La guerra dentro l’uomo

La guerra dentro l’uomo

di Virginia Salles, Roma

(Estratto)

“Tutti noi siamo eroi alla nascita quando affrontiamo una tremenda trasformazione tanto psicologica quanto fisica. Lasciando la condizione di creature acquatiche per acquisire d’ora in poi la condizione di mammiferi che respirano l’ossigeno dell’aria… è enorme questa trasformazione e sarebbe certamente un atto eroico se fosse praticato coscientemente.”

(Otto Rank)

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1. L’angoscia perinatale

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Durante le numerose sedute di autoesplorazione osservate da Grof il soggetto passa attraverso varie fasi esperienziali nella misura in cui si approfondisce l’esplorazione dell’inconscio. Nel primo stadio, quello biografico, nel quale vengono rivissute le esperienze della vita postatale, si potrebbe dire che vengano confermate “sperimentalmente” le tesi della psicoanalisi classica. Successivamente il soggetto tende a spostarsi da uno stadio della terapia che potrebbe essere definito rankiano-reichiano-esistenziale a uno che potrebbe essere definito junghiano in virtù dell’attivazione della dimensione archetipica della psiche. A questo punto emergono esperienze di grande complessità e intensità: una potente sequenza di morte e rinascita psicologica contemporaneamente all’attivazione del processo di nascita biologico. Le sensazioni fisico-corporee della nascita vengono accompagnate da emozioni e immagini archetipiche di carattere universale e di enorme forza numinosa. Alcune di queste immagini raffigurano eventi sociopolitici, come guerre, rivoluzioni, sommosse, trionfi, sconfitte, imprigionamenti, liberazioni, che si trovano in relazione specifica con la sequenza degli stadi del processo della nascita.

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Gli studi di Grof sulle dimensioni perinatali dell’inconscio hanno gettato nuova luce sulla genesi dell’aggressività, rivelando quanto profonde siano le radici degli aspetti più inquietanti e pericolosi della natura umana, l’aggressività “maligna”, descritta da Erich Fromm, che raggiunge una portata tale da non poter essere paragonata a quella presente nel regno animale. Le scoperte di Grof sono sorprendenti e rivoluzionarie in quanto collocano il fulcro dei comportamenti aggressivi ad una profondità che non era mai stata immaginata in precedenti teorie. Inoltre indicano come tale tipo di aggressività sia connessa a dinamiche inconsce mai elaborate tali da impedire l‘accesso alla nostra identità più profonda che, secondo Grof, non è di natura aggressiva. Le matrici perinatali, rafforzate da tutte le esperienze emotive importanti della nostra vita, formano un fulcro energetico che agisce dall’interno, modellando la nostra percezione del mondo, influenzando profondamente il nostro comportamento nella vita di tutti i giorni e contribuendo anche alla genesi dei vari disturbi emotivi, psicosomatici e psicosociali. Su scala collettiva le matrici perinatali colorano con la loro tonalità emotiva le religioni, l’arte, la mitologia, le filosofie e si manifestano attraverso varie forme di psicopatologia sociale e politica.

Attingendo a materiale proprio e di altri studiosi (Lloyd de Mause, Carol Cohn, Sam Keen) Grof ha analizzato una grande varietà di vignette, caricature, barzellette, copertine di riviste, illustrazioni di giornali stampati in tempo di guerra così come frasi ufficiali e non ufficiali del gergo politico e ha riscontrato una straordinaria abbondanza di metafore e immagini relative alla nascita biologica. Capi militari e politici di ogni epoca nelle loro dichiarazioni di guerra, nei loro discorsi per mobilitare le masse civili, così come nel descrivere la “situazione critica” che giustifichi l’intervento bellico, hanno utilizzato termini descrittivi dell’angoscia perinatale: il nemico è colui che “toglie il fiato”, lo spazio vitale, opprime, soffoca, strangola il popolo. È molto significativo l’uso del linguaggio perinatale in relazione con l’esplosione della bomba atomica di Hiroshima. All’aeroplano è stato dato il nome della madre del pilota: Enola Gay, la bomba atomica era soprannominata “the little boy” ed il messaggio concordato per comunicare la missione compiuta era “il bambino è nato”. Analizzando le varie modalità con cui è stato rappresentato il nemico nelle situazioni di guerra o rivoluzione (Sam Keen)1, emerge il fatto che questo, il nemico, così come viene descritto e raffigurato, non ha alcuna relazione con il nemico “reale”. Le immagini che lo rappresentano sono immagini stereotipate, proiezioni di aspetti d’ombra in senso junghiano, variazioni “dell’archetipo del nemico”: lo Straniero, l’Avversario, il Barbaro, l’Infedele, il Peccatore etc. La raffigurazione del nemico secondo l’analisi condotta da Grof sul materiale raccolto in tempi di guerra rivela anche una preponderanza di immagini cariche di angoscia perinatale relazionate con le contrazioni uterine durante il travaglio della nascita: la piovra insidiosa, la tarantola, il drago da uccidere, il serpente boa che comprime e schiaccia. Nella guerra sostituiamo con bersagli esterni questi elementi rimossi dell’inconscio. Prima che l’uomo vada in guerra, quindi, esiste la guerra dentro l’uomo. Una proiezione di una dimensione profonda della psiche che potrebbe essere affrontata ed integrata in un altro modo, ad esempio attraverso una profonda terapia esperienziale. Grof propone questo tipo di elaborazione di elementi rimossi dell’inconscio su scala collettiva come una modalità possibile volta al superamento di quella forma di aggressività “maligna” che sta all’origine di molte delle nostre moderne “catastrofi”.

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I temi dell’aggressività sessuale, il rifiuto e il dominio del femminile (il corpo della madre) e la scatologia che emerge in tempi di guerra (campi di concentramento, città assediate etc.), mostrano una profonda analogia con le immagini della terza matrice perinatale, così come tutte le espressioni di sfruttamento, dominio, oppressione del femminile da parte del maschile ed in generale tutte le forme di manifestazione di potere e di supremazia egoica. La guerra quindi, la più feroce e violenta che esiste dentro ogni uomo, è quella che egli ha combattuto contro un corpo femminile, il corpo materno, per venire alla luce, nascere in quanto individuo separato e stabilire i propri “confini”. Ogni persona che abbia vissuto la propria nascita attraverso una profonda autoesplorazione conosce quanta violenza e brutalità emergano quando viene contattato questo crogiolo di energia distruttiva.

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Interessante a tale riguardo appare quanto Grof sostiene a proposito delle dinamiche psicologiche del comunismo: “La nozione fondamentale che un’esperienza violenta di natura rivoluzionaria sia necessaria per terminare la sofferenza e l’oppressione e per istituire una situazione di maggiore armonia è corretta, se è intesa come un processo di trasformazione interiore. Ma è pericolosamente errata se è proiettata sul mondo esterno come un’ideologia politica di violente rivoluzioni. L’errore sta nel fatto che quello che a un livello più profondo è essenzialmente uno schema archetipico di morte e rinascita spirituale assume, in una situazione esterna, la forma di un programma ateo e antispirituale”.2 L’attivazione del livello perinatale della psiche, che fa emergere nella sua intensità tutta la violenza e distruttività della storia umana, potrebbe essere collegata, nella visione di Grof, a quella tendenza innata della psiche a rivivere e superare i propri traumi per guarire se stessa e raggiungere un maggiore equilibrio, sia sul piano ontogenetico che filogenetico.

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La riconciliazione

La battaglia intrapresa dal nascituro attraverso il canale del parto accresce sempre di più il senso della delimitazione e del confinamento in una dimensione corporea che ha come esito la nascita in quanto individualità separata e la formazione dei confini dell’ego, i confini tra l’io e il mondo. La grande guerra interiore, quella combattuta dal nascituro contro un corpo femminile, il corpo materno, per venire alla luce e nascere in quanto individuo separato presenta tuttavia risvolti ancora più insidiosi. L’atteggiamento psicologico dell’uomo contemporaneo nei confronti della natura (Madre) da “controllare” e dalla quale “difendersi”, e nei confronti della terra (Madre) come oggetto di sfruttamento e di dominio, potrebbe essere considerata, secondo la visione di Grof, un’ulteriore espressione dell’attivazione della terza matrice perinatale a livello collettivo. La nostra epoca è caratterizzata soprattutto dalla separatezza tra l’ego razionale e l’unità primordiale con la natura, dalla perdita della partécipation mystique. La visione orientale dell’evoluzione della coscienza, la filosofia perenne, così come la , vedono, nel superamento di questo confine che significa distruzione e metamorfosi dell’ego limitato, una tappa determinante dell’evoluzione umana, l’unica via d’accesso a una coscienza più ampia, a una dimensione esistenziale che in questo momento epocale della nostra storia acquisisce connotati “salvifici”.

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Il principio femminile emerge nella ricerca di quello che A. Lowen definisce “grazia”, nella ricerca dell’armonia perduta con il corpo e la natura, ogni volta che ci apriamo alla “relazione”. Emerge, secondo Tarnas, nella crescente coscienza ecologica, nella riscoperta delle emozioni, dell’inconscio, dell’intuizione, nel rispetto della Terra-Madre e dei misteri della gestazione e della nascita, nel crescente riconoscimento dell’intelligenza intrinseca della natura, nel ritrovato interesse verso le antiche conoscenze esoteriche, nel misticismo orientale, nello sciamanesimo, nella psicologia del profondo, nella psicologia archetipica e transpersonale. Il principio femminile emerge tutte le volte che si apre una porta o si abbatte un confine geografico o psicologico. Jung aveva profetizzato questo cambiamento epocale della psiche contemporanea: una coniunctio oppositorum tra il principio maschile dominante e quello femminile che viene sempre di più affermando la propria ascesa. Secondo Tarnas questa trasformazione è sempre stata la meta recondita di tutto lo sviluppo intellettuale e spirituale dell’occidente. Il desiderio più profondo sepolto nell’inconscio dell’uomo moderno è quello di superare questa frattura, di riconciliarsi col femminile interiore.

 

Un nuovo orizzonte

Gli studi di Grof affermano che le radici dell’aggressività umana raggiungono profondità mai prima sfiorate dai concetti teorici che hanno tentato di spiegare questo fenomeno umano. Le sue teorie hanno focalizzato e individuato l’enorme accumulo di violenza e distruttività stivate nell’inconscio individuale ma soprattutto collettivo della nostra specie. Le ricerche di Grof e lo sviluppo della dischiudono anche un nuovo orizzonte in quanto hanno sviluppato efficaci metodi di autoesplorazione esperienziali per l’elaborazione e trasformazione di queste energie distruttive e l’evoluzione della personalità. Alcuni di questi metodi provengono da tradizioni terapeutiche, altri sono adattamenti moderni di antiche pratiche spirituali tratte dalle nostre più antiche tradizioni. Le esperienze e intuizioni di persone che hanno sperimentato gli stati olotropici di coscienza esprimono una preoccupazione ricorrente riguardo a temi di attualità come la crisi globale, l’ecologia, le guerre, l’evoluzione della coscienza etc. Nel mondo attuale abbiamo esteriorizzato molti temi tipici del processo perinatale che una persona coinvolta in una profonda trasformazione personale si trova a dover affrontare e risolvere interiormente. L’esperienza di morte e rinascita psicospirituale, cioè il passaggio esperienziale dalla terza alla quarta matrice perinatale, mette l’individuo in connessione consapevole con i ricordi e le emozioni positive perinatali e postatali, provocando radicali cambiamenti nelle sue dinamiche intrapsichiche: riduce la tendenza all’ambizione, al controllo e al potere, in quanto determina la riconciliazione con il principio femminile e riporta il centro di attenzione psicologica dal passato e dal futuro verso il momento presente, aumentando considerevolmente la capacità di gioire degli aspetti più autentici e vitali dell’esistenza, come il corpo, l’amore, il cibo, l’arte, la natura. L’integrazione di questi contenuti perinatali dell’inconscio, secondo quanto emerge dagli studi di Grof, provoca una progressiva diminuzione di quel tipo di aggressività legata ai traumi e contenuti inconsci mai elaborati che impediscono l’accesso alla nostra dimensione più profonda. Secondo Grof una simile trasformazione su scala sufficientemente vasta porterebbe ad un’apertura globale, ad un miglioramento considerevole della qualità della vita sul nostro pianeta, ad un diverso rapporto tra gli uomini e tra questi e la natura.