Mondi invisibili

Mondi invisibili

Virginia Salles, Roma

(estratto)

 

Giorgio Albertazzi, presente al convegno sulla comunicazione del C.S.P.L. nel 2005, raccontò il suo incontro con Jung che avvenne nella sua casa di Zurigo. Mentre passeggiavano insieme in giardino, Jung, fermatosi a certo punto dinanzi ad un muretto, gli disse: “quando cade il muro, non aver paura: guarda!”. Parole queste che, secondo l’attore fiorentino, lo hanno segnato per tutta la vita!

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Noi viviamo contemporaneamente in due dimensioni di comprensione e di conseguenza in due ordini di realtà. William James parla di un “velo leggerissimo” che separa il nostro normale stato di veglia da altre forme potenziali di coscienza. Secondo James, possiamo vivere un’intera vita senza nemmeno sospettarne l’esistenza, ma è sufficiente uno stimolo appropriato per svelare queste altre forme di “realtà” in tutta la loro vastità e completezza.

Questo tipo di percezione al di là del velo, di esperienze di mondi invisibili, sta all’origine delle grandi filosofie, delle religioni e di molte opere d’arte. Da sempre ha rappresentato una fonte di significato e di verità per tutta l’umanità. Uso la parola “verità” in quanto secondo i mistici, gli sciamani e gli iniziati ( i veri esploratori di questi mondi), ciò che non si vede è molto più vero e “reale” di ciò che si vede ed è l’essenza che permea tutto ciò che esiste.

L’uomo ha sempre cercato attraverso varie modalità di attingere a queste dimensioni al di là della realtà ordinaria, di attivare queste esperienza in un certo senso “folli” all’interno di contesti molto spesso considerati “sacri”.

Per esempio:

Gli antichi misteri greci: I misteri orfici, eleusini etc… I partecipanti cercavano di trascendere i confini della realtà ordinaria ed esplorare altre dimensioni di realtà, appunto “invisibili”. Ancora oggi non si sa se utilizzassero una pianta allucinogena (il chicheon) o la . Si dice che Platone, Aristotele, Euripide e altri fossero degli iniziati in questi misteri. Una caratteristica di queste esperienze era la segretezza, l’incomunicabilità. Sono stati trovati in alcuni di questi luoghi disegni che raffiguravano dei volti con la bocca coperta dalla mano a significare “che non si può parlare…”. Infatti in ambito transpersonale c’è una certa difficoltà a esprimere le esperienze vissute. Grof, mentre approfondiva le sue ricerche parlava delle sue scoperta soltanto con un ristretto numero di amici “fidati”, e fu soltanto quando si trasferì in America e entrò in contatto con altri studiosi e ricercatori della coscienza come Abraham Maslow, Josef Campbell e altri, che egli, fondatore della , ebbe il coraggio di parlare apertamente delle sue scoperte. Queste esperienze sono devianti rispetto alla visione della realtà riconosciuta e condivisa dalla nostra cultura ed ogni cultura ha infatti i propri mezzi per perpetuare e rafforzare la propria visione della realtà (“cosmovisione”) in vari modi. La squalifica e la diagnosi di malattia mentale, per esempio, è uno dei mezzi utilizzati a tale scopo nella nostra cultura.

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Lo sciamanesimo, con le sue tecniche dell’estasi: Il futuro sciamano che ha ricevuto la “chiamata”, parte per un viaggio nel mondo invisibile e lotta contro gli spiriti, in questa lotta gli si strappano i vestiti, a volte si ferisce… Una volta vincitore, questi spiriti contro i quali ha combattuto diventano i suoi aiutanti durante le pratiche di guarigione. Qualcosa di simile accade anche agli “analisti”. Carotenuto, per esempio, parla del “guaritore ferito”.

Il Santo Daime: Nell’Amazonia c’è una pianta, una liana: l’ayahuaska, che viene utilizzata dagli indios per fare ingresso nel regno dei morti: infatti viene chiamata “la liana dei morti” e provoca una trance di tipo medianico. Attraverso il contatto con i morti si imparano canti, danze e altri insegnamenti provenienti dagli antenati.

In Brasile viene usata l’ayahuaska, oltre che dagli indios, anche in ambito religioso, durante una imponente cerimonia religiosa chiamata “Il Santo Daime”.

Anche in Messico il peyote viene utilizzato come mezzo per raggiungere la conoscenza. Ora che il peyote è in via di estinzione, le popolazioni indigene messicane, secondo alcuni antropologi, rischiano di perdere la loro “scuola” .

Nella tradizione orientale: la meditazione e le varie tecniche respiratorie, come il pranayama per esempio, l’antica arte-scienza indiana della , hanno come scopo l’autoesplorazione e l’accesso ad altri mondi (interiori). I mandala sono vere e proprie cartine stradali del percorso in questi territori con i loro pericoli, trabocchetti, codici d’accesso etc… Il maestro è colui che ha già fatto il viaggio e conosce la strada ed è quindi in grado di “accompagnare” l’iniziando durante il percorso. Nella descrizione dei loro percorsi, gli iniziati parlano di veri e propri universi paralleli, ricchissimi di immagini, come, per esempio, quelle descritte dalla antica tradizione indù e, oggi, descritti da alcuni studiosi di fisica moderna. Anche in analisi, Jung sosteneva che un’analista può accompagnare un paziente nel mondo interiore soltanto fin dove è arrivato lui stesso.

I digiuni, il ballo, il suono dei tamburi utilizzati durante i riti di possessione sono esempi di altre modalità di accesso a queste dimensioni.

E nel nostro mondo attuale?

Nel nostro mondo moderno, nel passaggio dall’oscurità del medioevo all’illuminismo, abbiamo in un certo senso abbandonato e sottratto dignità a questo tipo di esperienze e privilegiato sempre di più la ragione, la rigidità dei confini dell’ego e la dimensione materiale. Basti ricordare la demonizzazione del Dio greco Pan, che rappresenta l’irruzione e la forza della natura in noi, che dal medioevo in poi è stato sempre di più assimilato al diavolo con le sue corna e i suoi piedi caprini. L’inquisizione: le streghe erano donne che avevano un rapporto con “l’oltre”… fino alla demonizzazione della follia, la patologizzazione e infine l’esclusione.

E’ importante sottolineare che questo è stato un passaggio obbligato e necessario della nostra evoluzione. Abbiamo fatto grandissime conquiste: siamo arrivati alla luna, a internet, siamo arrivati al cuore della materia, alle sue “particelle” elementari per capire che la materia è energia e movimento, cioè, quello che già dicevano i mistici 2000 anni fa. Adesso questo atteggiamento unilaterale non è più necessario.

Ogni volta che qualcosa della nostra natura più profonda, del nostro inconscio viene negato, rimosso, ritorna sempre con maggiore forza. Hillman parla del “ritorno degli dei” sotto forma di malattie. Ma anche semplicemente come perdita di senso e di valori. Attualmente c’è una vera e propria esplosione di trascendenza repressa non solo nel singolo (emergenze spirituali) ma anche nella collettività (le “guerre sante”, “left behind” e sette di vario tipo).

Alcuni psicologi transpersonali (Maslow, Grof, John Perry etc…) propongono una revisione del nostro concetto di malattia mentale e chiedono di includere tra le esperienze possibili di un essere umano alcune di queste esperienze che sono tutt’ora considerate “folli”. Joseph Campbell afferma che sia lo schizofrenico che il mistico “cadono nel mare” ma mentre il primo annega, il secondo scopre di saper nuotare.

“Non crediate di trovare una follia più vera di quella di credere di essere veramente sani. La pazzia che incontriamo nei pazienti è una grossolana parodia, una presa in giro, una caricatura grottesca di quello che potrebbe essere la guarigione naturale da quell’integrazione alienata che usiamo chiamare sanità mentale. La vera sanità mentale richiede che in un modo o in un altro l’Io normale scompaia, quel falso io che è riuscito ad adattarsi alla nostra realtà sociale alienata; richiede che emergano i mediatori archetipici interni del potere divino, e che attraverso questa morte avvenga una rinascita che porti ad un nuovo tipo di funzionamento dell’Io in cui esso sia il servitore del Divino, non più il suo traditore”. (Laing, 1989)

La propone, oggi, una diagnosi differenziale. Grof ha promosso questa idea creando una rete internazionale (SEN: Spiritual Emergenze Network) di sostegno a chi attraversa questi stati spontanei di esperienze della realtà non ordinaria, stati da lui definiti “emergenze spirituali” (nel doppio significato di pericolo e opportunità). Un’alternativa al sistema psichiatrico tradizionale.

Grof è andato molto oltre e ha approfondito lo studio di questi stadi non ordinari di coscienza nel tentativo di favorire l’accesso a questo tipo di esperienze. La storia inizia con la scoperta di una sostanza, oggi fuori legge (l’LSD), che segnò negli anni 50, l’inizio della ricerca psichedelica. Grof approfondendo lo studio degli stati non ordinari di coscienza che emergevano durante le sedute di esperienziale, tracciò una vera e propria mappa dei territori dell’inconscio che emergevano durante questi stati, per accorgersi più tardi che la sua mappa era la stessa descritta da Aldous Huxley nella sua “Filosofia perenne”, una sintesi delle esperienze della dimensione spirituale in differenti culture. Quando l’LSD sfuggì al controllo terapeutico e fu messo fuori legge, Grof approfondendo lo studio della e degli stati non ordinari di coscienza, ha messo a punto una tecnica per attivare questo tipo di esperienze che utilizza la , la musica evocativa ed il lavoro sul corpo.

Cosa accade? Per spiegare meglio parlerò di alcuni aspetti delle esperienze che nella realtà si manifestano contemporaneamente, si sovrappongono e si confondono.

L’aspetto fisico: caldo, freddo, correnti di energie che attraversano il corpo, contrazioni e tetanie in varie parti del corpo. Con la manipolazione delle parti interessate, questi dolori e queste contrazioni si “sciolgono” e si trasformano in una corrente di emozioni, visioni o vivi ricordi di qualcosa che spesso può essere collegata con il significato simbolico di quella parte del corpo. Per esempio: le gambe, polpacci, mani, labbra, genitali… (inconscio reichiano). E’ importante saper cogliere e ascoltare questi messaggi del corpo.

Secondo la psicologia di Reich, Lowen, Gaiarsa, ad ogni emozione corrispondono una serie di manifestazioni fisiche: contrazioni muscolari, accelerazione cardiaca e respiratoria etc… atte ad estrinsecarla, ad “agire” l’emozione. Se questo non avviene e queste emozioni vengono rimosse, rimangono imprigionate nel nostro corpo sotto forma appunto di contrazioni muscolari, viscerali (le corazze muscolari del carattere di Reich) che provocano una minore irrorazione sanguinea e quindi una minore vitalità di queste parti del corpo. E’ questa l’origine di molte malattie psicosomatiche. Queste corazze vengono in un certo senso “sciolte” durante l’esperienza olotropica.

L’aspetto emotivo: possiamo rivivere forti emozioni spesso collegate ad avvenimenti infantili rimossi (inconscio freudiano). Possono manifestarsi anche, vivamente, intere sequenze di situazioni, esperienze, emozioni che si svolgono in luoghi lontani e sconosciuti o in un periodo storico che non appartengono alla vita personale del respiratore ma che racchiudono un significato profondo per quella persona in quel determinato momento e offrono vere e proprie rivelazioni riguardo a qualcosa della vita attuale. Alcune persone le definiscono “esperienze di vite passate”. Jung avrebbe potuto considerarle manifestazioni dell’inconscio collettivo, “identificazioni con una memoria ancestrale”. Comunque le definiamo, rimangono esperienze molto profonde portatrici di significato, cambiamento e consapevolezza.

Esperienze perinatali: se dobbiamo in un certo senso “rivivere” i nostri traumi per “scioglierli” e trascenderli, a volte accade di arrivare a ciò che per alcuni studiosi (Otto Rank, per esempio) è il “Trauma dei traumi” di un essere umano: la nascita, il passaggio da un stato paradisiaco alla condizione di “separatezza” (alcuni associano questo “abbandono” all’idea del peccato originale). Possiamo aver “superato” questo trauma dal punto di vista fisico ma non averlo mai realmente elaborato dal punto di vista psicologico.

Grof ha descritto vari tipi di esperienze associate alla nascita e li ha suddivise in 4 stadi della nascita, le matrici perinatali di base: “l’universo amniotico”, “la sottomissione cosmica senza via di uscita”, “la lotta di morte e rinascita”, “l’esperienza di morte e rinascita”. La nascita rimane, per Grof, uno “spartiacque”, un “portale” tra la dimensione fisica-materiale e quella spirituale-transpersonale.

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Le esperienze transpersonali: Il drammatico incontro con la nascita e con la morte, tipico delle esperienze perinatali, apre le porte alle esperienze transpersonali anche se in alcuni casi l’accesso a questi territori dell’inconscio può avvenire senza il confronto con il livello perinatale. Ciò che accumuna l’ampio e complesso gruppo dei fenomeni transpersonali è la percezione che la persona ha che la propria coscienza si sia dilatata oltre i confini abituali dell’ego, trascendendo l’ordinaria dimensione spazio-temporale. Questo tipo di esperienze, difficilissime da descrivere, lascia in che le vive importanti insights di tipo filosofico, esistenziali, spirituali, sul significato della vita, un accrescimento del sentimento “religioso” di appartenenza ad una totalità più ampia e universale e un autentico senso di libertà. Molte di queste esperienze sono simili a quelle che si trovano nella letteratura spirituale o nelle descrizioni delle esperienze sciamaniche come per esempio l’identificazione con qualsiasi elemento della natura: animali, piante, esseri umani o archetipici e sono portatrici di significato e consapevolezza.

Non è necessario spiegare queste esperienze, quanto accoglierle nella propria vita, “fare qualcosa” di loro.