Prefazione di Maria Fiorentino

Prefazione

di Maria Fiorentino

MONDI INVISIBILI – Frontiere della

“Egli è rinchiuso in essa [nella coscienza] come in una prigione e la natura ha gettato via la chiave” (Nietzsche).

E’ un viaggio coinvolgente e fascinoso quello che Virginia Salles ci propone in questo libro, un viaggio attraverso luoghi della psiche poco conosciuti, un percorso in zone che la cultura scientifica fatica ad integrare, un itinerario che oscilla tra coscienza quotidiana e stati di coscienza non ordinaria, una traversata notturna attraverso le regioni del mito. L’attenzione agli stati non ordinari di coscienza non proviene solo dall’incontro con e dalla pratica con la Transpersonale, ma c’è un humus, nelle origini dell’Autrice, che da sempre l’ha connessa con i mondi invisibili: i miti ed i mondi straordinari presenti nella cultura del Brasile, suo luogo natale e di prima formazione, quando da bambina accompagnava il padre, studioso di cultura afrobrasiliana, nelle sue indagini sul campo sui riti di possessione. Quell’esperienza fu il primo contatto con ciò che De Martino definirebbe un mondo magico e che le ha precocemente aperto una porta di accesso sulo straordinario.

I mondi non visibili sono quelli indagati da grandi studiosi contemporanei come , Abraham Maslow, John Perry, Ken Wilber che hanno partecipato alla fondazione della negli Stati Uniti, quelli di un ricercatore come Josè Angelo Gaiarsa, psichiatra e psicoanalista brasiliano ancora poco conosciuto in Italia, ma anche i mondi narrati nelle tradizioni millenarie di ricerca del sacro. Questo affaccio sulle esperienze non ordinarie di tutti i tempi viene messo in relazione con i contributi di C.G. Jung, in particolare del suo Libro Rosso, di Wilhelm Reich, Alexander Lowen, Massimo Assagioli, Bion e tanti altri, senza dimenticare le esperienze di grandi artisti, che hanno percepito la linea d’ombra che separa il visibile dall’invisibile e sono riusciti ad evocare ciò che è indicibile. Nel libro troviamo una rassegna degli antecedenti storici della : nel corso della sua storia l’uomo ha creato molti sistemi per entrare in contatto con dimensioni trascendenti la realtà esterna. Ogni cultura ha dato vita a delle procedure per accedere al sacro, per veder balenare una scintilla di divino davanti ai propri occhi: dagli oracoli classici, agli stati indotti di trance, ai rituali misterici, alle cerimonie sciamaniche, alle varie forme di meditazione, ai riti collettivi. Un elemento presente in molte di queste tecniche del sacro è proprio la . In certe condizioni il respiro può rappresentare la porta di ingresso verso i mondi invisibili, lo strumento che permette di varcare la soglia e di tornare indietro. Questa reversibilità dell’esperienza ha rappresentato per l’uomo la possibilità del contatto con il divino in condizioni ritualizzate che permettono l’esperienza limite senza essere distrutti dalla potenza del numen.

Per noi moderni questo dio nascosto è il nostro Sé profondo. S. Agostino diceva ‘in interiore hominis habitat Deus’. Queste parole possono essere lette non solo in chiave religiosa, ma anche come una riflessione laica sul deus absconditus che si cela nell’essere umano. Partendo dall’analisi di queste antiche procedure Grof ha formulato la tecnica della (orientata verso la completezza), basandosi sull’assunto che è possibile modificare la coscienza attraverso la , svolta in condizioni particolari e in associazione alla musica ed a un lavoro sul corpo. Questa metodologia è divenuta il cardine della Transpersonale. Le ricerche e le opere di Grof hanno ampliato sia il concetto di coscienza che quello di inconscio. La coscienza intesa come funzione psichica in grado di registrare l’ambiente circostante sembra prescindere da tutta una serie di presupposti neurofisiologici: nel corso della molti individui hanno rivissuto, ma anche ricostruito nei dettagli, le circostanze della propria nascita. Negli Stati Uniti Grof ha potuto verificare l’esattezza clinica di tali resoconti attraverso le cartelle cliniche degli ospedali in cui erano nate queste persone. Pensiamo anche a quelle esperienze che vengono classificate come N.D.E. (Near Death Experience) e che ora sono oggetto di studio della tanatologia. Anche in questi casi la coscienza sembra configurarsi come un fenomeno che prescinde dalla corporeità.

La ci mette in contatto con tutto un mondo di apparenti contraddizioni e di elementi bizzarri: il rivivere eventi del passato, spesso descritti con dettagli storicamente accertabili, l’identificazione con esseri viventi come piante o animali, la percezione di eventi al di là dello spazio/tempo. Queste esperienze, così difficili da comprendere e da collocare all’interno di una griglia conoscitiva, sono iscrivibili all’interno della struttura postulata dalla fisica dei quanti. La teoria dei quanti ha annullato molti dei cardini della scienza e della cultura occidentale. Grof sostiene che le ricerche e le evidenze cliniche riscontrate attraverso la non possono essere spiegate all’interno della fisica newtoniana. La fisica dei quanti però ci pone essa stessa di fronte a dilemmi e contraddizioni: “Gran parte del modo in cui la fisica quantistica descrive il mondo può sembrare, a prima vista, un nonsense…Tuttavia si può giocare solo a questo gioco. La vecchia meccanica di Newton e dei suoi seguaci non è in grado di dare una qualunque spiegazione degli atomi o di altri microsistemi.”

(Gilmore, Alice nel paese dei quanti). La coscienza – con tutte le straordinarie declinazioni che vedremo in questo libro e che possiamo leggere anche nei testi di Grof – sembra configurarsi come un sistema che partecipa di livelli differenti, eterogenei tra loro. Si tratta di un territorio ancora quasi del tutto inesplorato. Potremmo dire che anche la psiche è ricca di nonsense, proprio come la fisica dei quanti. Accettare queste contraddizioni è importante, come sostiene Jung: “Occorrono moltissimi punti di vista teorici per dare un quadro approssimativo della molteplicità della psiche.. Né la psiche né il mondo possono essere ingabbiati in una teoria. Le teorie non sono articoli di fede, ma tutt’al più strumenti di conoscenza e di terapia; altrimenti non servono a nulla”.

Le teorie di Jung sono il punto di riferimento più significativo per la di Grof, ma rappresentano anche l’appartenenza professionale di Virginia Salles, formatasi in Italia come . Questo libro è una sintesi del lavoro svolto dall’Autrice in tanti anni con la e rappresenta il punto di incontro di una lettura a più livelli, integrata nell’orizzonte della Psicologia del Profondo. Nel testo troveremo ampie parti cliniche, con resoconti di sogni e di esperienze di . Le narrazioni, a volte incredibili a volte straordinarie – come quella del paziente che nel corso di una vede immagini che lo portano a scoprire di essere stato adottato – ci mostrano come la tendenza fondamentale di questa procedura sia l’integrazione di ciò che è scisso, la ricomposizione della sofferenza in una trama armonica. La figura del terapeuta nella appare molto diversa rispetto alla tradizionale, si tratta di un ruolo vicino a quello che Jung definisce ‘psicopompo’, colui che accompagna l’analizzando nel viaggio. Nella nostra cultura abbiamo un riferimento fondante per questo: nel percorso che Dante compie attraverso i mondi dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso il poeta Virgilio è lo psicopompo, la guida che accompagna, sostiene ma non interviene nel processo. Il vero terapeuta è il Sé dell’individuo, secondo Jung il Sé è l’elemento che conduce l’uomo verso il raggiungimento dell’unità nel processo di individuazione. L’Autrice ci mostra come in questi percorsi individuali si manifesti la tendenza della psiche verso l’autoguarigione, secondo quanto hanno sostenuto Jung e Grof, ed è proprio questo aspetto che guida il percorso della Transpersonale. In questi resoconti clinici un elemento significativo è rappresentato dal fatto che la Olotropica sia uno strumento terapeutico trasversale rispetto alla cultura ed al contesto sociale dell’analizzando. Colpiscono profondamente i casi di persone che non avrebbero mai potuto avere un vero accesso ad una classica: prostitute, portatori di dipendenze, outsider. Individui che non solo hanno potuto usufruire di una crescita personale, ma che hanno anche scoperto l’esigenza di spiritualità che si celava dietro i loro sintomi. La parola spiritualità viene spesso menzionata nel corso del testo, ed è questo uno dei contributi più significativi di questo libro: tutti gli esseri umani, a prescindere dalla presenza o meno di un contesto religioso nella loro vita, possono riconoscere l’esigenza di un rapporto con la dimensione del sacro come esigenza della psiche, senza per questo dover appartenere ad uno schieramento di qualsivoglia tipo.

Non dobbiamo pensare che la Respirazione Olotropica implichi una perdita della coscienza, l’ego non si annulla completamente ma diviene, come scrive Virginia Salle, ‘spettatore del grande teatro che si svolge davanti ai suoi occhi chiusi’. L’io si trasforma, si dilata, può entrare e uscire dall’esperienza, può avere il vissuto di un corpo che ricorda e può riconnettersi con la propria materia. Alcuni aspetti di questo percorso sono indicibili, come per tutti i vissuti profondi c’è una zona di inesprimibile e l’augurio è che il lettore, dopo aver partecipato alla grande vicenda narrativa che si svolge in questo libro, possa provare la curiosità ed il desiderio di avvicinarsi ad un’esperienza così trasformativa come quella della Respirazione Olotropica.

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