non è danneggiata come nelle condizioni causate organicamente. Rimaniamo completamente orientati in termini di spazio e tempo e non perdiamo il contatto con la realtà di ogni giorno. Allo stesso tempo il nostro campo di coscienza si dilata e include contenuti di altre dimensioni (quanti) di esistenza in un modo che può essere molto intenso ed anche travolgente. Sperimentiamo, così, simultaneamente due realtà molto diverse, “come se avessimo ciascun piede in un mondo diverso”.

Gli stati olotropici sono caratterizzati da grandi cambiamenti percettivi in tutte le aree sensoriali. Quando chiudiamo gli occhi il nostro campo visuale può essere allargato con immagini dedotte dalla nostra storia personale, dall’inconscio individuale e collettivo. Possiamo avere visioni ed esperienze che ritraggono vari aspetti dei regni animali e vegetali, della natura in generale o del cosmo. Le nostre esperienze possono portarci nel regno degli esseri archetipici e mitologici. Quando apriamo gli occhi la nostra percezione dell’ambiente può essere trasformata illusoriamente da proiezioni vivide di questo materiale inconscio (come nei sogni o negli stati meditativi profondi). Ciò può essere accompagnato da una serie ampia di esperienze che impegnano gli altri sensi: suoni, sensazioni fisiche, olfattive e gustative.

Le emozioni associate agli stati olotropici coprono uno spettro molto ampio che tipicamente si estende ben oltre i limiti della nostra esperienza di ogni giorno, sia nella loro natura che nell’intensità. Essi possono oscillare fra sentimenti di trasporto estatico, beatitudine paradisiaca (la “pace che oltrepassa ogni comprensione”) ed episodi di terrore abissale, rabbia criminale, disperazione assoluta, colpa atavica e altre forme di inimmaginabile sofferenza emotiva. Forme estreme di questi stati emotivi risultanto del tutto analoghe alle descrizioni dei regni paradisiaci o infernali descritti nelle sacre scritture delle grandi religioni del mondo.

Un aspetto particolarmente interessante degli stati olotropici è il loro effetto sui processi di pensiero, pensiero che funziona in un modo significativamente diverso dall’ordinario. Mentre è probabile che non siamo capaci di contare sul nostro giudizio in questioni pratiche e all’ordine del giorno, possiamo letteralmente essere sommersi da informazioni valide e straordinarie su una varietà di aspetti. Possiamo giungere ad una profonda comprensione psicologica concernente la nostra storia personale, dinamiche inconsce, difficoltà emotive e problemi interpersonali. Possiamo anche sperimentare rivelazioni straordinarie che concernono vari aspetti della natura e del cosmo che trascendono di un ampio margine il nostro background culturale ed intellettuale. Comunque le comprensioni più interessanti, che alla lunga divengono disponibili negli stati olotropici, ruotano intorno a questioni filosofiche, metafisiche e spirituali.

Possiamo sperimentare sequenze di morte e rinascita psicologiche ed un ampio spettro di fenomeni transpersonali, come sentimenti di unione con le altre persone, con la natura, l’universo e Dio. Potremmo scoprire quelli che sembrano essere ricordi provenienti da altre incarnazioni, incontrare figure archetipiche potenti, comunicare con esseri disincarnati e visitare luoghi mitologici. Esperienze olotropiche di questo genere sono la fonte principale delle cosmologie, mitologie, filosofie e dei sistemi religiosi che descrivono la natura spirituale del cosmo e dell’esistenza. Costituiscono la chiave per comprendere la vita rituale e spirituale dell’umanità, dallo sciamanesimo e dalle cerimonie sacre di tribù aborigene alle grandi religioni del mondo.

Á. J.: – Lei ha fatto ricerche sull’uso di LSD. Quali sono le sue scoperte e conclusioni?

S. G.: – Ho passato più di venti anni conducendo ricerche sulla terapia psichedelica, sia in Cecoslovacchia che negli Stati Uniti. Di conseguenza sento grande soggezione e rispetto nei riguardi di queste sostanze e di quello che esse possono indurre sia in senso positivo che negativo. È importante mettere in evidenza che esse sono mezzi potenti che non hanno benefici intrinseci o proprietà dannose. Benefici o danni dipendono, come con tutto, dal coltello all’energia atomica, dall’uso che ne fanno gli uomini.

Nel caso di sostanze psichedeliche i risultati dipendono da quello che noi chiamiamo “il set e l’ambiente”: chi le somministra, a chi, in quali circostanze e con che intenzione. Esse si possono usare come un’arma chimica, come mezzi per il lavaggio del cervello, come potenti agenti guaritori o come sacramenti che possono facilitare le esperienze spirituali di trasformazione della vita.

C. M.: – C’è qualche collegamento tra la sua ricerca ed il lavoro di Timothy Leary?

S. G.: – Non proprio. Ci siamo incontrati in più occasioni, la prima volta nel 1965, quando io gli feci visita in Millbrook, successivamente in numerose conferenze nelle quali eravamo entrambi relatori e, infine, in occasione delle sue visite all’Esalen Institute a Big Sur in California. Il nostro approccio alle sostanze psichedeliche era però molto diverso. Lui fu un colossale esperimento umano, avendo assunto LSD più di mille volte. Con l’eccezione del suo primo lavoro a Harvard, le sue esperienze furono condotte in un contesto selvaggio, non controllato. Era un pensatore brillante, ma rimase nel suo cuore un anti-istituzionalista ribelle irlandese, anticonformista, un “agente provocatore”.

Io ho usato personalmente sostanze psichedeliche per l’auto-esplorazione, ma in misura molto più conservativa. La maggior parte della mia ricerca psichedelica è consistita in un lavoro condiviso con altri in un contesto clinico, prima all’istituto di ricerca psichiatrico a Praga, Cecoslovacchia, e più tardi al centro Maryland di ricerca psichiatrico a Baltimora. Ho tentato di formulare le mie scoperte in articoli scientifici e libri con l’intenzione di rendere la terapia psichedelica accettabile da parte dell’establishment psichiatrico.

Á. J.: – Potrebbe, parlare del suo ultimo libro?

S. G.: – Ho scritto il mio ultimo libro, “Psicologia del Futuro: Lezioni dalla Ricerca della Coscienza Moderna”, su richiesta del State University Press, che aveva pubblicato alcuni miei precedenti libri. Venivo invitato a descrivere in modo sistematico e comprensivo le mie osservazioni in più di quaranta anni di ricerca di un’importante varietà di stati non-ordinari di coscienza che io chiamo olotropici. Esempi di tali stati sono la trance di sciamani o di iniziati nei rituali aborigeni, stati incontrati in sistematiche pratiche meditative, episodi mistici spontanei, le esperienze psichedeliche e l’auto-esplorazione con forme potenti di psicoterapia esperienziale, per esempio la “primal theraphy”, il “rebirthing” e la respirazione olotropica.

Il libro fondamentalmente tratta in modo specifico le diverse aree nelle quali il nostro pensiero circa la natura della psiche umana, in salute e malattia, dovrebbe essere modificato per integrare le nuove scoperte. Vi delineo inoltre la direzione e la natura dei cambiamenti necessari. Esempi di tali aree sono la natura ed origine della coscienza, l’architettura dei disturbi emotivi e psicosomatici, la strategia della psicoterapia. Altri argomenti sono la teoria e pratica della respirazione olotropica, gli aspetti filosofici e spirituali della morte, la terapia psichedelica con pazienti di cancro, la comprensione metafisica della ricerca degli stati di coscienza e l’utilizzabilità di questo lavoro per una possibile risoluzione della crisi globale.

La “Psicologia del Futuro” è stata tradotta in varie lingue, incluse spagnolo, portoghese, francese, italiano, danese, ceco, russo, italiano, greco, turco, tedesco. È uno studio che illustra la mia ricerca negli ultimi quaranta anni e che verrà utilizzato anche come manuale nell’addestramento formativo alla respirazione olotropica e alla psicologia transpersonale.

 

Abstract

Esiste certamente un collegamento tra la spiritualità e l’inconscio. La spiritualità genuina è basata su esperienze che comportano dimensioni di realtà delle quali noi non siamo consapevoli nel nostro stato ordinario di coscienza e che, in questo senso, sono inconsce. Ma anche se non tutte le esperienze inconsce sono di natura spirituale, esse possono comunque avere in comune quella qualità che C.G. Jung definisce “numinosa”. Inoltre, molte delle esperienze spirituali, dovrebbero essere definite più precisamente “superconsce”. La psicologia e psichiatria accademica hanno un modello del cervello che lo vede come un hardware di un computer, che ha un software, ossia la biografia postnatale: l’infanzia, il periodo neonatale, ecc., e crede che non ci sia niente oltre questo. La psicologia transpersonale ha ampliato molto questo modello, includendo ovviamente sia il periodo biografico, sia il periodo prenatale e perinatale ed ha quindi fatto esplodere il modello della psiche nella sfera transpersonale. Si possono fare esperienze di identificazione con altre persone, esperienze di altre vite, degli archetipi, di secoli passati, culture… esperienze che la psicologia e psichiatria tradizionale considerano create da una patologia. Le esperienze spirituali, come qualunque altro aspetto della realtà possono essere sottoposte ad un’accurata ricerca e possono essere studiate scientificamente. Non c’è niente di non scientifico nello studio imparziale e rigoroso dei fenomeni transpersonali e delle sfide che presentano. Solamente tale approccio può rispondere alla domanda critica sullo status ontologico delle esperienze mistiche: esse rivelano la profonda verità su alcuni aspetti basilari dell’esistenza, come sostenuto dalla filosofia perenne, oppure sono prodotti della superstizione, fantasia, o malattia mentale, come la scienza materialistica ed occidentale li vede?

 

Two Interviews with Stanislav Grof

There obviously exists a connection between spirituality and the unconscious. True spirituality is based on experiences involving dimensions of reality of which we are not aware in our ordinary state of consciousness and which, in that sense, are unconscious. But, although all unconscious experiences are of a spiritual nature, they can however have in common that quality which C. G. Jung defined as “numinous”. Furthermore, much of spiritual experience could more precisely be defined as “super-conscious”. Psychology and academic psychiatry have a model of the mind comparable to the hardware of a computer, having a software which is the post-natal biography: childhood, infancy, etc., and holds that there is nothing beyond this. Transpersonal psychology has considerably expanded this model to include, obviously, the biographic period as well as the period before and during birth, consequently exploding the model of the psyche in the transpersonal sphere. Experiences of identification with other persons, experiences of other lives, archetypes, of past centuries and cultures are possible… experiences considered by psychology and traditional psychiatry as the result of a pathology. Spiritual experience, as any other aspect of reality, can be submitted to rigorous research and scientifically studied. There is nothing non-scientific about the impartial and rigorous study of transpersonal phenomena and the challenge they present. Only that approach can provide a response to the critical question as to the ontological status of the mystical experience; does it reveal the profound truth as to certain basic aspects of existence, as sustained by perennial philosophy, or are they the product of superstition, fantasy or mental illness as maintained by materialist and Western science?

 

Álvaro Jardim è psicologo, psicoterapeuta, certificato in Respirazione Olotropica e coordinatore del G.T.T., “Grof Traspersonal Training” in Brasile. Ha lavorato con Grof in Brasile, negli Stati Uniti e in Europa e ha sviluppato e coordinato il progetto di specializzazione in Psicologia Transpersonale applicata all’Università Cattolica di Goias, in Brasile.

Carmen Maciel è psicologa, psicoterapeuta, docente all’Università Federale di Pernambuco. È certificata in Respirazione Olotropica ed è coordinatore del “Grof Transpersonal Training” in Brasile. Specializzata in psicologia della salute e antropologia sociale, ha sviluppato progetti di ricerca nel campo della psicologia della salute e pubblicato numerosi articoli.

Stanislav Grof

Per informazioni sui gruppi di respirazione olotropica, che si tengono a Roma o
in agriturismo, contattare la dott.ssa Virginia Salles: e-mail: virginia.sall@gmail.com

Stanislav Grof tra Psicologia del profondo e Cabalà

 

Stanislav Grof

Stanislav Grof, psichiatra, ricercatore nel campo degli stati non ordinari di coscienza, è nato a Praga e nel 1967 si è trasferito in America, dove ha fatto la conoscenza di studiosi come J. Campbell, A. Maslow, J. Perry, F. Capra etc, che avevano sviluppato interessi, conoscenze e una visione della psiche molto vicini alla sua. In seguito a questi incontri e a ulteriori confornti e approfondimenti, Grof, insieme a Maslow e a altri ricercatori, ebbe l’idea di fondare una nuova disciplina che combinasse scienza e spiritualità e approfondisse lo studio dei vari livelli o stadi di coscienza. A questo nuovo movimento fu dato il nome di Psicologia Transpersonale.

Dopo anni di studi e ricerche Grof sviluppò una nuova tecnica terapeutica e di evoluzione della coscienza denominata Respirazione Olotropica (Holotropic Breathwork) (dal greco: che tende verso la totalità) in grado di provocare stati non ordinari di coscienza attraverso mezzi naturali quali la respirazione, la musica evocativa e il lavoro sul corpo. Le esperienze che emergono durante questa attivazione dell’inconsci possiedono forti qualità terapeutiche in quanto, attraverso la rimozione dei blocchi psicologici, fanno emergere contenuti inconsci profondi dotati di forte carica emotiva. Mediante questa mobilitazione dell’energia psichica possiamo attingere alla fonte delle nostre energie vitali, rigenerative, creative, sciogliere difficoltà emotive e relazionali, disturbi psicosomatici.

Attraverso l’osservazione degli stati non ordinari di coscienza Grof ha amplificato la cartografia dell’inconscio oltre i limiti conosciuti della scienza ufficiale aggiungendo al livello biografico due livelli transbiografici: il livello perinatale, relazionato con l’esperienza della nascita, e il livello transpersonale, che implica il superamento del confine spazio-temporale. La sua psicologia propone un nuovo paradigma della realtà che va oltre i limiti del pensiero newtoniano-cartesiano e comprende le più recenti scoperte della fisica moderna: quantica-relativistica, teoria dei sistemi, pensiero olonomico etc…

Il pensiero di Grof ha contribuito ad una nuova e più ampia interpretazione della malattia mentale, rivelando quanto spesso alcuni stati psichici dotati di grande potenziale evolutivo, da lui definiti emergenza spirituale, vengano imprigionati negli stretti confini della diagnosi psichiatrica tradizionale e ostacolati nel proprio naturale processo di guarigione e sviluppo psicologico. Grof riconosce in questi episodi spesso drammatici un enorme potenziale evolutivo e di rinnovamento interiore.

Il mio incontro con Stanislav Grof

Il mio incontro con Grof, prima attraverso i suoi libri e in seguito personalmente durante il mio training formativo in respirazione olotropica, ha avuto una grande importanza nella mia vita professionale, ma soprattutto ha inciso profondamente sul mio percorso ed evoluzione personali. Le mie esperienze durante gli stati di coscienza olotropici sono stati il completamento e il naturale sviluppo di intense esperienze del passato che fino a quel momento non erano state mai completamente elaborate durante i miei trascorsi personali e formativi in psicologia del profondo.Feci allora un’importante scoperta: potevo condividere e dare voce a tutto ciò che fino a quel momento in me era rimasto muto e incondivisibile. Non ero sola al mondo.

All’inizio l’impatto con una forma di terapia più profonda inserita in una cornice concettuale più ampia di quella da me conosciuta creò scompiglio, mettendo in discussione gli stessi presupposti teorici e punti di riferimento avuti fino a quel momento. Poi, improvvisamente, arrivò l’insight e così ho potuto incontrare e riordinare i pezzi più preziosi e rari del mio “interminabile puzzle”.

Se dovessi definire con poche parole il mio percorso olotropico, parlerei di un certo timore iniziale, di un brivido che accompagna i momenti di maggiore abbandono, e poi … di porte spalancate, confini abbattuti, orizzonti infiniti e di un mondo riconsegnatomi che, credo, mi sia sempre appartenuto.

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Bibliografia di S. Grof

1975
Grof, Stanislav, Realms of the Human Unconscious: Observations from LSD research, Viking Press, New York.


1977
Grof, Stanislav&Halifax, Joan, The Human Encounter With Death, New York, NY, U.S.A. Dutton


1977
Grof, Stanislav; Cayce, Hugh L.; Johnson, Raynor C., Dimensions of Dying & Rebirth, Virginia Beach, VA, U.S.A. A. R. E. Press 1977. Lectures from the 1976 Easter Conference at the Association for Research and Enlightenment


1980
S. Grof, LSD Psychotherapy, Hunter House, Pomona


1980
Grof, S. Grof, Chr., Beyond Death, Thames@Hudson, London.


1984
Grof, Stanislav (editor), Ancient Wisdom and Modern Science, Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press, 1984


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1984
Grof, Stanislav (editor), Ancient Wisdom and Modern Science, Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press, 1984


1985
S. Grof, Oltre il cervello. L’esplorazione transpersonale delle possibilità della coscienza umana, 1985, Cittadella, Assisi, 1988 (2° ed. 1997).


1988
S. Grof, The Adventure of Self-Discovery: Dimensions of Consciousness & New Perspectives in Psychotherapy & Inner Exploration (SUNY Series in Transpersonal & Humanistic Psychology), Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press


1988
S. Grof, Valier, Marjorie L., Human Survival and Consciousness Evolution, Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press, 1988


1989
Grof, Stanislav & Grof, Christina, Spiritual Emergency: when personal transformation becomes a crisis, New consciousness reader, Little, Brown & Company


1990
Grof, Stanislav & Grof, Christina, La tempestosa ricerca di se stessi. Crisi psicologiche e cambiamento, 1990, Red, Como, 1995


1993
S. Grof e Hal Zina Bennett, La mente olotropica. La respirazione olotropica per giungere ai livelli più profondi della psiche, 1993, Com, Red, 2000.


1994
S. Grof, Books of the Dead; Manuals for Living and Dying, Thames & Hudson


1995
Grof, Stanislav (editor); Grof, Christina (editor), A Spiritual Emergenc : When Personal Transformation Becomes a Crisis, New York, NY, Putnam Publishing Group


1998
S. Grof, Il gioco cosmico della mente. Le nuove frontiere della psicologia transpersonale, Red, Como, 2000


2000
S. Grof, Psicologia del futuro. Le nuove dimensioni della mente: individuale, transpersonale, cosmica, 2000, Red, Como, 2001.


2000
S. Grof, The Future of Psychiatry: Lessons from Modern Consciousness Research (Series in Transpersonal and Humanistic Psychology), Albany, NY, U.S.A.: State University of New York Press.


2006
S. Grof, Quando accade l’impossibile. Avventure in realtà non ordinarie, Urra, Milano, 2006.


2007
S. Grof, L’ultimo viaggio, Urra, Milano, 2007.


2010
S. Grof, Respirazione olotropica, teoria e pratica, Urra, Milano 2010.

Pubblicazioni di V. Salles

Pubblicazioni

Libri

 

Agua scura, Di Renzo Editore, Roma, 2005

Il tormentato resoconto di una sofferenza psicologica, affettiva, fisica, filtrata attraverso i fantasmi di un Eros inafferrabile, di quel Paradiso Perduto al quale tutti vagheggiamo di poter tornare. Testimone partecipe, lucida osservatrice, il lettore è introdotto nel segreto mondo del “sacro recinto” analitico, attraverso la narrazione di un percorso esistenziale denso e coinvolgente.

Recensione (di Erika Czako)

Virginia Salles offre un resoconto iniziatico,coinvolgente e danzante. Un dialogo che personifica la stessa “voce interiore” dell’autrice e che ci conduce nel sacro recinto (temenos) di una relazione affettiva emotivamente tormentata.Una fuga dalla realtà ed un ritorno al paradiso perduto, un immersione nell’Agua scura, personificazione di un inconscio travolgente e traboccante di immagini.Virginia Salles accompagna il lettore con pulsante magia poetica e narrativa lungo un percorso di interiorità viva, intessuta di quei sogni che ci riscattano dal tetro e “oggettivo” palcoscenico della “realtà”, fluttuando a proprio agio nelle acque profonde dell’anima.

Diego Pignatelli

 

 

 

 

MONDI INVISIBILI Frontiere della psicologia transpersonale” di V. Salles

Un viaggio coinvolgente e fascinoso attraverso luoghi della psiche poco conosciuti, un itinerario che oscilla tra coscienza quotidiana e stati di coscienza non ordinaria che la cultura scientifica fatica ad integrare. Questo libro è una sintesi del lavoro svolto dall’autrice – formatasi in Italia come analista junghiana e in psicologia transpersonale con Stanislav Grof – e rappresenta il punto di incontro di una lettura a più livelli, integrata nell’orizzonte della psicologia del profondo. Nel testo troveremo ampie parti cliniche, con resoconti di sogni e di esperienze di respirazione olotropica. Le narrazioni, a volte incredibili a volte straordinarie ci mostrano come la tendenza fondamentale di questa procedura sia l’integrazione di ciò che è scisso, la ricomposizione della sofferenza in una trama armonica. Colpiscono profondamente i casi di persone che non avrebbero mai potuto avere un vero accesso ad una psicoterapia classica: prostitute, portatori di dipendenze, outsider. Individui che non solo hanno potuto usufruire di una crescita personale, ma che hanno anche scoperto l’esigenza di spiritualità che si celava dietro i loro sintomi. La parola spiritualità viene spesso menzionata nel corso del testo, ed è questo uno dei contributi più significativi di questo libro: tutti gli esseri umani, a prescindere dalla presenza o meno di un contesto religioso nella loro vita, possono riconoscere l’esigenza di un rapporto con la dimensione del sacro come esigenza della psiche, senza per questo dover appartenere ad uno schieramento di qualsiasi tipo. (dalla prefazione di Maria Fiorentino).

 

La psicologia transpersonale rappresenta il più avanzato tentativo di rispondere all’invito di Jung a porsi la domanda essenziale per l’uomo ovvero chiedersi se si è o meno collegati con l’infinito. L’esplorazione di mondi paralleli inizia da qui e l’ascolto attento e rispettoso del paziente permette a Virginia Salles di trasformare ogni storia clinica in una vicenda che apre uno squarcio sull’infinito.

Erika Czako

Prefazione (di Maria Fiorentino)

Mondi invisibili Recensione Luisa de Paola

Recensione di Bruno Pinsuti Berrino

Intervista a Virginia Salles e Maria Fiorentino

Mondi Invisibili Recensione di Luciano Fargnoli

spazio-oltre i confini

Spazi oltre il confine. Temi e percorsi della psicologia del profondo tra C. G. Jung, Stanislav Grof e la Cabalà” (Alpes Italia, 2014)R

Virginia Salles, divulgatrice della psicologia transpersonale in Italia, condivide con il lettore il proprio lavoro di ricerca ed il materiale raccolto sul campo, nella pratica della psicoterapia ad indirizzo junghiano e transpersonale.L’autrice attinge dai sogni, dall’immaginazione, dagli stati non ordinari di coscienza, dal patrimonio di fiabe, miti, riti ancestrali, con uno sguardo attento all’esperienza millenaria della Cabalà. La terapia è qui intesa non solo come superamento del sintomo, ma come un vero e proprio atto creativo: l’espressione della nostra realtà interiore, che trascende il dominio della ragione, per attingere ad una più autentica umanità e ad una visione dell’esistenza più ampia e più completa.È attraverso l’angoscia, lo stupore, la disperazione e soprattutto dal riconoscimento di sé, che si è chiamati ad attuare nei momenti di sofferenza, che nasce il nostro più prezioso bagaglio di conoscenza, così come l’arte o la poesia. Sofferenza di cui molte volte saremo grati, alla vita o al destino, per averla sperimentata.La sofferenza di cui ci parla Virginia Salles è tra le più enigmatiche e affascinanti che si conoscano. Esiste un nesso tra lo stato psichico considerato di interesse psichiatrico e le esperienze descritte nella letteratura spirituale e mistica? Naturalmente no, se consideriamo la psichiatria solo dal punto di vista della scienza positivista tradizionale. Ma esperienze come quelle vissute oggi da un numero sempre crescente di persone ci costringono a volgere lo sguardo in direzione degli abissi interiori, a scrutare l’infinito attraverso ogni lacerazione e a rimanere faccia a faccia con qualcosa che finalmente vediamo e che non sapevamo, qualcosa che solo ora si rivela.

Recensione di Gilberto Villela

Articoli

La danza degli dei“, in Quaderni della Cattedra della personalità e delle differenze individuali, 4, Roma, Kappa, 1995

E’ dolce morire nel mare …“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 49, Roma, Di Renzo, 2001

Iansã, Signora dei venti“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 50, Roma, Di Renzo, 2001

Un labirinto di cristalli e specchi“, Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 51, Roma, Di Renzo, 2002

L’io e l’infinito“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 52, Roma, Di Renzo, 2002

La guerra dentro l’uomo“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 53, Roma, Di Renzo, 2003

Le potenzialità terapeutiche degli stati non ordinari di coscienza: l’inconscio visto da C. G. Jung e S. Grof, parte prima“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 54, Roma, Di Renzo, 2003

L’angelo dell’angolo della casa rotonda“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 55, Roma, Di Renzo, 2004

Le potenzialità terapeutiche degli stati non ordinari di coscienza: l’inconscio visto da C. G. Jung e S. Grof, parte seconda“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 56, Roma, Di Renzo, 2004

Wilhelm Reich passeggero della Nebuchadnezzar“, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 57, Roma, Di Renzo, 2005

Fame d’aria. La psicologia di José Angelo Gaiarsa tra corpo e spirito“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 1, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2005.

La voce del silenzio“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 2, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2006.

La tigre e il vento. La magia del corpo in terapia“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 2, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2006.

Pentesilea depone l’arco. L’emergenza del femminile nella comunicazione“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 4, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2007.

L’eclisse. Frammenti di un percorso terapeutico“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 5, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2007.

Mercanti di corpi, dissipatori d’anima“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 7, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2008.

L’arte della psicoterapia, lo spazio terapeutico come luogo sacro dove si svolgono i Misteri dell’anima“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 8, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009.

Dal sangue alla rosa. L’evoluzione umana oltre la famiglia“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 9, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009.

La morte che uccide la morte“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 10, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009.

Ken Wilber, filosofo dell’integrazione“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 10, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009.

Peccati e virtù nell’era della globalizzazione“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 11, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2010.

Il libro Rosso di C. G. Jung;“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 12, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2011.

Il Mistero del Golgota;” ,in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 13, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2011.

Il Martello delle streghe” in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 14, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2011

“Candomblé, Umbanda, Santeria” , in Oltre i confini, cronache dai mondi visibili e invisibili, numero 4, Roma, marzo, aprile 2012

Kabbalah e crisi globale“,  in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 16, Giovanni Fioriti Editore, Roma,  2013

“L’Eden abbandonato”, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 17, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2013

La re-visione e il reincanto della psicologia

SOS Emergenza spirituale. Il dolore dell’anima tra psicopatologia e misticismo” Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 19, Alpes Italia,  Roma, 2014.

Aldo Carotenuto e l’individuazioneGiornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 20, Alpes Italia,  Roma, 2015

Dal deserto alla Terra Promessa. La via dell’individuazione/iniziazione” Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 21, Alpes Italia,  Roma, 2015.

Ambrosia, il nettare d’Amore” Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 22, Alpes Italia,  Roma, 2015

Saziarsi finalmente… di ché? ”Rivista internazionale ANIMA MEDIATICA del mese di giugno 2016

Uomo e Natura. Nutrizione, respirazione e Amore” Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 23, Alpes Italia,  Roma, 2016.
 
Visionari alle radici della modernitàGiornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 24, Alpes Italia,  Roma, 2017.

Interviste

Intervista a Nadav Crivelli – Guarda l’intervista

Intervista a Ari Ben Nun – Guarda l’intervista

Due interviste a Grof“, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 4, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2007.

Dialogo sulla Mente e Sulla Materia. Intervista ad Ignazio Licata, in Scienza e Conoscenza, anno 7, n. 25, 2008. PDF originale (6 MB)HTML (9 KB)

Intervista a Laercio Fonseca


Pubblicazioni su Web

“Al di là dell’io” in psychomedia

“Buto, la danza delle tenebre” in psychomedia

“Il buio dell’anima” in Centro Studio Psicologia e letteratura

“Quando il mondo dei sogni diventa terapeutico” in medicina & benessere

“Anoressia e rifiuto del cibo: oltre i luoghi comuni” in medicina & benessere

“Solitudine con le ali” su guidapsicologi.it

“Pazzi d’amore” su guidapsicologi.it

“Cos’è la psicoterapia”

 

Recensioni

Sri Govinda, Illuminazione. Cos’è e come raggiungerla, Ed. Mediterranee, Roma, 2007

Diego Pignatelli, Il risveglio dell’intelligenza, Verso una nuova psicologia dell’Essere. Le Filosofie Orientali alla volta delle Nuove Teorie Transpersonali., Montedit, Milano, 2007

Ignazio Licata, La logica aperta della mente, Codice edizioni, Torino, 2008, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 7, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2008.

Bruno Franchi, Siamo Dio, Oltre Fede e Scienza, Edizione autoprodotta (www.brunofranchi.it) – Novembre, 2007.

Miranda Shaw, Illuminazione appassionata, Casa editrice Venexia, Roma, 2010

La via dell’amore di Nadav Crivelli

Mondi invisibili, Frontiere della psicologia transpersonale, Recensione di Luciano Fargnoli

“Vittorio pavoncello, Il serpente nel Big Bang“, Mimesis edizioni (Milano-Udine), 2013

Sconfinamenti, escursioni psico-antropologiche, a cura di Stefano Beggiora, Mario Giampà, Alfredo Lombardozzi e Anthony Molino, Edizioni Mimesis, semiotica e filosofia del linguaggio, Milano, 2014

Recensione del libro di Luigi Giannetti, Aqvamater, pubblicato su Centro Studi Psicologia e letteratura .


Diario di viaggio

India dei miracoli, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 6, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2008.


* Per esigenze di pubblicazione su Web gli articoli non sono completi. La versione integrale è reperibile nella pubblicazione cartacea