Due interviste a Grof

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Due interviste a Grof

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Roma, 29 novembre 2006, 1° Convegno internazionale “L’uomo del III millennio: conoscenza, crescita personale, evoluzione spirituale, visti secondo la scienza”, organizzato dalla Fondazione “Istituto di Ricerca Kerberos”. Grof è uno degli invitati, insieme a sua moglie Christina, e conduce un seminario dall’affascinante titolo: “Un viaggio attraverso l’immaginario: immagini e simbolismo di una morte e rinascita psicospirituale”.

Sul grande schermo nella sala appare un disegno eseguito da un partecipante a una sessione di “olotropica” che raffigura una gigantesca tarantola nera che divora una donna sdraiata, fasciata come una mummia: vittima impotente della Grande Madre Divoratrice.

Non avevo dubbi sulla disponibilità di Grof a rilasciarmi un’intervista per il “Giornale Storico” ma, guardando la fila di persone intorno a lui, temevo di non fare in tempo. Ho incontrato un collega brasiliano, Alvaro Jardim, venuto appositamente dal Brasile per il convegno, invitato da Roberto Fabbroni, direttore scientifico della Kerberos. Anche lui è psicologo transpersonale, formato con Grof, e professore universitario in Brasile. Parliamo a lungo, confrontando le nostre esperienze e formazioni. È presente al convegno sua moglie, Dora, anche lei psicoterapeuta. Dora mi parla della diversità di accoglienza dei brasiliani nei confronti di Grof: “Qui stanno tutti educatamente in fila, in attesa del proprio turno per parlargli, compìti e distaccati…se fossimo in Brasile… sarebbe un vero chiasso, non so quante macchine fotografiche puntate su di lui!, tutti lo vogliono fotografare, chi lo chiama, chi lo abbraccia… Grof in Brasile è una vera e propria star”! “O forse sono i brasiliani che sono più espansivi nelle loro manifestazioni”, dico io… Alvaro aggiunge sorridendo: “sai quale è stato il commento di Grof sull’accoglienza ricevuta in Brasile?”: “I feel like Michael Jackson in Japan!”.

Si è diradata la fila, se mi avvicino adesso, forse ci riesco… Grof mi dice sorridendo di aspettarlo un attimo. Si allontana, ma ritorna subito. Eccolo! Adesso è tutto orecchie. Accendo il registratore e via.

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Virginia Salles intervista

Virginia Salles: – Gli avvenimenti dell’esperienza olotropica sono così straordinari e sconvolgenti che viene il desiderio di comunicarli a tutto il mondo. Ma perché la comunicazione tra la e quella tradizionale risulta così difficile e complessa? Come comunicare questo tipo di esperienze? Il tema del presente numero del “Giornale Storico” è “psicologia e comunicazione”. Vorrei sapere qualcosa sulla comunicazione tra queste due diverse psicologie (transpersonale e tradizionale).

: – È particolarmente difficile capire cosa avvenga nella , bisogna farne esperienza. Abbiamo osservato alcune cose comuni ed altre diverse tra le persone quando vengono a fare un seminario o si sottopongono a un training di . Dopo aver fatto l’esperienza, insegniamo loro come comunicarla nella loro cultura. Bisogna essere molto attenti a come i partecipanti la descrivono, altrimenti le altre persone non riescono a comprendere. Così, se vivi in una cultura indigena, per esempio, quella cultura ha una visione del mondo, una mitologia ed una filosofia che può realmente assorbire questi stati non-ordinari. In questo modo, le persone che hanno partecipato ad un rituale o qualcosa del genere e hanno questo tipo di esperienza, lo vedono convalidato da ciò in cui la loro cultura crede. Allo stesso tempo la loro esperienza rafforza la connessione con la loro cultura. Nella nostra cultura, invece, le persone trovano difficoltà di comprensione e comunicazione, perché sono ingenue nei confronti di questo mondo esperienziale. Semplicemente non capiscono, perché le esperienze che vivono non sono supportate da un insieme di miti e credenze che le convalidino, in un certo senso deviano dalla loro cultura… questo è quello che accadeva negli anni sessanta, quando la generazione dell’epoca faceva esperienze psichedeliche che la portavano ad avere idee ed intuizioni (insights) molto diverse dalla cultura dominante e la isolavano rispetto alla società.

V. S.: – Perché, in Italia particolarmente, è così difficile comunicare con la psicologia tradizionale?

S. G.: – È difficile in generale, non solo in Italia, la comunicazione fra la e la psicologia e psichiatria tradizionali, accademiche. Questo perché le visioni del mondo sono completamente diverse, sono completamente diversi i modelli della psiche. Nell’ambito della psicologia e psichiatria tradizionali si è condizionati da un modello della psiche limitato alla biografia postnatale.

V. S.: – Io sono nata in Brasile. Nel mio paese sono molto aperti alla e questo avviene anche in ambito accademico. Come mai?

S. G.: – Il popolo che rappresenti è di un mondo diverso, ma qui la psicologia e psichiatria accademica hanno un modello del cervello visto come un hardware di un computer, il cui software è la biografia postnatale, e credono che non ci sia niente oltre questo. La ha ampliato molto questo modello includendo, ovviamente, sia il periodo biografico, sia i periodi prenatale e perinatale ed ha quindi fatto esplodere il modello della psiche nella sfera transpersonale. Si possono fare esperienze di identificazione con altre persone, esperienze di altre vite, di archetipi, di secoli passati, di altre culture, esperienze che la psicologia e psichiatria tradizionale considerano originate da una patologia.

V. S.: – Come vedi il futuro della psicologia?

S. G.: – Della psicologia transpersonale o della psicologia in generale?

V. S.: – Della psicologia in generale.

S. G.: – Io penso che esistano esperienze, prove, osservazioni più che sufficienti emerse dal lavoro con gli stati non-ordinari di coscienza che, se fossero studiate sistematicamente, condurrebbero ad una rivoluzione paragonabile a quella che avvenne ai fisici nelle prime due decadi del ventesimo secolo, quando si passò dalla fisica newtoniana alla fisica relativistica e quindi alla fisica quantistica. È straordinario ciò che furono capaci di fare i fisici, cioè cambiare il modo di pensare. Analogamente, con tutte le prove che prodottesi nel tempo, anche la psicologia potrebbe fare lo stesso percorso. Ciò che voglio dire è che le prove sono già lì e se le persone che le osservano avessero una mente sufficientemente aperta, la rivoluzione avverrebbe in modo automatico.

V. S.: – Un’ultima domanda: quando c’è sincronicità vuol dire che siamo sulla strada giusta?

S. G.: – Beh, a questo proposito racconto, nel mio libro, alcuni episodi risalenti al tempo in cui ho iniziato a studiare gli stati non-ordinari e la sincronicità iniziò ad essere presente. In base alla loro qualità potevi sentirti elevato spiritualmente, avere la sensazione, esplosiva, di essere privilegiato, di trovarti di fronte ad un evento speciale, di essere oggetto di un’attenzione, di una guida fuori dell’ordinario. Ci possono essere sincronicità che conducono ad idee paranoiche. Ciò avviene quando le persone che le vivono non mantengono una posizione neutrale, di distacco. Direi che non bisogna prendere decisioni sulla base delle sincronicità avvenute negli stati non ordinari finché non si ha un riscontro nella realtà ordinaria.

V. S.: – Quando accade l’impossibile?

S. G.: – Non è una domanda, ma un’affermazione. Il mio libro parla di storie in cui accade l’impossibile.

V. S.: – E continua ad accadere?

S. G.: – Certo, accade continuamente.

 

Álvaro Jardim e Carmen Maciel intervistano

Álvaro Jardim: – Qual è l’innovazione che la psicologia transpersonale ed il suo lavoro portano alla psicologia intesa come scienza?

S. Grof: – Lo psicologo americano Abraham Maslow ha definito la psicologia transpersonale come la quarta forza della psicologia, dopo, la psicoanalisi freudiana, il comportamentismo e la psicologia umanistica. Nella prima metà del secolo la psicologia e la psichiatria americana ed europea erano dominate esclusivamente dalla psicoanalisi e dal comportamentismo. La psicologia umanistica, fondata da Abraham Maslow ed Anthony Sutich, è nata come reazione alle inadeguatezze e limitazioni delle prime due forze.

La psicologia umanistica ha corretto la tendenza del behaviorismo ad ignorare la coscienza e l’introspezione formulando teorie sulla psiche umana esclusivamente dall’osservazione del comportamento, in particolare del comportamento di animali come ratti e piccioni. La psicologia umanistica ha enfatizzato anche il bisogno di muoversi oltre la tendenza dell’analisi freudiana a dedurre tutti i dati dallo studio delle psicopatologie ed ha incluso individui normali e supernormali come soggetti della ricerca. Il punto centrale degli studi umanistici era costituito dai valori umani più alti, i “metavalori” e le “metamotivazioni” di Maslow, e dalla tendenza a perseguirli pervenendo a quello che Maslow chiamava “auto-attuazione” e “autorealizzazione”. La psicologia umanistica ha anche fornito un grande contenitore per lo sviluppo di nuove forme rivoluzionarie di psicoterapie, chiamate “terapie esperienziali”, come la della Gestalt, la Bioenergetica, o la tecnica di Alexander Lowen.

La psicologia transpersonale ha poi aggiunto un’altra importante dimensione, ovvero il riconoscimento della spiritualità quale aspetto legittimo ed importante della psiche umana. In ciò essa si differenzia radicalmente dalla psicologia accademica che nega alla spiritualità importanza psicologica, tacciandola di superstizione primitiva, pensiero magico, immaturità emotiva o patologia. Un altro importante aspetto della psicologia transpersonale è l’aver fatto oggetto del proprio studio lo spettro intero dell’esperienza umana, inclusi gli stati non-ordinari di coscienza e, in particolare, le varie forme di esperienze mistiche.

La psicologia transpersonale fu profondamente influenzata dalle esperienze ed osservazioni provenienti dallo studio degli stati non-ordinari della coscienza, stati che hanno luogo durante pratiche sciamaniche, riti aborigeni di passaggio, misteri antichi di morte e rinascita, sessioni psichedeliche e varie forme di pratica spirituale (incluse diverse scuole di yoga, Buddismo, Taoismo, Sufismo, misticismo cristiano ecc.). È qui che il mio lavoro entra in gioco. Il mio personale contributo alla psicologia transpersonale, oltre a coniarne il nome “transpersonale”, si è sviluppato in quarant’anni di esplorazione sistematica del potenziale terapeutico, trasformativo ed evolutivo degli stati non-ordinari di coscienza. Ho impegnato approssimativamente la metà di questo tempo conducendo la terapia con sostanze psichedeliche, prima in Cecoslovacchia nell’Istituto di Ricerca Psichiatrica a Praga, e poi negli Stati Uniti, al Centro di Ricerca Psichiatrica Maryland a Baltimora, dove ho partecipato all’ultimo sopravvissuto programma americano di ricerca psichedelica.

Dal 1975 ho lavorato con la , un potente metodo di terapia e di auto-esplorazione che ho sviluppato insieme a mia moglie Christina. Nel corso degli anni ho sostenuto anche molte persone in crisi psicospirituali o, come io e Christina le chiamiamo, “emergenze spirituali”. Il comune denominatore di queste situazioni è che comprendono stati non-ordinari di coscienza e, più specificamente, una loro importante sottocategoria che io chiamo “olotropica”. Nella terapia psichedelica questi stati sono indotti dalla somministrazione di sostanze o piante che alterano lo stato chimico della mente. Nella la coscienza viene trasformata da una combinazione di più veloce, musica evocativa e un lavoro sul corpo che libera energia. Nelle emergenze spirituali gli stati olotropici accadono spontaneamente, nel bel mezzo della vita di ogni giorno, e la loro causa è spesso ignota. Sono stato inoltre coinvolto in modo più periferico in molte discipline legate, più o meno direttamente, a stati non-ordinari della coscienza.

Un’altra area che ha ricevuto molta della mia attenzione è stata la Tanatologia, la giovane disciplina che studia l’esperienza in prossimità della morte e gli aspetti psicologici e spirituali del morire. Ho partecipato alla fine degli anni sessanta e all’inizio degli anni settanta ad un grande progetto di ricerca che studia gli effetti della terapia psichedelica in individui che muoiono a causa del cancro. Devo anche aggiungere che ho avuto il privilegio di conoscere personalmente e condividere esperienze con alcuni dei grandi “psichici” e parapsicologi della nostra era, pionieri della ricerca sulla coscienza, in laboratorio, e terapeuti che hanno sviluppato e praticato potenti forme di terapia sperimentale che inducono stati non-ordinari di coscienza.

Dopo tutti questi anni di studio delle varie forme degli stati non-ordinari di coscienza sono arrivato alla conclusione che le esperienze ed osservazioni provenienti da questo lavoro mostrano un bisogno urgente di una revisione profonda del nostro pensiero nella psichiatria e nella psicologia. Una revisione che, per la sua profondità e il suo scopo, potrebbe essere paragonata a quello che accadde alla fisica nelle prime tre decadi del ventesimo secolo; il passaggio dal paradigma newtoniano alle teorie della relatività e, successivamente, alla fisica quantistica. Ho descritto queste implicazioni nel mio ultimo libro “Psicologia del futuro: lezioni sulle ricerche moderne sulla coscienza”.

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Carmen Maciel: – Lei e sua moglie avete sviluppato un metodo di terapia e di auto-esplorazione che chiamate . Può descriverlo?

S. G.: – La olotropica è un metodo che utilizza il potenziale curativo e trasformativo degli stati non-ordinari della coscienza. Induce questi stati attraverso una combinazione di mezzi molto semplici – accelerata, musica evocativa ed una tecnica corporea che aiuta a liberare i rimanenti blocchi bioenergetici ed emotivi. Facilita l’accesso a livelli molto profondi dell’inconscio, come ricordi rimossi dell’adolescenza, dell’infanzia, nascita e periodo perinatale, ed anche a un intero spettro di esperienze che noi chiamiamo transpersonali: stati mistici, esperienze di vita passata, incontri con figure archetipiche, visita ai regni mitologici della psiche e così via. Nella teoria e nella pratica la olotropica unisce ed integra i vari elementi: dalle tradizioni antiche ed aborigene fino alle filosofie spirituali orientali e alla occidentale psicologia del profondo.

Á. J.: –In quali casi la olotropica può essere utile e quando invece non lo è?

S. G.: – La respirazione olotropica non può influenzare i problemi mentali ed emotivi che hanno chiaramente una base organica, biologica, come infezioni cerebrali, processi cardiovascolari, degenerativi o tossici. Presenta anche controindicazioni fisiche, come seri problemi cardiovascolari, malattie debilitanti, gravidanza, epilessia. In caso di seri problemi psico-emotivi la respirazione deve essere usata nel contesto di una relazione terapeutica e, in casi gravi, di una disponibile assistenza residenziale di 24 ore su 24.

Abbiamo osservato negli anni numerosi risultati positivi, quando partecipanti ai workshops e alla formazione riuscivano a superare una depressione che durava da molti anni, superare fobie, liberare se stessi da sentimenti irrazionali e migliorare radicalmente sicurezza e autostima. Siamo stati inoltre testimoni, in più occasioni, della scomparsa di intensi dolori psicosomatici, ivi inclusa l’emicrania, con miglioramenti radicali e durevoli, o anche sparizione completa di asma psicogena. In molte occasioni i partecipanti alla formazione o ai workshops riferiscono che i tempi della loro terapia verbale si abbreviano notevolmente grazie alle sessioni di respirazione olotropica.

Quando parliamo di valutare l’efficacia di forme potenti di esperienziale, come è il caso della respirazione olotropica, è importante sottolineare certe differenze fondamentali tra questi approcci e le forme verbali di terapia. La verbale spesso si prolunga per un periodo di anni e i progressi più stimolanti costituiscono rare eccezioni piuttosto che eventi comuni. I cambiamenti nella sintomatologia e le modificazioni nel modello cognitivo e comportamentale del paziente avvengono in un periodo di tempo piuttosto lungo ed è difficile provare il loro collegamento causale con eventi specifici della terapia o il processo terapeutico in generale.

In una sessione olotropica forti cambiamenti possono verificarsi nel corso di alcune ore e possono essere collegati in modo convincente ad un’esperienza specifica. I cambiamenti prodotti e osservati nella pratica olotropica non si limitano a condizioni tradizionalmente considerate emotive o psicosomatiche. In molti casi sessioni di respirazione olotropica conducono a un notevole miglioramento delle condizioni fisiche che nei manuali di medicina sono descritte come malattie organiche. Tra questi c’è la sparizione di infezioni croniche (sinusite, faringite, bronchite, cistite). Ciò si determina dopo che lo sblocco bioenergetico ha facilitato la circolazione di sangue nelle aree corrispondenti. Rimane inspiegato fino ad oggi il fenomeno della solidificazione delle ossa in una donna con osteoporosi che ha avuto luogo nel corso di un training olotropico.

Abbiamo assistito anche alla riattivazione della piena circolazione periferica in molte persone che soffrono della malattia di Raynaud, un disturbo che comporta freddezza di mani e piedi accompagnato da cambiamenti distrofici della pelle. Più di una volta la respirazione olotropica ha condotto ad un impressionante miglioramento dell’artrite. In tutti questi casi il fattore critico che contribuisce alla guarigione è sembrato essere la liberazione di un eccessivo blocco bioenergetico nelle parti afflitte del corpo seguito da dilatazione dei vasi. In tale contesto il miglioramento più stupefacente che ci sia stato dato di testimoniare è quello della notevole riduzione di sintomi avanzati in un caso di artrite di Takayasu, una malattia di eziologia ignota, caratterizzata da occlusione progressiva delle arterie nella parte superiore del corpo, una condizione che è considerata di solito progressiva, incurabile e potenzialmente letale.

In alcuni casi il potenziale terapeutico della respirazione olotropica è stato confermato in studi clinici condotti da professionisti che sono stati formati da noi e che in modo indipendente utilizzano questo metodo nel loro lavoro. Abbiamo avuto anche, in molte occasioni, l’opportunità di ricevere, durante la formazione o nel corso dei nostri workshops, notizie informali di persone i cui sintomi emotivi, psicosomatici e fisici erano migliorati o scomparsi dopo sessioni olotropiche. Questo ci ha mostrato che i miglioramenti realizzati in sessioni olotropiche sono spesso durevoli. Si prevede che l’efficacia di questo interessante metodo di auto-esplorazione e terapia sarà confermata nel futuro da ricerche cliniche ben strutturate.

C. M.: – Qual è stato l’impatto delle sue idee nella comunità accademica?

S. G.: – Il mio lavoro è stato accolto entusiasticamente in certi ambienti scientifici. Sorprendentemente le prime risposte positive vennero in primo luogo da fisici quanto-relativisti, da persone come Fritjof Capra, Fred Wolf, Saul Paul Siraq, Nick Herbert, David Bohm e più recentemente Amit Goswami. Questi scienziati sono consapevoli del fatto che la vecchia filosofia materialistico-monista e l’immagine dell’universo cartesiano-newtoniana, che dominano la scienza accademica, sono disperatamente antiquate.

Le mie idee sono state anche positivamente accettate da scienziati d’avanguardia che rappresentano altre diverse discipline del nuovo paradigma, l’approccio olografico al cervello, la teoria di sistemi, la tanatologia, la parapsicologia, ecc. La maggior parte delle resistenze proviene dagli ambienti accademici che in generale si chiudono a tutte queste nuove correnti della scienza. Molti scienziati tradizionali si aggrappano ai paradigmi antiquati in un modo che può essere chiamato “scientismo” piuttosto che scienza. Il loro atteggiamento assomiglia ad un approccio fondamentalista alle religioni: hanno già deciso com’è il mondo e sono completamente insensibili alle evidenze di altro genere e portata.

C’è qualcosa che le persone trovano entusiasmante nel movimento transpersonale. Nelle ultime decadi ogni progresso scientifico si è rivelato essere una sorpresa scioccante per i rappresentanti del vecchio pensiero, ma è stato bene accolto e abbracciato dagli psicologi transpersonali come compatibile con le loro scoperte. Questo accadde con le implicazioni filosofiche della fisica quanto-relativista, il modello olografico del cervello di Karl Pribram, la teoria dell’olomovimento di David Bohm, la teoria delle strutture dissipative di Ilya Prigogine, il concetto dei campi morfogenetici di Rupert Sheldrake, la psi-campo di Ervin Laszlo e molti altri. Se questa tendenza continua, non dovrebbe passare un tempo molto lungo affinché il nuovo pensiero guadagni terreno. Io certamente spero che accada prima che sia troppo tardi. Potrebbe essere la nostra unica vera speranza considerata la crisi che stiamo affrontando nel nostro agitato mondo.

Á. J.: – Perché nel suo lavoro attribuisce una speciale attenzione a temi spirituali?

S. G.: – La mia ricerca sulla coscienza mi ha convinto che quella spirituale non solo è una dimensione molto vera e legittima della psiche umana e dell’ordine universale, ma ha anche un’importanza critica. Andrew Weil, un noto fisico americano, ha espresso nel suo libro “La Mente Naturale” l’opinione che l’impulso all’esperienza mistica è l’impulso più potente della psiche umana, molto più potente della sessualità che è stata enfatizzata così fortemente dalla psicoanalisi freudiana. Non posso che essere d’accordo. Credo che l’atteggiamento attuale verso la spiritualità, tenuto dalla scienza materialista e dalla psicologia accademica, sia un tragico errore. La civiltà industriale occidentale sta pagando un prezzo altissimo per aver rifiutato e perso la spiritualità genuina. Credo che questa sia una delle ragioni principali della crisi globale di oggi. L’ateismo generato dalla scienza materialistica contribuisce significativamente al fatto che l’umanità moderna conduce un’esistenza distruttiva e suicida.

C. M.: – Esiste un modo scientifico di avvicinarsi alla spiritualità?

S. G.: – Questo è precisamente ciò che la psicologia transpersonale sta tentando di mettere in evidenza: la scienza e la spiritualità non sono incompatibili, ma costituiscono due approcci complementari per la comprensione della realtà. La psicologia transpersonale è una disciplina che integra scienza e spiritualità, la filosofia orientale ed il pragmatismo occidentale, la saggezza antica e la scienza moderna. Per essere in grado di fare questo, però, dobbiamo chiaramente differenziare la spiritualità dalla religione e la scienza dallo scientismo.

La spiritualità è basata sull’esperienze diretta di dimensioni non ordinarie della realtà. Non richiede un luogo speciale o una persona ufficialmente nominata che medi il contatto col divino. I mistici non hanno bisogno di chiese o templi. Il contesto nel quale sperimentano le dimensioni sacre della realtà, ivi inclusa la loro propria divinità, sono i loro corpi e la natura. I preti officianti, al contrario, hanno bisogno di un collettivo istituzionale d’appoggio o della guida di un insegnante che abbia più di loro progredito nel viaggio interiore.

La spiritualità comporta un tipo speciale di relazione tra l’individuo ed il cosmo ed è, nella sua essenza, un affare personale e privato. In confronto, la religione organizzata è un’attività di gruppo istituzionalizzata che ha luogo in un’ubicazione designata, un tempio o una chiesa, e comporta un sistema di officianti nominati che possono o no avere avuto esperienze personali delle realtà spirituali. Una volta che la religione si trasforma in organizzazione, spesso perde completamente il collegamento con la sua fonte spirituale e finisce col divenire un’istituzione secolare che sfrutta le necessità spirituali umane senza soddisfarle.

Le religioni organizzate tendono a creare sistemi gerarchici che si concentrano sulla ricerca del potere, controllo, politica, denaro, possesso, e altre preoccupazioni secolari. La gerarchia religiosa disapprova e scoraggia le esperienze spirituali dirette dei suoi membri, perché favoriscono l’indipendenza e non possono essere efficacemente controllate. Quando tutto questo accade, la vita spirituale genuina continua solamente nei rami mistici degli ordini monastici ed estatici delle religioni coinvolte.

Non c’è dubbio che i dogmi di religioni organizzate si trovino generalmente in fondamentale conflitto con la scienza. La situazione è però molto diversa se si considera il misticismo basato su autentiche esperienze spirituali. Le grandi tradizioni mistiche hanno accumulato una grande conoscenza della coscienza umana e dei regni dello spirito in un modo che è simile al metodo che gli scienziati usano nell’acquisire conoscenza sul mondo materiale. Ciò comporta la necessità di una metodologia per indurre le esperienze transpersonali, una raccolta sistematica di dati e una convalida intersoggettiva.

Le esperienze spirituali, come qualunque altro aspetto della realtà possono essere sottoposte ad un’accurata ricerca e possono essere studiate scientificamente. Non c’è niente di non scientifico nello studio imparziale e rigoroso dei fenomeni transpersonali e delle sfide che presentano. Solamente tale approccio può rispondere alla domanda critica sullo status ontologico delle esperienze mistiche: esse rivelano la profonda verità su alcuni aspetti basilari dell’esistenza, come sostenuto dalla filosofia perenne, oppure sono prodotti della superstizione, fantasia, o malattia mentale, come la scienza materialistica ed occidentale li vede?

Á. J.: – Qual è l’importanza dei problemi perinatali nella formazione della personalità?

S. G.: – Lo stress emotivo e fisico implicato nel parto supera grandemente quello di qualunque trauma postnatale dell’infanzia e adolescenza trattati nella letteratura psicodinamica, con la possibile eccezione di forme estreme di abuso fisico. Varie forme di esperienziale hanno accumulato prove convincenti che la nascita biologica è il trauma più profondo della nostra vita ed un evento di eminente importanza psicospirituale; è registrato nella nostra memoria a livello cellulare e ha un effetto profondo sul nostro sviluppo psicologico.

Il rivivere in modo consapevole il trauma della nascita e la sua integrazione svolgono un ruolo decisivo nel processo della esperienziale e dell’auto-esplorazione. Le esperienze inconsce che si originano a livello perinatale si manifestano in quattro modelli distinti esperienziali, ognuno dei quali è caratterizzato da emozioni specifiche, sensazioni fisiche e da un immaginario simbolico. Questi modelli risultano strettamente legati alle esperienze che il feto fa prima dell’inizio della nascita e durante i tre stadi consecutivi del parto biologico.

In ognuno di questi stadi il bambino sperimenta un insieme specifico e tipico di emozioni intense e sensazioni fisiche. Queste esperienze lasciano profonde impronte inconsce nella psiche che più tardi eserciteranno un’influenza determinante sulla vita dell’individuo. Mi riferisco a queste quattro costellazioni dinamiche dell’inconscio profondo come Matrici Perinatali di Base o MPB.

Rinforzate da esperienze emotivamente significative dell’infanzia, dell’adolescenza e oltre, ordinate in sistemi COEX, le matrici perinatali possono plasmare la nostra percezione del mondo, influenzare profondamente il nostro comportamento quotidiano; possono inoltre contribuire allo sviluppo di vari disturbi emotivi e psicosomatici. Su scala collettiva, possiamo trovare echi di matrici perinatali nella religione, nell’arte, nella mitologia, nella filosofia, nelle diverse forme della psicologia sociale e politica e nella psicopatologia.

C. M.: – Esiste qualche relazione tra la sua teoria e le teorie di Freud e Jung?

S. G.: – La cartografia ampliata della psiche che ho sviluppato sulla base del mio studio degli stati non-ordinari della coscienza integra la psicoanalisi freudiana e la psicologia analitica di Jung, ma include anche la teoria di Otto Rank del trauma della nascita e comprende gli aspetti bioenergetici della psiche di Wilhelm Reich. Tutti questi sono inclusi nella mia cartografia che consta di tre livelli o domini. Il più superficiale di questi è il livello biografico che il mio modello condivide con la psicoanalisi freudiana e con la psichiatria e la psicologia tradizionale, ambiti nei quali la psiche viene in realtà limitata a questo livello. La mia cartografia della psiche presenta, in aggiunta, due domini trans-biografici. Il livello perinatale, relativo al trauma della nascita, è strettamente legato (anche se non identico) alla psicologia di Otto Rank. Il livello transpersonale include inoltre l’inconscio collettivo junghiano nei suoi aspetti storici, archetipici, mitologici ed alcuni elementi supplementari non descritti da Jung.

Á. J.: – Quale differenza e quale connessione esiste tra la spiritualità e l’inconscio?

S. G.: – Esiste certamente un collegamento tra la spiritualità e l’inconscio. La spiritualità genuina è basata su esperienze che comportano dimensioni di realtà delle quali non siamo consapevoli nel nostro stato ordinario di coscienza e che, in questo senso, sono inconsce. Ma, anche se non tutte le esperienze inconsce sono di natura spirituale, esse possono comunque avere in comune quella qualità che C. G. Jung definisce “numinosa”. Inoltre, molte delle esperienze spirituali dovrebbero essere definite più precisamente “superconsce”.

C. M.: – Potrebbe spiegare qualcosa di più sugli stati non-ordinari di coscienza?

S. G.: – Come ho detto prima, ho speso più di quaranta anni conducendo ricerche sugli stati non-ordinari di coscienza. Il mio interesse primario si è concentrato su quelli che noi chiamiamo gli aspetti “euristici” di questi stati, cioè su quello che essi possono offrire alla nostra comprensione della natura, della coscienza e della psiche. Poiché la mia formazione di base è la psichiatria clinica, ho anche rivolto particolare attenzione al potenziale guaritore, trasformativo ed evolutivo di queste esperienze. L’espressione “stati non-ordinari di coscienza” è comunque troppo ampia e generale e include una lunga serie di condizioni che sono di piccolo o nessun interesse in ottica euristica o terapeutica.

La coscienza può essere modificata profondamente da una varietà di processi patologici, da traumi cerebrali, da intossicazioni, da infezioni o da processi degenerativi e circolatori del cervello. Tutte queste condizioni possono certamente dar luogo a cambiamenti mentali profondi che li relegherebbero alla categoria di “stati non ordinari di coscienza”. Comunque tali danneggiamenti ingenerano “deliri banali” o “psicosi organiche”, stati che sono di per sé clinicamente molto importanti, ma non rilevanti per la nostra discussione. Le persone che patiscono tali stati sono tipicamente disorientate. Non sanno chi siano, dove siano e in quale tempo siano. Soffrono di amnesia e le loro funzioni intellettuali subiscono un danno significativo.

Nel mio lavoro mi sono concentrato su un grande ed importante sottogruppo di stati non-ordinari di coscienza che significativamente differisce dal resto e rappresenta una fonte apprezzabile di informazioni nuove sulla psiche in salute e malattia: gli stati olotropici, i quali possiedono anche uno straordinario potenziale terapeutico e trasformativo. Nel corso degli anni osservazioni cliniche quotidiane mi hanno convinto della natura straordinaria di queste esperienze e delle implicazioni di vasta portata che esse possono avere per la teoria e la pratica della psichiatria. Trovo difficile credere che la psichiatria contemporanea non riconosca le loro peculiari caratteristiche e non abbia individuato, per esse, una specifica nomenclatura.

Poiché io sento fortemente che esse meritano di essere distinte dal resto e incluse in una categoria speciale, ho coniato il termine “olotropico” (Grof, 1992). Questa parola composita letteralmente vuole dire “diretto verso l’interezza” (dal greco holos = intero e trepein = volgersi verso). Questo termine suggerisce che nel nostro stato quotidiano di coscienza noi identifichiamo solo una piccola frazione di chi realmente siamo. Negli stati olotropici, possiamo trascendere i confini stretti dell’ego corporeo e recuperare la nostra piena identità.

Negli stati olotropici la coscienza cambia qualitativamente in modo profondo e fondamentale, ma non è danneggiata come nelle condizioni causate organicamente. Rimaniamo completamente orientati in termini di spazio e tempo e non perdiamo il contatto con la realtà di ogni giorno. Allo stesso tempo il nostro campo di coscienza si dilata e include contenuti di altre dimensioni (quanti) di esistenza in un modo che può essere molto intenso ed anche travolgente. Sperimentiamo, così, simultaneamente due realtà molto diverse, “come se avessimo ciascun piede in un mondo diverso”.

Gli stati olotropici sono caratterizzati da grandi cambiamenti percettivi in tutte le aree sensoriali. Quando chiudiamo gli occhi il nostro campo visuale può essere allargato con immagini dedotte dalla nostra storia personale, dall’inconscio individuale e collettivo. Possiamo avere visioni ed esperienze che ritraggono vari aspetti dei regni animali e vegetali, della natura in generale o del cosmo. Le nostre esperienze possono portarci nel regno degli esseri archetipici e mitologici. Quando apriamo gli occhi la nostra percezione dell’ambiente può essere trasformata illusoriamente da proiezioni vivide di questo materiale inconscio (come nei sogni o negli stati meditativi profondi). Ciò può essere accompagnato da una serie ampia di esperienze che impegnano gli altri sensi: suoni, sensazioni fisiche, olfattive e gustative.

Le emozioni associate agli stati olotropici coprono uno spettro molto ampio che tipicamente si estende ben oltre i limiti della nostra esperienza di ogni giorno, sia nella loro natura che nell’intensità. Essi possono oscillare fra sentimenti di trasporto estatico, beatitudine paradisiaca (la “pace che oltrepassa ogni comprensione”) ed episodi di terrore abissale, rabbia criminale, disperazione assoluta, colpa atavica e altre forme di inimmaginabile sofferenza emotiva. Forme estreme di questi stati emotivi risultanto del tutto analoghe alle descrizioni dei regni paradisiaci o infernali descritti nelle sacre scritture delle grandi religioni del mondo.

Un aspetto particolarmente interessante degli stati olotropici è il loro effetto sui processi di pensiero, pensiero che funziona in un modo significativamente diverso dall’ordinario. Mentre è probabile che non siamo capaci di contare sul nostro giudizio in questioni pratiche e all’ordine del giorno, possiamo letteralmente essere sommersi da informazioni valide e straordinarie su una varietà di aspetti. Possiamo giungere ad una profonda comprensione psicologica concernente la nostra storia personale, dinamiche inconsce, difficoltà emotive e problemi interpersonali. Possiamo anche sperimentare rivelazioni straordinarie che concernono vari aspetti della natura e del cosmo che trascendono di un ampio margine il nostro background culturale ed intellettuale. Comunque le comprensioni più interessanti, che alla lunga divengono disponibili negli stati olotropici, ruotano intorno a questioni filosofiche, metafisiche e spirituali.

Possiamo sperimentare sequenze di morte e rinascita psicologiche ed un ampio spettro di fenomeni transpersonali, come sentimenti di unione con le altre persone, con la natura, l’universo e Dio. Potremmo scoprire quelli che sembrano essere ricordi provenienti da altre incarnazioni, incontrare figure archetipiche potenti, comunicare con esseri disincarnati e visitare luoghi mitologici. Esperienze olotropiche di questo genere sono la fonte principale delle cosmologie, mitologie, filosofie e dei sistemi religiosi che descrivono la natura spirituale del cosmo e dell’esistenza. Costituiscono la chiave per comprendere la vita rituale e spirituale dell’umanità, dallo sciamanesimo e dalle cerimonie sacre di tribù aborigene alle grandi religioni del mondo.

Á. J.: – Lei ha fatto ricerche sull’uso di LSD. Quali sono le sue scoperte e conclusioni?

S. G.: – Ho passato più di venti anni conducendo ricerche sulla terapia psichedelica, sia in Cecoslovacchia che negli Stati Uniti. Di conseguenza sento grande soggezione e rispetto nei riguardi di queste sostanze e di quello che esse possono indurre sia in senso positivo che negativo. È importante mettere in evidenza che esse sono mezzi potenti che non hanno benefici intrinseci o proprietà dannose. Benefici o danni dipendono, come con tutto, dal coltello all’energia atomica, dall’uso che ne fanno gli uomini.

Nel caso di sostanze psichedeliche i risultati dipendono da quello che noi chiamiamo “il set e l’ambiente”: chi le somministra, a chi, in quali circostanze e con che intenzione. Esse si possono usare come un’arma chimica, come mezzi per il lavaggio del cervello, come potenti agenti guaritori o come sacramenti che possono facilitare le esperienze spirituali di trasformazione della vita.

C. M.: – C’è qualche collegamento tra la sua ricerca ed il lavoro di Timothy Leary?

S. G.: – Non proprio. Ci siamo incontrati in più occasioni, la prima volta nel 1965, quando io gli feci visita in Millbrook, successivamente in numerose conferenze nelle quali eravamo entrambi relatori e, infine, in occasione delle sue visite all’Esalen Institute a Big Sur in California. Il nostro approccio alle sostanze psichedeliche era però molto diverso. Lui fu un colossale esperimento umano, avendo assunto LSD più di mille volte. Con l’eccezione del suo primo lavoro a Harvard, le sue esperienze furono condotte in un contesto selvaggio, non controllato. Era un pensatore brillante, ma rimase nel suo cuore un anti-istituzionalista ribelle irlandese, anticonformista, un “agente provocatore”.

Io ho usato personalmente sostanze psichedeliche per l’auto-esplorazione, ma in misura molto più conservativa. La maggior parte della mia ricerca psichedelica è consistita in un lavoro condiviso con altri in un contesto clinico, prima all’istituto di ricerca psichiatrico a Praga, Cecoslovacchia, e più tardi al centro Maryland di ricerca psichiatrico a Baltimora. Ho tentato di formulare le mie scoperte in articoli scientifici e libri con l’intenzione di rendere la terapia psichedelica accettabile da parte dell’establishment psichiatrico.

Á. J.: – Potrebbe, parlare del suo ultimo libro?

S. G.: – Ho scritto il mio ultimo libro, “Psicologia del Futuro: Lezioni dalla Ricerca della Coscienza Moderna”, su richiesta del State University Press, che aveva pubblicato alcuni miei precedenti libri. Venivo invitato a descrivere in modo sistematico e comprensivo le mie osservazioni in più di quaranta anni di ricerca di un’importante varietà di stati non-ordinari di coscienza che io chiamo olotropici. Esempi di tali stati sono la trance di sciamani o di iniziati nei rituali aborigeni, stati incontrati in sistematiche pratiche meditative, episodi mistici spontanei, le esperienze psichedeliche e l’auto-esplorazione con forme potenti di psicoterapia esperienziale, per esempio la “primal theraphy”, il “rebirthing” e la respirazione olotropica.

Il libro fondamentalmente tratta in modo specifico le diverse aree nelle quali il nostro pensiero circa la natura della psiche umana, in salute e malattia, dovrebbe essere modificato per integrare le nuove scoperte. Vi delineo inoltre la direzione e la natura dei cambiamenti necessari. Esempi di tali aree sono la natura ed origine della coscienza, l’architettura dei disturbi emotivi e psicosomatici, la strategia della psicoterapia. Altri argomenti sono la teoria e pratica della respirazione olotropica, gli aspetti filosofici e spirituali della morte, la terapia psichedelica con pazienti di cancro, la comprensione metafisica della ricerca degli stati di coscienza e l’utilizzabilità di questo lavoro per una possibile risoluzione della crisi globale.

La “Psicologia del Futuro” è stata tradotta in varie lingue, incluse spagnolo, portoghese, francese, italiano, danese, ceco, russo, italiano, greco, turco, tedesco. È uno studio che illustra la mia ricerca negli ultimi quaranta anni e che verrà utilizzato anche come manuale nell’addestramento formativo alla respirazione olotropica e alla psicologia transpersonale.

 

Abstract

Esiste certamente un collegamento tra la spiritualità e l’inconscio. La spiritualità genuina è basata su esperienze che comportano dimensioni di realtà delle quali noi non siamo consapevoli nel nostro stato ordinario di coscienza e che, in questo senso, sono inconsce. Ma anche se non tutte le esperienze inconsce sono di natura spirituale, esse possono comunque avere in comune quella qualità che C.G. Jung definisce “numinosa”. Inoltre, molte delle esperienze spirituali, dovrebbero essere definite più precisamente “superconsce”. La psicologia e psichiatria accademica hanno un modello del cervello che lo vede come un hardware di un computer, che ha un software, ossia la biografia postnatale: l’infanzia, il periodo neonatale, ecc., e crede che non ci sia niente oltre questo. La psicologia transpersonale ha ampliato molto questo modello, includendo ovviamente sia il periodo biografico, sia il periodo prenatale e perinatale ed ha quindi fatto esplodere il modello della psiche nella sfera transpersonale. Si possono fare esperienze di identificazione con altre persone, esperienze di altre vite, degli archetipi, di secoli passati, culture… esperienze che la psicologia e psichiatria tradizionale considerano create da una patologia. Le esperienze spirituali, come qualunque altro aspetto della realtà possono essere sottoposte ad un’accurata ricerca e possono essere studiate scientificamente. Non c’è niente di non scientifico nello studio imparziale e rigoroso dei fenomeni transpersonali e delle sfide che presentano. Solamente tale approccio può rispondere alla domanda critica sullo status ontologico delle esperienze mistiche: esse rivelano la profonda verità su alcuni aspetti basilari dell’esistenza, come sostenuto dalla filosofia perenne, oppure sono prodotti della superstizione, fantasia, o malattia mentale, come la scienza materialistica ed occidentale li vede?

 

Two Interviews with

There obviously exists a connection between spirituality and the unconscious. True spirituality is based on experiences involving dimensions of reality of which we are not aware in our ordinary state of consciousness and which, in that sense, are unconscious. But, although all unconscious experiences are of a spiritual nature, they can however have in common that quality which C. G. Jung defined as “numinous”. Furthermore, much of spiritual experience could more precisely be defined as “super-conscious”. Psychology and academic psychiatry have a model of the mind comparable to the hardware of a computer, having a software which is the post-natal biography: childhood, infancy, etc., and holds that there is nothing beyond this. Transpersonal psychology has considerably expanded this model to include, obviously, the biographic period as well as the period before and during birth, consequently exploding the model of the psyche in the transpersonal sphere. Experiences of identification with other persons, experiences of other lives, archetypes, of past centuries and cultures are possible… experiences considered by psychology and traditional psychiatry as the result of a pathology. Spiritual experience, as any other aspect of reality, can be submitted to rigorous research and scientifically studied. There is nothing non-scientific about the impartial and rigorous study of transpersonal phenomena and the challenge they present. Only that approach can provide a response to the critical question as to the ontological status of the mystical experience; does it reveal the profound truth as to certain basic aspects of existence, as sustained by perennial philosophy, or are they the product of superstition, fantasy or mental illness as maintained by materialist and Western science?

 

Álvaro Jardim è psicologo, psicoterapeuta, certificato in Respirazione Olotropica e coordinatore del G.T.T., “Grof Traspersonal Training” in Brasile. Ha lavorato con Grof in Brasile, negli Stati Uniti e in Europa e ha sviluppato e coordinato il progetto di specializzazione in Psicologia Transpersonale applicata all’Università Cattolica di Goias, in Brasile.

Carmen Maciel è psicologa, psicoterapeuta, docente all’Università Federale di Pernambuco. È certificata in Respirazione Olotropica ed è coordinatore del “Grof Transpersonal Training” in Brasile. Specializzata in psicologia della salute e antropologia sociale, ha sviluppato progetti di ricerca nel campo della psicologia della salute e pubblicato numerosi articoli.