Candomblé

Africa, Brasile, Cristianesimo e Pagelismo (religione degli indios nativi del Brasile) hanno prodotto un sincretismo unico, il candomblè, cha ha come elemento centrale la possessione del fedele da parte delle divinità. Il mondo celeste non è lontano né inaccessibile e il credente può parlare direttamente con gli dei, essere dal suo Dio “cavalcato”, posseduto. L’aldilà e il mondo terreno si confondono nel Candomblè, gli dei e i morti si mescolano ai vivi in un’atmosfera rarefatta dai molteplici volti.
Nel candomblè di Bahia la trance è considerata sacra ed ha un carattere di perfetta autenticità anche se risulta difficile all’osservatore esterno accettarla nella definizione con cui viene presentata: quella di un “Orixà” ancestrale che ritorna sulla terra per reincarnarsi per un momento nel corpo di uno dei suoi discendenti.
La pratica della trance di possessione non si orienta in base a criteri di tipo “buono” o “malvagio”, ma sulla capacità e la tecnica di utilizzazione e trasformazione delle forze psico-spirituali.
Il credente che sarà poi iniziato nel culto di possessione sarà quello che per un segno di nascita, un evento straordinario o il ritrovamento di un oggetto significativo, un sogno, una “malattia” viene riconosciuto come colui che è stato chiamato per servire da “cavallo” al suo Dio.
Virginia Salles e Nice Macedo spiegheranno le origini di questa antica pratica attraverso una lettura psicoanalitica di questa esperienza.

 

Approfondimento: “Candomblè Umbanda, Santeria