Il LIBRO ROSSO DI C. G. JUNG
Fuggi da quanto ha già forma agli aperti reami delle forme possibili .
((Goethe)
Viviamo in un mondo secolare. Per adattarsi a questo mondo il bambino abdica alla sua estasi..
(Mallarmè)
Il coraggio
La nostra epoca è caratterizzata da forti impulsi contrastanti, da tendenze distruttive e disgreganti, ma al tempo stesso da altrettanta tensione verso la pace e l’armonia. Crescono l’inquinamento e i disastri naturali, le tensioni politiche e il dislivello economico e sociale tra i popoli, dilaga il terrorismo, ma crescono anche i movimenti pacifisti ed ecologici, il volontariato, la valorizzazione delle diverse prospettive culturali, il culto della Terra-Madre ed una certa visione critica insieme al desiderio di cambiamento. Grandi crisi, pericoli e disastri quindi, ma anche nuove prospettive di un cambiamento epocale. In campo psicologico ed in Italia particolarmente, mentre si fa preoccupante la crescente “medicalizzazione” della psicologia e quindi una gestione sempre più autoritaria e limitante della psiche umana, esce nelle librerie Il Libro Rosso di C.G. Jung che ci costringe alla riflessione sui nostri limiti personali e culturali ed apre una porta verso la ricerca e l’esplorazione del mondo interiore e delle potenzialità esperienziali ed evolutive dell’uomo.
Il vero atto di coraggio, l’unico che ci viene richiesto in quanto partecipanti al grande miracolo della Vita, è il coraggio di affrontare l’Ignoto, di affrontare ciò che di più incomprensibile e sconvolgente possiamo incontrare sulla nostra via. L’essere umano in questo senso si è dimostrato vile ed ha commesso un vero e proprio auto tradimento ed un danno incalcolabile alla Vita.
Quelle esperienze definite da Platone come “la pazzia divina”, esperienze visionarie che riguardano il mondo dello spirito o della morte o della “vita vera” e che avvengono “ad occhi chiusi” - ossia nei recessi più oscuri del nostro mondo interiore - sono state talmente escluse dalla nostra vita e dai nostri interessi quotidiani che i nostri sensi atti ad accoglierle ed a comprenderle si sono atrofizzati. Così come la nostra capacità di “percepire” la presenza della Divinità. La maggior parte delle persone non sperimenta mai ciò che viene definito “la presenza di Dio”, sostiene Ronald Laing ( 1975) e nemmeno percepiscono “la Sua assenza”, ma solamente l’assenza di qualcosa di fondamentale, un grande e indefinito vuoto: “l’assenza della Sua Presenza”.
Scoprire in noi stessi qualcosa d’immenso, intimo e profondamente coinvolgente, qualcosa che ci collega a “tutto il resto del mondo” e che prima era totalmente sconosciuto, ci fa comprendere che gran parte della nostra angoscia esistenziale e dei nostri infiniti bisogni non sono nient’altro che un tentativo di lenire la sofferenza di questa “separazione”.
C. G. Jung, con il coraggio degli indemoniati, discende in fondo all’ “Abisso”, ne esplora i contorni, i sentieri insidiosi, si aggira nei suoi meandri più segreti e ci consegna in quello che è la sua opera primaria, il Libro Rosso, le rivelazioni di un altro mondo, un mondo sostanzialmente diverso da tutto quanto siamo abituati a conoscere.
Il Liber Novus segna l’inizio di una nuova era per la psicologia del profondo, non nel senso che rappresenti qualcosa di nuovo nell’orizzonte psicologico-letterario in quanto le tradizioni spirituali di ogni epoca abbondano di racconti di questo genere, così come i libri di psicologia transpersonale, di filosofia orientale e di antropologia, i racconti di esperienze sciamaniche etc... La “novità” è semplicemente il fatto che sia stato Jung a scriverlo, con linguaggio potente. Jung - che non ha mai ufficialmente rinnegato il paradigma dominante della propria cultura di appartenenza e che non ha mai così spudoratamente varcato “la soglia” - fu, in realtà Il primo psicologo “transpersonale”, seguito da Erich Neumann, il primo che ha sfondato le barriere dell’inconscio personale freudiano e attinto all’altro inconscio che rappresenta tutt’ora una sfida al “mondo conosciuto”: la scoperta dell’America in psicologia.
L’aspetto davvero sorprendente del Libro Rosso non è il suo contenuto quindi, ma il fatto che il testo che rappresenta il pilastro portante dell’opera di Jung solo ora venga pubblicato. Solo ora, finalmente, ci può offrire un più ampio respiro ed una maggiore comprensione della genesi del pensiero dello scopritore dell’inconscio archetipico, e, direi anche, un respiro di sollievo. Risulta difficile credere che questo ritardo di 70 anni possa essere relazionato solamente ad una certa comprensibile trepidazione del suo autore e dei suoi eredi quanto piuttosto ad un contesto culturale caratterizzato da una visione ristretta e patologizzante, nei confronti di questo genere di esperienza soggettiva. Ai tempi di Jung lo studioso della psiche era anche uno sperimentatore, non su cavie da laboratorio come gli attuali studiosi del “comportamento”, ma uno sperimentatore coraggioso che rischiava in prima persona nell’affrontare l’Ignoto, prima di tutto, dentro se stesso. Solo più tardi l’auto sperimentazione fu sostituita da concetti astratti, classificazioni, l’uso di manuali, dogmi. Credo che d’ora in poi dovremmo riflettere sull’esasperata unilateralità del nostro modello psicologico-culturale di riferimento e sui suoi invalicabili confini e probabilmente l’attuale visione della psiche non sarà più la stessa.
Mentre il Libro Rosso attendeva, custodito nella sua cassaforte, la propria pubblicazione, altri studiosi coraggiosi hanno aperto la porta ad esperienze che esulavano della nostra ordinaria percezione della realtà ed hanno allargato i confini della visione tradizionale della psiche ad una psicologia “altra”, una psicologia più ampia, nella quale i libri rossi delle nostre vite si trovano a casa propria. Rudolf Steiner fu un pioniere, prima ancora di Jung, nel pubblicare “libri rossi” che tutt’ora non vengono compresi e nel teorizzare un paradigma culturale di riferimento diverso da quello collettivamente condiviso. Roberto Assagioli, Stanislav Grof, Erich Fromm, Abraham Maslow, John Perry e molti altri ancora hanno portato il “pensiero rosso” alle estreme conseguenze ed hanno, in un certo senso, superato i limiti della stessa metapsicologia junghiana, ampliandola fino a risultare incompatibile con il “realismo materialista”, la filosofia dominante nella nostra cultura.
Il Liber Novus e altri scritti di questo genere mettono in discussione le radici stesse della cultura di cui facciamo parte ed ogni cultura mette in atto i suoi “meccanismi di difesa” per confermare e mantenere la propria “cosmovisione”. “Libri rossi” che finiscono per risultare, in un certo senso, trasgressivi e “pericolosi” per un’incompatibilità essenziale - un rapporto davvero impossibile con una cultura che ha delegittimato ogni esperienza spirituale che non faccia parte della ortodossia ebraico-cristiana, così come ogni esperienza che non possa essere inquadrata dagli assiomi di base della scienza pre-quantistica. Se prendiamo in considerazione, per esempio, i paradigmi spirituali che ci sono stati trasmessi dalla classicità, dall’umanesimo e le nuove concezioni derivate della fisica moderna, vediamo che essi sono assolutamente in sintonia con quanto ha scritto Jung nel suo libro più controverso e con altri scritti ad esso affini.
Jung - che ha attraversato, in prima persona l’esperienza e vissuto in bilico tra la psicopatologia e il mondo spirituale ed ha fatto di questa esperienza il fulcro della sua metapsicologia - che appartiene ai due mondi e ufficialmente non è mai andato in rotta di collisione con il paradigma dominante del suo tempo - attraverso il racconto della sua esperienza interiore, può fungere, in un certo senso, da elemento trainante, da elemento “di congiunzione”, tra una psicologia che ha fatto il suo tempo e una visione più ampia della psiche. Visione che accoglie ed unisce elementi tutt’ora appartenenti alla psicopatologia, alla “Scienza”, così come all’oscura e ambigua definizione di “mondo spirituale”.
La nascita di Dio nell’anima
“Taci e ascolta!...” 1
Mentre Nietzsche con voce potente proclama la morte di Dio, Jung scava sempre più in fondo tra gli strati archeologici della psiche e s’imbatte in “qualcosa” che va oltre se stesso, in qualcosa che non gli appartiene più in quanto singolo individuo, ma che lo “trascende”. Jung si imbatte nello “spirito delle profondità” con i suoi misteriosi segreti, con il suo inferno e la sua estasi e si lascia trascinare dalle sue correnti mistiche, da terrori arcaici e da sconvolgenti e preziose scoperte.
In bilico tra due mondi, tra la propria finitezza e l’immensità dell’Essere, Jung a poco a poco si abbandona a quelle esperienze animiche che lo condurranno sempre più su... verso il mondo spirituale. Tra le macerie di un se stesso che non riconosce più Jung scopre Dio, il Dio interiore, il Dio vivo, rinato dentro la sua anima.
Lo scarabeo è la morte, che è necessaria per il rinnovamento; per questo brillava come brace dietro di lui un nuovo sole, il sole delle profondità, il sole enigmatico, il sole della notte...2
Il futuro autore del “Libro Rosso” ha visto, sentito, udito, vissuto..., ma ora deve rientrare nella collettività umana, rimettere i piedi sulla terra, affondare nel suolo le sue radici. Deve rivestirsi dei suoi panni-ruoli ed una volta riuscito a dare senso al suo travaglio esistenziale, dovrà elaborare la sua nuova, personale cosmogonia in un modo che sia accettabile per il mondo e che allo stesso tempo non tradisca quanto ha sperimentato, sentito... vissuto.
“Taci e ascolta! Tutte le profondità sono piene di pazzia!!!” 3
Jung rientra nel mondo, ma non è più lo stesso, né potrà più fare finta di esserlo. E’ ben consapevole che tutto quanto ha conosciuto fino a questo momento è ora definitivamente, inesorabilmente cambiato.
Per uscire dall’impasse ed elaborare la sua esperienza dell’”oltre” lo scopritore dell’inconscio archetipico attinge a piene mani all’“altro pensiero” occidentale che, nel bene e nel male, fa ancora parte della nostra cultura - proprio come le numerose teste di un gigantesco Drago che, dopo la ghigliottina illuminista, continuano a riaffiorare: l’alchimia, l’astrologia, l’ermetismo, il zoroastrismo, la cabala, i miti egizi, il sufismo, il pensiero magico, i riti pagani etc. Studiosi di queste discipline esoterico-mistiche sostengono che tale sapere ha sempre agito a nostra insaputa e continua a farlo, sulla nostra storia individuale e collettiva.
La pazzia è una forma speciale di spirito che si adatta a tutte le teorie filosofiche, ma ancora di più alla vita di tutti i giorni. 4
Nel Liber Novus Jung disegna, scrive, prega. Con linguaggio poetico, con linguaggio mistico, con la lucidità dell’intellettuale e con tutta la sua vena artistica nel disperato tentativo di cogliere fino in fondo e di elaborare il significato ultimo della propria esperienza. Quello che Jung non è riuscito a dire al mondo mentre era in vita, lo ha consegnato al suo libro segreto, il Libro Rosso, custodito sotto sette chiavi, tra bui e polverosi cassetti, ovvero, in versione moderna “nel caveau della banca svizzera” in cui era conservato. Ciò che non è riuscito ad esprimere alla luce del sole ci viene consegnato ora, 70 anni dopo.
Attraverso quello che - contrariamente a quanto afferma lo stesso autore - possiamo davvero definire un’opera d’arte, Jung descrive, a tinte forti, la sua esperienza del bene e del male attraverso una serie di immagini singolari, descrive una vera e propria battaglia tra il mondo della realtà e il mondo dello spirito che lo porta all’estremo delle sue forze. E’ intensa e travolgente l’impressione che producono sul lettore le potenti scene descritte da Jung con immagini così ricche e impregnate di un senso di verità e di un profondo sentire che agiscono sulla nostra anima con forza convincente. Nessuna forma di conoscenza puramente razionale e logica può reggere al confronto di una così potente forza immaginativa.
Dio è terrore amoroso. Gli antichi dicevano che era terribile cadere nelle mani del Dio vivo! 5
Jung prosegue coraggiosamente con scrittura preziosa, con penna e inchiostro dai mille colori, e condivide con noi le sue riflessioni sul cristianesimo e sull’evoluzione spirituale dell’uomo, sul legame dell’individuo con la collettività dei vivi e con quella dei trapassati attraverso la descrizione del suo passaggio attraverso il regno dei morti. Ci descrive dettagliatamente la relazione esistente tra la sua anima e “lo spirito delle profondità”, “lo spirito divino”, relazione questa considerata tutt’ora uno dei principali “segreti” esoterici.
Alla domanda: “Che cos’è il sacro? Goethe risponde: “è ciò che lega insieme molte anime”. Quando parliamo di discipline esoterico-mistiche parliamo di un insieme di mondi culturali dalle tradizioni multiple che si accomunano sotto alcuni aspetti. Nei giorni nostri queste discipline vengono sempre di più reciprocamente “contaminate” e arricchite da continui flussi migratori. Lo studio delle culture esoteriche mi appare oggi, nell’era della globalizzazione, particolarmente fecondo e attuale in quanto pone a confronto e integra gradualmente paradigmi culturali diversi.
La nostra visione culturalmente miope deriva dell’aver ristretto e circoscritto lo status di “religione” ai tre principali monoteismi, mentre nella storia dell’umanità possiamo trovare espressioni religiose molto più profonde e varie, ricche di un vasto patrimonio di simboli ancora vivi che richiamano l’uomo alla propria interiorità, alla consapevolezza di sé ed all’evoluzione spirituale. E’ proprio da questa profondità che emergono violente, come se spuntassero dalle “teste mozzate del drago” in nuove vesti e con forza sempre più rinnovata, le sconvolgenti e inspiegabili esperienze descritte nei “libri rossi”. Rossi come una spia di allarme.
L’esperienza psico-spirituale di Jung lo porta a rielaborare in chiave psicologica l’antica idea del Divino dentro ogni uomo ed a lanciare un ponte di accesso allo “spirito delle profondità”. Con un linguaggio tra il mistico ed il profetico, Jung disegna nei suoi mandala un mondo dimenticato che riemerge dalle tenebre e si pone dinanzi a lui e annuncia a tutti gli uomini il risveglio di quelle forze animiche attraverso le quali possiamo attingere alla fonte della saggezza eterna.
La nostra epoca sta cercando una nuova fonte di vita. Ne ho incontrata una ed ho bevuto della sua acqua ed aveva un gusto buono. 6
In ogni grande religione, così come in ogni approccio “terapeutico”, possiamo riscontrare due diversi livelli di conoscenza: il primo è il livello trascendente, profondo (verticale) che fa riferimento all’esperienza soggettiva e tende a favorire e promuovere la relazione tra l'uomo e la sua dimensione interiore, tra l’uomo e gli altri uomini, tra l’uomo e l’Universo. Il secondo è l’aspetto “ristretto” (orizzontale) della religione, o della terapia, che consiste in un insieme di dogmi e di regole di comportamento collettivo, sociale e morale, a volte molto rigidi. Mentre il primo aspetto, quello interiore, è quello fondamentale e forma il nucleo autentico ed immutabile di ogni religione e di ogni autentico percorso esistenziale, il secondo, orizzontale, è in un certo senso relativo e mutevole sia nel tempo che nello spazio. La dimensione verticale è la dimensione dell’Unione, è quella che accomuna gli esseri umani tra loro e con il mondo intero e contribuisce ad armonizzare i popoli e attenuare le divergenze in ambito filosofico e religioso. A questa dimensione appartengono tutti quei “libri rossi” che descrivono esperienze del mondo “invisibile”, esperienze che riguardano la dimensione profonda dell’esistenza. Nel corso dei secoli questo aspetto essenziale dell’esperienza soggettiva e delle religioni è stato spesso “demonizzato” o quanto meno relegato in secondo piano ed ignorato, mentre l’aspetto dogmatico ha preso il sopravvento, allontanandoci dalla nostra “sorgente vitale”, ed esasperando sempre di più le differenze e i conflitti tra popoli e religioni.
Per chi ha visto il caos niente più è occulto, ma lui sa che il suolo trema e cosa significa questo tremore. 7
Il messaggio che Jung ci trasmette da questi mondi è che la “verità” risiede nelle potenzialità interiori dell’uomo e che solo lo sforzo individuale di perfezionamento, può favorire la ricerca interiore. Messaggio questo che appare incompatibile con la posizione istituzionale delle chiese cristiane in quanto rende legittima una pluralità di percorsi per raggiungere la “verità”, basate soprattutto sul coraggio, la fiducia e la ricerca di perfezionamento del singolo individuo.
Da questa pluralità di vie e dal prezioso patrimonio delle nostre tradizioni sapienziali emerge l’idea di base che la consapevolezza è “l’unica realtà” e il fondamento dell’essere, in quanto “reale (vero) è tutto ciò che agisce”. Una filosofia opposta a quella dominante nel nostro mondo moderno, secondo la quale solo la materia è reale.
I morti attuano, e questo basta...8
Allo sviluppo di un’anima capace di scrivere il Libro Rosso occorre, come fondamento, tutta la saggezza “sommersa” del nostro tempo. Saggezza questa che agì prima di tutto nell’anima di Jung il quale, sulle orme di Goethe, ha rappresentato attraverso il suo dramma esistenziale, il dramma di ogni uomo. Di ogni uomo che abbia il coraggio di porsi dinanzi all’Anima e di combattere contro lo “spirito del suo tempo”. Il coraggio di percorrere l’unica via che gli è stata assegnata.
L’opposizione al mondo esige grandezza, ma l’io sente la sua piccolezza quasi ridicola. 9
Dalla sfida allo spirito del suo tempo e dall’esito della sua battaglia Jung porta a compimento “il suo opus privato” ed elabora quello che è il concetto cardine della sua psicologia, il “processo di individuazione”, una vera e propria rivoluzione che parte dal singolo individuo: il recupero dell’anima attraverso un salto qualitativo di estrema importanza, nel quale viene attraversato un abisso di grande significato per l’individuo e per l’umanità intera. Questa metamorfosi, l’avvento di una nuova coscienza, di una coscienza che appartiene ad un altro ordine di sapere è complementare rispetto all’atteggiamento unilaterale della nostra visione collettivamente condivisa - un antidoto - come lo è ogni manifestazione dell’inconscio archetipico.
Nel turbinio del caos abitano gli eterni miracoli. 10
La metapsicologia che emerge dalle pagine del Liber Novus fa riferimento a quell’insieme di “verità” dimenticate, di profonde “verità” che girano intorno all’assioma centrale della conoscenza esoterica il quale afferma che nella parte più profonda della nostra anima, al di là del tempo e dello spazio, possiamo entrare in contatto con lo “spirito delle profondità” e persino “dissolverci” nello Spirito e così liberarci dalla “separatezza” e dalla “mortalità”. Questa affermazione, rivoluzionaria rispetto alla nostra cultura è la promessa di un nuovo inizio in quanto consegna nelle mani dell’uomo la chiave di comprensione di se stesso e la possibilità di attingere all’unica forma di conoscenza che lo rende libero.
Pazzia divina e psicopatologia
In India vengono chiamate “intossicate da Dio” quelle persone la cui energia psichica liberata durante le pratiche spirituali risulta troppo potente al punto di rischiare di perdere il contatto con la realtà. Nel contesto orientale la “crisi spirituale” scaturita da questo “eccesso” di energia viene contenuta ed elaborata attraverso adeguati riti e all’interno di un ricco patrimonio mitologico, assecondata e lasciata libera di seguire il suo corso naturale, permettendo a chi la vive di attingere alle potenzialità evolutive intrinseche alla natura umana.
Nella nostra cultura caratterizzata dal culto dell’io, la maggior parte delle pratiche orientali non sono applicabili in modo immediato in quanto non corrispondono all’atteggiamento psicologico occidentale centrato sulla personalità. Non esistono di conseguenza nel nostro contesto culturale strutture che ci sostengano durante il processo di trasformazione. Naturalmente molte persone che hanno intrapreso questo tipo di viaggio interiore non hanno più fatto ritorno, mentre Il processo completo di trasformazione contempla sì il distacco dal mondo “terreno”, ma implica anche il ritorno. Negli ultimi 150 anni alcuni personaggi che tutti conosciamo hanno naufragato in queste acque profonde come, per esempio, Van Gogh, Nietzsche, Holderlin, Rimbaud, Artaud, Strindberg, Munch, Schumann etc...
Dal punto di vista della psicologia tradizionale una persona che vive fenomeni mentali e fisici come quelli descritti da Jung verrebbe immediatamente diagnosticata come psicotica e trattata con la somministrazione di farmaci atti a sopprimere i sintomi, anche quelli per i quali non è stata rinvenuta alcuna causa biologica. Quando una persona attraversa una di queste “crisi spirituali”, le definizioni in termini di “patologia”, l’uso indiscriminato di psicofarmaci e l’utilizzo delle misure repressive convenzionali compromettono gravemente il potenziale evolutivo di questo processo autonomo, considerato oggi da molti studiosi un processo evolutivo di auto guarigione psichica che tende verso uno stato di coscienza più elevato. Ancora oggi, in molti contesti tradizionali, questo stato di trasformazione psicospirituale - che in oriente viene chiamato appunto “intossicazione da Dio” e che è definito da Stanislav Grof con il termini “emergenza spirituale” - non viene tenuto nella dovuta considerazione e spesso patologizzato, ma negli ultimi anni i “disordini psichici legati ad una crisi spirituale” iniziano ad essere riconosciuti, anche se in ambito istituzionale non si fa ancora alcuna distinzione tra psicosi e misticismo.
Accettare la definizione di questa esperienza soggettiva in termini di “disordini psichici associati alla spiritualità” non significa affermare che tutti gli stati solitamente diagnosticati come psicotici corrispondano ad una crisi di trasformazione psicospirituale o che abbiano, per forza, un potenziale di guarigione. Romanticizzare o idealizzare stati psicotici, che potrebbero rappresentare l’espressione di un serio problema medico, sarebbe un grave errore. Così come altrettanto grave, ma molto più comune nel nostro contesto sociale, è considerare patologici alcuni stati psichici che potrebbero, se ben integrati, rappresentare davvero un progresso evolutivo e una svolta nella vita della persona.
Questo è un argomento spinoso e di difficile soluzione in ambito non solo psicologico. Un argomento all’”ombra” del nostro inconscio collettivo che affonda le sue radici su un terreno “minato”. Credo che oggi, più che mai, sia necessaria una maggiore apertura e consapevolezza delle dinamiche profonde della psiche tesa ad evitare di “gettare via il bambino insieme all’acqua sporca”. La storia umana degli ultimi secoli è seminata di libri rossi rimasti dentro ai cassetti, in attesa di tempi migliori, per timore della moderna inquisizione che incomincia con l’implacabile diagnosi fino alle varie tappe e riti che segnano il percorso di esclusione dal contesto sociale e umano di chi è “uscito fuori” di testa.
A chi viene del mare sembra pazzia l’attività delle persone. Ma le persone lo considerano pazzo. Chi viene dal mare è malato. Non riesce a sopportare lo sguardo delle persone. Perché queste gli sembrano tutte ubriache e allucinate. 11
Laing considerava la “normalità” come una sorta di “integrazione alienata” con il mondo in cui viviamo e la pazzia dei suoi pazienti una sorta di “presa in giro”, una caricatura grottesca di quello che potrebbe essere la guarigione naturale da ciò che usiamo chiamare “sanità mentale” (Laing, 1989). Per Laing la vera follia è la nostra, è la follia di credere di essere sani. Laing è uno dei teorici del movimento definito “antipsichiatria”, che si pone in contrasto con le teorie e la pratica della psichiatria tradizionale, accusandola di cronicizzare e persino di creare la malattia mentale. A questo movimento - che in Italia portò alla chiusura dei manicomi ed ha avuto come principale esponente Franco Basaglia - hanno partecipato oltre ai psichiatri anche sociologi, registi cinematografici, filosofi e artisti.
L’autosperimentazione di Jung, descritta nella sua più recente pubblicazione, offre un contributo di grande portata alla comprensione delle psicosi in quanto restituisce dignità a queste esperienze “dell’altro mondo”, tuttora demonizzate e contribuisce all’allargamento della “mappa” dell’inconscio ufficialmente riconosciuta. Lo psichiatra di Bollingen riformula inoltre il concetto di psicoterapia, non più considerandolo come un “metodo di cura”, ma una pratica per rendere possibile l’evoluzione interiore dell’individuo e fornisce elementi preziosi ai fini della diagnosi differenziale tra la psicopatologia e la collocazione di questo tipo di esperienza all’interno di una visione più ampia ed evolutiva della coscienza.
In Liber Novus Jung ci rende partecipi della sua "traversata notturna", della lotta del suo spirito per liberarsi dalla prigione delle strutture mentali convenzionali - una tappa importante dello sviluppo della coscienza umana sia dal punto di vista individuale che collettivo. Il nucleo di questa attivazione energetica è l’archetipo del Centro, definito “Sé” da Jung e rappresentato nei suoi disegni di mandala. Disegni che offrono una ulteriore chiave di comprensione della genesi del suo modello di psicoterapia e confermano la sua posizione di precursore di una nuova psicologia che può ancora esercitare una vasta influenza sull’evoluzione della coscienza occidentale e sulla storia sociale e intellettuale di questo secolo, più di quanta abbiano già fatto i suoi scritti “canonici”.
Stando ai recenti studi e ricerche effettuati da Grof e da altri esponenti della psicologia transpersonale, negli ultimi decenni un numero sempre crescente di persone ha vissuto esperienze “insolite” come quella descritta da Jung e invece di cadere inesorabilmente nella follia, sono emerse da questi stati mentali straordinari “rinate” rispetto a prima, nel senso di aver acquisito un maggior benessere psicofisico, una maggiore consapevolezza e un diverso modo di relazionarsi con il mondo e con gli altri. L’attuale visione della psiche sembra superficiale e inadeguata a spiegare questi fenomeni. La follia - che ora molte persone sono in grado di raccontare - non significa necessariamente la caduta nell’oscurità e l’esclusione dalla comunità umana, ma può rappresentare un momento di slancio esistenziale, di liberazione e di rinascita.
Quella che Jung chiamerà più tardi "immaginazione attiva" fu lo strumento tecnico di cui egli si servì nel corso della sua discesa agli inferi per accedere ai contenuti archetipici dell’inconscio e riuscire ad “oggettivarli”, ad esprimerli successivamente attraverso il dialogo interiore, la scrittura, la pittura, etc...
Note
1 Jung, C. G., Il libro vermelho, Editora Vozes Ltda, Petropolis, 2010, p. 267, T. d. A.
3 Jung, C. G., Il libro vermelho, Editora Vozes Ltda, Petropolis, 2010, p. 267, T. d. A.
6 Jung, C. G., Il libro vermelho, Editora Vozes Ltda, Petropolis, 2010, p. 210, T. d. A.
7 Jung, C. G., Il libro vermelho, Editora Vozes Ltda, Petropolis, 2010, p. 299, T. d. A.
11 Jung, C. G., Il libro vermelho, Editora Vozes Ltda, Petropolis, 2010, p. 299, T. d. A.